Non poteva non sapere

Bene, penso che tutti più o meno ricordino il teorema “non poteva non sapere”, inventato dalla magistratura ai tempi di tangentopoli. Un teorema che, visto che è privo di dimostrazione, appare più che altro un assioma, cosa che, però, non ha impedito che venisse variamente ed ampiamente utilizzato. In base a tale teorema, il segretario di un partito politico, il dirigente di un’azienda, ove dei loro sottoposti avessero commesso dei reati, senza bisogno di ulteriori prove dovevano essere considerati colpevoli anche loro, poiché “non potevano non sapere”.
Ora che è il CSM a trovarsi nell’occhio del ciclone, questo teorema deve, per un elementare senso di giustizia, applicarsi anche alla magistratura e ai suoi vertici, non escluso il capo dello stato. Altrimenti si rafforzerà la comune sensazione di trovarci davanti a coloro che sono “più uguali” degli altri.

Fonte: Gabriela Carlucci in

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62111

NOTA: e prima ancora si può ricordare il processo di Norimberga o Milosevic o la UE; il fatto è che le regole le stabiliscono sempre i vincitori

Ab ovo

Per capire il presente bisogna rispolverare il passato:

Fu Ministro del tesoro dall’ottobre 1980 al dicembre 1982 nel governo di Arnaldo Forlani e nei governi di Giovanni Spadolini I e II.
La sua permanenza al Tesoro coincise con alcuni degli anni più critici della storia dell’Italia contemporanea.

Andreatta sancì la separazione della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro.
Negli anni ottanta fu  presidente della commissione Bilancio del Senato. Fu vicepresidente del Partito Popolare Europeo dal 1984 al 1987, grazie al sostegno dell’alleato Helmut Kohl e della sua Unione Cristiano-Democratica.
Tornò al governo nel 1992, sull’onda dello scandalo di Tangentopoli che aveva allontanato molti volti noti, come Ministro del bilancio e della programmazione economica con l’interim della Cassa per il Mezzogiorno nel primo governo di Giuliano Amato. In seguito fu ministro degli Esteri nel governo di Carlo Azeglio Ciampidall’aprile 1993 al marzo 1994.
Andreatta fu attivo promotore della  privatizzazione del gruppo pubblico IRI: a tal proposito, firmò l’accordo Andreatta-Van Miert alla fine del 1993[8].
Fu ideatore dell’Ulivo.
Dopo la caduta del governo Prodi, nel 1998, fonda “Carta 14 giugno”, un’associazione ulivista che si proponeva di allargare le basi democratiche del consenso e favorire la riduzione del potere dei partiti. Durante la campagna elettorale per le europee del 1999, auspicò l’incontro tra Partito Popolare Italiano e I Democratici, che si sarebbe poi realizzato nel 2001 con la costituzione de La Margherita.
il 15 dicembre del 1999, nel corso di una seduta parlamentare, ebbe un grave malore e finì in coma profondo in seguito a un infarto e alle conseguenze di un’ischemia cerebrale. Andreatta rimase fino alla morte in uno stato vegetativo, senza mai riprendere conoscenza, spegnendosi dopo più di sette anni di stato comatoso il 26 marzo 2007 nel reparto di rianimazione del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.
l figlio Filippo Andreatta, docente presso l’Università di Bologna, scrive su diversi quotidiani italiani (tra cui il Corriere della Sera ed Europa) ed è esponente del Partito Democratico. La figlia Eleonora, invece, è un’alta dirigente della Rai …
(Wikipedia)

https://memorabiliadiario.wordpress.com/2019/05/02/piu-europa/

 

 

 

Minibot e botte da orbi

Proprio perché i minibot italiani sono un segnale di ribellione la parte eurista del Parlamento farà in modo di impedire la loro nascita effettiva dopo averla votata, semplicemente perché non aveva compreso di cosa si trattava, visto tra l’altro che l’intelligenza non è cosa necessaria e men che meno gradita ai poteri continentali: del resto già Tria e Conte hanno fatto sapere di essere dalla stessa parte di Draghi, riuscendo fin da subito a fare in modo che i minibot non possano essere usati nemmeno come strumento di pressione per resistere alla letterina di Bruxelles che di fatto chiede un nuovo grande massacro sociale .

Il simplicissimus

mini-bot-4Come ci si poteva ampiamente immaginare a Bruxelles è scattato l’allarme rosso minibot: l’approvazione di questo strumento, in sé quasi banale, da parte del Parlamento italiano è stato come un pugno sul naso per l’oligarchia eurista che in esso vede il declino in primo luogo del suo potere di ricatto. Il meccanismo è semplice ed è peraltro già stato proposto da anni in varie forme, soprattutto a sinistra:  lo Stato trasforma in titoli di credito gli enormi debiti che ha verso le aziende e queste ultime li utilizzano per pagare allo Stato tasse, contributi o quant’altro. Dunque non è affatto nuovo debito come si è affrettato a dire Draghi, né è di per sé una moneta parallela ma è solo un espediente, si spera efficace, per immettere liquidità nel circuito economico, liberando risorse . Come si vede si tratta di uno strumento puramente interno che non viola alcun trattato e…

View original post 749 altre parole

L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato

L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato

„Il Paese ha rinunciato all’ingresso nel 2015, e l’attuale primo ministro chiude ad ogni ripensamento e apre anche alla possibilità di dire addio all’Alleanza Atlantica“; che non fosse più tempo di volare a nozze tra Islanda e Unione europea si era capito da tempo, quando nel marzo del 2015 il governo di Reykjavik decise unilateralmente di abbandonare il processo negoziale di adesione rinunciando ad ogni pretesa di ingresso nell’Ue. Adesso l’attuale esecutivo dell’isola ribadisce che il ‘no’ resta un ‘no’. “Penso che non dovremmo aderire all’Ue”, dice il primo ministro Katrin Jakobsdottir in un’intervista a Euobserver. “Non credo ci sia una ragione per cui dovremmo farlo”.

Non piace la governance economica

A rendere inquieti gli islandesi l’impianto della governance economica. La premier ammette di essere “critica” nei confronti dell’area euro, “priva di nessuna politica centralizzata reale su tassazione e finanza pubblica”. Quanto fatto ha finito per innescare crisi interne ed esistenziali, aggiunge ancora la 42enne Jakobsdotti che è diventata la seconda donna in assoluto a guidare l’Islanda lo scorso anno quando il suo partito, il Movimento Sinistra Verde, formò una coalizione con i liberali del Partito Progressista e con quello di centrodestra dell’Indipendenza. “Le politiche economiche dell’Unione europea sono state lontane dai cittadini”, e hanno finito per “creare divisioni che non servono”. A questo si aggiunge poi la Banca centrale europea, ritenuta “davvero forte senza essere veramente democratica”. Insomma, per volere davvero bene all’Europa, occorre che quest’ultima cambi, e non poco. Meglio stare da soli che con questa Europa, dunque.

L’Islanda si tiene stretta però l’appartenenza all’area economica europea (Eea), che permette libero scambio con i Ventotto. La popolazione è comunque divisa sull’argomento. Secondo recenti sondaggi, il 60% degli islandesi è a favore della non appartenenza all’Ue, mentre il 40% vorrebbe invece le dodici stelle. Dipendesse dall’attuale primo ministro l’Islanda uscirebbe anche dall’Alleanza atlantica. “La posizione del mio partito è sfavorevole alla partecipazione alla Nato, ma è l’unica formazione in Parlamento a pensarla così”.

L’articolo L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato „ L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato proviene da Blondet & Friends.


  1. https://bondenocom.wordpress.com/2018/03/29/islanda-un-monito-un-esempio/
  2. https://bondenocom.wordpress.com/2013/11/06/dallislanda-allitalia/
  3. https://bondenocom.wordpress.com/2011/08/13/nessuna-notizia-dallislanda/
  4. https://bondenocom.wordpress.com/2017/06/03/ue4/
  5. https://bondenocom.wordpress.com/2016/03/10/per-i-vostri-figli/

Dove hanno sbagliato i cinquestelle?

Sono anni che sbagliano i 5s, sono anni che glielo diciamo ma visto che UNO UGUALE UNO per loro non esistono pensatori, intellettuali, persone di cultura, ricercatori, da ascoltare più di altri. Anzi, chiunque abbia criticato, in questi anni, pubblicamente, era assimilato d’ufficio ai nemici del movimento.

Non si può spacciare per democrazia diretta una piattaforma informatica di proprietà di un imprenditore in odore di conflitto di interessi perché piazza i suoi uomini ed emana direttive all’interno del suo partito. O meglio si può, ma allora non è più democrazia diretta, è esattamente il suo contrario, un partito come altri. Lui non è stato votato, quindi perché dovrebbe valere più di uno?

Non si può partire da una base e da punti programmatici in divenire, come è partito, con tematiche come la moneta, l’euro, i vaccini, e poi stravolgere tutto man mano che ci si avvicina al potere, dicendo, come mi hanno continuamente detto, Luigi Di Maio compreso sulle monete complementari comunali, “sono cose che potremo fare quando saremo al potere” pur non mettendoli nei programmi – penso alla moneta fiscale –  oppure ai vaccini formulati in modo soft e ambiguo per pescare largo tra l’elettorato e non scontentare troppo Big Pharma, che è una mafia vera e propria, come ci insegnarono gli spettacoli di Grillo.

Non ci si può basare su una comunicazione concentrata nelle mani dei soliti pochi e imbavagliare tutti i blogger e i ricercatori che si erano avvicinati alla base, informandola.

Non si può abbandonare la tematica dell’euro, e quella della moneta che pur era cominciata con il contatto tra Auriti e Grillo, dicendo che tale tema spaventa la signora Maria, e quindi pescare largo tra gli elettori senza fare cultura in merito (o solo in sporadici convegni).

Résultat de recherche d'images pour "casalino borrelli"

Non si possono cooptare uomini delle istituzioni dai cv internazionali, facendo finta che personaggi altrettanto validi ma veramente alternativi esistano o possano essere nati nell’humus della base, tra i simpatizzanti, perché così significa, come hanno fatto, tradirli e tradire il senso del movimento.

Tanti talenti regalati e passati alla Lega, penso a Marco Zanni, perso perché coerente con le sue idee, ma anche a Bagnai e a Borghi – quest’ultimo con la proposta dei minibot – penso a tutti quelli che ci si sono avvicinati e sono stati solo tenuti a bada, con condiscendenza, penso ai Galloni e la sua proposta di statonote, ai Maggiore, Tamburro, Saba, Amodeo, Fusaro, Claudio Messora compreso, per citarne solo alcuni, e a tutti quelli che, me compresa, hanno contribuito in modo rilevante con contenuti e ricerche di contenuti  MAI istituzionalizzati e formalmente accettati.

Per dire che è mancato un vero dibattito culturale dal basso e che esso è stato crassamente filtrato dall’alto..

LEGGI TUTTO SU https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2019/05/29/il-mea-culpa-che-dovrebbe-fare-il-m5s/

Lucky Luke

Lucky Luke è un personaggio dei fumetti creato nel 1946 da Morris[1] protagonista di un serie comica/western ritenuta un classico delle bande dessinéebelga[2]. Ispirate al personaggio esistono diverse serie animate, una serie TV e alcuni lungometraggi animati e dal vivo[2]. Nel mondo sono stati venduti circa 250 milioni di volumi della serie a fumetti[3]. Il nome del personaggio è ispirato a quello di Luciano Locarno, sceriffo di origine italiana che visse tra il 1860 e il 1940 (1)

In omaggio ad uno degli articoli più letti di bondeno.com (2) pubblichiamo un’intera pagina del personaggio sceneggiato da Goscinny

Il bandito monco, Bonelli-Dargaud

1- https://it.wikipedia.org/wiki/Lucky_Luke

2- https://bondenocom.wordpress.com/2015/03/17/pece-e-piume

Il risveglio dei popoli

Col solito più che ventennale ritardo, la gente comincia a capirlo…