Troppo o troppo poco?

Leggendo il contratto però non si può che constatare che nonostante i numerosi punti coraggiosi in comune tra i programmi di Lega e M5S, alcuni, cruciali,  sono o spariti o risultano fortemente diluiti, e questo certamente NON perché non li avessero in comune.

Sono quei punti che fanno volare come per incantesimo lo spread: alcuni scomparsi, altri diluiti, altri ancora mai esistiti: pensioni, moneta fiscale, debito pubblica, banca d’Italia, derivati e. Tutte facce della stessa assenza di sovranità monetaria ed economica.

  1. Il primo punto, mai citato da nessuno, è un principio che ha partorito tra le altre cose la finanziarizzazione dell’INPS e la legge Fornero. Sto parlando del principio contributivo, quel principio ossia bancario prudenziale in virtù del quale, per la pensione, paghi sempre di più di quanto non ricevi, perché il banco vince sempre. Questa è la regola con la banca e questa è la regola con le assicurazioni, i cui guadagni si fondano su calcoli “attuariali” complessi in cui la nostra durata di vita interviene come criterio su cui scommettere e la nostra morte prematura costituisce un guadagno.

Tale principio contributivo va assolutamente abolito poiché calpesta un diritto umano fondamentale che è il diritto a una pensione minima garantita e dignitosa per tutti ad una certa età.

E’ il contrario del principio della pensione sociale, che va rafforzato, per chi non avesse contribuito abbastanza in un’epoca in cui i lavori sono precari e a singhiozzo (è presente nel contratto nella forma di pensione di cittadinanza a 780 euro al mese) ed è agli antipodi della pensione retributiva, che si basava su una media del reddito mensile prima di andare in pensione, tenendo conto dello standing di vita della persona.

Il contributivo è l’abiura, la violazione, del principio redistributivo, che è il sine qua non di ogni società che si rispetti. Il redistributivo va di pari passo con una nozione di sovranità che comprende la moneta e la politica economica, è l’anello fondante della solidarietà, mentre il contributivo è un passo in più nella finanziarizzazione dell’economia. Presuppone infatti che la coperta della fiat money sia corta, si, ma solo per il parco buoi mentre sia infinita per la finanza internazionale che stampa a gogò per sé indebitando il resto del mondo. Parte dall’artificiale principio di scarsità, senza il quale vien meno ogni gioco speculativo internazionale, che dobbiamo abbandonare a vantaggio del paradigma dell’abbondanza (e il contratto in esame costituisce un timido tentativo in tal senso).

Eppure nessuna forza politica ha mai rimesso in discussione il principio contributivo, limitandosi a criticarne solamente gli effetti più palesemente disumani e deleteri, come la legge Fornero.

leggi tutto in https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2018/05/19/contratto-governo-i-punti-dolenti/

Giallo – verde, allarme rosso

Le oligarchie stanno preparando un’operazione a mezza strada fra quella Monti e quella Tsipras a seconda che Mattarella, l’alias di Napolitano, riesca o meno ad evitare questa stilettata alla razza padrona già da subito o solo in seconda istanza

Il simplicissimus

colpo-spugnaFrancamente il governo M5S – Lega non mi convinceva affatto, per molti motivi, ma soprattutto perché ritenevo non avesse la forza di contestare nemmeno marginalmente il feroce paradigma finanziario imposto a suo tempo per ottemperare ai dogmi del neo liberismo cosmopolita, però anche funzionale – e lo si è visto benissimo – ad alcuni interessi nazionali, nascosti sotto il manto europeista. Tuttavia un esecutivo giallo verde era anche l’unico realmente praticabile una volta svanite le prospettive di nuove elezioni in tempi rapidi, anche se questa alleanza appariva e appare debole per le contraddizioni che la attraversano.  Sono tuttora convinto che alla fine si farà poco o nulla e che le frizioni fra le due forze uscite vincitrici dalle urne sono troppo grandi, tuttavia a dare un senso a un governo giallo verde ci hanno paradossalmente pensato i loro avversari: non appena si è diffuso un documento sul quale poteva essere…

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Il letto di Procuste

I commentatori (ma anche le altre forze politiche) fanno tutti finta di credere che il problema alla nascita del nuovo governo sia un problema di nomi,  quando invece i vincoli sostanziali sono la fedeltà all’Europa e alla alleanza Atlantica.

Per questo Salvini ha dichiarato, dopo essere uscito dall’ultimo colloquio con Mattarella, che se il nuovo governo non potrà ridiscutere i trattati, non ha senso andare avanti.

Da Monti in poi (al cui governo solo la Lega votò contro) tutti i governi furono nominati e non eletti dal popolo Sovrano (art.1 della Costituzione, ricordiamolo a Riotta), ecco perché , se non bastavano i “paletti” messi dal presidente Mattarella sulla formazione del nuovo governo, arrivano i chiari segnali che la Commissione Europea si appresta a dettare le regole al Nuovo Governo, qualunque esso sia:

https://www.controinformazione.info/per-salvini-e-lora-di-attuare-il-vecchio-slogan-della-lega-padroni-a-casa-nostra/


Nota: Nella mitologia greca  classica, Procuste  è il soprannome di un brigante greco di nome Damaste che aggrediva i viandanti e li straziava battendoli con martello su un incudine a forma di letto scavata nella roccia o metallica; i malcapitati venivano infatti stirati a forza se troppo corti, o amputati qualora sporgessero dal letto.

Con la locuzione letto di Procuste o “letto di Damaste”, derivata da questo mito, si indica il tentativo di ridurre le persone a un solo modello, un solo modo di pensare e di agire.

L’ora dei gattopardini

Ma è davvero paradossale che si consideri in qualche modo più naturale un governo col Pd che è stato da sempre il vero nemico del Movimento 5 stelle ( e viceversa ovviamente), tanto che la tensione tra democratici e grillini, ovvero i populisti, è stato l’asse politico del discorso pubblico italiano fin dalle elezioni del 2013

Il simplicissimus

image (1)Non ci si può credere, ma dai recessi di quell’ intellghenzia prebendaria, organica al potere anche se con qualche libertà di mugugno e libertà d’uscita il giovedì pomeriggio, si leva alto e improvviso il grido di dolore per l’ipotesi di un governo M5S – Lega considerato come abominevole e innaturale. La cosa è curiosa, persino grottesca dal momento che la corale esecrazione viene proprio da quelli che con i pentastellati hanno flirtato non poco in un’ambigua relazione a distanza e che evidentemente speravano che alla fine avrebbe prevalso l’idea di un’alleanza con quel noto partito della sinistra e del progresso sociale che si chiama Pd.

Chi legge questo blog sa come consideri marginale la composizione di un esecutivo che, in mancanza di una clamorosa ribellione, dovrebbe comunque dare attuazione ai diktat che vengono da Bruxelles, dalle banche e dall’Fmi, procedere a nuovi massacri sociali e sarebbe perciò in ogni caso…

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Benevolenza critica

Il copyright, questa volta, è al sicuro. Marchio depositato e registrato. A differenza dell’autore delle «convergenze parallele» che finirono per dare un’ossatura al rapporto tra la Democrazia cristiana e il Partito comunista – era stato Aldo Moro oppure no? – l’autore della «benevolenza critica» è riconosciuto e riconoscibile: Giovanni Toti. 1)

Giovanni Toti (a destra) con Matteo Salvini (foto Ansa)

Questo (per nostra fortuna n.d.r) ha scongiurato la nascita del governo neutrale del post precedente, inaugurando, contemporaneamente, la nascita dell’ opposizione selettiva per Berlusconi.

Quello che comunque conta è che adesso ci sono i numeri per l’intesa Lega-M5S che oggi concorderanno i dettagli (forse)…

Fonte: sole24ore

 

 

 

 

 

 

 

 


1)https://www.corriere.it/politica/18_maggio_10/politica-giovanni-toti-delfino-berlusconi-che-ha-sbloccato-governo-la-benevolenza-critica-9754ae94-5429-11e8-9a5b-9f97999a0713.shtml?refresh_ce-cp

Governo “neutrale”

Mattarella darà l’incarico oggi pomeriggio anche se è ancora incerto su chi cadrà la sua scelta. Elisabetta Belloni, la diplomatica che pareva in pole position, sembra ora in predicato invece per il ministero degli Esteri. Per la poltrona chiave restano in ballo diversi nomi, incluso l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Quindi il presidente spedirà il “suo” governo di fronte alle camere per incassare una sfiducia ormai certa. Mattarella è deciso a sciogliere le camere subito dopo quel voto e a fissare le elezioni per la prima data utile, a meno che non siano le stesse forze politiche, con una mozione parlamentare o con un qualsiasi altro espediente, a chiedergli di rinviarle sino all’autunno.

RESTA UNA SOLA POSSIBILITÀ residua per fare a meno di un ritorno alle urne senza che la legislatura sia stata ancora avviata. Passa per la disponibilità di Silvio Berlusconi a fare quel passo di lato che ieri, per la prima volta, la Lega ha chiesto esplicitamente, pubblicamente e anche con una certa brutalità. «Continuiamo a chiedere a Berlusconi un gesto di responsabilità per aiutarci a dare un governo al Paese: cercare una forma di presenza di Fi che sia compatibile con il governo con M5S», afferma papale il numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti. Allo stesso tempo il leghista rintuzza eventuali tentazioni azzurre di appoggiare il governo del presidente. In quel caso «la coalizione sarebbe finita».

IL DESTINATARIO dell’ennesima avance è asserragliato nel fortino di Arcore e non risponde. Lo fa al suo posto Mariastella Gelmini, presidente dei deputati, ed è tassativa: «Irricevibile. Domanda malposta che non può che avere risposta negativa». Sembrerebbe un capitolo chiuso. Non lo è. Le pressioni sul leader di Fi sono proseguite e proseguiranno sino al giorno dello scioglimento delle camere. Non a caso Di Maio assicura che il suo telefono «è sempre acceso». Del resto era stato lo stesso Mattarella a chiarire che la formazione del suo governo, con o senza fiducia, non esclude affatto la possibilità di insistere con i tentativi di formare una maggioranza politica. Anzi.

A cingere d’assedio il signore d’Arcore perché si decida a cedere non è solo il Carroccio. Rumoreggiano parecchi parlamentari azzurri, che di rischiare una nuova e incerta prova elettorale non hanno alcuna voglia. Suggeriscono duttilità alcuni tra i consiglieri del giro stretto del capo. Ma Berlusconi resta inamovibile e il motivo principale è semplice: di M5S non si fida. Non crede a promesse e impegni. Il discorso sarebbe diverso se i suoi voti fossero essenziali per la nascita del governo. Ma sono solo aggiuntivi: un’arma spuntata. Per questo ieri sera ha diffuso una nota per smentire ogni voce su un suo possibile appoggio esterno.

Andrea Colombo

 

Leggi tutto su  https://ilmanifesto.it/arriva-il-premier-neutrale-ma-la-lega-non-si-rassegna/

Ponzio Pilato for president

Questo pacchetto di primavera è in realtà un vero pacco che costringerà il Pese a trovare 30 miliardi in due anni per stare dentro le regole europee

Il simplicissimus

Ponzio_PilatoComincio a pensare di averci visto giusto, nonostante il fatto di essere praticamente isolato su questo: la melina politica del dopo elezioni pareva decisamente esagerata anche rispetto a un quadro politico complicato dalla vittoria di forze in gran parte estranee all’establishment di comando del Paese, quasi che nessuno volesse davvero prendersi la responsabilità di governare. E infatti adesso si è arrivati alle soglie del famoso governo di garanzia che serve a due cose: a fare una nuova legge elettorale, ma soprattutto ad ubbidire ai pesantissimi diktat di Bruxelles e senza che nessuna forza politica si prenda la responsabilità di firmare nuovi massacri sociali e men che meno quella di resistere ai ricatti finanziari che già vengono lanciati. La morale della favola in cui gli italiani si illudevano di cambiare qualcosa è chiarita in modo inequivocabile dal contemporaneo ultimatum di Mattarella che scade domani e dalle parole di Pierre Moscovici, commissario…

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