Riconquistare l’Italia

fsiAlla fine degli anni ’80 eravamo la quarta potenza economica mondiale con la metà della produzione industriale nelle mani dello Stato. Eravamo il paese più socialista del mondo dopo l’Unione Sovietica e le nostre imprese di Stato competevano a livello internazionale.

Svenduto tutto negli anni ’90, sperimentiamo da allora un arretramento in favore di economie emergenti che trainano la crescita con una forte presenza di imprese pubbliche e il primo player mondiale resta il detentore del primato della presenza dello Stato nell’economia: la Cina.

È interessante notare che questa narrazione ideologica sull’inefficienza dello Stato abbia attecchito in Italia, un paese che è cresciuto e ha raggiunto il benessere grazie alla presenza ingombrante dello Stato nell’iniziativa economica.
Ed è altresì interessante osservare che, benché si sia svenduto praticamente tutto ai capitali privati si continui a sostenere che il problema è ancora lo Stato, che è ormai ridotto ai minimi termini.

Editoriale del 08/07/2019 Gianluca Baldini
FSI – Riconquistare l’Italia

Gli ultimi romantici

Una volta rincasato, ho ripensato alla giornata di oggi elaborando la seguente riflessione:
– l’80% degli italiani è stato istupidito da giornali, dalla televisione e, più in generale, da trent’anni di pensiero unico liberista ed è completamente ignaro di quello che sta succedendo, o peggio ha una percezione completamente distorta della realtà. Vivacchia alla giornata, chiuso nel proprio individualismo, guardando soltanto l’orticello personale ed è privo di qualsiasi visione sociale, storica e men che meno politico-economica.
– Un 15% della popolazione è consapevole, ma al contempo sfiduciato, privo di stimoli reattivi e rassegnato.
– Infine c’è un 5% che non è solo consapevole, ma anche romantico.
Già, romantico! Perché soltanto un romantico può scegliere di dedicare una vita intiera ad una battaglia soltanto perché la ritiene giusta, pur sapendo che non ne trarrà alcun vantaggio personale (ma forse solo svantaggi). Una battaglia i cui frutti li vedranno, forse, i figli o, più probabilmente, i nipoti o, addirittura, i pro nipoti.

Eppure se non ci fossero i romantici non avremmo mai avuto i moti del 1820, quelli del ’48, il 1861, né uomini del calibro di Mazzini e, oggi, non ci sarebbe il FSI!
“Solo era un romantico, non un sognatore. Un sognatore è colui che spera per ottenere qualcosa. Un romantico è colui che spera contro ogni possibilità”. (David Trueba)

http://appelloalpopolo.it/?p=50150

Trattati

EURO STARTER KIT – L’INIZIO DELLA FINE
Ve le ricordate queste bustine? Entrarono in commercio a due settimane dal capodanno del 2002, giorno di introduzione ufficiale dell’euro. Contenevano 25.000 lire, corrispondenti a 12,91 euro: 2 pezzi da 2 euro, 4 da 1 euro, 5 da 50 centesimi, 5 da 20 centesimi, 6 da 10 centesimi, 10 da 5 centesimi, 10 da 2 centesimi, 11 da 1 centesimo.
Dal giorno dopo tutto sarebbe costato il doppio, con gli stessi stipendi. Anche i nostri beni e il nostro patrimonio si rivalutarono e dunque questa compensazione di stock ci fece soprassedere o comunque sorvolare sulla contrazione dei flussi, delle retribuzioni reali, cioè sul potere d’acquisto che si era ridotto istantaneamente.
Avevamo apprezzato la nostra valuta e l’avevamo fatto irrevocabilmente. In realtà lo avevamo già fatto tre anni prima, ma non lo sapevamo perché continuavamo a maneggiare quei pezzi di carta con la Montessori, Polo, Volta, Bernini, Caravaggio. Sei anni dopo avremmo capito quali conseguenze nefaste avrebbe prodotto la cessione di sovranità monetaria, cioè l’impossibilità di aggiustare il tasso ci cambio, di governare i tassi d’interesse e di controllare l’offerta monetaria in caso di shock sistemico. Lo Stato si era privato di strumenti fondamentali per rispondere efficacemente alle crisi e ristabilire l’equilibrio della bilancia commerciale con gli altri paesi. E soprattutto, cosa ancor più grave, lo Stato si era messo nella condizione di fallire, perché utilizzava una moneta sulla quale non poteva esercitare il controllo. A me parve strano, perché mi avevano insegnato a scuola, da bambino, che lo Stato non poteva fallire, ma le crisi di cui avevamo sentito parlare negli anni precedenti, dall’Argentina ai paesi dell’est asiatico, ci avevano abituato all’idea del default sovrano. Ci eravamo ridotti alla stregua dei paesi in via di sviluppo e non capivamo perché, non sapevamo che era stata quella scelta monetaria a condannarci. Oggi lo sappiamo più o meno tutti e chi lo ignora… farebbe bene a studiare, perché anche la sua vita dipende da questa consapevolezza.
Lavoriamo per questo paese. Ci libereremo, e non vedo l’ora di comprare la bustina con le prime nuove lire, quelle che raffigurano i grandi italiani che hanno fatto la storia del nostro paese e del mondo intero. Le banconote che stiamo maneggiando raffigurano ponti, le infrastrutture sotto le quali vanno a vivere i diseredati e dalle quali si buttano i disperati. L’avremmo dovuto capire subito che fine avremmo fatto!

Gianluca Baldini