Regionalismo

Come scriveva, più di novanta anni fa,  sul tema del regionalismo, Gioacchino Volpe, grande storico di scuola nazionale “qualsiasi rimaneggiamento istituzionale è utile solo in quanto abbia dietro di sé una più salda trama di forze sociali, più alta educazione politica di collettività e di gruppi dirigenti, senso più robusto dell’interesse generale, maggiore voglia di lavorare e disposizione o rassegnazione a confermare il proprio tenore di vita a certe condizioni generali dell’economia nazionale e internazionale”.

Il rischio, oggi, di fronte alle grandi trasformazioni innescate dall’autonomia differenziata è che l’opinione pubblica rimanga ai margini, considerando il processo in atto come un esercizio di ingegneria costituzionale o , peggio, per alcune aree del Paese, come uno scotto politico da pagare ad un partito, la Lega Nord.

Sarebbe  insomma un errore considerare la nuova stagione del regionalismo come un  passaggio di routine. Per dare concretezza all’iniziativa federalista occorre piuttosto  trasformarla in un’occasione di mobilitazione politica e sociale, espressione – per dirla con Volpe – di una più salda trama di forze sociali e di un senso più robusto dell’interesse nazionale.

Il richiamo ad una gestione attenta e parsimoniosa delle risorse pubbliche, l’integrazione tra sussidiarietà verticale (impegnata a fissare la distribuzione di competenze amministrative tra diversi livelli di governo territoriali) e sussidiarietà orizzontale, una più ampia visione del riformismo costituzionale sono elementi essenziali per fare sì che la nuova fase federalista possa essere non solo “fiscale” ma anche partecipativa e solidale e dunque autenticamente “nazionale”. Il rischio altrimenti è che si indebolisca l’unità nazionale e si frantumi la coesione sociale. Con gravi conseguenze per il Nord ed il Sud del Paese. Senza distinzioni.

http://www.barbadillo.it/80899-focus-se-lautonomia-differenziata-diventa-federalismo-zoppo/

Il solito petrolio

La diplomazia Usa è sempre più spudorata nel perseguire con ogni mezzo gli interessi esclusivi delle multinazionali americane. Mentre – riguardo al Venezuela – si dibatte per stabilire se Maduro sia un eroe socialista rivoluzionario da preservare o un dittatore incompetente da abbattere, la Sicurezza Nazionale Usa ammette candidamente che il Presidente va rimosso per consentire alle compagnie petrolifere Usa di mettere la mani sulle vaste riserve venezuelane di petrolio. Un film già visto altre volte, per esempio in Iraq e in Libia, che in genere ha un finale tragico.

Statistiche OPEC a fine 2017: l’81,89% delle riserve di petrolio mondiali sono in mano all’OPEC. Di queste, la quota maggiore (circa un quarto, spicchio arancione) è del Venezuela (NdVdE).

http://vocidallestero.it/2019/02/22/bolton-lo-ammette-fuori-maduro-dal-venezuela-per-far-entrare-le-compagnie-petrolifere-usa/

Dai diritti acquisiti ai diritti quesiti

Lo scopo recondito del progetto di questa trasformazione dell’INPS da parte di Boeri e degli ambienti che lo sostengono è quello di limitare al massimo la pensione erogata dallo Stato con successivi tagli ed esclusioni, sostituendola con varie forme di “assistenza”. In tal modo i lavoratori dipendenti e autonomi (perché anche questi rientrano nel sistema previdenziale), visto che non hanno più la certezza di avere una pensione calcolata sui loro contributi, sono indotti ad aderire a polizze assicurative per garantirsi una rendita pensionistica, sia individuali sia nell’ambito dei numerosissimi Fondi istituiti negli ultimi anni dalle Compagnie di assicurazioni e da altri Enti finanziari. L’esempio cui ispirarsi sono gli Stati Uniti, dove appunto il sistema funziona così: pensione pagata privatamente, e gli anziani nullatenenti possono chiedere un’indennità di “social security”. D’altra parte, ciò sta già avvenendo con la sanità dove, a causa delle inefficienze del servizio pubblico, stanno diffondendosi a macchia d’olio fondi sanitari integrativi aziendali o individuali, con tutti i limiti e le eccezioni alle prestazioni che, com’è ben noto, le assicurazioni sono bravissime a porre.

L’allontanamento di Boeri, soprattutto da parte di un governo che non è allineato sulle istruzioni del Fondo Monetario Internazionale e delle “Fondazioni” che ne seguono i principi, ha bloccato questo processo. Adesso però il governo Conte non si deve fermare dinanzi alle proposte dissimili delle nomine da parte dei due partiti membri del governo: poiché si deve costituire un consiglio di amministrazione, tutti i nominativi proposti possono farvi parte, a condizione che si persegua, anche in questo campo, un reale “cambiamento” rispetto alla situazione preesistente e si mantenga il ruolo fondamentale e storico dell’INPS quale fondamento dello “Stato sociale”.

Di Nemo

http://www.ilpensieroforte.it/economia/1832-le-mani-della-finanza-sull-inps

Superfluo sottolineare come il “reddito di cittadinanza”, vada esattamente in questa direzione  😦

Viene dalla Svizzera la soluzione per i pastori sardi

Il latte dei pastori sardi è sottopagato, a causa della concorrenza sleale. In Svizzera la carne costa invece il 152% in più che nel resto d’Europa. Secondo voi sono più ricchi gi svizzeri, o i sardi?

Lo so, fa già ridere così. L’ultimo studio della società di servizi finanziari Credit Suisse ha rivelato che gli svizzeri hanno il patrimonio medio per adulto più alto al mondo: si attesta a 530.240 dollari (pari a 526.700 franchi). Le cose cambiano se si ragiona in termini di pil procapite o di indebitamento, ma la sostanza è quella, e cioè che gli svizzeri sono mediamente i più ricchi del mondo, mentre i sardi… no. Ora, quando si parla della ricchezza degli svizzeri ci sono di norma due linee di pensiero:

A) quella secondo la quale gli svizzeri sono ricchi perchè rappresentano un porto franco per la finanza (fuga di capitali)

e B) quella secondo la quale gli svizzeri sono calvinisti e dunque sgobbano 16 ore al giorno durante le quali fanno la cacca nel pannolino per non perdere tempo.

In entrambi i casi si tratta di fesserie.

Per quanto riguarda il segreto bancario, la Svizzera è scesa dal piedistallo da lustri: sono ben altri i paradisi fiscali dove portare i quattrini. Se invece guardiamo al dispendio di energie lavorative, fatevi un giro nei cantoni. Siamo sopra la media, ma non siamo a livello dei cinesi, ma nemmeno dei veneti, se bisogna proprio dirla tutta. Inoltre, i prodotti costano cari, specialmente quelli prodotti in loco.

E allora, quale sarà mai il segreto del benessere svizzero? Cosa potrebbe ispirare il modello svizzero ai nostri produttori?

Perchè una bistecca costa due volte di più in Svizzera rispetto a paesi confinanti come la Germania? Per l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), la causa sta negli esorbitanti dazi doganali che la Svizzera impone sui prodotti alimentari importanti dall’estero.

Le tasse doganali sui prodotti agricoli importati erano in media del 31% nel 2016, mentre superavano il 100% per la carne, le verdure e i latticini, stando a un rapporto pubblicato nel 2017 dall’OMC. Un semplice sguardo ai menù nei ristoranti svizzeri e tedeschi conferma questa grande differenza di prezzo.

“Una bistecca di manzo del Kentucky di 200 grammi in un ristorante di Zurigo costa 37,50 franchi – scrivono su swissinfo.ch – mentre una bistecca argentina di 250 grammi in una steakhouse appena dopo il confine tedesco costa 20,90 euro, circa 23 franchi. Insomma, per una bistecca analoga, il prezzo al grammo è praticamente il doppio”.

Ma la domanda che tutti si dovrebbero porre è un’altra. Perchè lo fanno? Se, in fondo, l’economia svizzera NON dipende dall’allevamento bovino, perchè imporre dei dazi così consistenti? Dopo tutto, coi loro redditi, gli svizzeri potrebbero accedere più agevolmente alla carne. Che la Svizzera stia promuovendo in modo surrettizio il movimento vegan?

Molto più banalmente, ma efficacemente, in Svizzera hanno capito che accettare la concorrenza sleale straniera sulla carne costringerebbe gli allevatori svizzeri a chiudere i battenti nel giro di pochi anni. Questo fatto, che capirebbe chiunque non fosse infarcito di ideologia liberista, alla lunga porta all’abbandono delle fattorie e della montagna, al totale detrimento dell’ambiente svizzero, del suo paesaggio e della sua cultura.

Motivazioni semplici, cartesianamente evidenti.

E che valgono anche per la Sardegna e per tutta la Penisola italiana.

Come avranno capito anche i sassi, da noi, però, non si può fare una politica di questo tipo, perché siamo inseriti dentro i trattati capestro dell’Unione Europea. L’istituzione di un fondo di 20 milioni di euro per sorreggere la filiera, come vorrebbe il governo in queste ore, rappresenta solo un’ennesimo, distraente ed inutile calcio al barattolo.

Massimo Bordin

http://micidial.it/2019/02/viene-dalla-svizzera-la-soluzione-per-i-pastori-sardi

Arridaje

Lo avevamo già detto qua (https://bondenocom.wordpress.com/2018/10/06/la-spada-di-damocle/) , ma intanto:

In quel clima carico di retorica femminista e di passionali sentimenti ecologisti, la sindaca pentastellata di Roma, Virginia Raggi, forse presa da pulsioni salvifiche alla Giovanna d’Arco, decide di voler stare in prima linea nella lotta al diesel, di combattere per la sua sollecita abolizione (senza tener conto di tanti fattori economici e reali) ed afferma, a sorpresa, imprudentemente, che la Capitale metterà al bando l’ingresso nel centro della città alle vetture diesel a partire dal 2024, per abbattere concretamente i livelli di inquinamento! La sua collega di partito, sindaca di Torino, Chiara Appendino, avrebbe probabilmente tenuto conto di una diversa realtà socio-economica, ma la sindaca di Roma risente del vecchio livore, dell’ostilità delle sinistre per le auto private, per i motori. Non pensando neppure che nel 2017 le nuove immatricolazioni di auto diesel nel nostro Paese erano cresciute del 3,8%. E che, a causa dei costi ancora proibitivi, le auto elettriche al momento non costituiscono un’alternativa valida ai motori tradizionali. Bisogna infatti considerare che l’auto elettrica più economica presente sul mercato è la microvettura Smart ForTwo, che ha un prezzo di listino che parte da 24 mila euro.

In qualche modo l’uscita della Raggi trova terreno fertile nel suo partito, emozionalmente assai sensibile alle tematiche liberal, ed apre la strada in materia a quelle che saranno scelte del successivo governo a maggioranza Cinque Stelle, presieduto da Giuseppe Conte.

Intanto il 4 ottobre 2018 il Parlamento Europeo approva, ad ampia maggioranza, target sempre più stringenti sulle emissioni di CO2 prodotte da veicoli per il trasporto di persone e merci. Vota il taglio della CO2 del 20% per il 2025 e del 40% entro il 2030. Decisione che incontra l’ opposizione dei governi delle nazioni appartenenti al blocco comunitario, a partire dalla Germania. Prima della loro implementazione, i nuovi target devono essere sottoposti alle consuete procedure negoziali con i singoli Stati membri.

L’Italia è frattanto impegnata in un duro braccio di ferro con l’UE sull’entità del nostro debito pubblico. Il Governo giallo-verde di Conte pensa di prendere due piccioni con una fava. Vara la famigerata “Ecotassa” che penalizza il settore automobilistico tradizionale, va incontro ai desiderata di Bruxelles e, allo stesso tempo, “progetta di far cassa” (insomma, la solita ‘stangata’) con un progetto di pochi bonus e molti malus per gli acquirenti di autovetture nuove, scatenando forti polemiche ed opposizioni. Dall’ecobonus/sconto all’ecotassa, il passo è infatti breve e pesante: innalzata la soglia delle emissioni dalla quale scatta il prelievo, cioè appunto 160 gr/km. di CO2. Mentre la tassa varierà da un minimo di 1.100 a un massimo di 2.500 euro: tanto dovrà sborsare chi dal primo marzo 2019 comprerà un’auto “inquinante”.

Il 2 dicembre il gelo piomba intorno all’una del pomeriggio, quando la Regione Piemonte diffonde la lettera con cui FCA annuncia che non si presenterà al Consiglio Aperto, convocato insieme con la Città di Torino.

‘In un attimo riemergono le paure scacciate appena dieci giorni fa con la presentazione del nuovo piano industriale, che scommetteva su Torino e sulla sua fabbrica simbolo, Mirafiori, destinate a riconvertirsi ai motori innovativi e alle tecnologie a basso impatto. La nuova vita della fabbrica è di nuovo in bilico. Finché non si fa chiarezza sull’ecotassa che il governo potrebbe applicare sui motori diesel «non saremmo in grado né di confermare il piano industriale, né di proporre scenari alternativi», scrive Pietro Gorlier, responsabile delle attività in Europa, Medio Oriente e Africa. Se il balzello venisse confermato il piano sarà rivisto, annuncia FCA. Salta dunque il Consiglio Aperto, per molti l’occasione di confrontarsi sui punti ancora poco chiari, a cominciare dai destini di Mirafiori, su cui erano previsti due modelli in produzione. Chiara Appendino legge con preoccupazione il cambio di scenario: «È un segnale negativo», commenta la sindaca. «Se il piano di investimenti presentato ai sindacati è solido, FCA continui il confronto con il governo e, una volta chiarite le perplessità, con le istituzioni del territorio». Chiamparino aggiunge: “Automotive e Tav incertezze pesanti per il Piemonte”. Tutto sembra tornare in discussione, come quest’estate, quando nella transizione dall’era Marchionne al nuovo management Torino e il Piemonte chiedevano chiarezza sugli investimenti. Il Presidente Sergio Chiamparino vede nello stop il segno di «uno scenario di incertezza per l’intero settore dell’auto». Ed attacca il governo: «Inquieta questa mancanza di chiarezza sulle politiche per un settore strategico per il Piemonte e l’Italia».

(Claudia Luise, Andrea Rossi, La frenata di Fca spaventa l’indotto: “Il governo alimenta incertezze sull’auto” in: https://www.lastampa.it/2018/12/13/cronaca/la-frenata-di-fca-spaventa-lindotto.html).

La povera Appendino, sindaca di quella che fu “la Detroit italiana”, si arrampica sul vetri: “se il piano è solido il confronto prosegua” azzarda dunque a dire, nella delusione generalizzata, tanto per prendere tempo e compiacere i sindacati.

Il 19 dicembre 2018 viene, in ogni caso, riformulata l’Ecotassa per auto nuove con emissioni da 160 gr/km, ed il vantaggio dell’ecobonus solo se si rottama.  Emendamento degli incentivi all’italiana:  sostegno da 1.500 a 6.000 € per auto elettriche-ibride e a metano, ma solo se chi acquista dà indietro la vecchia auto. Il prelievo sulle vetture nuove invece varierà da 1.110 a 2.500 € (per quelle che emettono oltre 250 gr/km di CO2). L’UE ordina frattanto un ulteriore taglio alla CO2 entro il 2030. Per i costruttori, significherà scendere dai 95 gr/km del 2021 a 55,5 gr/km. L’Acea: “Sarà un terremoto per l’occupazione”. L’Europa stringe, l’Italia allarga, ma punisce i “ricchi” e, purtroppo, non solo quelli. Il rimedio è forse peggio della misura originaria, notano alcuni. Mentre l’Unione Europea concorda (ma decideranno Consiglio ed Europarlamento) la “mazzata” sulle restrizioni alle emissioni di CO2  (-37,5% nel decennio 2021-2030, partendo dal tetto già stabilito di 95gr/km del 2021; morale si arriverà a 55,5 gr/km!), l’Italia della politica e dei compromessi, modifica l’odiata ecotassa, “salva” le utilitarie e punisce, cioè tassa le macchine di cilindrata superiore  fino a 2.500 euro, fissando il nuovo tetto di partenza delle emissioni dal quale scatta il prelievo a 160 gr/km.

Dall’ecobonus/sconto all’ecotassa, il passo è così breve e pesante: innalzata la soglia delle emissioni dalla quale scatta il prelievo, cioè appunto 160 gr/km. di CO2. Mentre la tassa varierà da un minimo di 1.100 ad un massimo di 2.500 euro: tanto dovrà sborsare chi dal primo marzo 2019 comprerà un’auto “inquinante”. Dal novero delle vetture tassate spariscono, per la verità,  varie  auto piccole e medie che invece rientravano nella precedente versione della norma. Nessuna tassa per chi ha già un’auto: l’imposta dovrà essere corrisposta solo da chi acquista una vettura nuova.

http://www.barbadillo.it/80745-focus-2-il-futuro-di-fca-alla-luce-dellintroduzione-dellecotassa/

 

Res global

La governance globale a cui i paesi avrebbero dovuto tendere nel tempo , infatti , si è sempre più andata definendo come una gabbia i cui soffocare i diritti fondamentali dell’uomo e l’autonomia dei singoli paesi ed una forma di potere  concentrata , di fatto , nel paese di riferimento del mondo occidentale , gli USA, la cui storia è completamente diversa da quelle dell’Europa .
La costruzione di un mondo globale rispettoso dei diritti di tutti è diventato il puro esercizio di un potere realizzato con armi sia convenzionali che non come vedremo . Questi  utopici organismi globali (“ Res global “) che avrebbero dovuto garantire le libertà individuali in una logica superiore sono diventati sempre meno rispettosi della libertà dei singoli stati ( “ Res publica “) ignorando ipocritamente la realtà ed arrivando a dichiarare il primo decennio dello nuovo secolo come il simbolo della pace perpetua.
Oggi nel leggere quelle dichiarazioni di intenti si rimane drammaticamente sconcertati per una miopia  che sfocia in una inaccettabile mancanza di coscienza storica e dimostra la sudditanza di organi al tempo creati come indipendenti per mitigare i conflitti tra stati i una logica collaborativa  come il FMI e la Banca Mondiale che sono invece divenuti strumenti di oppressione e di negazione della libertà e dei diritti universali dell’uomo dichiarati nel 1948 nell’interesse superiore di un sistema di potere globale che non ha alcuna legittimazione democratica né una rappresentatività che possa giustificare l’esercizio di un potere altamente concentrato . Il processo di concentrazione di potere e la conseguente posizione di sudditanza fatta prendere agli organismi globali “ indipendenti “ si  è avviata a partire dal 1971 e poi sempre più rapidamente in linea con il collasso dell’impero sovietico . Il sistema aureo è stato cancellato nel 1971 innalzando la finanza come strumento di governo mondiale ed il FMI come la Banca Mondiale sono diventati strumenti di attuazione di una politica di governo che si è sempre più intensificata con l’uso della finanza come arma non convenzionale . Il potere degli Usa nel controllo di questi organismo sovranazionali è stato senza dibattiti ma esercitato con lucida determinazione anche grazie all’occupazione dei posti di potere ; la Banca mondiale è sempre stata governata da un presidente statunitense ed alcuni fra questi non hanno mai nascosto posizioni fortemente conflittuali e di dominanza , Paul  Wolfowitz su tutti. Prima di essere nominato presidente della Banca Mondiale nel 2005 Wolfowitz era stato a lungo segretario alla difesa negli anni novanta per diventare ispiratore della politica estera di G.W.Bush e tra i principali ideatori della guerra in Iraq. Le guerre per la democrazia hanno toccato quei soggetti che più erano legati al sistema del petrodollaro ma anche che lo stavano minacciando : Saddam Hussein , Gheddafi , Assad ed ora Maduro e prima di lui Chavez.
Mai come in questo periodo storico si assiste alla totale mancanza di governance globale rispettosa degli equilibri dei singoli paesi ma usata in modo sistematico ed arbitrario  dagli stati più forti nei confronti dei più deboli che si vedono lesa la loro sovranità o “ res pubblica “ come dovrebbe definire lo spirito di una democrazia rappresentativa  . La finanza eretta a verità incontrovertibile nonostante la manifesta evidenza della falsità ha cominciato ad erodere la sovranità dei singoli paesi emettendo giudizi sui debiti sovrani privi di fondamento scientifico ma usati in modo dispotico e lesivo dell’autonomia delle scelte dei singoli governi locali . L’ultima dimostrazione di difesa della “ res publica “ italiana è stato lo scontro a Sigonella tra Reagan da una parte e da Craxi ed Andreotti dall’altra , le conseguenze delle posizioni assunte dai due politici le abbiamo poi seguite negli anni novanta quando la fine della Russia ha innalzato gli Usa a potenza dominante al mondo illudendo ancora una volta tutti di quanto l’arroganza del potere diventi l’esercizio di una drammatica eutanasia evidenziata dal degrado sociale di quel paese .

Fabrizio Pezzani

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61603

Eurasia

Già nel 2004, Putin aveva annunciato che “la Russia ha bisogno di fare un passo avanti per avere una nuova generazione di armi e di tecnologia.” All’epoca, gli Americani lo avevano ignorato, pensando che la Russia fosse sul punto di crollare in ogni momento e che avrebbero potuto usufruire del petrolio, del gas, del combustibile nucleare russo e delle altre materie prime di importanza strategica gratis e per sempre, anche dopo l’estinzione degli stessi Russi. Pensavano che, anche se la Russia avesse cercato di resistere, sarebbe bastato corrompere qualche traditore (come Gorbachev o Eltsin) e tutto sarebbe ritornato a posto.

Andiamo avanti velocemente di 15 anni, e che cosa abbiamo? La Russia si è ricostruita e si è riarmata. Le sue industrie da esportazione mantengono la bilancia commerciale in attivo, anche senza le esportazioni di petrolio e di gas. Sta costruendo contemporaneamente tre importanti gasdotti per l’esportazione: verso la Germania, la Turchia e la Cina. Sta incrementando la propria capacità di produzione nucleare in tutto il mondo e fa la parte del leone nell’industria nucleare mondiale. Gli Stati Uniti non riuscirebbero a tenere accese le luci senza le importazioni di combustibile nucleare russo. Gli Stati Uniti non hanno nuovi sistemi d’arma con cui contrastare il riarmo della Russia. Certo, parlano di svilupparne alcuni, ma tutto ciò che finora hanno prodotto sono infinite voragini mangiasoldi e un sacco di presentazioni in PowerPoint. Non hanno più la testa per fare il lavoro, o il tempo, o il denaro.

Alcuni degli ordini di Putin sul ritiro dal Trattato INF riguardavano la costruzione di missili ipersonici terrestri a medio raggio. Questa è una svolta nuova: non solo sarà impossibile intercettarli ma ridurranno il tempo di sopravvivenza della NATO, se mai attaccherà la Russia, dai minuti ai secondi. Era stato menzionato anche il nuovo siluro a propulsione nucleare Poseidon: anche se un attacco contro la Russia dovesse avere successo, si tratterebbe di una vittoria di Pirro, dato che le ondate alte 30 m. degli tsunami innescati dalla sua esplosione spazzerebbero le due coste degli Stati Uniti per centinaia di chilometri all’interno, trasformando in pratica l’intero paese in una landa desolata blandamente radioattiva.

Non solo gli Stati Uniti hanno perso la loro capacità di attaccare, non hanno nenche più quella di minacciare. Il loro principale mezzo di proiezione di forza globale è la marina, e Poseidon l’ha trasformata un inutile e lento mucchio di ferraglia. Basterebbe solo una manciata di Poseidon che tallonassero silenziosamente i vari gruppi da battaglia con portaerei degli Stati Uniti per azzerare il valore strategico della loro marina, indipendentemente da dove venga schierata nel mondo.

Senza le pastoie del Trattato INF, la Russia sarà in grado di neutralizzare completamente la già obsoleta ed inutile NATO e potrà inglobare tutta l’Europa nella sua sfera di sicurezza. I politici europei sono abbastanza malleabili e presto impareranno ad apprezzare il fatto che le buone relazioni con la Russia e con la Cina sono un vantaggio, mentre qualsiasi forma di dipendenza dagli Stati Uniti, con il passare del tempo, si trasforma in una enorme passività. Molti di loro capiscono già da che parte soffia il vento.

Non sarà una decisione difficile da prendere per i leader europei. Da un lato, c’è la prospettiva di una Grande Eurasia pacifica e prospera, da Lisbona a Vladivostok e da Murmansk a Mumbai, al sicuro sotto l’ombrello nucleare russo e collegata alla Cina attraverso la Via della Seta.

Dall’altro, c’è una certa oscura ex-colonia, persa nelle terre selvagge del Nord America, imbevuta di una fede incrollabile nel proprio eccezionalismo, mentre diventa sempre più debole, più conflittuale all’interno e più caotica, ma comunque pericolosa, sopratutto per sè stessa, e governata da un pomposo buffone che non capisce la differenza fra un trattato sulle armi nucleari e un accordo immobiliare. Deve essere, tranquillamente e pacificamente, relegata alla periferia della civiltà e poi ai margini della storia.

Trump dovrebbe chiudere tutta la sua squadra di governo nella sua “grande e bellissima stanza” ed evitare di fare qualcosa di ancora più tragicamente stupido, mentre menti più lucide negoziano in tutta calma i termini di una capitolazione onorevole. L’unica strategia di uscita accettabile per gli Stati Uniti è quella di cedere pacificamente e in modo tranquillo le basi che occupa in tutto il mondo, ritirarsi nel proprio perimetro geografico e non intromettersi negli affari della Grande Eurasia.

Fonte: cluborlov.blogspot.com

Link: http://cluborlov.blogspot.com/2019/02/rip-inf-treaty-russias-victory-americas.html

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Fonte: Comedonchisciotte