L’ignoranza è forza

Lo slogan potrebbe essere che una società senza passato non ha futuro, infatti se si dimenticano i precedenti si capisce poco quello che succede oggi. Bisogna però chiarire i rischi: il primo è quello di cadere in un’operazione nostalgica di rimpianto generico, il secondo è di recuperare furbescamente, come fa il mercato, i prodotti del passato da mettere sulla bancarella tanto per variare e aumentare l’offerta.
Ancora peggiore la prospettiva di un’operazione alla 1984: la riscrittura del passato per giustificare il presente. Nonostante tutti questi rischi pensiamo che proporre alcuni “documenti” all’attenzione dei lettori possa perlomeno cancellare l’idea, portata dall’informatica ed estesasi alle altre discipline, che l’ultima release di un prodotto sia necessariamente migliore delle precedenti. Va da sé che questo giustifica la totale ignoranza del passato e una sorta di “usa e getta” del presente (persone comprese).
Che sia esattamente quello che sta avvenendo con l’ordoliberismo lo abbiamo detto più volte; per questo vi proponiamo il testo di una canzone di Angelo Bertoli dall’album del 1978 “S’at ven in meint”, nella “traduzione” italiana dal modenese.

Roca Blues

Roca era un centro culturale / e quelli che ci stavano erano tutti uguali / andavano sotto al« portico » a chiacchierare / e neanche i morti li andavano a disturbare / sul tavolo sotto al portico / c’era quasi sempre un fiasco di buon vino / Sassuolo è una città internazionale / la gente ha fatto i soldi con le piastrelle / i tempi di Carlo Cotica (di una volta) sono passati / cambia sempre il posto dove stai / Una volta i ladri li mandavano al bagno penale / adesso invece li chiamano industriali / Roca, roca, dove sei tu / Roca, roca, roca blues / Una volta, quando andavano a« fare l’amore », / andavano a« fare un giro dietro al lavatoio » (in campagna) / adesso che si sono accorti che esistono le cambiali / vanno a fare l’amore lungo il viale (specie di via Veneto) / le donne non si voltano nemmeno se fai il pagliaccio / vogliono l’automobile a trentaquattro piazze / I ragazzi di una volta, è naturale / andavano a caccia di lucertole / adesso, al posto del piatto di maccheroni, / vogliono tutte le settimane mezzo milione / fortuna che hanno trovato chi glieli può dare / sfruttando la gente che va a lavorare / Roca, roca, dove sei tu! / Roca, roca, roca, blues / I sindaci eletti dai lavoratori / hanno fatto in ventiquattro anni i pisciatoi/ e quelli della giunta che sono tutti« Bravi e buoni» / hanno fatto, di riffa o di raffa, tutti i milioni / per non parlare dei preti e dei bigotti / che devono ancora fare qualcosa di buono / Adesso Roca è tutto cambiato / dicono di averlo rimodernato / però purtroppo sono tutti un mucchio di bifolchi / e gli hanno portato via persino il Santo Tronco / (Reliquia custodita nella chiesa di quel quartiere) / e persino la Madonna che stava sotto al portico / l’hanno portata da un’altra parte.
Pier Angelo Bertoli è morto nel 2002.

Nota: l’articolo è del 15 luglio 2005 e proviene dall’Archivio di bondeno.com

Appartenenza

In altri tempi vi era un senso superiore di appartenenza alla comunità, nel quale l’individuo si identificava non tanto rivendicando diritti ma soprattutto adempiendo a doveri, e cioè seguendo scrupolosamente delle regole collettive di comportamento.

Il processo del progetto cosmopolitico al quale siamo stati e siamo sottoposti ha l’effetto implicito di investire le civiltà e le culture, cioè i popoli e gli Stati, privandoli della loro identità e della loro dignità. Confutare questo, semplicemente vedendo lo stato attuale delle cose, è impossibile. Una società, una collettività privata dello spirito comune è semplicemente una massa di individualità che non si sente legata a nulla se non a ogni proprio particolare. Estranei uno all’altro. Sperare che possano unirsi per una causa comune che necessita di mettere in campo tutto se stessi (non si penserà mica che ci lascino fare una rivoluzione pacata e democratica, vero?) è una speranza vana se prima non ci si riprenderà – o rifonderà – lo spirito della collettività.

estratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=10498

La nuova coscienza

Sì basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile. Basterebbe smettere di piagnucolare criticare affermare fare il tifo, e leggere i giornali. Essere certi solo di ciò che noi viviamo direttamente. Rendersi conto che anche l’uomo più mediocre, diventa geniale se guarda il mondo con i suoi occhi. Basterebbe smascherare qualsiasi falsa partecipazione. Rendersi conto che l’unico obiettivo non può essere il miglioramento delle nostre condizioni economiche, perché la vera posta in gioco, è la nostra vita. Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del destino del lavoro, e persino della politica, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza della stupidità degli uomini. Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare le nostre presunte sicurezze. Smascherare la nostra falsa coscienza sociale. Subito. Qui e ora.

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6 Responses to “La nuova coscienza”

  1. http://www.giorgiogaber.it/discografia-album/una-nuova-coscienza-canzone-prosa-testo
    E i timori anche giusti
    son pretesti per non affrontare
    la mancanza di una vera coscienza
    che è la sola ragione
    della fine di qualsiasi civiltà.

    #1423
  2. Il carattere selvaggio del liberismo non sta dunque tanto e solo nel grado di sfruttamento dell’uomo e della natura che esso promuove, ma soprattutto nella sua vocazione a promuovere una nuova cultura che scinda definitivamente i legami che l’uomo ha sempre sentito di avere con la società e con la natura, il tessuto umano e naturale della vita sociale, per produrre infine l’individuo che persegue univocamente il fine di affermare i suoi interessi: “separare il lavoro dalle altre attività della vita ed assoggettarlo alle leggi di mercato significa annullare tutte le forme organiche di esistenza e sostituirle con un tipo diverso di organizzazione, atomistico e individualistico”.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=15137

    #1424
  3. Non abbiamo di fronte un mondo nuovo, ma quello vecchio che si degrada velocemente e accentua tutte le sue perversioni, con la ricchezza che si concentra in sempre meno mani, con una grave crisi sociali e ambientale a cui il sistema non offre alcuna soluzione.
    Robert Charvin
    https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/01/14/benvenuti-nel-capitalismo-delloppressione-e-nel-confusionismo/

    #1425
  4. Recita infatti wikipedia, incontrastato arbitro della nostra confusione e ignoranza: La London Stock Exchange Group è la holding nata il 23 giugno del 2007 dalla fusione tra Borsa Italiana e la sua equivalente inglese la London Stock Exchange. Con 3.600 società quotate è la prima in Europa per volumi di scambio effettuati nei mercati regolamentati sui suoi circuiti. La fusione è avvenuta per acquisizione (per ogni azione di Borsa Italiana la London Stock Exchange ha dato agli azionisti italiani 5 azioni proprie) finalizzata alla creazione di un conglomerato finanziario capace di attirare i capitali asiatici e mediorientali verso il mercato europeo.

    Quindi, noi non siamo in grado legalmente, realmente, finanziariamente e tecnicamente di poter salvaguardare nessun titolo quotato in borsa se prima gli inglesi non ci concedono la grazia di digitare sulla tastiera un ok. Altrimenti non accade nulla. La vera sede, infatti, è a Londra. I sistemi informatici di controllo e supporto sono a Londra. Le grosse operazioni possono essere realizzate soltanto se Londra dice che va bene. E una cosa è chiara e certa anche a un bambino: in momenti di perigliosa crisi e tempesta, se gli inglesi devono scegliere se salvaguardare l’identità e sopravvivenza degli interessi del rampante Leone britannico oppure rinunciare a qualche loro privilegio per salvaguardare gli interessi di una colonia decotta, corrotta, finanziariamente impresentabile, che loro sognano anche la notte di possedere finalmente per intero come loro fiore all’occhiello, è chiaro ciò che decideranno.
    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2016/01/il-caos-totale-comincia-tingersi-di.html

    #1429
  5. La verità è che la propaganda del cosiddetto ordoliberismo è così rozza, perché permettiamo ai suoi “operatori” di essere grossolani, incompetenti, improvvisati, ignoranti quanto i loro datori di lavoro, persuasi che ci beviamo qualsiasi messaggio, qualsiasi slogan, qualsiasi promessa, qualsiasi illusione, purché ci garantisca di salvarci in questa nicchia di mediocrità, preferendo il brutto noto a un “meglio” sconosciuto che ci costringerebbe ad agire, a esercitare critica, a assumerci responsabilità, quelle bellissime dell’indipendenza e della libertà.
    https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/02/02/spot-e-moschetto-renziano-perfetto/

    #1430
  6. L’importante è che la protesta rimanga nell’ambito del consentito, senza travalicare e senza mettere in dubbio le Istituzioni ed i fondamenti che regolano il Sistema. La UE, la Commissione Europea, la NATO, il Vaticano, l’ONU, il FMI, la nuova morale, la Shoah come dogma, i trattati internazionali, ecc.. Niente di meglio quindi che sia lo stesso sistema ad organizzare la protesta istituzionalizzandola in strutture di partiti e movimenti che sono opportunamente pilotati o infiltrati in modo che non possano creare fratture e recare danni sostanziali: il caso Grecia è stato esemplare ma anche l’ Italia è sulla stessa linea e non si discostano la Spagna ed il Portogallo.
    http://www.controinformazione.info/il-multiculturalismo-come-ripudio-delle-identita-culturali-dei-popoli-a-favore-della-loro-sostituzione/

Riverisco

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(Parte 1 – La foresta)

Riverisco lor signori
sono il pagliaccio della corte
della mensa della casa di un
porcaro dell’Arconte e ricordo
a lor signori che per certi casi
strani l’ieri che diventa oggi non
ritornerà domani.
Calcolando si conteggia
che la roba va al denaro ma la
mano che la porta è più
importante del guadagno se la
roba sono i soldi anche i soldi
son la roba e il denaro è
un’astrazione della fabbrica di merci.
Riverisco lor signori
sono il pagliaccio della corte
della mensa della casa di un
porcaro dell’Arconte c’è chi dice
che son matto che mi chiama
menestrello sono invece solo il paggio
del buffone del castello.

(Parte 2 – L’albero)

Riverisco lor signori
sono il pagliaccio della corte
della mensa della casa di un
porcaro dell’Arconte e ricordo
a lor signori che per certi casi
strani l’ieri che diventa oggi non
ritornerà domani.
Corre e vola il nostro tempo
va veloce come il vento se una
donna si è negata che abbia in sè
un ripensamento se campassimo in
eterno si può chiedere cent’anni
ma poichè siamo già morti
consoliamo i nostri affanni.
Corre e vola il nostro tempo va
veloce come il vento come il
vento dell’Oriente che preannuncia
un cambiamento certo non cambierà
niente però può cambiare tutto se
la pianta della vita ha gettato
un altro frutto.