La gestione delle acque dolci

In Italia, non esiste il concetto di gestione delle acque dolci: nei paesi dell’Europa Centrale, le merci viaggiano per il 30% su fiumi e canali, da noi meno dell’1%. Il “pianeta acqua” incrocia anche il mondo del trasporto, e dove lo fa i risparmi sono evidenti: in Germania il passaggio delle merci dalla produzione alla distribuzione costa circa il 2% in meno che in Italia, proprio l’aggravio che comprende il trasporto.

L’UE, nel suo libro bianco La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle sceltericordava che il bacino del Po è sotto-utilizzato per le sue potenzialità di trasporto, ed era disposta a finanziare fino al 50% della fase di progetto e fino al 10% delle opere per rendere navigabile il Po, dal Delta a Piacenza con diramazione verso Milano. I costi? Il Consorzio Navigare sul Po li stimò nel 2000 in circa 400 miliardi di vecchie lire: circa 200 milioni di euro che, con il contributo europeo, si sarebbero ridotti probabilmente a 100.

Inoltre, risistemando i fiumi, s’otterrebbero fondi attivi dalle cadute d’acqua (un tempo, le utilizzavano i mulini ad acqua): la Russia è il primo Paese al mondo per lo sfruttamento delle cadute d’acqua delle chiuse.

Qualcuno ne ha sentito parlare? Si è fatto qualcosa? Purtroppo, manca in Italia una visione politica che sia vicina alle necessità del Paese, che guardi alla soluzione dei problemi senza verificare, prima, se “tangenziale” fa rima con “tangente”. Sorella acqua è d’animo gentile e ci sta mandando innumerevoli segnali: la stiamo sottovalutando, ingiuriando, violentando. Non sia mai che passi ai fatti.

Non m’era mai capitato di ri-pubblicare un articolo e di trovarlo così attuale. Per chi volesse legger l’articolo integralmente, l’indirizzo è: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=18621

Carlo Bertani

siccità
foto Marco Dondi
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Riflessioni

Cosa accadrà a tale generazione quando il grasso da tagliare sarà esaurito e ognuno, da solo, spietatamente solo, dovrà affrontare una società disastrata, in cui il vecchio ordine, tanto deriso, è stato sostituito dall’individualismo più feroce, dal darwinismo sociale, dal feudalismo plutocratico? In cui dovrà rappattumare la propria vita fra supermercati da quattro soldi, legami affettivi insidiati dall’edonismo straccione, perso senza nessun riferimento politico, religioso e culturale?
Chissà se fra dieci o vent’anni l’ex giovane, con l’alito fetente per le carie che nessuno gli curerà più, ciarlerà di diritti civili, matrimoni gay, libertà un tanto al chilo.
http://pauperclass.myblog.it/2016/10/14/il-respiro-dei-nostri-padri-alceste/

Scacco matto all’Occidente

Dapprima l’avvicendamento delle relazioni di forza tra occidente e oriente è frutto di avidità. Negli anni ‘90, il capitalismo euro-americano finanzia la trasformazione della Cina comunista: de-localizza l’industria in quel paese per beneficiare di salari bassi, sindacati inesistenti, incuranza dell’ambiente. Gli imprenditori occidentali massimizzano i ritorni immediati e non badano al futuro: credono di trattare con una razza inferiore, capace al massimo di clonare i prodotti (come fece il Giappone, a suo tempo). Non è così. In un quarto di secolo la globalizzazione aiuta un miliardo di orientali a uscire dalla povertà, e crea un mezzo miliardo di nuovi poveri in occidente. Al contempo, la Cina diventa la maggiore potenza economica al mondo in termini di produzione industriale ed esportazione. Nel 2015 raggiunge il primato del reddito nazionale in termini di potere d’acquisto (PPP: $23,2 mila miliardi Cina; $20,8 mm EU; $19,4 mm USA), il terzo paese al mondo in termini di PIL nominale ($13,4 mila miliardi Cina; 18,2 mm EU; 19,5 mm USA).

La Tavola Rotonda odierna introduce questa seconda ipotesi: invece di discutere il declino della cultura occidentale, esamina lo scaccomatto che stiamo subendo. Il risultato di una sfida basata su impegno, sacrificio, studio, lavoro e risparmio – che stiamo perdendo, perché nessuna di queste 5 virtù ci caratterizza oggi giorno.
Antonio Maria Costa
http://www.lafinanzasulweb.it/2017/il-declino-delloccidente-la-supremazia-cinese-non-e-un-destino-segnato/

UE#9

BRUXELLES, 23 GIU – L’Ue estenderà di sei mesi, a partire da Luglio, le sanzioni economiche contro la Russia per il conflitto in Ucraina. Lo aveva annunciato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, via Twitter, già mentre era ancora in corso la sessione del vertice Ue dedicata alla politica estera. “D’accordo. L’Ue estenderà le sanzioni economiche contro la Russia per la mancata attuazione degli accordi di Minsk”. La decisione fa seguito alla presentazione ai 28 della valutazione della situazione da parte della cancelliera tedesca, Angela Merkel, e del presidente francese, Emmanuel Macron, i quali naturalmente, decidono tutto loro e gli altri si accodano. Il pretesto delle sanzioni? Le presunte violazioni degli accordi di Minsk da parte della Russia, ove non si considera che la Russia è uno dei garanti dell’accordo ed il Governo di Kiev è in realtà il primo ad aver violato in modo palese gli accordi (come hanno verificato gli osservatori sul campo) ma questo non è stato neanche preso in considerazione dai funzionari della UE e dai rappresentanti dei governi europei che sono concordi ad accusare sempre e comunque la Russia.

http://www.controinformazione.info/si-chiude-il-vertice-della-ue-con-la-merkel-e-macron-che-tutto-decidono-e-accusano-i-paesi-dellest-di-non-conformarsi-ai-valori-europei/

Breve storia dell’esame di maturità

18 giugno, giorno della prima prova dell’esame di stato: inizia la settimana più temuta dagli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, prende il via la “maturità”. Quest’anno sono 459.474, quasi 500 mila, gli studenti che affrontano la prova. Potranno affermare fa un mesetto, quando anche la prova orale sarà solo un ricordo, che «è stata una sciocchezza!». Cari genitori guardatevi bene però da confortare i vostri figli con queste parole adesso: rischiate di venire travolti da qualche sfuriata frutto della tensione pre-esame. Del resto è facile ridere quando la maturità ormai è solo un aneddoto da ricordare, e oggi sono in molti quelli che possono raccontare del proprio esame: la “mitica” maturità nasce infatti con la riforma Gentile nel 1923 e da novantuno anni è in vigore nelle scuole italiane. Il progetto iniziale ha subito nel corso degli anni importanti modifiche e cambiamenti fino ad assumere il volto che ha oggi, nel 2014. Ecco allora una breve storia dell’esame di Stato.

La maturità è introdotta nel 1923 da Giovanni Gentile. Consiste in quattro prove scritte più l’orale sul programma degli ultimi tre anni. La commissione chiamata a giudicare è composta interamente da docenti esterni nominati dal ministro e sono assegnati tanti voti quante le materie affrontate. Sono anche previsti esami di riparazione. Nella prima sessione il 75% dei candidati risultano non promossi.

Con il regime fascista la forma dell’esame è fortemente semplificata e la rigidità dell’impianto gentiliano è abbandonata: nel 1937 Cesare Maria De Vecchi riduce il programma d’esame a quello dell’ultimo anno e nel 1940 Giuseppe Bottai introduce i “giudici naturali”, ovvero la commissione è composta dai docenti dei candidati e solo il presidente (un professore universitario) e vicepresidente (un preside) sono di nomina ministeriale.

Con Guido Gonnella nel 1947 si ritorna alla forma ante-guerra con due piccole modifiche, ovvero l’introduzione di commissari interni accanto a quelli esterni e la limitazione dei programmi agli ultimi due anni.

Fiorentino Sullo nel 1969 propone invece gli esami facilitati: solo due prove scritte, due materie per l’orale (di cui una a scelta del candidato), aboliti gli esami di riparazione mentre è introdotto il giudizio di ammissione del consiglio di classe. Il punteggio finale è complessivo ed è in sessantesimi. Inoltre con la liberalizzazione degli accessi agli studi universitari l’esame è esteso a tutti i corsi di studio dei cicli quadriennali e quinquennali di istruzione secondaria superiore (prima era in vigore solo nei licei). Questa formula, che sarebbe dovuta essere una sperimentazione dalla durata di soli due anni, ne dura trenta.

Grandi novità nel 1997 con il ministro Luigi Berlinguer. Cambia tutto, anche il nome: gli esami di maturità diventano “esame di Stato”. È introdotta la novità del credito scolastico e del credito formativo (max 20 punti), le prove scritte diventano tre per un totale massimo di 45 punti. Il colloquio, che vale 35 punti massimo, è su tutte le discipline dell’ultimo anno. La valutazione finale è attribuita in centesimi (60/100 è la sufficienza). La commissione è mista: 50% membri interni 50% esterni.

Anni duemila: tre riforme toccano la maturità. 2001, con la ministra Letizia Moratti la commissione è costituita da membri interni, solo il presidente è esterno. Già cinque anni dopo, nel 2006, con Giuseppe Fioroni si torna alla commissione mista (sempre 50% membri interni e 50% esterni). I punteggi sono modificati: il credito scolastico passa da 20 a 25 punti, il colloquio scende da 35 a 30. Le ultime novità arrivano nel 2008 con Mariastella Gelmini (entrano però in vigore solo con l’anno scolastico 2009/2010): l’ammissione all’esame avviene solo se lo studente ha la sufficienza in tutte le materie, non basta più avere la media complessiva di 6/10. Inoltre per i privatisti è previsto un esame di ammissione per l’esame di Stato. Dal 2010 la forma dell’esame di stato non ha subito cambiamenti: è quest’ultima quella che oggi gli studenti italiani affrontano oggi.

Guardando le percentuali dei bocciati e promossi prima e dopo le varie riforme parrebbe che l’esame sia diventato sempre più facile: si passa dal 72% di promossi del 1960 (qualche anno prima della riforma Sullo) al 96% del 1999, mentre nel 2013 gli ammessi alla maturità che la hanno superata sono il 99,1%. Anche queste considerazioni meglio non farle notare ai 500 mila studenti sotto esame: non sanno ancora se rientreranno nell’esiguo gruppo dei bocciati.

Appartenenza

In altri tempi vi era un senso superiore di appartenenza alla comunità, nel quale l’individuo si identificava non tanto rivendicando diritti ma soprattutto adempiendo a doveri, e cioè seguendo scrupolosamente delle regole collettive di comportamento.

Il processo del progetto cosmopolitico al quale siamo stati e siamo sottoposti ha l’effetto implicito di investire le civiltà e le culture, cioè i popoli e gli Stati, privandoli della loro identità e della loro dignità. Confutare questo, semplicemente vedendo lo stato attuale delle cose, è impossibile. Una società, una collettività privata dello spirito comune è semplicemente una massa di individualità che non si sente legata a nulla se non a ogni proprio particolare. Estranei uno all’altro. Sperare che possano unirsi per una causa comune che necessita di mettere in campo tutto se stessi (non si penserà mica che ci lascino fare una rivoluzione pacata e democratica, vero?) è una speranza vana se prima non ci si riprenderà – o rifonderà – lo spirito della collettività.

estratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=10498

Il futuro secondo Attali

Emanuel Macron, le président,  ha un progetto:  uscire –  come aveva promesso – dallo ”stato  d’emergenza”  in vigore dalla strage terroristica di Charlie Hebdo, facendolo diventare lo stato normale  e permanente della Francia. Lo ha rivelato Le Monde, a proposito di un progetto di legge  riservato in formazione: “Si tratta di far entrare nella leggo ordinaria gli strumenti dello stato l’urgenza per lottare contro il terrorismo: domicilio coatto, perquisizioni diurne e notturne, chiusura dei luoghi di culto, zone di protezione e di sicurezza, misure faro che il ministro dell’Interno e i prefetti hanno potuto usare nei 19 mesi del regime d’eccezione instaurato dopo gli attentati del 2015, diverranno misure a disposizione   delle autorità amministrative in tempi normali”.

Si tratta in  sostanza delle misure emblematiche prese durante la guerra d’Algeria del 1955, stato d’eccezione vero. Ora, diventano diritto comune e permanente. Naturalmente, “contro il terrorismo”.

Da dove ha preso l’idea, Macron? Ma da Jacques Attali, suo padrino, mentore e creatore!

Attali: “Il mercato si estenderà a settori dove  fino ad oggi non ha accesso: per esempio la sanità, l’istruzione, la polizia, la giustizia, gli affari esteri –  e contemporaneamente, nella misura in cui non ci sono regole di diritto, il mercato si estenderà a settori oggi considerati illegali, criminali:  come la prostituzione, il commercio degli organi, delle armi, il racket eccetera.  Quindi si avrà un mercato che dominerà  sempre più, determinando una concentrazione di ricchezze, una diseguaglianza crescente, una priorità data al breve termine e alla tirannia dell’istante e del denaro.  Fino, alla   fine, alla commercializzazione della cosa più importante: ossia la vita, la trasformazione dell’essere umano in una merce di scambio: lui stesso divenuto un clone e un robot di se stesso.”

 


http://www.maurizioblondet.it/lorribile-avvenire-ci-promette-attali/