Il tutto è falso

il falso “correttamente applicato”  è diventato il vero motore delle carriere accademiche. E a questo possiamo aggiungere l’opinione del premio nobel per la medicina, il biologo cellulare  Randy Schekman per il quale le maggiori riviste scientifiche , Nature, Cell e Science sono come tiranni: “pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a  modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione”. E naturalmente questo non si ferma qui, si estende ai pagamenti in solido che università e gruppi in concorrenza tra loro o addirittura organizzazioni ad hoc effettuano per poter venire alla ribalta.  Paradossalmente il publish or perish  che le capre nostrane, incompetenti e/o subornate da modelli superficiali considerano il massimo della modernità è in realtà alla radice di tutto questo e non solo dei falsi o delle superficialità, ma anche della normalizzazione della scienza perché nessuno è così pazzo da sfidare il potere

Materie oscure, anzi proprio buie

A misfatto compiuto

Perché i conti dell’azzeccagarbugli degli italiani e del suo governo sono proprio quelli della serva, della serva Italia, calcolati per riconfermare e dimostrare subalternità e sottomissione al padrone, senza considerare i danni collaterali, la manomissione del nostro territorio e la pressione sull’ambiente irreversibili, la mobilitazione di risorse finanziarie e umane che dovrebbero trovare una collocazione più razionale e “sociale”, la condanna senza appello a costituirci in qualità di hangar, rampa di lancio, corridoio di passaggio, tubo e condotta, poligono e trincea, e laboratorio per test mortali. Uno dei quali ha già avvalorato la diagnosi: siamo proprio il paese dove il Si suona, purtroppo.

Il simplicissimus

it Anna Lombroso per il Simplicissimus

Regna una grande confusione sotto il nostro cielo: l’opposizione irriducibilmente europeista che annovera non sorprendentemente  il destinatario della famosa lettera segreta di intimidazioni del 2011 e quelli che l’hanno usata come format per le manovre successive, scoprono le meraviglie del sovranismo di ritorno e rimproverano il governo di umiliante acquiescenza e vile assoggettamento ai diktat imperiali. E in aggiunta rimbrottano la maggioranza per la lungaggine con cui eseguono gli ordini, che minaccia il festoso cenone dei parlamentari.

La Raggi viene accusata di creare disordine all’ombra dell’esile alberello di Piazza Venezia per aver fatto quello che per anni altri sindaci avevano promesso senza realizzarlo per non disturbare la lobby del turismo soprattutto quello benedetto oltre Tevere.

Il truculento all’Interno,  che indossa la divisa estratta dall’armadio della sala delle mascherate  eleganti del Cavaliere, senza che nessuno sbirro si inalberi per l’abuso, dismette la sua accanita battaglia per…

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Da Marcuse a Davila*

Usando le laconiche parole de L’uomo a una dimensione (1964), con Marcuse possiamo avanzare questo rilievo (che peraltro ben calza con gli ultimi decenni politici italiani e internazionali):« La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi. »

Proprio la crescente impressione o consapevolezza che “i politici sono tutti uguali”, che, a prescindere da destra o sinistra, “comunque non cambi niente” e che a trionfare sia sempre il pensiero sostanzialmente unico dell’establishment – ciò ha fatto sì che si iniziasse a rivolgersi a crescenti forze antisistema, nelle varie forme che hanno assunto: sovraniste, populiste, antidemocratiche o, almeno nei proclami, a favore di forme di democrazia diretta.

Dunque, anche il «controllo ultimo» può non bastare e consegnarci alla tirannia e al dispotismoI governi, i parlamenti nazionali e le istituzioni europee sono oggi senza dubbio tiranniche e dispotiche. Sono dispotiche perché il voto lascia inalterato lo status quotiranniche perché le crisi economiche, sociali, ambientali si perpetuano. Le forme e perfino le istituzioni politiche tradizionali sono ormai esautorate nell’opinione condivisa, ma ciononostante perdurano negli anni, per giunta aggravando la situazione che da decenni promettono di risolvere.

Ma questi tratti dispotici e tirannici che sempre più subiamo sono frutto di quegli stessi valori che molti di noi – il popolo! – incarnano nella quotidianità. È il popolo stesso, benché venga osannato dai populismi, ad essere individualista, arrivista, consumistico, indifferente all’ambiente, ecc. I valori dei politici, dei manager, dei proprietari, che il popolo disprezza, sono i suoi stessi valori. Come possiamo sperare che la scalata verso alte cariche o posizioni di prestigio attenui quel che i più di noi sono, invece di potenziarlo? Uomini che aprano prospettive sul futuro non se ne vedono; semmai si vedono uomini nuovi, ma solo perché peggiori dei precedenti.

« La società moderna si degrada tanto in fretta che ogni nuovo mattino contempliamo con nostalgia l’avversario di ieri. » (Nicolás Gómez Dávila, Escolios)

Non solo è la classe politica ad essere moribonda, ma lo è anche quella degli accademici, degli intellettuali, degli uomini di cultura. Manca chi denunci, si mobiliti, crei, faccia vedere quel che i più non sanno vedere, con cognizione di causa.

« Qualunque sia la loro forza di percussione e di impatto, gli avvenimenti contemporanei sono poveri di contorni, di rilievi, di spigoli, se l’immaginazione non inventa per vederli un lessico dai significati appropriati.

La percezione si ottunde se gli artisti scarseggiano. » (Ivi)

Ed è assai difficile che l’eccezione emerga. Emerge semmai chi è così simile alla mediocrità da potervici facilmente riconoscere.

« La personalità di questi tempi è la somma di ciò che fa colpo sugli stupidi. » (Ivi)

E c’è ormai qualcosa che sopravviva al mercato, perché se ne riconosca il valore e non si pieghi ad esso?

« Il Progresso alla fine si riduce a derubare l’uomo di ciò che lo nobilita, per potergli vendere a buon mercato ciò che lo svilisce. » (Ivi)

L’uguaglianza al ribasso paventata da molte voci, che hanno iniziato a levarsi preoccupate e spaventate fin dall’Ottocento, si è andata via via realizzandosi.

« Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga. » (H.-F. Amiel, Frammenti di diario intimo, 12 giugno 1871)

 

Henri-Frédéric Amiel, Alexis Tocqueville, Nicolás Gómez DávilaHenri-Frédéric Amiel, Alexis Tocqueville, Nicolás Gómez Dávila

 

Per dirla ancora con Gómez Dávila:

« Dobbiamo compatire l’egualitario.

Quale sfortuna ignorare che ci sono ranghi e ranghi al di sopra della nostra mediocrità. » (N. Gómez Dávila, Escolios)

Così, se i desideri non vengono coltivati, e non diventano ideali, essi rimangono piccini.

« È probabile che il dispotismo, se riuscisse a stabilirsi presso le nazioni democratiche del nostro tempo, avrebbe un altro carattere: sarebbe più esteso e più mite e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. […]

Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria. » (A. Tocqueville, La democrazia in America)


  • Nicolás Gómez Dávila. (11 dicembre 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 17 dicembre 2018, 16:00 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nicol%C3%A1s_G%C3%B3mez_D%C3%A1vila&oldid=101500414.
  • Il XXI secolo, tirannico e dispotico

    di Gabriele Zuppa – 12/12/2018

    Il XXI secolo, tirannico e dispotico

    Fonte: Gazzetta filosofica

 

Dilettanti sbaragliati

Dopo aver declassato l’industria dell’auto – grazie alla “provvidenziale” morte degli eredi naturali Agnelli – gli Elkann, EUsraeliani, hanno consegnato la nuova FIAT alla produzione di semplici commesse internazionali. I centri di ricerca FIAT sono stati chiusi. L’industria informatica di Ivrea – Olivetti – distrutta da De Benedetti: dava fastidio ad IBM. Che fu, poi, “mangiata” dai cinesi di Lenovo.

Sulla produzione italiana di zucchero – ben 34 zuccherifici – è bastato sopprimere le draghe (regionali) fluviali che rendevano conveniente il trasporto dal campo alla raffinazione: oggi rimangono 3 zuccherifici, in via d’estinzione. A vantaggio dei produttori del Nord Europa.

Insomma, gli USA hanno un bilancio federale: come possiamo pensare di sommare spezzoni di singoli bilanci senza fornire quella omogeneità di prassi che richiede la formulazione di un vero bilancio?

Mi chiedo se i grandi “rivoluzionari”, che propalavano urbis et orbis il nuovo Verbo dell’indipendenza da questo circuito infernale – via dall’Euro! via dall’Europa! – si rendono conto dei frutti delle loro azioni, del loro cedere senza condizioni ai ricatti europei.

Mi sovviene quando Berlusconi, per le elezioni del 2006, incontrò e raggirò i rappresentanti dei No-Euro per avere qualche voto in più (poi ottenuto semplicemente comprando il senatore De Gregorio), senza sapere nemmeno cosa volessero o quali fossero gli obiettivi del loro agire.

C’è, in più, un’aggravante: Conte, Di Maio e Salvini hanno ceduto in un momento politico nel quale c’erano molte premesse di successo: il clamoroso “sforamento” del 3,5 % della Francia – che ha, in termini monetari, un debito maggiore del nostro – la difficoltosa trattativa del Regno Unito per uscire dall’Europa, le elezioni europee incombenti, il “tiepido” appoggio americano, l’interessato “appoggio” russo…ma quando mai simili situazioni si ripresenteranno?

L’errore primigenio è stato l’essere stati irretiti nel vortice delle trattative di levatura economica, senza comprendere che la vera contesa era di ordine politico: la Francia va sorretta perché, domani, i giubbotti gialli non giungano al potere. L’Italia va massacrata poiché, in qualche modo, la protesta ha raggiunto il potere.

Soluzione? Fare in modo che la “protesta al potere” sia enucleata, derisa, accumulata nel coacervo delle rêverie di provincia, nel sogno ad occhi aperti di una possibile rinascita. Per mantenere in vita l’oligarchia europea.

Stamani mi sono recato alla Posta, per pagare l’IMU e la spazzatura, per la quale ero in ritardo: 801 euro. Tredicesima: circa 1.300 euro. Un tempo, almeno sotto Natale, si faceva in modo che l’economia si riprendesse grazie, almeno, all’importo delle tredicesime. Anche questo sogno è sparito: sempre solo tagli, economie, risparmi da consegnare all’Europa.

Alla mia constatata malinconia nel consegnare la tredicesima all’Europa, ha fatto coro l’impiegata delle Poste: “Mi ero ripromessa di non votare più: poi, questa volta ho ancora votato perché mi son detta…proviamoci, se si riuscirà a cambiare qualcosa…la prossima avrò fatto tesoro di questa delusione.”

Così la pensano gli italiani, checché ne dicano i nostri governanti.

http://carlobertani.blogspot.com/2018/12/una-lettura-alla-tsipras.html

Poveri noi!

Fonte: Enzo Pennetta

Bisognerebbe ringraziarli per la loro capacità di sorprenderci sempre con nuove invenzioni, sono gli “scienziati” del crepuscolo, quelli che devono nascondere a cesare che l’impero va in malora.

Dopo i gilet gialli infuriati perché non hanno capito la tassa ecologica, e contemporaneamente alla denuncia sulle ingerenze di Putin nelle sommosse francesi, ecco che il CENSIS supera tutti inventando una nuova patologia psicoillegale. Per consentire ai politici di riferimento di continuare a non vedere una realtà fatta di persone impoverite e tradite da una classe dirigente che li ha venduti alla finanza, che li ha sottomessi a regole fatte per trasferire ricchezza dal basso verso l’alto, che gli ha imposto obblighi ciechi e diritti surrogati da concedere senza se e senza ma sul verbo del politicamente corretto, ha trasformato le rivendicazioni in malattie mentali. Così il rapporto CENSIS riferito sul Sole 24Ore:

I nostri concittadini, spiega il capitolo chiave sulla “società italiana al 2018”, sono in preda a «una sorta di sovranismo psichico prima ancora che politico», che «talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria – dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare».

Voi quindi non avete delle opinioni, siete malati mentali e la vostra malattia è il rancore, siete irriconoscenti verso persone che volevano solo fare il vostro bene, voi non individuate responsabilità e pericoli ma siete a “caccia del capro espiatorio”, non indicate soluzioni per tutelare i vostri legittimi interessi, siete alla ricerca di leve per un “cinico presunto riscatto”. Il CENSIS non studia più il sociale come dovrebbe fare secondo le sue finalità, adesso ci giudica applicando delle categorie di parte, osserva l’Italia attraverso le lenti colorate del globalismo e de neoliberismo che rendono sbagliato qualsiasi altro colore, un po’ come Nerone interpretato da Peter Ustinov in Quo Vadis che osservava i sudditi attraverso dei vetrini colorati.

“Sovranismo psichico” è un termine che scientificamente non significa nulla, un neologismo che restituisce solo ringhio impotente di una classe dominante avviata al tramonto, la classica orchestra del Titanic che suona e che oggi è incarnata da quella del teatro Alla Scala, applausi rassicuranti racchiusi in un recinto autoreferenziale mentre intorno un intero mondo è al tramonto.

Il CENSIS, come larga parte della scienza vassalla del mondo politicamente corretto, ormai non si preoccupa neanche più di salvare le apparenze, di scientifico non è rimasta che la facciata, con termini come “sovranismo psichico” il re è nudo.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61326

Dilettanti allo sbaraglio

«Non capisco lo stupore che ho letto su un’agenzia per la definizione di Hezbollah come terroristi islamici. Se si scavano tunnel sotterranei a decine di metri che sconfinano nel territorio israeliano, non penso si faccia per andare a fare la spesa»: Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, in visita in Israele ha criticato il partito sciita libanese dimenticando la presenza dei militari italiani in Libano per la missione Unifil, ora addirittura a guida tricolore. La semplificazione operata dal segretario del Carroccio mostra una inaccettabile superficialità nel rilasciare dichiarazioni che possono mettere a rischio la sicurezza della missione italiana in Medio Oriente.

La preoccupazione del Ministero della Difesa

“Preoccupazione” e “imbarazzo”: sono questi gli elementi che emergono dal ministero della Difesa e del comando italiano ad Unifil a seguito del post pubblicato dal ministro degli Interni Matteo Salvini, che ha definito Hezbollah come dei “terroristi islamici”. “Non vogliamo alzare nessuna polemica, ma tali dichiarazioni mettono in evidente difficoltà i nostri uomini impegnati proprio a Sud nella missione Unifil, lungo la blue line. Questo perché il nostro ruolo super partes, vicini a Israele e al popolo libanese, è sempre stato riconosciuto nell’area. Tra l’altro l’Onu la sua parte la sta già facendo, c’è una missione, si chiama Unifil, da oltre 12 anni, e il comando è oggi sotto la guida italiana per la quarta volta”.

La reazione del M5S (Manlio Di Stefano)

“La geopolitica è materia complessa e necessita di competenze e sensibilità, non a caso e’ materia della Farnesina. Parlare di Hezbollah, di Libano, di Gaza, di Israele e di Palestina significa studiare oltre 70 anni di storia di conflitti (e quasi 2000 di popoli) e capirne mutazioni, società e possibilità concrete. Farlo senza cognizione di causa, solo per schierarsi dalla parte del più forte, fa male a quei popoli, alla pace e ai nostri uomini in missione Unifil. La spettacolarizzazione di tutto porta a gaffe pericolose che andrebbero evitate”. Lo scrive su Facebook Manlio Di Stefano del MoVimento 5 Stelle, sottosegretario agli Affari Esteri.

La replica di Fratelli d’Italia con Giovanbattista Fazzolari

“Hezbollah è un’organizzazione politica e una milizia armata, che attualmente nello scenario medio-orientale combatte al fianco di russi e dell’esercito siriano contro l’Isis. La dichiarazione del ministro Salvini, che definisce Hezbollah senza possibilità di appello come terroristi, deve essere letta come un cambio di posizione della Lega su Assad e sull’intervento russo in Siria? Noi di Fratelli d’Italia non abbiamo cambiato idea, tra i tagliagole dello Stato islamico e il regime di Assad, stiamo dalla parte di Assad”. Lo ha dichiarato in una nota il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma di FdI.

http://www.barbadillo.it/79454-il-caso-salvini-attacca-hezbollah-e-mette-in-pericolo-i-soldati-italiani-in-libano/

 

Vedi anche:

https://bondenocom.wordpress.com/2018/11/29/non-avete-il-potere-quindi/