Res global

La governance globale a cui i paesi avrebbero dovuto tendere nel tempo , infatti , si è sempre più andata definendo come una gabbia i cui soffocare i diritti fondamentali dell’uomo e l’autonomia dei singoli paesi ed una forma di potere  concentrata , di fatto , nel paese di riferimento del mondo occidentale , gli USA, la cui storia è completamente diversa da quelle dell’Europa .
La costruzione di un mondo globale rispettoso dei diritti di tutti è diventato il puro esercizio di un potere realizzato con armi sia convenzionali che non come vedremo . Questi  utopici organismi globali (“ Res global “) che avrebbero dovuto garantire le libertà individuali in una logica superiore sono diventati sempre meno rispettosi della libertà dei singoli stati ( “ Res publica “) ignorando ipocritamente la realtà ed arrivando a dichiarare il primo decennio dello nuovo secolo come il simbolo della pace perpetua.
Oggi nel leggere quelle dichiarazioni di intenti si rimane drammaticamente sconcertati per una miopia  che sfocia in una inaccettabile mancanza di coscienza storica e dimostra la sudditanza di organi al tempo creati come indipendenti per mitigare i conflitti tra stati i una logica collaborativa  come il FMI e la Banca Mondiale che sono invece divenuti strumenti di oppressione e di negazione della libertà e dei diritti universali dell’uomo dichiarati nel 1948 nell’interesse superiore di un sistema di potere globale che non ha alcuna legittimazione democratica né una rappresentatività che possa giustificare l’esercizio di un potere altamente concentrato . Il processo di concentrazione di potere e la conseguente posizione di sudditanza fatta prendere agli organismi globali “ indipendenti “ si  è avviata a partire dal 1971 e poi sempre più rapidamente in linea con il collasso dell’impero sovietico . Il sistema aureo è stato cancellato nel 1971 innalzando la finanza come strumento di governo mondiale ed il FMI come la Banca Mondiale sono diventati strumenti di attuazione di una politica di governo che si è sempre più intensificata con l’uso della finanza come arma non convenzionale . Il potere degli Usa nel controllo di questi organismo sovranazionali è stato senza dibattiti ma esercitato con lucida determinazione anche grazie all’occupazione dei posti di potere ; la Banca mondiale è sempre stata governata da un presidente statunitense ed alcuni fra questi non hanno mai nascosto posizioni fortemente conflittuali e di dominanza , Paul  Wolfowitz su tutti. Prima di essere nominato presidente della Banca Mondiale nel 2005 Wolfowitz era stato a lungo segretario alla difesa negli anni novanta per diventare ispiratore della politica estera di G.W.Bush e tra i principali ideatori della guerra in Iraq. Le guerre per la democrazia hanno toccato quei soggetti che più erano legati al sistema del petrodollaro ma anche che lo stavano minacciando : Saddam Hussein , Gheddafi , Assad ed ora Maduro e prima di lui Chavez.
Mai come in questo periodo storico si assiste alla totale mancanza di governance globale rispettosa degli equilibri dei singoli paesi ma usata in modo sistematico ed arbitrario  dagli stati più forti nei confronti dei più deboli che si vedono lesa la loro sovranità o “ res pubblica “ come dovrebbe definire lo spirito di una democrazia rappresentativa  . La finanza eretta a verità incontrovertibile nonostante la manifesta evidenza della falsità ha cominciato ad erodere la sovranità dei singoli paesi emettendo giudizi sui debiti sovrani privi di fondamento scientifico ma usati in modo dispotico e lesivo dell’autonomia delle scelte dei singoli governi locali . L’ultima dimostrazione di difesa della “ res publica “ italiana è stato lo scontro a Sigonella tra Reagan da una parte e da Craxi ed Andreotti dall’altra , le conseguenze delle posizioni assunte dai due politici le abbiamo poi seguite negli anni novanta quando la fine della Russia ha innalzato gli Usa a potenza dominante al mondo illudendo ancora una volta tutti di quanto l’arroganza del potere diventi l’esercizio di una drammatica eutanasia evidenziata dal degrado sociale di quel paese .

Fabrizio Pezzani

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61603

Classe dirigente

Secondo alcuni commentatori politici, il problema dell’Italia è che non abbiamo una classe dirigente.

Probabilmente è vero, viste le tristi condizioni in cui versa la scuola (vedi articolo precedente), però, anche in sede locale abbiamo avuto Borgatti, Borselli, Bottazzi…

Semmai, man mano che crescevano le opportunità di informarsi sui candidati, diminuivano le nostre possibilità di scelta: eliminazione delle elezioni provinciali, delle preferenze, delle nomine dirette degli assessori…

Nuovo esame di maturità

Dopo quella del 1997 (che sostituiva la sperimentale del 1969) qualcosa cambia anche quest’anno:

Candidati Disabili e con DSA

Esami di Stato II grado alunni disabili: prove, rilascio diploma e pubblicazione esiti

Esame di Stato II grado alunni DSA: ammissione, misure compensative e prova lingua straniera

Prova Invalsi

La prova è computer based e verte sulle discipline di italiano, matematica e inglese. Come detto sopra, per il corrente anno scolastico, non sarà uno dei requisiti di ammissione all’esame di maturità, fermo restando che si svolgerà – Prove Invalsi: Italiano, Inglese e Matematica debuttano nelle quinte secondaria. Le date

Alunni disabili e con DSA:

Curriculum dello studente

Superato l’esame di Stato, ai candidati viene rilasciato il diploma con allegato il curriculum dello studente.

Il diploma attesta l’indirizzo, la durata del corso di studi e il punteggio ottenuto.

Il curriculum riporta la carriera scolastica dell’alunno: dalle discipline studiate ai livelli di apprendimento conseguiti nella prova Invalsi, dalle competenze in lingua inglese alle attività di alternanza scuola-lavoro svolte.

Il modello di diploma e di curriculum saranno definiti dal succitato decreto Miur, da pubblicare entro il mese di marzo.

Nuova Maturità: al diploma sarà allegato curriculum, conterrà anche Invalsi

Slides Miur

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L’idea di nazione

La nazione appare come il tipo di organizzazione statale che meglio riesce a interpretare le esigenze di una comunità, unica garante del rispetto della sovranità popolare e baluardo contro le politiche di precarizzazione dei lavoratori, portate avanti da organismi sovranazionali anti-democratici come l’Ue e la Bce. Rappresenta un principio spirituale geografico, di lingua, religione, comunità di interessi, tutti elementi che la caratterizzano, unendo tanti singoli individui, che non si incontreranno mai personalmente e singolarmente, in un’unità di destino.
Possiamo dire che la nazione è l’anima di un popolo: è la Patria!
Nel concetto di patriottismo si riconoscono tutti coloro che si sentono partecipi del sentimento nazionale senza quelle velleità di supremazia coltivate dai nazionalisti. I patrioti, infatti, riconoscono agli altri stati gli stessi diritti e la medesima dignità, in una condizione di parità mentre i secondi considerano la propria come una nazione superiore, ponendo quindi le basi per giustificare la sottomissione degli altri stati.
Quando il nazionalismo predomina sul patriottismo nasce l’instabilità, condizione che noi, come europei, ben conosciamo. I nazionalismi hanno fatto del nostro continente, per secoli, un campo di battaglia. Oggi, all’interno dell’Ue, malgrado le apparenze, nulla sembra cambiato. Francia e Germania, i cui interessi si identificano con quelli delle classi dominanti, proseguendo nella loro tradizionale politica di supremazia, spingono affinché gli altri paesi perdano la loro sovranità a favore di Bruxelles mentre, da parte loro, continuano nella loro politica di predominio nel continente, predominio che fino al secolo scorso era di natura militare mentre oggi si è trasformato in finanziario. Tuttavia non soltanto a Parigi ed a Berlino si attua una politica aggressiva, anche l’Ungheria, l’Austria, la Polonia, pur non avendo la forza di Francia e Germania, guardano comunque ai propri interessi a scapito degli altri paesi. Non a caso i governi sovranisti di questi stati sono stati i primi ad attaccare l’Italia in occasione delle trattative per lo sforamento del deficit eppure, teoricamente, sarebbero dovuti essere alleati.
Quando si vota, la gente deve individuare quali sono i partiti ed i politici che hanno veramente a cuore gli interessi nazionali e che hanno idee chiare su come difenderli con programmi a lunga scadenza. Gli interessi nazionali non sono delle mere astrazioni ma rappresentano dei reali benefici per tutto il popolo.
Le relazioni internazionali si basano solo ed esclusivamente sui rapporti di forze. Chi non sa difendersi sul piano economico e militare è destinato a soccombere. La diplomazia nulla può senza uno stato forte che la sostenga. Se l’Italia non inizierà ad irrigidirsi e farsi valere, continuerà a perdere posizioni non soltanto nei confronti delle grandi potenze ma anche di nazioni molto meno importanti.
L’alternativa all’Ue, in mano a banchieri e finanzieri, è rappresentata da un’Europa delle patrie, ognuna con pari dignità. Lavoriamo per questo!

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61477

Leggi razziali

Insomma, in questi giorni si parla tanto di “leggi razziali”, di quanto fossero brutte, di quanto alcuni abbiano sbagliato in quegli anni in Italia e altrove in Europa; oggi la silenziosa persecuzione contro un intero popolo, solo per via della sua nazionalità, non pare tanto diversa.

Gli iraniani in Italia hanno sempre fatto parte di un’èlite, composta soprattutto da medici, ingegneri, accademici e scrittori e sono stimati intorno alle 15 mila persone. Trattarli in questa maniera non pare giusto; non solo perche’ discriminare delle persone, solo per la loro nazionalita’, e’ disumano.

Soprattutto perchè sono illegali le sanzioni che attualmente colpiscono il Paese; questa volta, non si può recriminare nulla nemmeno al governo di Teheran, che ha stretto un patto, lo ha rispettato e continua a rispettarlo ed in cambio avrebbe dovuto avere la fine delle sanzioni. (Fonte: Paris Today)

Nota:

Articolo 3 -Costituzione italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali………”

Sembra evidente che sottoporre i cittadini di un altro paese sovrano, come la Repubblica Iraniana, ad una palese discriminazione nei propri diritti risulta una violazione di una norma costituzionale. Coloro che subiscono tale discriminazione hanno diritto ad adire un qualsiasi Tribunale, con l’assistenza di un legale, e richiedere la rimozione di regolamenti amministrativi che sono pregiudizievoli dei diritti delle persone.

https://www.controinformazione.info/leggi-razziali-contro-gli-iraniani-in-italia/

Italia sotto assedio

Se il governo Conte crolla di colpo, c’è già pronto Cottarelli. Ma il vero pericolo si chiama Mario Draghi: il presidente uscente della Bce potrebbe ripiegare su Palazzo Chigi, se non andasse in porto il piano principale che lo riguarda, cioè arrivare alla presidenza del Fmi e sottrarre il Fondo Monetario all’egemonia Usa, per metterlo al guinzaglio di Berlino e Parigi. Secondo l’analisi di Gianfranco Carpeoro, per l’Italia si è acceso l’allarme rosso: l’incredibile Trattato di Aquisgrana, che demolisce qualsiasi prospettiva comunitaria proiettando anche ufficialmente Germania e Francia nel ruolo di “padrone” neo-coloniali dell’Ue, ha come vittima principale proprio il Belpaese. A Roma non si perdona l’insubordinazione del governo gialloverde, l’unico esecutivo teoricamente all’opposizione di Bruxelles. Lo dimostra la “macchina del fango” scatenatasi contro Lega e 5 Stelle, per indebolirne la leadership. Il polverone sul padre di Di Maio (lavoro nero) e su quello di Di Battista (debiti), unitamente alla mazzata giudiziaria sui leghisti (maxi-risarcimento da 49 milioni di euro) a questo servono: a impedire che l’elettorato italiano si sollevi, nel caso in cui una crisipilotata – banche, spread – precipitasse il paese nella bufera, replicando le condizioni del “golpe bianco” che nel 2011 consentì alla “sovragestione” europea di costringere alla resa Berlusconi e imporre il commissariamento dell’Italia, tramite Monti.
Gianfranco Carpeoro

Gli ultras dell’ultimo stadio

Comunque c’è poco da chiamare soft power l’occupazione coloniale del calcio attuata in grande stile secondo il dettami  di un programma di sviluppo, il “Qatar National Vision 2030” che stabilisce i principi per uno “sviluppo sostenibile ed equilibrato” del quale fa parte appunto la “Sport Sector Strategy”: il Qatar compra e sponsorizza squadre (Barcellona, Psg, etc,), atleti, arbitri, senza alcun rispetto per il tradizionale fair play che dovrebbe caratterizzare il mercato calcistico e lo sport in generale, affitta ultras da infiltrare nelle partite, all’interno della Fifa compra i voti dei presidenti delle società calcistiche per aggiudicarsi la riffa dei Mondiali, conquistata anche grazie a accordi per forniture agevolate di gas,  al suo  7 per cento di Volkswagen, al suo 10 per cento di Deutsche Bank, alle quote importanti di Harrod’s, dell’aeroporto di Heathrow e di British Airways, di Credit Suisse e di Royal Dutch Shell.

Altro che calciopoli, calcioscommesse, cocaina, veline e giocatori. Ormai anche crimini, reati e interessi sono da grandi. Basta pensare alle partite che si giocano più sugli stadi che negli stadi: quelli “pubblici”, i tre sotto il controllo dei club,  lo Juventus Stadium, la Dacia Arena dell’Udinese e il Mapei Stadium del Sassuolo, quelli che pare indispensabile fare, Roma e Firenze, quelli che vorrebbero primi cittadini posseduti da una insana megalomania, Venezia, tutti comunque dentro la partita ancora più grande, quella della trasformazione, sancita con legge del 1996, delle società calcistiche da associazioni che avevano come scopi quelli connessi all’esercizio della pratica sportiva a imprese con fini di lucro, con la possibilità di quotarsi in borsa.

Molte società di calcio, che in precedenza appartenevano a imprenditori locali, come nelle commedie all’italiana, sono state acquistate da investitori finanziari.  Il 78% della Roma è di due società del Delaware, paradiso fiscale degli USA; il Bologna è del canadese Joey Saputo, uno dei 300 uomini più ricchi al mondo; il Venezia è di una cordata rappresentata dall’americano Joe Tacopina, impegnati a conseguire l’obiettivo primario   di generare profitti da distribuire agli azionisti, da raggiungere solo in parte con le sponsorizzazioni e la cessione dei diritti televisivi, sempre di più con investimenti finanziari e immobiliari.

Si deve al governo Letta la svolta che ha dato spazio alle peggiori speculazioni locali e internazionali con un provvedimento per favorire non solo la costruzione o il rifacimento degli stadi, ma l’edificazione al loro intorno, se non al loro interno, scavalcando così gli enti locali obbligati a dichiarare “di interesse pubblico” i progetti dei privati, aumentando il potere ricattatorio degli investitori privati, nel caso specifico dei padroni delle società calcistiche. E poi al governo Renzi l’estensione dell’applicazione dei favori  alle squadre di serie B cosicché nel 2016 un protocollo di intesa tra Invimit (Investimenti Immobiliari Italiani), B Futura (società di scopo interamente partecipata dalla Lega B) e l’Istituto per il Credito Sportivo adotta “lo strumento del Fondo Immobiliare,  per la promozione di operazioni di valorizzazione di stadi e impianti sportivi”.

Figuriamoci se in questo contesto qualcuno può davvero pensare di criminalizzare la violenza negli stadi quando dentro e fuori, intorno e sopra i circhi della nostra contemporaneità, profitto, sfruttamento, corruzione, prevaricazione, intimidazione e ricatto hanno dato un calcio allo sport come esercizio di convivenza civile per farne un business avido e feroce, e gli imperatori piegano il pollice per godersi lo spettacolo dei gladiatori e del pubblico, noi, mangiati dai leoni.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2019/01/11/gli-ultras-dellultimo-stadio/