La dittatura delle bugie

Come si addice ai titolari dei dicasteri della propaganda, i minculpop di ogni tempo e latitudine e sotto tutti i regimi assolutistici, a lor signori non interessa la verità

Il simplicissimus

media-500x438Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non è mica colpa nostra se, per commentare l’introduzione del Red Button, lo strumento governativo affidato alla Polizia di Stato per contrastare le fake news tramite le segnalazioni dei naviganti, tocca ricorrere alla scontata citazione del Ministero della Verità.

Sono loro che con un certo ritardo sul 1984, attuano la profezia di Orwell e il proposito di ogni duce, führer  e aspirante tale, e impongono il loro passato, presente e futuro, tutti e tre bugiardi, come unica realtà legittima e legale,  in difesa smodata e soverchiante delle loro auguste persone e della loro reputazione, in nome di  una privacy inalienabile e comunque molto superiore a quella della gente comune, invasa invece da tutte le possibili e invasive forme di spionaggio e controllo e costretta al consumo coattivo dei prodotti della fabbrica delle menzogne.

Non ci piace vincere facile  e nemmeno  ci proviamo a compilare una…

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Chi ha orecchie per intendere, intenda

IN ITALIA? PER ORA SOLO OCHE STARNAZZANTI
ma…IL NORD EUROPA TAGLIEGGIA E SFRUTTA COME FA DA SECOLI

LA7 ore 8:15 – OMNIBUS La Germania ha sforato perché ha fatto le riforme sul lavoro…le chiamano riforme …un dibattito inascoltabile

E allora andiamo a vedere questi campioni di tedeschi cui hanno seguito i francesi e gli italiani cosa hanno combinato e cosa ci vende invece la propaganda dell’informazione spiccia…

IL MIRACOLO TEDESCO SULLA PELLE DEGLI ALTRI.
Sono anni che ci sentiamo ripetere che la Germania è stata brava nel portare avanti le riforme.
Vediamo in cosa consistono e quanti danni hanno provocato al popolo europeo.
Da circa venti anni lo stato tedesco porta avanti le politiche di flessibilizzazione e di precarizzazione del mercato del lavoro con tagli fortissimi allo Stato sociale.
Fu Gerhard Schröder,Cancelliere della Germania dal 1998 al 2005 e politico del Partito Socialdemocratico di Germania, che fra il 2000 e il 2005 introdusse gran parte delle leggi all’origine del “pieno impiego precario” trasformando lavoratori inattivi e disoccupati nell’esercito impressionante dei “working poors” o lavoratori poveri.
Nel gennaio 2003 furono introdotti i contratti chiamati “mini job” attraverso la famosa legge HARTZ II la quale sollevando i datori di lavoro dalle contribuzioni sociali e non garantendo agli assunti né la copertura per la disoccupazione né la pensione legalizzava una sorta di lavoro nero.
Un anno dopo la legge HARTZ III impone la ristrutturazione per le agenzie nazionali e federali per l’impiego. L’obiettivo? Intensificare il controllodei comportamenti e dunque della vita dei lavoratori poveri.
Ecco che nel 2005 ancora una volta la sinistra tedesca vota a favore della legge HARTZ IV riducendo la durata delle indennità da tre anni a un anno irrigidendo le condizioni di accesso e obbligo di accettare qualunque lavoro proposto e salutando in finale l’indennità di disoccupazione sostituita da una sorta di reddito di solidarietà (374 euro).
Naturalmente chi rifiuta di accettare lavori sotto-qualificati vede vede la riduzione delle indennità versate ai disoccupati e chi accetta si confronta con una remunerazione di anche 1 euro l’ora – la cosiddetta addizionale al sussidio disoccupazione -.
Ma la ciliegina sulla torta arriva con la possibilità di ridurre gli indennizzi di disoccupazione per coloro che hanno dei risparmi.
Neppure l’alloggio è più sicuro poiché se considerato fuori dallo standard statale verso l’assistito può essere oggetto di trasferimento.
Le cifre:
Circa 7 milioni sono stimati i beneficiari dell’HARTZ IV
I pensionati stimati costretti a consolidare le loro pensioni con i mini-job sono circa un milione.
Il part-time riguarda il 25% della popolazione
Ecco il miracolo tedesco!
Una proliferazione crudele e selvaggia della precarietà: sotto-impieghi e sotto-salari
Viene così razionalizzata la povertà in un mercato del lavoro di poveracci che spingono anche i più fortunati nell’inferno che porta il nome di Agenda 2010 (un programma micidiale che ha ridotto l’aspettativa di vita per le persone a basso reddito.
Il primo paese a importare dagli Stati Uniti il famigerato “progresso liberista” è dunque la Germania
La povertà è divenuta finalmente una variabile strategica della flessibilità del mercato del lavoro dietro al ricatto del debito e ciò possiamo riscontrarlo anche in Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Francia.
La logica statutaria e istituzionale della regolamentazione del lavoro è passata così dai “diritti uguali per tutti” a una logica contrattuale e discrezionale (occorre firmare un contratto preventivo che legittima in sintesi l’esercizio del potere).
Hanno già il controllo
Vogliono il plebiscito
È una legge spirituale che lo chiede altrimenti non potranno mai farci davvero soccombere
continua….

A.R. Stralci di ricerca da “Dietro il ricatto del debito”

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
Anna Rossi

Editoriale

In questa nuova veste di bondeno.com non c’è più lo spazio per gli editoriali, quindi lo scriviamo qui: che gli italiani amino lamentarsi lo sappiamo, però ascoltate un po’ questa testimonianza, firmata e raccolta su FB.

L’amaro in bocca

dimissioni mamma, coma vigile, ormai irreversibile, attaccata al respiratore, con sondino naso gastrico e catetere. sei settimane di ospedale: due a rianimazione, tre a medicina 1.due. criticita’ durante la degenza: bronchite c/febbre e intestinali. viene dimessa con tutto il macchinario del caso per la sopravvivenza a casa, che ha stazionato per circa tre settimane in reparto. nessuno mi dice se portarli a casa o no, ma visto che sembra sia sempre tra la vita e la morte ( si fa per dire) penso sia meglio lasciarli in ospedale, in caso infausto li dovrei comunque restituire. mi comunicano che finalmente e’stabile per poter essere dimessa. e’ meglio che mi presenti lunedi’ verso le 13,00 cosi’ i medici hanno finito il giro e mi danno conferma. alle 14,00 di lunedi’ ho la lettera di dimissioni con la lista dei farmaci da prendere alla farmacia interna e la bombola di ossigeno a quella esterna. vado tranquilla, credo di avere un po’ di tempo, e comunque faccio presto, prima delle 14,30 sono in camerata. trovo gli addetti dell’ambulanza tutti affaccendati e incavolati: oltre alla malata c’e’ troppo da caricare. non ci va! (furgone sei metri per circa 2). io sono sorpresa per tanta celerita’, investita dal trattamento brusco e dai modi discutibili, e comunque bercino sono a piedi, oltre al borsone e le medicine umanamente altro non posso portare. la badante sta aspettando a casa. finalmente un tizio si fa avanti e dice “il macchinario si carica non si preoccupi” mentre l’altra continua a bubbolare. zeppo tutto nel borsone e m’incammino veloce. chi se ne frega, l’importante e tornare a casa.sistemata la malata si comincia a preparare tutto per il sopralluogo dell’infermiere e per le medicazioni obbligatorie giornaliere. triste sorpresa: del materiale di consumo (50 cannule e due tubini di ricambio) e’ rimasta solo una cannulina (ce ne vogliono almeno tre – quattro al giorno e di tubi uno al di’, intercambiabili). chiamo il reparto: non lo sanno, comunque volendo qualcuna me la danno loro. torno in ospedale, vado dall’infermiera e faccio presente che e’ strano che manchino tutti quei pezzi, cavoli due o tre ci sta ma svuotare una scatola intera, e’ sciocco a casa con che facciamo? in un attimo mi chiudono la bocca: mi pongo male, mi ficca in mano una scatola iniziata mentre un’altra cerca di mettermi in ulteriore difficolta’ con un sacchetto chiuso di panni sporchi dicendo che me li sono dimenticati. (chissa’ dove l’ha raccattati meno male che lo faccio aprire e verifico che non sono miei) la prima infermiera riprende la parola: non dovevo lasciarli in camerata ma portarli a casa. perche’ in camerata e’ lecito rubare? e poi chi mai avrebbe mai avuto interesse a prenderli, visto che non servono ad altro? e poi sarei io che mi pongo male?

Laura Gronchi

Non volete sentir parlare di complotto, però è almeno dal 1980 che cercano (chi?)  in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote all’Italia.

 

Generazione Erasmus

La generazione Erasmus sono i giovani del presente, i millennials, coloro che si sono formati nel primo scorcio del XXI secolo. Erasmus è Erasmo da Rotterdam, l’umanista autore dell’Elogio della Follia, un testo fortunatissimo ma di scarsa profondità. La definizione riguarda il programma dell’Unione Europea che permette a molti ragazzi di studiare o soggiornare per un periodo definito in un paese diverso dal proprio. Poco tempo, pochissimo studio, scarsa formazione, poco più di una lunga vacanza. Eppure, un oggetto di desiderio per moltissimi. Ne parla un giovane intellettuale fuori dagli schemi, Paolo Borgognone in un libro, Generazione Erasmus appunto, che ogni giovane dotato di cervello pensante dovrebbe leggere e meditare.
Il quadro è sconfortante, e va sottolineato che i giovani Erasmus sono vittime. Il sistema li vuole fragili, nomadi, sottomessi alle leggi di mercato, flessibili. Per questo li educa, condiziona e indottrina a vivere in una sorta di paese delle meraviglie leggero, impalpabile, diafano, intercambiabile.
I ragazzi vengono esortati a vivere con il trolley in mano. Devono essere pronti a trasferirsi di continuo, compulsivamente. Si trovano a loro agio negli aeroporti, nei centri commerciali, negli ostelli, i nonluoghi. Imperativo è conoscere un po’ di inglese, lingua franca dei consumi, della tecnologia e di quell’universalità da quattro soldi spacciata per modernità, apertura, capacità di comprendere il mondo.
Il globalismo estirpa le radici: meglio tagliarle sin dai primi anni di vita. La Generazione Erasmus è invitata a non avere casa, patria, identità, o, se volete, a ostentare l’assenza di identità come imprinting generazionale. Stipati in bilocali arredati con tristi mobili Ikea affittati sull’apposita app di Airbnb o simili, armati di un vocabolario di poche centinaia di parole multiuso da pronunciare in un inglese approssimativo, si mischiano senza unirsi. Rimangono grumi senza forma, privati di un centro, attori non protagonisti di rapporti immediati quanto superficiali, ignari che là fuori il mondo è più vasto e complesso del campus, degli studi settoriali al termine dei quali sapranno tutto di nulla e non avranno neppure sfiorato il pensiero critico, e poi vittime dello sballo obbligato, della trasgressione programmata.
Forse non è un caso la scelta del nome di Erasmo, che si firmava Erasmus Desiderius. I millennials, infatti, sono vittime del desiderio indotto. Diseducati a riflettere, sono chiusi in un eterno presente fatto di stimoli sempre maggiori, esauriti nella soddisfazione immediata cui segue l’inevitabile vuoto da riempire con nuove aspirazioni o smanie. Nella suo Dialogo della salute, che precedette di poco il suicidio a ventitré anni, il giovane Carlo Michelstaedter scriveva, a proposito del nichilismo gaio che antivedeva: “Schiavi di ogni capriccio, legati a d ogni istante, vittime di ogni padrone, bisognosi sempre di tutto, sitibondi nel fluire dell’acqua, affamati nella sovrabbondanza”. Il giovane goriziano era, a suo modo, un millennial del secolo passato, giacché scriveva attorno al 1910, Belle Epoque e finis Austriae.
Nel presente, guai a paragonare il nomadismo degli Erasmus con un errante colto alla Bruce Chatwin. Egli era un viandante, anzi un viator alla ricerca dell’autenticità animato da una vera sete di conoscenza. Inoltre, disprezzava profondamente l’Europa sazia ed inerte, tanto che arrivò a dire che si stava “maializzando”. E animali d’ allevamento, esemplari zootecnici sono, per la cupola del potere, le generazioni che stanno formando, trasformando, sformando. Tutti di corsa in massa, perennemente in viaggio e connessi, con il dialogo ridotto agli SMS e all’esibizionismo da social media, selfie e istantanea dell’attimo fuggente.
E’ oggettivamente una generazione di vittime, a partire dal materialismo pratico, dall’indifferenza a principi stabili come a vite radicate in un luogo ed in destino. Vittime dell’istruita ignoranza in cui sono stati cresciuti, della falsa equivalenza di ogni valore, della tolleranza di tutto senza giudizio di merito, diseducati alla riflessione, inclini al disprezzo per il sacrificio, trascinano la vita in un individualismo massificato il cui esito è il cinismo, la competizione ad ogni costo, la logica dei “vincenti”, la strumentalità e fungibilità dei rapporti.
Feticismo della merce, intuiva Marx, ma anche del desiderio, del denaro, dell’attimo. La soluzione è nella convenienza, per il resto vale il libretto delle istruzioni online. Quella della generazione Erasmus è una vita puntinista senza la capacità di trarne un quadro. Vittime sorridenti, in vacanza perenne, senza radici, appese ai voli low cost, all’orario ferroviario e al miraggio di uno stage a Londra. Elogio della follia per davvero, vecchio Erasmo simbolo inconsapevole degli ultimi europei, turisti dell’esistenza, abitatori del vuoto, cittadini del nulla.

Roberto Pecchioli

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59988

Riassumendo…

E dopo 5 anni siamo daccapo

Ambiente futuro

Le elezioni del 2013 furono pareggiate perché il centrosinistra prese il 29,5 per cento dei voti e il centrodestra il 29, 1 per cento, mentre il Movimento 5 stelle conquistò il 25,5 per cento da solo (classificandosi come primo partito d’Italia, perché il Pd era al 25,4).

Questo risultato fu però viziato (grazie al famoso Porcellum) da un premio di maggioranza esorbitante che, per pochi decimali in più (lo 0,3 per cento), assegnò al centrosinistra 345 seggi alla Camera, mentre al centrodestra (che aveva pressoché la stessa percentuale) ne andarono 125 e al M5S, che pure era il primo partito, 109.

Il fatto determinante è che il 4 dicembre 2013 la Corte Costituzionale ha dichiarato “incostituzionale” la legge elettorale detta “Porcellum”, giudicando “distorsivo” quell’enorme premio di maggioranza, perché “foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione” non imponendo “il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista”.

Tale sentenza non…

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Un Paese nel sacchetto

Avevamo appena finito di deprecare i mutamenti nelle modalità del commercio (che hanno portato alla scomparsa dei rapporti umani conseguenti) che è saltata fuori l’ennesima norma UE

Il simplicissimus

SupermercatoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Con sollievo leggo della crisi dei centri commerciali, coi loro smisurati parcheggi ormai deserti, i lungi corridoi espositivi polverosi, dell’abbandono in cui versano  le nuove cattedrali dove si officiava la liturgia del consumo, che avevano sostituito piazze e corsi di paese dove la gente  si incrociava e si dava appuntamento in scenari di cartapesta e stagioni artificiali e sempre uguali. E allo stesso modo non mi piacciono i supermercati: meglio il mercato di rione scomparso, perfino la botteguccia sotto casa, sguarnita e cara come bulgari dove con la serranda mezza abbassata implori il cingalese ermetico di darti le sei uova per una frittata d’emergenza, di gran lunga preferibili a quella colonna sonora di annunci e musiche ambient,  a quelle luci che confondono, a mappe incerte che rendono irrintracciabili prodotti e merci tra   meste coppie con lei che vieta al marito l’acquisto di salamini punendo l’eterno…

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Veleni quotidiani

A fronte della virtualità dell’economia, diventata finanza, sta la materialità del cibo, la cui modalità di produzione e distribuzione è però così profondamente cambiata da avere eliminato la precedente cultura dei rapporti umani.

Lo testimoniano gli articoli precedenti e anche il calendario “Gente di Bondeno”, dedicato quest’anno ai macellai, ne fornisce un esempio ulteriore: