Protetto: Fenomenologia soggettiva ed oggettiva di un Paese allo sbando

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Workshop 2013

NEL PROGRAMMA DEL 2013 DODICI DIVERSI CORSI TRA CUI SCEGLIERE

Concentrati prevalentemente nei fine settimana e con base a Modena, i workshop sono aperti a studenti, artisti, professionisti e a tutti gli appassionati di fotografia e arti visive. Alcune eccezioni prevedono percorsi di maggiore durata, come i cinque giorni di workshop con Mauro Boscarol sul digital color management, Politics of Remembrance dell’artista serba Milica Tomiæ che dedica quattro giorni all’elaborazione di eventi del passato attraverso la pratica artistica, e infine il workshop estivo di una settimana a Stromboli condotto dal fotografo Daniele De Lonti. Spaziando dalla fotografia di ritratto al paesaggio sociale, dalla camera oscura tradizionale alle antiche tecniche di stampa, dalla fotografia notturna a quella di nudo, il programma offre un’ampia scelta di corsi tra i quali individuare la proposta più conforme alle proprie attitudini.

PROGRAMMA

19-20 gennaio, 20 aprile 2013
Socialscape investigations
workshop con Francesco Jodice

1-3 febbraio 2013
Stampa fine art in camera oscura
workshop con Enzo Obiso

6-10 marzo 2013
Digital color management
workshop con Mauro Boscarol

23-24 marzo 2013
L’esperienza del ritratto
workshop con Toni Thorimbert

13-14 aprile, 8 giugno 2013
La scrittura dell’identità dei luoghi a “partire dalle ossa”
workshop con Vincenzo Castella

25-26 maggio 2013
Antiche tecniche di stampa
workshop con Annalisa Bondioli e Chiara Dall’Olio

8-9 giugno 2013
Vedere la notte
workshop con Andrea Abati

24-30 giugno 2013
Lo sguardo di Ulisse
workshop con Daniele De Lonti

6-8 luglio 2013
Ritratti su commissione
workshop con Franck Ferville

28-29 settembre, 23 novembre 2013
L’uomo, lo spazio, il loro tempo
workshop con Paola De Pietri

24-27 ottobre 2013
Politics of remembrance
workshop con Milica Tomic

15-17 novembre 2013
Il nudo come racconto di sé
workshop con Settimio Benedusi

Dettagliate informazioni su contenuti, costi e modalità di iscrizione sono disponibili nelle pagine dei singoli workshop sul sito di Fondazione Fotografia. Ogni workshop prevede un numero minimo e massimo di partecipanti e le iscrizioni sono accettate in ordine di arrivo, fino ad esaurimento posti.

Fondazione Fotografia ha base a Modena. Nata nel 2008 per accompagnare la costituzione delle collezioni di fotografia contemporanea e video d’artista della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena è attiva da diversi anni nell’ambito della formazione. Oltre ai workshop ha dato vita nel 2011 al master di alta formazione sull’immagine contemporanea, un corso biennale finalizzato alla formazione di giovani artisti nel campo della fotografia e delle arti visive.

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Info
Ufficio Didattica e Formazione
Fondazione Fotografia
Via Giardini 160 | 41124 | Modena
T 059 224418
formazione@fondazione-crmo.it
www.fondazionefotografia.it

Negare la realtà

In questo articolo riprendiamo alcune considerazioni di Todd (Il declino dell’impero americano), stavolta centrate sull’aspetto economico. La tesi di Todd è che si è passati da una ideologia sostanzialmente egualitaria,affermatasi negli anni ’60, ad una profondamente disugualitaria e questo deriva dall’imporsi della teoria del libero scambio.

“Come si è visto, le conseguenze disugualitarie del libero scambio sono immediate, evidenti, facili da prevedere. Volere o accettare il libero scambio equivale a volere o accettare la disuguaglianza. È la conversione della società americana all’ideologia antiugualitaria, derivante dalla sua nuova stratificazione culturale, che ha determinato la scelta e la persistenza dell’apertura commerciale. Il liberoscambismo, con la sua passione per i redditi elevati e la riduzione della progressività della tassazione, non è che uno dei mezzi con i quali la società americana realizza il suo nuovo ideale di disuguaglianza. È per questo che l’ideologia antiugualitaria non si esprime soltanto nel libero scambio, né in semplici fenomeni economici: gli anni 1963-1970 costituiscono una svolta nella storia ideologica della società americana. È in quegli anni che si sgretola l’ideale di assimilazione ugualitaria e ha inizio la rivendicazione multi-culturalista, che insiste sulla natura insormontabile delle differenze etniche. Beyond thè Melting Pot di Nathan Glazer e Patrick Moynihan, che lancia questo tema confrontando gli irlandesi, gli ebrei, gli italiani, i neri e i portoricani di New York, risale al 1963. L’offensiva culturale contro l’ideale di uguaglianza precede l’affermazione del libero scambio assoluto. La disuguaglianza economica non è che una manifestazione fra le altre, la più cosciente, quella meglio misurabile, dell’ascesa del nuovo subconscio disugualitario.” E.Todd, L’illusione economica, p.179
Inutile dire che questo discorso, col consueto scarto temporale, vale anche per L’Italia e naturalmente quello che rende sopportabile questa idea è “l’illusione” di essere tra i privilegiati o di potervi rientrare, anche se i dati oggettivi testimoniano chiaramente di uno slittamento verso il basso dei redditi delle classi medie. Senza contare che l’affermarsi della teoria della disuguaglianza porta a una lotta di tutti contro tutti che isola l’individuo rendendolo insicuro e la mancanza di valori collettivi condivisi sgretola qualsiasi istituzione: lo stato, la scuola, la famiglia…. Quello che meraviglia Todd, a questo punto, è la cecità degli individui (pur sviati dei media) di fronte ad uno stato di cose sicuramente deleterio per loro e ne individua la causa nel subconscio umano.
“L’uomo è dunque l’animale che vuole sapere. Ma è anche, per una fondamentale, inestricabile ambivalenza, l’animale che non vuole sapere, che per vivere tranquillamente l’esistenza terrena deve dimenticare l’essenziale: l’ineluttabilità della sua stessa morte. L’uomo è capace di negare in qualsiasi momento la realtà, di mentire a se stesso, per “funzionare” in modo soddisfacente. È per questo che l’inconscio, come ha sottolineato Freud, ignora la propria morte. Un uomo efficiente è fatto, psicologicamente e biologicamente, in modo da non pensare quasi mai all’essenziale, la propria scomparsa. Sarebbe dunque del tutto assurdo considerare straordinario, inverosimile, stupefacente il fenomeno della cecità. Si deve al contrario ammettere l’esistenza, nell’intimo dell’essere umano, di una sorta di predisposizione genetica alla negazione della realtà, capace di generare l’illusione necessaria alla vita. Distolta dal suo fine principale, questa predisposizione così utile autorizza altre negazioni della realtà. Ogni situazione percepita come troppo complessa, troppo penosa, troppo minacciosa, viene aggirata, vanificata, negata. La crisi di civiltà che viviamo è una situazione di questo tipo, che attiva potentemente, in seno all’elite occidentale, la predisposizione biologica e intellettuale a negare la realtà. Il declino delle credenze collettive, in quanto l’isola l’individuo nella sua paura, rivela questa sostanziale fragilità. Si può perfino dire che l’accresce. Ogni credenza collettiva è una struttura di eternità che definisce un gruppo capace di perpetuarsi al di là della vita individuale. Una delle sue funzioni essenziali è il superamento del senso di finitezza dell’individuo. Se il gruppo viene eliminato, l’individuo ricade in preda dell’intollerabile consapevolezza della propria fine ineluttabile, e deve entrare in azione la predisposizione umana a fuggire dalla realtà. Al di fuori delle credenze collettive, il lungo termine non ha più senso. Può prevalere la preferenza degli uomini, delle società e delle economie per il breve termine. Nel cuore della crisi dobbiamo dunque individuare l’affossamento delle credenze collettive e, in particolare, dell’idea di nazione. Possiamo constatare nella realtà che il tracollo dell’inquadramento sociale e psicologico non ha condotto gli individui alla liberazione e allo sviluppo ma, al contrario, a una condizione in cui sono schiacciati da un senso di impotenza”.

Itinerari ferraresi

Domenica 30 Dicembre

ore 10.30  Nel Medioevo ferrarese – La Cattedrale, il Museo della Cattedrale e l’antico porto di Ferrara. Appuntamento e partenza della visita guidata ore 10.30 presso il portale maggiore della Cattedrale in Piazza della Cattedrale.

ore 15.00 Nel Rinascimento ferrarese – Palazzo Costabili, il Museo Archeologico Nazionale e l’Addizione di Borso d’Este. Appuntamento e partenza ore 15.00 presso l’ingresso del Museo Archeologico Nazionale, via XX Settembre 122

Lunedì 31 Dicembre

ore 10.30 e ore 15.00 Este Viva !? – Passeggiata culturale tra Castello e Palazzo Ducale di Ferrara. Appuntamento ore 10.30 e ore 15.00 davanti al Portale maggiore della Cattedrale di Ferrara in Piazza della Cattedrale. (il biglietto d’ingresso al Castello Estense è di Euro 6)

Martedì 1 Gennaio 2013

ore 10.30 Nel Rinascimento ferrarese – Palazzo Costabili, il Museo Archeologico Nazionale e l’Addizione di Borso d’Este. Appuntamento e partenza ore 10.30 presso l’ingresso del Museo Archeologico Nazionale, via XX Settembre 122

ore 15.00 Ferrara Città Aperta – Visita guidata alla scoperta di Ferrara Città patrimonio dell’Umanista protetta dall’Unesco – Appuntamento ore 15.00 davanti al Portale maggiore della Cattedrale di Ferrara in Piazza della Cattedrale. Partecipazione rigorosamente ad offerta libera Rinascimento ferrarese

Mercoledì 2 Gennaio 2013

ore 10.00   Alla ricerca della Città sacra – Il Polesine di Sant’Antonio e i Borghi Vado e di Sotto –  Visita guidata alla Monastero di Sant’Antonio in Polesine e ai luoghi sacri dei medioevali Borgo Vado e di Sotto. Appuntamento e partenza della visita guidata ore 10.00 presso il sagrato del Monastero di Sant’Antonio in Polesine (via Beatrice d’Este, angolo via Gambone).

Ore 15.00 Nel Rinascimento ferrarese – Introduzione all’Addizione Erculea ed alla Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti Appuntamento e partenza della visita guidata ore 15.00 presso l’ingresso di Palazzo dei Diamanti. Partecipazione rigorosamente ad offerta libera

ore 17.00 Nel ‘900 ferrarese – Visita guidata della Mostra di Palazzo dei Diamanti “Boldini, Previati e De Pisis” ed alla mostra: Arianna Fantin/Artisane  “Il filo pericoloso delle cose”.MLB Home Gallery. Appuntamento ore 17.00 presso l’ingresso di Palazzo dei Diamanti

Giovedì 3 Gennaio 2013

Ore 15.00 Nel Rinascimento ferrarese – Introduzione all’Addizione Erculea ed alla Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti Appuntamento e partenza della visita guidata ore 15.00 presso l’ingresso di Palazzo dei Diamanti. Partecipazione rigorosamente ad offerta libera

ore 17.00 Nel ‘900 ferrarese – Visita guidata della Mostra di Palazzo dei Diamanti “Boldini, Previati e De Pisis” ed alla mostra: Arianna Fantin/Artisane  “Il filo pericoloso delle cose”.MLB Home Gallery. Appuntamento ore 17.00 presso l’ingresso di Palazzo dei Diamanti

Venerdì 4 Gennaio 2013

Sex in The City – Aperitinerario (cioè aperitivo itinerante + visita guidata) alla scoperta della storia della sessualità attraverso il centro storico di Ferrara. Appuntamento ore 17.00 presso Il Mercatino del Libro e del Fumetto, in via delle Scienze, 12. Partecipazione rigorosamente ad offerta libera

Sabato 5 Gennaio 2013

ore 10.30   Alla ricerca della Città Sacra – Le origini –  Visita guidata alla Basilica (ex Cattedrale) di San Giorgio. Appuntamento e partenza della visita guidata ore 10.30 presso il sagrato della Basilisa di San Giorgio.

ore 15.00   Donne estensi – Marfisa, Bradamante, Lucrezia, Renata, Polissena, Caterina, Isabella, Stella, Laura, Margherita, Lippa, Giovanna, Giulia, Eleonora  . . .  Appuntamento e partenza della visita guidata ore 15.00 presso la Palazzina di Marfisa

Domenica 6 Gennaio 2013

ore 10.30  Nel Medioevo ferrarese – La Cattedrale, il Museo della Cattedrale e l’antico porto di Ferrara. Appuntamento e partenza della visita guidata ore 10.30 presso il portale maggiore della Cattedrale in Piazza della Cattedrale.

ore 15.00  Ferrara Magica – Itinerario liberamente ispirato a “A Ferrara nei luoghi del mistero” di M. T. Mistri Parente e “I luoghi magici di Ferrara” di M. Poltronieri ed E. Fazioli. Appuntamento ore 15.00 presso Il Mercatino del Libro e del Fumetto, in via delle Scienze, 12

Una storia di altri tempi

di Carlo Bertani

Ora che abbiamo chiarito la Geografia dei luoghi, dobbiamo fare anche un salto nel tempo per incontrare Bernardo P. (taceremo il cognome per non irritare qualche vivente) all’inizio del secolo. Il Novecento, ovviamente.
Bernardo si sente stretto in quel luogo gelido: lavorare tutta la vita nei boschi a fare il taglialegna? Oppure a rimestare corteccia di castagno nelle vasche della fabbrica di tannino? No, Bernardo ha coraggio ed inventiva: S. Giustina gli va stretta, l’America è là che aspetta ed un giorno s’imbarca da Genova su un “vapore”.
Una storia banale, come tante, all’apparenza: se non esistessero i cercametalli e le vicende nascoste nei meandri della terra.
Bernardo giunge in una New York in fermento: si costruisce di tutto, dalle case ai grattacieli, dalle gallerie ai ponti e non gli è difficile trovare un posto come manovale.
Così, lavora duramente nei cantieri con tanti altri italiani e mette da parte, come un certosino, le paghe settimanali perché Bernardo vuole tornare: al paese ha lasciato la fidanzata e, si sa, le fidanzate non aspettano troppo, rischiando di divenire zitelle nell’attesa di un evento lontano.
Un giorno come un altro trova un pezzo di giornale e riesce a capire che è in atto la più folle corsa del secolo: tutti vanno nel Klondike, su al nord, in Canada, perché lassù pare che l’Oro spunti come i funghi sotto i castagni e la gente si riempie le tasche.
Ci pensa, ci medita poi – tanto un lavoro da manovale si trova sempre, avrà concluso – parte.
Le giornate in treno sono lunghe e fredde: bisogna fare in fretta prima che l’Estate cali, che il gelo del Polo s’impadronisca delle foreste. E dell’Oro.
Giunge a Dawson una mattina di chissà quale anno e subito parte per le immense foreste dove, i fiumi che le attraversano, nascondono il sogno, l’incubo, la speranza.
Non sappiamo quanto tempo vagò per le foreste, ma Bernardo va “a correggere la fortuna” – come molti anni dopo un altro ligure, De André, avrebbe messo in bocca ad un viados brasiliano in Princesa, storie d’emigranti anche quelle – con determinazione, con coraggio, con convinzione. E trova, finalmente.
Cosa trovò e, soprattutto, quanto trovò è un segreto custodito ancora oggi dai nipoti: ma trovò qualcosa di consistente, al punto da convincerlo a tornare a New York e ad imbarcarsi nuovamente per l’Italia. Majin (Maria o Marina, in ligure) mica aspetta per sempre.
Tornato che fu, una notizia lo colse: l’arciprete di Albisola aveva messo all’incanto una collina, proprio dove sto posando i piedi oggi.
Albisola, all’epoca, era un grande, immenso orto che sfamava le popolazioni ben oltre Savona, fino a Genova con fagioli e zucchette, pomodori e peperoni d’Estate spinaci e cavoli d’Inverno, fave e piselli in Primavera, insalate tutto l’anno: “turismo” era un termine addirittura sconosciuto nella lingua dell’epoca. Al più, “viaggiatore”.
Le donne imbarcavano su delle specie di gondole (per remare da sole) le ceste di verdura e così attraversavano il breve braccio di mare che le divideva da Savona: la galleria l’avrebbe portata il fascismo. Gli uomini seguivano identici percorsi con la carbonella, per alimentare le cucine della città borghese oppure legna, vino e grano.
Ancora in tempi recenti (vale a dire a memoria degli attuali vecchi) veniva “U Biundin” (Il Biondino) dapprima con un cavallo e poi con un rombante e puzzolente autocarro da Genova, riempiva sacchi e ceste di fagiolini, fagioli, zucchette e le profumatissime pesche d’Albisola per il famoso mercato orientale di Genova (quello dove furono registrate le voci dei mercanti, al temine della canzone “Creuza de mä”).
Avere della terra, all’epoca, significava ricchezza: nessuno, allora, pensava alla speculazione edilizia semplicemente perché non esisteva.
Non sappiamo come Bernardo tradusse la pepita in denaro: immaginiamo lunghe trattative con gli orafi dell’epoca, obiezioni sulla purezza del materiale, contro-obiezioni con offerte subito proposte ad un altro orafo (così il primo veniva a saperlo) finché la trattativa ebbe buon fine e Bernardo incassò il denaro.
Quanto?
Non lo sappiamo, perché la famiglia custodisce gelosamente il segreto: quanto pesava la pepita?
L’unica risposta veritiera è che la pepita “pesava” quanto la collina che osservate nell’immagine: anzi, l’assenza del grandangolo la penalizza un po’, perché s’estende ancora verso destra. Non dobbiamo, però, fare valutazioni col metro odierno: all’epoca, era terreno agricolo e basta.
Passarono gli anni e nacquero i figli, tanti: sulla collina si coltivava ogni metro quadrato e, da Novembre in poi, si spremevano le olive e si faceva l’olio con il procedimento antico, vale a dire macina a pietra e torchio. Mica viti senza fine e centrifughe, come oggi.
Man mano che i figli crescevano e si sposavano si costruiva una casa: tutto fatto in famiglia, ovviamente, perché il legname veniva dai boschi di S. Giustina, la sabbia e le pietre dal fiume.
Poi venne la guerra che sfoltì un poco il gruppo dei fratelli: Russia ed Albania vollero il loro tributo di sangue e Bernardo questa volta pagò per la Patria, per il Duce e per il Re ed Imperatore, di un Impero che si dissolveva come neve al sole sotto i colpi delle armate britanniche.
Tutto finì e, sulla collina, si contarono i sopravvissuti e si ridistribuirono le case, prima di farne altre: uno dei figli volle tentare l’avventura paterna – questa volta in Argentina – ma non ebbe egual fortuna: finito nel turbine dell’instabilità politica argentina del dopoguerra, tornò con la coda fra le gambe dal padre senza un soldo, con una moglie dai tratti indios ed una vagonata di figli che parlavano spagnolo.
Majin, negli ultimi anni di vita, quando Bernardo se n’era già andato, osservava la collina coi suoi figli nelle loro case che s’industriavano nell’Italia del “miracolo economico”: chi scelse di lavorare come muratore, andava per sei mesi all’estero poi tornava e raccontava storie incredibili di tigri ed elefanti. Portava alla moglie una scatoletta di legno di sandalo e questa ricambiava: quando il marito ripartiva, il pancione era già bello tondo.
Chi invece s’inventò le attività più strane: uno, addirittura, varò una piccola fabbrica di varechina. Poi il solito: muratori, idraulici, falegnami…quindi i figli crebbero ed i genitori se n’andarono anch’essi…ed oggi chi fa un mestiere sopravvive, chi ha scelto una laurea ha dovuto emigrare. Se è stato fortunatissimo Genova, solo fortunato Milano o Torino…per gli altri…Colonia, Dusseldorf, Parigi…l’Oro della collina torna ad espandersi per il mondo.
Bernardo viene appena ricordato dai nipoti, i pronipoti non sanno più che faccia avesse se non quella della foto sulla lapide, al cimitero, e di Majin si ricorda una frase che è lo stereotipo delle madri italiane. Guardava la collina, Bernardo e poi, pensando ai figli, sospirava: «Mia, Bernardu, se i tegnimmu come i sun» (Sai, Bernardo, ce li teniamo come sono).
La collina, per ora, ha resistito all’attacco dei banchieri: si difende con l’auto-produzione come solo il popolo italiano sa fare, usando i soldi di stipendi e pensioni solo per pagare le mille gabelle che li taglieggiano. Intanto, si contano i chili d’olio ed i quintali di patate, come un tempo: roba vera, che ti fa vivere, non fuffa.
Questa storia è dedicata ai vecchi politici, perché si vergognino d’aver sodomizzato gente del genere ed ai nuovi, quelli di Grillo – che imparino qualcosa – prima di pensare subito alla notorietà ed ai talk-show.

Anno nuovo, imposte nuove

di Italo Romano

La Tares, così si chiama la nuova imposta sui rifiuti, sostituirà la vecchia Tarsu, ovvero la tassa sui rifiuti solidi urbani. Il debutto della Tares avverrà ad Aprile 2013, dopo le elezioni politiche nazionali, in modo da non influenzare la deficienza di voto. Meglio stare tranquilli, dopo la batosta dell’Imu, anche quella sullo smaltimento dei rifiuti sarebbe stata troppo, forse.

Anche la Tares prende come base imponibile la superficie degli immobili, un’unità di misura convenzionale per stabilire le “quantità e qualità medie ordinarie” di rifiuti prodotti. Il calcolo verrà fatto sull’80% della superficie catastale ma non da subito: non essendo ancora un dato disponibile per i comuni, all’inizio l’applicazione della Tares si baserà sulle superfici dichiarate ai fini Tarsu o Tia, in attesa che l’Agenzia del territorio trasferisca i dati catastali alle amministrazioni comunali.

La Tares sarà più alta rispetto alla Tarsu.

Ma il maggior peso della Tares non è dovuto a questo, bensì ad altri due fattori:

• si tratta di una “tariffa” e non di una tassa, cioè di un prelievo che copre per intero un costo dell’amministrazione e non solo di un contributo parziale com’è ad esempio l’attuale Tarsu (ma non la Tia, che è già una tariffa);
• copre anche altri costi oltre allo smaltimento dei rifiuti.

“Tares” sta infatti per “tributo comunale sui rifiuti e sui servizi” e finanzia due tipi di spese comunali:

• la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni;
• i cosiddetti “servizi indivisibili” (illuminazione pubblica, manutenzione strade ecc.) attualmente non compresi nella Tarsu né nella Tia.

La Tares si pagherà in 4 rate: gennaio (ma nel 2013 la prima rata slitta), aprile, luglio e dicembre. Le prime rate saranno ancora commisurate agli import di Tarsu o Tia nel 2012 ma entro dicembre i comuni decideranno i conguagli.

E’ assurdo come nell’epoca del vanaglorioso progresso, produciamo immensi quantitativi di rifiuti, snaturando con efficacia e distaccandoci sempre più dalla nostra vera natura.

Ci propongono la merda e ce la fanno pagare due volte: quando la compriamo e quando la buttiamo.

Sono dei geni. Siamo degli idioti. Una civiltà senza senso.

Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=14983

Itinerari ravennati

1012-2012 Ravenna e il Millenario camaldolese

Itinerari in città e visite guidate alle collezioni camaldolesi

Durante le festività natalizie, il Mar – Museo d’Arte della città in collaborazione

con l’Istituzione Biblioteca Classense e il Museo Nazionale di Ravenna, propone nuove visite
guidate alle collezioni conservate nei luoghi che testimoniano la grande presenza camaldolese, oggi
importanti centri di produzione culturale della città.

Nell’occasione saranno in programma itinerari guidati nella Ravenna dei grandi ordini monastici.

CALENDARIO DEGLI APPUNTAMENTI

Venerdì 28 dicembre 2012 e 4 gennaio 2013
ore 11 – Visita guidata alla collezione del Museo Nazionale
ore 15 – Visita guidata alla collezione del MAR Museo d’arte della città di Ravenna
ore 15 – Itinerario guidato in città, il tour terminerà all’entrata della Biblioteca Classense (durata 2 ore circa)
ore 17 – Visita guidata alla mostra I libri del Silenzio della Biblioteca Classense

Sabato 29 dicembre 2012 e 5 gennaio 2013
ore 11 – Visita guidata alla collezione del MAR Museo d’arte della città di Ravenna
ore 15 – Visita guidata alla mostra I libri del silenzio della Biblioteca Classense
ore 15 – Itinerario guidato in città, il tour terminerà all’entrata del Museo Nazionale (durata 2 ore circa)
ore 17 – Visita guidata alla collezione Museo Nazionale

Domenica 30 dicembre 2012 e 6 gennaio 2013
ore 11 – Visita guidata alla mostra I libri del Silenzio della Biblioteca Classense
ore 15 – Visita guidata alla collezione del Museo Nazionale
ore 15 – Itinerario guidato in città, il tour terminerà all’entrata del MAR (durata 2 ore circa)
ore 17 – Visita alla collezione del MAR Museo d’arte della città di Ravenna

I percorsi in città, le visite alle collezioni del MAR e del Museo Nazionale e la visita alla mostra
I libri del Silenzio della Biblioteca Classense
sono gratuiti
– verranno condotti da una guida
– verranno effettuati in gruppi di max 25 partecipanti
– prevedono la prenotazione obbligatoria (IAT – Tel. 0544.35404/35755)
– le prenotazioni verranno accettate fino al raggiungimento dei 25 partecipanti

Come partecipare
È possibile comporre in modo flessibile il proprio itinerario camaldolese concentrando gli appuntamenti in
un’unica giornata o programmandoli in più date.
L’importante è prenotare ogni singolo appuntamento al quale si intende partecipare.
Ritrovo con la guida
Visite alle collezioni: entrata della sede che ospita la collezione
Itinerari guidati in città: IAT di via Salara, 8/12

Si ricorda che durante le Festività natalizie il MAR osserva i seguenti orari:

martedì, giovedì e venerdì 9.00-13.30/15.00-18.00

mercoledì e sabato 9.00-13.30

domenica 15.00-18.00

lunedì chiuso

La biglietteria chiude mezz’ora prima

chiusure: 25 dicembre e 1 gennaio

aperture festive: 26 dicembre e 6 gennaio dalle 15.00 alle 18.00

Biblioteca Classense

http://www.classense.ra.it/

Museo Nazionale

http://www.soprintendenzaravenna.beniculturali.it/index.php?it/126/musei-e-monumenti

Info MAR:

tel. +39 0544 482477

info@museocitta.ra.it

http://www.museocitta.ra.it