Comunali 10 giugno

Ovviamente il non volersi legare al territorio penalizza il M5S e la competizione si disperde in liste civiche che si definiscono di centro-destra o di centro-sinistra; per dare uno spessore umano alla vicenda, riportiamo qui la lettera di un nostro migrante:

Gentile Nuccio,

mi chiamo Francesco e sono un ragazzo qualunque, un emigrato come tanti.

Qualche anno fa, per l’ennesima volta, ho fatto le valigie, ho recuperato il recuperabile, e sono partito per l’altrove. Quell’altrove, l’ultima volta, si è chiamato Messico, ed è una questione piuttosto lontana; complicata.

Non mi soffermerò sulle ragioni della mia partenza, del perché io sia qui nel momento in cui scrivo. Cercherò invece di mostrarti un punto di vista lontano; cosa si aspetta uno come me – che ha viaggiato molto e che ha avuto l’opportunità di confrontarsi e crescere con altri mondi – dalla sua città natale, nel prossimo futuro.

Come vorrei dunque la mia città quando finalmente ci farò ritorno? E il futuro, quello che di rado viene nominato, che faccia esattamente avrà?

Sono delle belle domande, piene di insidie, ma anche gravide di sogni. Gli stessi sogni che sono stati estirpati, sul nascere, alla mia generazione, prima ancora di aver avuto la possibilità di giocarseli, prima ancora di lanciare i dadi in attesa di un verdetto.

Sono un sociologo, mi piace sentirmi così, anche se nella vita faccio altro… Ma leggo con estrema avidità, scrivo quando posso, rifletto da quando ne ho memoria, e non smetto mai di essere terribilmente curioso su ciò che mi circonda.

Il “ciò che mi circonda”, oggi, è un qualcosa difficilmente definibile, e dai confini labili. Ospita il reale, certo, ma anche quell’altra enorme fetta che è il virtuale: privo di pause, senza attrito, con una caterva di immagini e video seducenti senza fine. Da lì, giocoforza, ho incominciato a sintonizzarmi sui primi dibattiti monopolitani; sulla tua figura pubblica, che pian piano emergeva come indiscussa protagonista di momenti partecipati, di volti e strette di mano concitati che cercavano di dare un nuovo senso alla politica. E poi, l’inizio della campagna elettorale, una folla insperata ad aspettare il tuo primo discorso; il prologo della musica, lo sventolio delle emozioni che albergavano in un’atmosfera sospesa e limpida, come se quelle persone si trovassero tutte raccolte nel bel mezzo di un momento religioso, che si faceva civico, che si faceva comunità.

Ecco, questa è la parola che più mi piace, “comunità”: avere qualcosa di comune da curare nelle diversità di ognuno; sapere che le diversità non sono il nemico, non sono il fantoccio su cui sfogare le proprie frustrazioni, ma sono il punto di partenza. E tutto questo presenta diverse e importanti implicazioni con la tanto sbandierata “libertà”. Riprendendo le parole di un mio professore che faccio mie, “senza gli altri, senza il contesto nel quale ognuno di noi è collocato, non si può essere liberi. L’altro non è soltanto un limite della mia libertà, ma anche la condizione che la rende possibile. Impariamo la libertà solo se qualcuno ci educa a essa.”

Educazione, libertà, senso civico, comunità, legame sociale, partecipazione, relazione, identità individuale e collettiva… Ho avuto la fortuna di formarmi in mezzo a queste parole, a questi concetti, a queste pratiche. La mia vita da studente che faceva pratica, ruotava attorno ad un contesto che lavorava e si batteva per il bene comune: per la vita buona, per una società decente.

Bologna, pur nelle sue mille contraddizioni, accoglieva ancora quel senso di responsabilità per la cosa pubblica, che drasticamente ha dovuto cedere il passo al settore egemonico della società: il mercato. E così non solo in tutto il mondo, ma anche a Monopoli, hanno cominciato a infiltrarsi le conseguenze di specifiche politiche che appartengono ad una visione della società per me completamente sbagliata, una società che si fonda sulla convinzione che l’intraprendenza individuale generi sempre benessere per tutti; una società che sperpera volutamente la credenza che bisogna lasciare libero il mercato affinché un contesto possa “rigenerarsi”. E che la rigenerazione sociale di quel contesto non è che una reazione automatica e “istintiva” alla ripresa economica. Nulla di più sbagliato. Questo provoca solo – come oggi è parecchio evidente – esclusioni di sorta, aumento delle povertà, emigrazione di massa, benessere per pochi.

Penso ad esempio al centro storico di Monopoli – mi dicono divenuto molto più caro rispetto a qualche anno fa. Potrebbe certamente essere accessibile per una camminata (seppur difficile nei periodi di flusso intenso), ma meno per una birretta da acquistare al bar; meno per viverci tranquillamente nel rispetto di tutti. La “gentrification”, “termine che indica l’insieme dei cambiamenti urbanistici e socio-culturali di un’area urbana”, ha cambiato il volto del centro storico, escludendo, con prezzi alti, chi prima ci abitava, e ospitando capitali “colonizzatori” che arrivano dall’esterno, che arrivano dal “globale”.

Ecco, al mio ritorno, vorrei abbracciare una Monopoli più inclusiva, non una meta turistica esclusiva. Vorrei che le influenze del globale siano gestite e amministrate per dar lustro a un cotesto locale identitario, e non a un nonluogo della “movida” privo di riferimenti, sradicato da qualsiasi rapporto con il contorno sociale. Vorrei una Monopoli più giovane, con più bambini, con più giovani coppie. Vorrei che i giovani contassero per davvero, e che questa frase non sia un mero slogan. Vorrei che l’economia e il sociale viaggiassero su binari paralleli, e che avessero la stessa importanza nella differenza delle loro pratiche. Vorrei la tradizione come traccia significativa per l’elaborazione sensata di un presente nuovo, non un presente allucinato e preda di un futuro che non c’è.

So che molte delle cose di cui parlo non sono altro che il precipitato di dinamiche sistemiche difficilmente controllabili, ma come ci insegna la grande sociologa ed economista Saskia Sassen, quello che noi chiamiamo globale consiste anche di specifici contesti locali che si aprono, che immettono nella rete globale significanze particolari, contributi singolari, modelli di prassi.

Quello che mi auguro per la mia città è che diventi un laboratorio di buone prassi dove uno spirito rinnovato di collaborazione sappia pazientemente tessere reti, e dove tutti i suoi protagonisti – il cui più importante è il cittadino – sappiano gestire, nei loro singoli saperi, la cultura comune di un coordinamento necessario.

Anche da lontano ho provato ad immaginarmi lì, di provare le stesse emozioni dei presenti di quel primo comizio che hai tenuto. Forse mai, prima di allora, la politica locale ha saputo trasmettermi qualcosa. Spero siano illusioni positive, come la luce intermittente delle stelle.

Un caro saluto e un grande in bocca al lupo,

Francesco Paolo Cazzorla

Il suo paese di origine è Monopoli e nel link sotto i risultati elettorali definitivi, dal momento che ha vinto col 56% il candidato di un’altra lista

http://www.baritoday.it/politica/elezioni/comunali-2018/monopoli-risultati-amministrative.html

Editoriale

Abbiamo seguito la travagliata gestazione del nuovo governo giallo-verde (lo preferiamo a gialloblu) che avrebbe dovuto rendere chiaro ai nostri 5 lettori quali sono i nodi da sciogliere e reso evidente chi rema contro.

A questo punto, dopo 15 anni che scriviamo, ci sentiamo di condividere una valutazione espressa da un blog nostro coetaneo http://www.clarissa.it/:

L’elemento fondamentale positivo è che è tornata in questione la sovranità nazionale italiana, che dalla fine della seconda guerra mondiale è stata conculcata dalle forze traenti della storia postbellica, in quanto esse tutte sono radicatamente anti-nazionali: le forze cattoliche, quali espressioni del potere temporale della Chiesa; quelle di origine socialcomunista, a motivo dell’internazionalismo che le ha da sempre caratterizzate; quelle del liberal-capitalismo occidentale, giacché la predicazione anglo-sassone ha sempre indicato nel nazionalismo centro-europeo il nemico da abbattere. Ciò che queste classi dirigenti internazionaliste hanno prodotto è sotto gli occhi di tutti: scomparsa del senso di comunità e del superiore interesse collettivo; inaridimento dello “spirito di servizio” nei servitori dello Stato; perdita di un baricentro ideale culturale morale, dai livelli più alti a quelli più bassi della società; azzeramento di un ruolo internazionale autonomo dell’Italia, come dimostra la nostra politica estera; asservimento ai centri di potere (economici, finanziari, politici, militari) atlantici; impossibilità di una lettura oggettiva della nostra storia unitaria, e quindi di una coscienza della missione italiananel mondo contemporaneo.
Il secondo aspetto positivo è che la faticosa intesa giallo-verde ha costretto due partiti a superare contemporaneamente sia la logica partitocratica, per definire una piattaforma comune di azione; sia la logica destra-sinistra, in quanto tale piattaforma, pur con tutti i suoi evidenti limiti e contraddizioni, non risponde più alle categorie politico-ideologiche novecentesche. Non si può fare altro che dire: “Era ora!”. Ma occorre subito aggiungere che questa caratteristica, che è sicuramente ciò che, dopo decenni, fa in questo momento dell’Italia un laboratorio importantissimo per il futuro dell’Europa e del mondo, è tuttavia anche l’aspetto che deve subito essere correlato agli evidenti limiti delle forze che stanno tentando il cambiamento.
Il primo di essi è che né la Lega né il Movimento Cinque Stelle hanno formato in questi anni in modo attento e consapevole una propria classe dirigente: la Lega per la sua origine piccolo-borghese, di protesta basata su ristretti interessi economici di ceti medi tartassati dalla crisi economica e da uno Stato forte coi deboli e debole coi forti; il Movimento Cinque Stelle per l’ossessione tecnologico-telematica con cui esso si è costruito, che da sempre rende estremamente tenue e oscillante la coesione ideale del movimento: lo si è visto (ed è non solo e non tanto un segnale di opportunismo, ma di debolezza strategica), quando il Movimento ha modificato in corsa alcuni punti qualificanti della sua linea di politica estera – precisamente quelli relativi alla Nato ed alla Russia, solo per citare due esempi davvero non marginali.
Sappiamo quanto questa incapacità di formare classi dirigenti di ricambio abbia pesato sulla storia italiana: vuoi nella fase unitaria post-risorgimentale; vuoi nell’affrontare la Grande Guerra; vuoi nel periodo fascista. Fa eccezione il periodo testé conclusosi, per una ragione assai semplice: la classe dirigente post-bellica italiana è sempre stata plasmata sul calco di quelle anglo-sassoni, che da questo punto di vista hanno rappresentato e tuttora rappresentano il modello dominante: basta guardare ai dirigenti d’impresa, ai grand commis pubblici, ai quadri militari, al mondo dei mass media, agli intellettuali ed al mondo universitario.
Sappiamo anche che non potrà esservi cambiamento nella situazione italiana se il futuro governo non riuscirà a scalzare e sostituire efficacemente i quadri direttivi dello Stato: da quelli ministeriali a quelli regionali, da quelli degli organismi economici e finanziari ancora controllati o partecipati dallo Stato a quelli militari e dell’intelligence, a quelli della politica estera. Se non arriveranno qui uomini nuovi, formati ad una visione dell’Italia ispirata dal senso della comunità nazionale e della difesa dell’autonomia dai poteri internazionali condizionanti, ben poco potrà fare qualsiasi governo “populista”, poiché esso o sarà presto riallineato all’ordine costituito ovvero sarà spazzato via dalla prima crisi monetaria o economica, reale o provocata a questo scopo.
Ecco perché abbiamo sempre ritenuto prioritaria la cultura e la scuola nel processo di sviluppo del nostro paese e perché riteniamo che le larghe carenze, accumulate e incoraggiate finora, non permettano assolutamente il salto di qualità che il compito enunciato sopra richiederebbe.

Riepiloghiamo

Spogliare la Grecia è stato uno scherzo.
Aeroporti, qualche isola, industrie zero, terre poche, risparmi privati ridicoli, demanio interessante.
Comunque la Grecia aveva un Pil inferiore alla sola provincia di Treviso.
E’ bastato un sol boccone.
Per l’Italia è diverso.
Un capitale assolutamente enorme.
Secondo al mondo in quanto a risparmio privato, primo come abitazioni di proprietà, terre di valore assoluto e coste meravigliose.
Quinta potenza industriale al mondo prima dell’euro, ottava oggi.
Il Made in Italy è ancora oggi il marchio numero uno al mondo, davanti a Coca Cola.
Biodiversità superiore alla somma di tutti gli altri paesi europei.
Come capitale artistico momumentale, non ne parliamo neanche: è superiore a quello di tutto il resto del mondo.
Francia e Germania, più qualche fondo americano, cinese o arabo hanno fatto la spesa da noi a “paghi uno e prendi quattro”.
Tutto il lusso e la grande distribuzione sono passati ai francesi insieme ai pozzi libici passati da Eni e Total.
Poi anche Eni è diventata a maggioranza americana.
Anche il sistema bancario è passato ai francesi insieme all’alimentare.
I tedeschi si sono presi la meccanica, e il cemento.
Gli indiani tutto l’acciaio.
I Cinesi si son presi quote di  Terna, e tutto Pirelli agricoltura.
Se ne sono andate Tim, Telecom, Giugiaro, Pinin Farina, Pernigotti, Buitoni, Algida, Gucci, Valentino, Loro Piana, Agnesi, Ducati, Magneti Marelli,Italcementi, Parmalat, Galbani, Locatelli, Invernizzi, Ferretti Yacht, Krizia, Bulgari, Pomellato, Brioni, Valentino, Ferrè, la Rinascente, Poltrona Frau, Edison,
Saras, Wind, Ansaldo, Fiat ferroviaria, Tibb, Alitalia, Merloni, Cartiere di Fabriano…..
Ma…non hanno finito.
Ci sono rimaste ancora le case e le cose degli italiani.
E i loro risparmi. Circa 3000 miliardi di euro.
Ora vogliono quelli.
Ecco chi ha chiamato Mattarella e gli ha “intimato ” di procedere a sbarrare la strada a chi poteva mettere a rischio la prosecuzione della spoliazione.
I fondi di investimento, i mercati, che, come ricordavo raccolgono i soldi delle mafie, tutte, grandi e piccole, dei traffici di droga, di umani, di truffe internazionali, si salvataggi bancari, del “nero” delle grandi multinazionali, siano esse del commercio, dei telefonini, della cocaina o delle armi, questi fondi di investimenti dicevo, non hanno finito.
Ora tocca alle poche industrie rimaste, ai fondi pensioni, ai conti privati, agli immobili.
Ora tocca a noi.
Ecco perché non serve a nulla mediare, arretrare un po’.
Non si placheranno, l’abbiam già visto.
Bisogna fermarli ora.
Il 24 maggio non vi è venuto in mente nulla ?
Ogni generazione ha il suo Piave.
Questo è il nostro.
 di Gian Micalessin in https://www.maurizioblondet.it/impediamo-lultimo-saccheggio-dellitalia/

Spigolando

Comunque vada a finire, una domanda s’impone: come è potuto nascere da questa Italia di ovini, un animale politico della qualità di Salvini? Da quale corpo speciale, scuola ninja o di ju-jitsu è stato allevato? Dove ha imparato l’energia, il coraggio, la creatività? Si può rispondere solo in un modo: che la qualità politica non s’insegna. Populisti si nasce.

Ha inventato un nuovo metodo di comunicazione politica; non dice mai niente ai giornalisti che gli si accalcano attorno come mosche, non si fa intervistare da questi viscidi che falserebbero le sue espressioni. No, sale sul terrazzo di una casa e manda un messaggio video col suo telefonino. In diretta. Scavalca i giornalisti, falsi mediatori, mettendone in luce l’inutilità, e parla “dal vivo”, un video ruspante e non montato. Raggiunge direttamente 2 milioni e 245 mila followers, ciè un 10 volte di più dei lettori di Repubblica o del Corriere. Non è il “suo” elettorato, è, idealmente, al popolo italiano che spiega come sono andati i colloqui… E’ un discorso senza mediazioni e sempre chiaro e semplice, retto da una convinzione vera.

Ovviamente, anche col teatrino politico salta le mediazioni, i rituali malmostosi e vuoti, il rispetto che “si deve” alla “alta carica dello Stato”, che in queste ore e giorni sta abbassando se stessa a livello stradale in questo sbarramento a un nome autorevole, più autorevole di lui, insigne (più di lui), perfettamente dotato per il ministero che Salvini e Di Maio vogliono per lui. I capi dello Stato, da Scalfari a Napolitano, per attuare i loro condizionamenti, lo hanno fatto in segreto, di nascosto, solo mesi dopo si è saputo delle loro manovre. Ora, Salvini (e Di Maio) non rispettano questa “segretezza istituzionale”, svelano le trame; il Quirinale è costretto a rispondere sui mezzi internet minacciando querele a Byoblu…di ora in ora, il rifiuto di Paolo Savona diventa sempre più equivoco, sospetto, immotivato.

Sempre più voci, e sempre più autorevoli, si alzano a chiedere a Mattarella il motivo di tanta opposizione – che evidentemente non può essere confessato. Anche a sinistra, anche in quello che fu il Pd. Già abbiamo detto di Fassina. Adesso anche Francesco Boccia, ex Pd, oggi nella cosca di Emiliano: “Paolo Savona è una delle migliori personalità del Paese in materia economica” e “da ministro dell’Economia non sarebbe un pericolo, anzi: sarebbe un argine a Salvini”. Lo dice Francesco Boccia del Pd al Corriere della Sera”. Il progetto Salvini per l’Italia non può non esercitare un’attrazione anche a sinistra, in quei settori non zombificati che non si adattano a ridurre la sinistra alle nozze gay e diritti lgbt. Questo può avere effetti elettorali di lunga portata.

https://www.maurizioblondet.it/salvini-ha-gia-rinnovato-la-politica/

Chi sarà?

Di Maio e Salvini hanno contattato alcune figure per così dire «terze» ma tutti hanno declinato l’offerta”, e ci credo.
“Mattarella ha messo in chiaro che il futuro premier dovrà avere un profilo «presentabile» al prossimo G7 che si terrà l’8 e 9 giugno in Canada”.
E chi può essere? Uno atlantico e europeista, di sicuro. Ma dove trovarlo? Cercate, cercate….
“Insomma, nessun esperimento con personalità alle prime armi, ma qualcuno che abbia già una consuetudine con i consessi internazionali o comunque un suo peso politico da mettere sul tavolo”.
Quindi nessun Di Maio, nessun Salvini, nessuno dei loro nuovi eletti da voi, perché sono tutti alle prime armi, oppure sono critici dell’euro, quindi “impresentabili” Nello stesso tempo deve essere uno “di area”, perché di europeisti e atlantisti ce ne sono mazzi a sinistra, ma la sinistra ha perso – sarebbe troppo sporca prendere da lì il premier del governo Lega-M5S
Chi sarà? Chi sarà? – come canta la Butterfly – giusta suspence, o giovini, vi attanaglia. Ma ecco:

uscito dalla folla cittadina
Un uomo, un picciol punto
S’avvia per la collina.
Chi sarà? Chi sarà? (canta la Callas)
Lo riconoscete? Sì! E’ lui!

Di nuovo eleggibile! Votatelo, siete liberi.

“Sorpresa! Berlusconi riabilitato e candidabile!

https://www.maurizioblondet.it/mattarella-vi-insegna-la-liberta-e-lignoranza-e-forza-le-guerra-e-pace/

Chi non vuole governare?

Ne discutevano anche stamattina gli esperti di turno alla TV partendo da quella proposta dei 5 stelle di governare con la Lega.

In effetti i numeri ci sono (anche se politicamente questa sembra più una mossa per rompere la coalizione di centro destra).

Ma il vero problema è che la risoluzione dei problemi dell’Italia non si può avere all’interno degli accordi europei ed internazionali .

“Un popolo non può essere libero se non ha sovranità. Non accettiamo che il nostro destino sia deciso da organismi burocratici non eletti e da banche internazionali che sfruttano i popoli. Noi esigiamo il ripudio di tutti i debiti da usura verso le banche centrali, la creazione di una Moneta di Popolo, dichiarata proprietà dei cittadini che non viene prestata e quindi non crea debito o inflazione e la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Noi invochiamo il ritorno in mani italiane di aziende storiche svendute a stranieri, una politica contraria alle delocalizzazioni e che favorisca il ritorno in Italia delle aziende già delocalizzate. Noi auspichiamo un rilancio dell’IRI che possa ridare slancio a tutta l’economia italiana…
(omissis)
Il nostro popolo deve essere padrone della sua moneta, della sua casa, della sua sicurezza e delle sue strade o non sarà mai libero!
Noi esigiamo l’uscita dell’Italia da UE, EURO e NATO e l’affermazione di una politica di amicizia e collaborazione con la Russia”.

Come avrete capito il brano citato è tratto dal programma elettorale di Italia agli italiani che ha ottenuto lo 0.49% di voti e nessun seggio.

Ma Roberto Fico temo diventi subito una Boldrini che propone lo jus soli e  simili piddiate, al solo scopo di far divergere le due formazioni populiste che  possono e devono governare insieme su un programma minimo di riforme e unite di fronte alla UE.  C’è il rischio che  l’Italia perda una occasione storica – la propria liberazione –  che non si ripresenterà.(1)


  1. https://www.maurizioblondet.it/guardate-governa-sempre-gentiloni/
  2. Leggi anche https://bondenocom.wordpress.com/2018/03/27/di-maio-sa-cosa-sono-i-costi-della-politica/

Un governo subito!

Si diceva un tempo che mentre il medico studia, l’ammalato muore. La situazione internazionale si fa sempre più incandescente, il fronte interno – alle prese con i “soliti” problemi economici e di sicurezza – non sta molto meglio.

L’ultimo giro di consultazioni non ha lasciato a Mattarella altra chance che quella di pazientare ancora un po’, viste le frizioni tra le formazioni politiche in campo. Nel frattempo è accaduto che l’asse Usa-Gb-Francia ha bombardato la Siria, che l’Ue ha chiesto ulteriori ritocchi alla legge Fornero e che la Cassa Depositi e Prestiti rischia di impaludarsi nel valzer delle nomine dato che nessuna formazione è così forte da imporsi, democraticamente, alle altre.

Mentre il medico studia e si alambicca nella farmacopea parlamentare, mentre gli elementi reagiscono, spesso buffamente, quando li si accosta l’uno all’altro, mentre la geopolitica impone attenzione massima per un conflitto sul Mediterraneo che rischia di strabordare da guerra d’area a scontro globale, l’Italia non può permettersi di cincischiare compulsando ferocemente la lista dei sondaggi.

di cosa si interessano gli italiani in un normale sabato pomeriggio (se non sono al mare)

L’attuale situazione politica non è più tale da potersi affrontare con un governo ombra, in deroga, che non gode del favore degli elettori. I partiti non possono nemmeno delegare le responsabilità loro – che siano di governo o, di conseguenza, di opposizione – alle burocrazie di Stato o a quelle internazionali, altrimenti dimostrerebbero la loro inconsistenza.

Il momento è serio perché c’è un Paese sfibrato, diviso e arrabbiato che si avvia a perdere centralità internazionale persino in un bacino, quello del Mediterraneo, dove naturalmente sarebbe interlocutore obbligato per tutti. Perciò c’è bisogno della politica, di chi si assuma la responsabilità di fare ciò per cui è stato eletto: altrimenti avrebbero (tutti) già fallito ancor prima di cominciare.

http://www.barbadillo.it/4145-il-caso-siria-fornero-economia-ecco-perche-ci-serve-un-governo-subito/