I Diòscuri

Dioscuri

Di recente Bondeno si è arricchita di un nuovo monumento: lo potete trovare sui giardini di fronte alla “carlotta”; il fatto di essere gemelli mi ha ricordato il mito del titolo che trovate su Wikipedia:

Càstore (in greco antico: Κάστωρ, -ορος, in latino: Castōr, -ŏris) e Pollùce o Polideuce (in greco antico: Πολυδεύκης, -ους, in latino: Pollūx, -ūcis) sono due personaggi della mitologia greca e romana, figli gemelli di Zeus e di Leda, conosciuti soprattutto come i Diòscuri[1], ossia “figli di Zeus

Moneta romana di Massenzio con i Diòscuri sul retro
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La sinistra ha perso il popolo, la destra ha perso

Ernesto Galli della Loggia è l’intellettuale cui va il merito di aver teorizzato la “morte della Patria” italiana a seguito delle vicende della guerra civile, della sconfitta militare spacciata per vittoria politica, della spaccatura mai ricomposta, anzi imposta come mito fondante della Repubblica, con l’egemonia di forze nemiche della nazione, quelle di ispirazione cattolico democratica non meno di quelle marxiste.  Per questo va ascoltato con grande attenzione quando afferma che la destra italiana non è soltanto priva di un progetto politico, ma non ha neppure un programma di governo. E’ una triste verità, che sta alla base della perentoria enunciazione del presente elaborato: la destra ha perso e non esiste un “popolo della destra” con un comune sentire sorretto da un’idea di società. Peggio ancora, tutto sommato un sostrato unitario c’ è, ma solo in negativo, ed è l’ostilità al vasto mondo che ancora si definisce sinistra. Galli della Loggia prende atto che gli unici due punti programmatici su cui sembra esistere identità di vedute, nella mucillagine che chiamiamo destra, sono l’ostilità verso gli immigrati e il fastidio per l’eccessivo carico fiscale.

Persino su questi due unici punti, tuttavia, non tutti la pensano allo stesso modo: il professore pecca di ottimismo. Il berlusconismo terminale e le sue propaggini, infatti, non hanno mai dimostrato un vero interesse a politiche di contenimento dell’immigrazione, che conviene assai alla piccola e media impresa che fa profitti non con la qualità ma con il risparmio salariale. Del pari, mai il suo orizzonte culturale ha oltrepassato i confini dell’economia liberista ortodossa (Martino, Marzano, Brunetta). Eccetto i tentativi editoriali di Marcello Dell’Utri, personaggio controverso da tempo in carcere, Forza Italia si è attestata sull’imbarazzante subcultura pop della televisione commerciale.

Sul tema fiscale, a parte qualche giornata improvvidamente battezzata “no tax day” (la destra liberale ha in comune con gli omologhi di sinistra l’uggia snobistica contro le lingue nazionali, entrambi si esprimono in anglo economichese) se qualcuno cavalca la dubbia chimera dell’aliquota unica, altri sono più preoccupati del debito, mentre settori importanti della destra sociale pensano all’intervento pubblico. Insomma, confusione e ricette incompatibili tra loro. Lo stesso mitizzato popolo delle partite IVA, che costituirebbe il nerbo del blocco sociale avverso alla sinistra, sembra più un costrutto di bassa sociologia che una realtà. Piccola, piccolissima e media impresa possono benissimo convivere con una sinistra riformista che tenga a bada gli istinti animali della foresta fiscale e burocratica della sua ala radicale. In concreto, nulla sappiamo delle intenzioni – se ce ne sono – rispetto all’atteggiamento da tenere verso le grandi piattaforme informatiche (Uber, Airbnb ecc.), delle fondazioni, soprattutto delle gigantesche imprese canaglia del digitale (Facebook, Google, ecc.) che riescono a sfuggire quasi del tutto al fisco con una girandola di scatole cinesi e paradisi fiscali.

Roberto Pecchioli

estratto da http://www.maurizioblondet.it/la-sinistra-perso-popolo-la-destra-perso/

Indietro tutta

Secondo un esame PISA condotto in tutto il mondo nel 2015 su 540000 studenti, gli Stati Uniti hanno visto un calo di 11 punti nel punteggio medio in matematica (scesi da 28.mi a 35.mi), pur rimanendo relativamente piatti nella letteratura e nelle scienze. Quale Paese è in cima? Singapore, seguito da Hong Kong, Macao, Taiwan, Giappone, Cina, Corea, Svizzera, Estonia e Canada, completando i primi 10 posti in matematica (qui). Oltre a questi fatti, sull’alfabetizzazione globale, i BRICS hanno aumentato gli investimenti nella ricerca, “I Paesi BRICS Cina, India e Brasile rappresentano gran parte del drammatico aumento degli investimenti nella ricerca scientifica e delle pubblicazioni scientifiche. Dal 2002, la spesa globale per la ricerca scientifica è aumentata del 45 per cento, con più di 1000 miliardi di dollari. Dal 2002 al 2007, Cina, India e Brasile hanno più che raddoppiato la spesa per la ricerca scientifica, aumentando la quota collettiva di spesa nella ricerca globale dal 17 al 24 per cento. La pianificazione dello sviluppo della Cina ha preso di mira un certo numero di campi scientifici ed industrie connesse, come energia pulita, trasporto verde e terre rare. Dal 1999, la spesa della Cina per la ricerca scientifica è cresciuta del 20 per cento ogni anno fino a più di 100 miliardi di dollari. Entro il 2020, la Cina prevede di investire il 2,5 per cento del PIL nella ricerca scientifica…” e questo 10 anni fa.
Ciò dovrebbe sfatare l’idea che la Cina faccia parte del detto “problema-reazione-soluzione” praticato dai governanti occidentali. Allo stesso modo, il programma economico “One Road One Belt” guidato dalla Cina non ha lo scopo di realizzare e ampliare le proprie ambizioni imperiali, ma fornire una via alternativa all’umanità, dove tutti traggano vantaggio dai nostri lavori collettivi, risultati scientifici e risorse planetarie. La politica cinese ‘One Belt/One Road’ è aperta a tutti i popoli.
Alla fine, saranno le nostre intenzione collettiva e forza di volontà che in ultima analisi decideranno dove questo pianeta vada realmente. E tocca solo a noi decidere se agire insieme o affermare la sovranità dell’individuo.

https://aurorasito.wordpress.com/2017/04/14/loro-dei-brics-spinge-lo-stato-profondo-degli-usa-alla-disperazione/

Fattoidi

È desolante il plauso corale che si è levato dall’Europa a sostegno dell’azione punitiva scatenata contro una nazione sovrana, la Siria,  da parte  di un’altra nazione, gli USA.

Sono ormai trent’anni che il vezzo americano dell’essere portatori di un “destino manifesto” giustifica politiche  che di fatto hanno pregiudicato il ruolo delle Organizzazioni internazionali e precluso la fruibilità del Diritto internazionale.

La discutibile base etica su cui sembra fondarsi l’appoggio occidentale all’ultima iniziativa USA sta nel ragionamento per cui se lo hanno fatto, vorrà dire che hanno le prove che a commettere i crimine è stato l’odiato Assad. Come se in passato non avessimo già avuto ampia esperienza di prove farlocche,  non frutto di errore nella ricerca della verità ma conseguenza della volontà di prevaricazione.

E comunque, anche ammettendone l’attendibilità, la vera domanda rimane: stabilire le responsabilità e quali e quante sanzioni comminare non dovrebbe spettare a un consesso internazionale (che so io, l’ONU?) piuttosto che alla superpotenza americana?

In Italia il governo, nelle parole del Primo ministro,  con supremo sprezzo del ridicolo prima ancora che del diritto, trasforma l’aggressione a uno stato sovrano in un atto di giustizia: “L’azione ordinata dal Presidente Trump questa notte è una risposta motivata da un crimine di guerra. Crimine di guerra di cui è responsabile Bashr al Assad.  Lo scialbo Gentiloni si adegua alla narrazione americana trascurando un particolare non insignificante: l’ondivago Potus non ha fornito uno straccio di prova a suffragio delle  accuse. Gentiloni certifica così – ce ne fosse stato ancora bisogno – il livello di qualità di un esecutivo che in altri tempi avremmo definito a vocazione balneare.

Un’occhiata ai fatti consiglierebbe maggiore cautela. Ma in epoca di post-verità (che poi altro non è che  la manipolazione cognitiva per la costruzione del consenso pubblico necessario all’esecuzione dei lavori sporchi della politica) ciò che prevale non sono i fatti ma i fattoidi.
I fatti, come qualcuno ha già osservato, possiedono una loro arcigna durezza; i fattoidi invece godono di proprietà più evasive, e in quanto tali sfuggono alla persistenza della memoria, che già di per sé è altamente selettiva.

La manipolazione cognitiva induce a indignazioni programmate: 100 vittime civili a Idlib, modalità Indignazione-On; 200 vittime civili a Mosul, modalità Indignazione-Off. Migliaia di bambini uccisi dai bombardamenti o a seguito dell’embargo, in Yemen: nessuna modalità in quanto non pervenuto.

Così oggi – come nel 2003 –  l’adesione unanime alle pretese buone ragioni umanitarie, sostenute da fantomatiche prove inconfutabili, è un meccanismo acquisito, un riflesso pavloviano che cinque lustri di guerre in Medio Oriente, con milioni di morti e milioni di sfollati, non sono serviti a superare.

Mauro Poggi

estratto da https://mauropoggi.wordpress.com/2017/04/08/assad-trump-e-gli-applausi-corali/

Ricordare la storia “artisticamente”

In una delle tante mie vite precedenti ho coltivato la passione per l’arte, la storia e la cultura locale dedicandomi a ritrarre con disegni a mano libera le emergenze storiche sia locali, sia quelle che andavo a visitare. Tutto quello che è antico mi ha sempre affascinato, dai reperti acheologici che raccoglievo da ragazzino dietro l’aratro, ai manifesti della sagra paesana degli anni ’40 che mi ha lasciato Don Beccati. Avendo scoperto che avevo una buona mano per il disegno, alle scuole medie la professoressa Gagliardi di ed. artistica, mi insegnò la tecnica del “monotipo”, ovvero disegnare su un foglio disteso su di un grande vetro inchiostrato. I risultati furono da subito molto incoraggianti e continuai a dilettarmi con questa tecnica anche al liceo, dove però la professoressa Testoni negli ultimi anni cercò di affinare meglio le mie doti facendomi esercitare col semplice disegno a mano libera con feltrello. Alla fine della 3′ liceo, era 1974, quando si decise di fare un’esposizione pubblica dei vari lavori di educazione artistica e metterli in vendita in cambio di un’offerta libera che sarebbe servita per acquistare materiale scolastico. Accolsi con sorpresa e grande soddisfazione il fatto che i miei due quadri (monotipo) avevano portato l’incasso più rilevante. Li aveva acquistati lo storico imprenditore bondenese Franco Bignozzi, “il babbo” come affettuosamente lo chiamavano “quasi” tutti i suoi dipendenti. La famiglia Bignozzi era originaria di Cento e una volta visti i miei disegni dell’antica porta della città del Guercino, fu subito felicemente persuaso di acquistarli. Al liceo mi dilettavo anche ad eseguire ritratti satirici dei professori o vignette su fatti scherzosi che coinvolgevano i miei compagni. Mi divertiva anche fare disegni di satira politica ed avevo cominciato a disegnare una serie di strisce frutto della mia fervida fantasia, dove facevo parlare(fumetti) dei simpatici e divertenti piccoli lombrichi. Nei ritagli di tempo e a periodi d’ispirazione, mi dedicai ancora per qualche anno, finito il liceo, a disegnare rocche, castelli, torri e scorci del nostro antico passato che poi regalavo a parenti ed amici che avevano dimostrato interesse e gradimento. Ci rimasi molto male durante la Sagra Paesana dell ’81 quando per movimentare i visitatori, come comitato organizzatore, decidemmo di allestire una mostra artistica collettiva e per l’occasione sfruttammo parte dell’enorme spazio che ci offriva l’ex Teatro Lodi, che fino a qualche anno prima era stato lo storico cinema del paese di Burana, il mitico “Fulgor”. Naturalmente alla mostra partecipai anch’io esponendo oltre una decina di quadri, dove erano ritratti edifici storici sia locali, sia fuori del territorio comunale. Alla chiusura della domenica sera vidi appiccicato un bollino rosso sul vetro di tutti i miei lavoli. Mi confermarono che erano già stati venduti tutti e sinceramente dopo un primo slancio di soddisfazione, mi pianse un pò il cuore nel pensare di dover lasciar andar via di colpo tutte le mie “creature”. Certo avevo messo prezzo di vendita talmente esiguo…, poco più del costo dell’incorniciatura, ma non credevo che le singole diverse località ritratte nei miei quadri, rappresentassero una intrinseca speciale attrazione per l’acquirente. In seguito, del tempo da dedicare a questo hobby, ne avevo sempre meno ma le sollecitazioni a continuare non mancavano, decisi quindi di dedicarmi per l’ultima volta a fare qualcosa di discreto ma per farne delle litografie numerate, in numero sufficente da poter accontentare i vari eventuali estimatori anche per gli anni a venire. Vidi una pubblicazione di vecchie fotografie di Finale Emilia, quando ancora il Panaro attraversava la cittadina modenese in pieno centro. Le trovai molto interessanti per diversi riferimenti storici già scomparsi da parecchio tempo e decisi che quello sarebbe stato il soggetto ideale. Fu proprio così, eseguii i disegni, ne feci delle litografie e cominciai la sera stessa a farne un amichevole omaggio a tutti i colleghi componenti il Consiglio Comunale di Bondeno(1982). Purtroppo la proff. Testoni fu facile profeta quando nella recensione sulla mia locandina di presentazione, sottolineò il fatto che io ritraevo edifici storici che col tempo potevano andare perduti per sempre. Disegnai infatti, già nell’82, quella Torre con l’orologio della rotonda di Finale Emilia, divenuta trent’anni dopo il simbolo del tragico sisma del 2012. Stessa sorte che toccò anche allo stesso Castello di Finale e alla nostra storica Colombaia di Burana (Torre de’ Vecchi). Alla fine del 2012 proprio in ricordo del triste evento che nella disgrazia ci aveva accomunati tutti, in segno di pace e concordia, omaggiai della mia vecchia litografia con la tristemente famosa Torre dell’Orologio di Finale, anche tutti i colleghi del Consiglio Comunale bondenese della “seconda repubblica”.

Lorenzo Berlato

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Abbiamo capito tutto!

Che tristezza!

Ambiente futuro

Il colossale programma   di  infrastrutture,di dimensione continentale – che mira a racchiudere  il continente più  vasto, l’Asia, la heartland  che turbò i sonni del geopolitico McKinder (“chi controlla lo heartland controlla il mondo”) ha a  disposizione strumenti finanziari  adeguai, forniti  essenzialmente  dalla Cina:

  • La Asian Infrastructure Invesment Bank (AIIB) , capitale iniziale 100 miliardi di dollari, che è praticamente il rivale di Fondo Monetario e Banca Mondiale,  organi strategici del  potere mondiale anglo-americano. Vi partecipano, nonostante le minacce di Washington per dissuadere, 57  paesi, fra cui molti europei; ci siamo anche noi; Londra è stata frale prime ad aderire, per avervi lo stato di “socio fondatore”.  Il  solo ad aver obbedito alle ingiunzioni americane è stato, in Asia il Giappone: per sua disgrazia.
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Asiatica_d%27Investimento_per_le_Infrastrutture
  • Il Silk Road Fund, fondo di Stato del  governo cinese, dotato di 40  miliardi di dollari, per intervenire in appoggio della AIIB.

Quanto alle istituzioni…

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