Murder is my business

Reggio Emilia, Palazzo Magnani
Dal 3 Maggio al 14 Luglio 2013

A Palazzo Magnani uno dei Maestri della fotografia americana
Oltre 100 rari esemplari delle immagini più famose
e rappresentative del genio Weegee

Comunicato Stampa

Omicidi della malavita, tragici incidenti stradali, devastanti incendi di caseggiati popolari sono i principali soggetti degli scatti in bianco e nero illuminati dal flash del fotografo Weegee (1899-1968) nella sua attività di fotoreporter freelance a metà degli anni ’30.

Dal 3 Maggio al 14 Luglio 2011, Palazzo Magnani di Reggio Emilia ospita la mostra WEEGEE. Murder Is My Business. L’importante appuntamento espositivo, curato da Brian Wallis, Chief Curator dell’ICP, è realizzato – nell’ambito dell’VIII edizione di Fotografia Europea – dalla Fondazione Palazzo Magnani, GAmm Giunti e International Center of Photography (ICP) di New York.

Le fotografie esposte, intensamente drammatiche, a volte sensazionalistiche, di crimini e fatti di cronaca di New York, gettano le basi di quello che verrà poi definito giornalismo da tabloid. Per un intenso decennio dal 1935 al 1946, Weegee è stata forse la figura che ha dimostrato in modo incessante la maggiore inventiva nel panorama della fotografia americana. Il suo nome divenne letteralmente leggenda, tanto che il regista Stanley Kubrick (a cui Palazzo Magnani ha dedicato una mostra fotografica nel 2011) arrivò ad affermare, riferendosi ai primi anni della sua carriera – quando film come Il bacio dell’assassino oppure Rapina a mano armata rispecchiavano suggestivamente il clima delle metropoli americane – che una delle fonti della sua ispirazione era proprio il fotografo Weegee. Kubrick lo volle infatti come consulente per le riprese nel 1958 del film Il dottor Stranamore.
Prendendo il titolo della mostra che Weegee curò per se stesso alla Photo League nel 1941, Murder is My Business (L’omicidio è il mio lavoro), esposta a Palazzo Magnani, intende gettare luce sulla violenza e il caos urbano, soggetti al centro della prima produzione artistica del fotografo. Come fotoreporter freelance in un’epoca in cui New York contava almeno otto quotidiani e le agenzie di stampa iniziavano allora a gestire immagini fotografiche, Weegee si trovò davanti la sfida di catturare immagini uniche di eventi che facessero notizia per poi distribuirle velocemente. Lavorava quasi esclusivamente di notte, partendo dal suo minuscolo appartamento di fronte alla Centrale di Polizia non appena la sua radio – sintonizzata sulle frequenze della polizia – lo informava di un nuovo crimine. Arrivando spesso prima delle stesse Forze dell’Ordine, Weegee ispezionava con attenzione ogni scena per trovare l’angolazione migliore. Gli omicidi, sosteneva, erano i più facili da fotografare perché i soggetti non si muovevano mai e non si agitavano.

La mostra, curata da Brian Wallis, Chief Curator dell’ICP, presenta rari esemplari delle immagini più famose e rappresentative di Weegee – oltre 100 fotografie originali, tratte per lo più dall’esauriente archivio di Weegee presso l’ICP composto da 20.000 stampe, oltre a quotidiani, riviste e film dell’epoca – e considera i suoi primi lavori nel contesto della loro presentazione originaria – su testate giornalistiche e in mostre storiche – oltre ai suoi libri e ai suoi film. Presenta inoltre ricostruzioni parziali dello studio di Weegee e della sua mostra presso la Photo League. Per approfondire ulteriori dettagli relativi alle immagini e agli oggetti presenti, alcuni touch-screen a disposizione del visitatore.

Weegee (Arthur Fellig 1899 – 1968) – La carriera in ascesa di Weegee come fotografo negli anni ’30 coincise con il periodo culminante della Murder Inc., la gang ebrea di Brownsville che forniva sicari a pagamento al Syndacate, l’associazione newyorkese di boss della malavita per lo più italiani. Con l’ondata di provvedimenti governativi e legali che investì la città tra il 1935 e il 1941, ci fu un’escalation del numero di omicidi di gangster da quattro soldi e potenziali informatori.
Il fotografo spesso lavorava a fianco della polizia, ma aveva anche stretto amicizia con criminali di alto livello come Bugsy Siegel, Lucky Luciano e Legs Diamond. Weegee si definiva il “fotografo personale della Murder Inc.” e sosteneva di essersi occupato di 5.000 omicidi, un numero forse esagerato, ma di poco. Sottolineando la vera natura della sua attività, Weegee mostrava con orgoglio la matrice dell’assegno ricevuto dalla rivista LIFE, che lo aveva pagato 35 dollari per due omicidi.
Vendendo le sue fotografie a una serie di giornali di New York negli anni ’30, e in seguito lavorando come collaboratore freelance per il quotidiano PM, che ebbe vita breve (1940-48), Weegee stabilì un approccio altamente soggettivo sia alle fotografie che ai testi, molto diverso da quello che veniva adottato dalla maggior parte dei quotidiani e dalle riviste illustrate dell’epoca. Attraverso altri canali di distribuzione, Weegee scrisse molto (compresa la sua opera autobiografica Naked City pubblicata nel 1946) e organizzò le proprie mostre alla Photo League, l’importante associazione fotografica che promuoveva fotografie politicamente impegnate, in particolare delle classi operaie. Nel 1941, Weegee allestì due mostre consecutive alla sede centrale della League. Questa visibilità contribuì ad affermare la sua crescente reputazione come fotoreporter, che iniziò ad apporre sulle sue stampe la dicitura “Weegee il famoso”. Il diffuso apprezzamento dello stile intenso della sua fotografia, che non disdegnava soggetti provenienti dalle classe più basse e racconti intrisi di umanità, portò all’acquisizione dei suoi lavori da parte del Museum of Modern Art e la sua inclusione in due mostre collettive nel museo stesso, nel 1943 e nel 1945.
“Weegee è stato spesso liquidato come fotografo ingenuo, ma in realtà è stato uno dei fotoreporter più originali e intraprendenti degli anni ’30 e ’40. Le sue foto migliori associano umorismo, audacia e punti di vista sorprendentemente originali, in particolare se si considerano le foto giornalistiche e documentaristiche dell’epoca. Prediligeva approcci e soggetti spudoratamente da tabloid e di basso livello culturale, ma le sue fotografie di New York negli anni della Depressione devono essere prese in maggiore considerazione, alla pari del lavoro di altri documentaristi fondamentali degli anni ’30, quali Dorothea Lange, Robert Capa, Walker Evans e Berenice Abbott”, dice Wallis di lui.

L’archivio di Weegee è stato donato all’ICP nel 1993 da Wilma Wilcox, la sua compagna per molti anni. L’ICP_L’International Center of Photography (ICP) è stato fondato nel 1974 da Cornell Capa (1918-2008) come Istituzione dedicata alla fotografia che abbia un ruolo centrale e vitale nella cultura contemporanea nel suo riflettere e influenzare i cambiamenti sociali. Per mezzo del nostro museo, della scuola e dei programmi mirati alla comunità, valorizziamo la capacità della fotografia di aprire nuove opportunità all’espressione personale ed estetica, di trasformare la cultura di massa e di evolversi continuamente per includere nuove tecnologie. L’ICP ha presentato più di 500 mostre, portando al pubblico le opere di oltre 3.000 fotografi e altri artisti con mostre personali e collettive, e ha fornito migliaia di corsi e workshop che hanno arricchito decine di migliaia di studenti.

La Mostra è stata realizzata dall’International Center of Photography di New York, grazie al sostegno dell’ICP Exhibitions Committee, la David Berg Foundation, un donatore anonimo, e fondi pubblici dal Dipartimento Cultura della città di New York in associazione con il City Council.
I contenuti interattivi sono stati prodotti da Documentary Arts in collaborazione con Octothorp Studio.
Con la partecipazione della Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia e con il contributo di Landi Renzo spa, CCPL Reggio Emilia, Schiatti Class; media partner: Radio LatteMiele e IBS Italcuscinetti.

Ufficio Stampa nazionale_Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Tel. 049.663499 info@studioesseci.net

Ufficio Stampa Fondazione Palazzo Magnani_ Federica Franceschini
Tel. 0522.444408 f.franceschini@palazzomagnani.it
http://www.palazzomagnani.it

Giornata del contemporaneo

La Collezione Maramotti è lieta di presentare i prossimi eventi in programma per ottobre 2012.


Un libro, una mostra, una conversazione tra Mario Diacono e il critico americano Bob Nickas
Conversazione 7 ottobre 2012
Mostra 7 ottobre 2012 – 3 febbraio 2013

La Collezione Maramotti è lieta di annunciare una conversazione tra Mario Diacono e Bob Nickas domenica 7 ottobre alle ore 11.00, in occasione dell’uscita e della distribuzione internazionale del volume di Mario Diacono Archetypes and Historicity / Painting and Other Radical Forms 1995-2007 (Silvana Editoriale) e dell’apertura della mostra La pittura come forma radicale (Painting as a Radical Form) nella galleria sud della Collezione, che presenterà opere di molti degli artisti discussi nella pubblicazione.

Giornata del Contemporaneo | Ottava edizione
5 – 7 ottobre 2012
In occasione della Giornata del Contemporaneo (6 ottobre 2012) le prime 50 persone che ne faranno richiesta potranno partecipare ad alcuni eventi a invito durante il weekend del 5 – 7 ottobre, promossi e organizzati da Collezione Maramotti, Fondazione I Teatri (Festival Aperto) e Icarus Ensemble.
Per maggiori informazioni la preghiamo di visitare il sito di Amaci.


Jules de Balincourt | Parallel Universe
7 ottobre 2012 – 27 gennaio 2013

Il nuovo progetto di Jules de Balincourt per la Collezione Maramotti è costituito da cinque nuovi dipinti che, dopo la mostra, entreranno a far parte della Collezione. Le opere sono state dipinte contemporaneamente, nel medesimo studio, così che durante la loro realizzazione esse sono entrate in dialogo tra loro, divenendo il risultato di uno stesso processo creativo. I dipinti in mostra possono perciò essere letti come una mappa di parti liberamente intrecciate, tesa ad esplorare e registrare le relazioni che intercorrono tra rappresentazione, astrazione e gesto pittorico.

Per maggiori informazioni sulle mostre e gli eventi la invitiamo a visitare la sezione work in progress del nostro sito.

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66
42124 Reggio Emilia
tel. 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
www.collezionemaramotti.org

Fotoreportage a Palazzo Magnani

Don McCullin (Londra, 1935), uno dei miti della fotografia del Novecento, è stato il testimone di molti dei conflitti e delle tragedie umanitarie che hanno connotato la seconda metà del secolo appena trascorso. A coinvolgerlo come fotografo e fotoreporter sono state, e sono, le sofferenze collettive, siano esse frutto di conflitti dichiarati, e quindi guerre, rivolte, conflitti etnici, che di tragedie ed emergenze sociali: le gang urbane, le diverse emarginazioni, il dramma dell’Aids in Africa.

A Palazzo Magnani, dall’11 maggio al 15 luglio, la mostra Don McCullin. La pace impossibile. Dalle fotografie di guerra ai paesaggi 1958-2011 racconta il Novecento del nostro pianeta visto con gli occhi di questo straordinario testimone del tempo.
Quello proposto da Sandro Parmiggiani e Robert Pledge, curatori dell’esposizione, è un percorso di enorme potenza espressiva, lungo 160 immagini – fotografie rigorosamente in bianco e nero, tutte stampate personalmente da McCullin – scattate in alcuni dei teatri in cui McCullin ha volontariamente scelto di essere presente.

Nella mostra di Palazzo Magnani scorrono sotto i nostri occhi conflitti aspri e sanguinosi e apocalissi umanitarie: la costruzione del muro di Berlino (1961); il conflitto tra Greci e Turco-Ciprioti a Cipro (1964); la guerra in Congo, nello stesso anno; la lunga guerra del Vietnam, culminata nella terribile offensiva del Têt (1965-68); la guerra civile e la carestia in Biafra (1968-69); la guerra nella Cambogia dei Khmer Rossi (1970-75); la guerra civile in Irlanda del Nord (1971); il colera nel Bangladesh (1971); la feroce guerra tra milizie cristiane e palestinesi in Libano, fino ai massacri di Sabra e Shatila (1982); i lebbrosi e i poveri dell’India (1995-97); le vittime dell’Aids e della tubercolosi nell’Africa meridionale (2000). In mostra sono presenti inoltre le fotografie che scavano nel volto e nelle contraddizioni della società inglese – le gang e i teddy-boys; i senza-tetto e i disoccupati; i nobili alle corse dei cavalli di Ascot – e varie immagini degli ultimi due decenni, alcune delle quali inedite, presentate per la prima volta: le nature morte, altari votivi che lui stesso mette in scena nella sua casa; i paesaggi nelle campagne che la circondano, fotografati sempre e solo di notte e d’inverno; le rovine della gloria di Roma, cui s’è appassionato grazie alla frequentazione di Bruce Chatwin; i popoli primitivi che tuttora abitano il pianeta e che, pur brandendo un fucile mitragliatore, restano ancora dentro l’abisso del tempo.
Le immagini di McCullin sfidano la nostra indifferenza e passività, sia per la loro drammaticità e forza di impatto – in ogni fotografia il nero e l’ombra sono sempre in agguato, cingendo d’assedio la luce -, sia per la perenne capacità di compassione, anche nelle vicende più estreme, per le persone e per la dignità propria di ogni essere umano.

Nato a Londra nel 1935, McCullin ha avuto un’infanzia e un’adolescenza durissime, presto sradicato dalla famiglia, a causa della guerra, dal 1939 al 1945 – “come tutta la mia generazione a Londra”, scrive nella sua autobiografia, Unreasonable Behaviour, “sono un prodotto di Hitler. Sono nato negli anni Trenta e sono stato bombardato negli anni Quaranta”. Nel 1950, alla morte del padre, abbandona la scuola e svolge diversi lavori, fino al servizio militare nella RAF (Royal Air Force) nel 1955 – opera nelle sezioni fotografiche e acquista la sua prima macchina fotografica, una Rolleicord 4, che un paio d’anni dopo viene da lui data in pegno, e poi riscattata dalla madre; con questo apparecchio svolge, nel 1958, il primo servizio fotografico su una gang londinese, pubblicato da The Observer, e inizia a lavorare come fotogiornalista freelance. Quando, nel 1961, inizia la costruzione del muro a Berlino, McCullin immediatamente vi si reca, nonostante non abbia ricevuto alcun incarico da nessun giornale. Al ritorno, quelle immagini vengono immediatamente pubblicate dall'”Observer” e McCullin vince il British Press Photography Award. Inizia la sua carriera di fotoreporter, vende la Rolleicord e compra un Pentax SLR 35 mm, e inizia a documentare le vicende sociali e civili nel suo Paese e le crisi internazionali che si susseguiranno – dai massacri nel Congo nel 1964, fino all’invasione dell’Iraq nel 2003 e al dramma dei rifugiati nel Darfur nel 2007. Tra il ’66 e il 1984 è inviato de The Sunday Times nelle zone calde del pianeta e i suoi reportages ottengono importanti riconoscimenti (il World Press Photo nel 1964 per il lavoro sulla guerra a Cipro, la Warsaw Gold Medal e molti altri sino al Cornel Capa Award del 2006).
A partire dagli anni Novanta, tuttavia, McCullin, abbandona progressivamente il mestiere di fotoreporter, segnato dalla terribile esperienza della guerra e degli orrori cui ha assistito, e si dedica a fotografie di natura morta e di paesaggio, pur continuando a tracciare un impietoso ritratto dell’Inghilterra sino ai nostri giorni.
McCullin deve la sua vita ad una Nikon che, in zona calda fermò il proiettile che gli era stato indirizzato.

La mostra, a cura di Sandro Parmiggiani e Robert Pledge, è promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia in collaborazione con Contact Press Images, con la partecipazione della Provincia di Reggio Emilia e della Fondazione Pietro e con il contributo di CCPL, Landi Renzo spa, Check-up Service, Neacar Mercedes-Benz, Unicredit Banca e Italcuscinetti spa, nell’ambito di Fotografia Europea 2012.

L’esposizione di Don McCullin a Palazzo Magnani, che s’inaugura venerdì 11 maggio alle ore 19, alla presenza del fotografo, resterà aperta fino a domenica 15 luglio. Sabato 12 maggio, alle ore 19, avrà luogo, nell’Aula Magna dell’Università di Reggio Emilia (via Allegri 9, Reggio Emilia) una conversazione tra McCullin, Sandro Parmiggiani e Robert Pledge.
Nel catalogo della mostra, oltre a 180 immagini del fotografo, ai testi dei curatori e a un’intervista di Parmiggiani a McCullin, vengono pubblicati i saggi più significativi che nel tempo alcuni grandi autori (John Le Carré, Susan Sontag, John Berger, Guido Ceronetti, Ferdinando Scianna, Mark Holborn, Jean-Francis Held, Harold Evans, Jean Hatzfeld, Giorgia Fiorio, Francis Hodgson, Philip Caputo) gli hanno dedicato.
SCHEDA DELLA MOSTRA

DON MCCULLIN.
Fotografie della guerra e della pace, 1958/2011
Palazzo Magnani, Reggio Emilia

Mostra a cura di L’esposizione è a cura di Sandro Parmiggiani e Robert Pledge.

Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani in collaborazione con Contact Press Images

Orari
11 maggio: 21.00 – 24.00
dal 12 al 20 maggio: 10.00 – 23.00
dal 22 maggio al 24 giugno: 10.00 – 13.00 / 15.30- 19.00
sabato e domenica 10.00 – 19.00
dal 26 giugno al 15 luglio: 16.00 – 23.00
Chiuso lunedì

Aperture straordinarie
19 maggio “Notte Europea dei Musei”: 10.00 – 24.00
2 giugno “Festa della Repubblica”: 10.00 – 23.00; ingresso 5 euro; visita guidata gratuita alle 17.00 e alle 21.00 (prenotazione obbligatoria tel. 0522 454437)

Ingressi
Intero euro 7,00; Ridotto euro 5,00; Studenti euro 4,00
L’ingresso alla mostra di Palazzo Magnani non è compreso nel biglietto cumulativo di FE 2012.
Con il biglietto della mostra di Don McCullin si ha diritto all’ingresso ridotto a FE 2012 e viceversa.

Visite Guidate
– per gruppi fino a 20 persone: 60,00 euro + ingresso ridotto
– per gruppi fino massimo 26 persone: 3,00 a persona + ingresso ridotto
– per classi di studenti: 1,00 euro + ingresso studenti
– visita guidata in lingua: 100 euro + ingresso ridotto

Visite guidate in programma
ogni sabato e domenica ore 16.00
(3,00 euro + ingresso ridotto – necessaria la prenotazione)

Visite riservate ed eventi in mostra
Per Associazioni, gruppi ed aziende è possibile prenotare visite riservate alla mostra

Il Cenacolo

31 MARZO – 15 APRILE 2012

ANDY WARHOL A PALAZZO MAGNANI – REGGIO EMILIA

È una Pasqua all’insegna di Andy Warhol, quella che attende Reggio Emilia. Dal 31 marzo al 15 aprile 2012, Palazzo Magnani ospita The Last Supper, una delle opere più significative nella produzione del genio che ha lasciato un’impronta indelebile sull’arte del secondo Novecento. The Last Supper è infatti una straordinaria interpretazione del Cenacolo di Leonardo da Vinci, operata da Andy Warhol nel 1986. L’evento, che cade nel 25° della morte di Warhol, è parte del progetto Arte in Agenda. A tu per tu con… ideato e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia. The Last Supper sarà affiancata da un raro disegno dell’Ultima cena leonardesca eseguito da Francesco Hayez (protagonista, fino al 1 maggio, a Palazzo Magnani della grande mostra

INCANTI DI TERRE LONTANE. HAYEZ, FONTANESI E LA PITTURA ITALIANA TRA OTTO E NOVECENTO) che consentirà di sviluppare un confronto tra le modalità di rilettura dei modelli classici operata da due autori così distanti, ma uniti dall’esigenza che hanno avvertito di confrontarsi con il genio del Rinascimento italiano.

http://www.palazzomagnani.it/italiano/mostra.html

Collezione Maramotti

Collezione Maramotti comunica che, causa avverse preoccupanti previsioni metereologiche per il prossimo fine settimana, l’opening della mostra Players di Huma Bhabha, previsto per sabato 11 febbraio, sarà rinviato a sabato 25 febbraio 2012, sempre alle ore 18.00, e in concomitanza con la presentazione della mostra Are We Still Going On? di Kaarina Kaikkonen.

Preghiamo coloro che avevano già dato riscontro della loro partecipazione di voler cortesemente confermare la presenza per la nuova data del 25 febbraio; si prega di rispondere a questo messaggio entro il 17 febbraio.

La mostra di Huma Bhabha resterà poi aperta al pubblico dal 26 febbraio al 15 aprile 2012, nei normali orari di apertura della Collezione.


Nelle sei sculture della metà degli anni Novanta così come nei sei recentissimi disegni realizzati per la mostra Players, Huma Bhabha reinventa la testa umana decostruendo e ricostruendo un archetipo in cui raccoglie e trasforma diverse tipologie storico-artistiche. Dalle maschere, ritratti “tecnologici” di figure arcaiche, ai disegni, che segnano il ritorno a una rappresentazione espressionista di volti fantastici, Bhabha trae ispirazione da fonti molto diverse, arte tribale, fantascienza, combinandole per giungere a un nuovo tipo di figurazione e costruendo il volto umano come un luogo in cui tutte le possibilità espressive possono essere raggiunte.

Kaarina Kaikkonen
Are We Still Going On?

26 febbraio – 31 luglio 2012

Pensata per la ex fabbrica di abbigliamento Max Mara, ora sede della Collezione Maramotti, la grande installazione Are We Still Going On? di Kaarina Kaikkonen segue e accompagna la struttura compositiva dell’edificio, esempio peculiare di architettura brutalista e organicista degli anni Cinquanta.
Il vecchio ingresso alla fabbrica − in cui è stata realizzata l’opera − è idealmente diviso in due aree; le catene orizzontali in cemento armato che collegano i pilastri non solo conferiscono un ritmo architettonico allo spazio, ma divengono parte del lavoro dell’artista.
L’installazione si compone di due strutture simmetriche che evocano lo scheletro di una grande barca. La semplice carena è sezionata in due parti che si sviluppano dal soffitto fino a tangere il pavimento, con un medesimo ritmo compositivo semicircolare realizzato con abiti annodati tra loro. Per la scelta dei colori che delineano le due strutture complementari, gli abiti suggeriscono un dialogo simbolico tra il maschile e il femminile: chiari da un lato, dai toni più freddi dall’altro. Dal tutto emana una combinazione coloristica di armonica bellezza.

Entrando nella grande sala si percepisce, al di là dalle vetrate, il verde del paesaggio esterno, ma girando lo sguardo a destra così come a sinistra si è immediatamente immersi nell’opera come se si entrasse in un territorio da  esplorare, in un altro paesaggio. Aggirando l’opera lungo il suo perimetro si perde il confine preciso tra spazio  esterno e interno: le profonde anse dei volumi circolari dialogano in modo diverso col paesaggio che agisce da sfondo.
Gli abiti, che paiono stringersi mano nella mano, ci parlano inoltre della storia di un luogo importante di produzione, non solo di abiti, ma di idee, in cui tutti i lavoratori hanno contribuito a creare e a far crescere questa realtà come progetto collettivo. In questo senso l’icona della barca accoglie in sé questa tensione verso la scoperta e il progresso.

Nelle opere di Kaikkonen gli oggetti si animano e ci parlano di storie, di persone. Ci parlano anche e soprattutto di lei. Evocano fragilità, ma anche speranza e rigenerazione. Tendono a suscitare in chi guarda una personale esperienza emotiva e, al contempo, un rispecchiamento, un’identificazione nella collettività. Le grandi installazioni rappresentano una coralità di voci in transito, in dialogo con la natura e con gli spazi sociali e sono storia di ognuno e di tutti; una storia che veicola in modo aperto un sentimento universale nel quale ognuno si può identificare e raccogliere ciò che vive più fortemente.
Con l’aspetto monumentale delle sue opere − sempre legate fortemente agli elementi ambientali e architettonici in cui si inscrivono − convive un’anima legata all’impermanenza e alla fragilità dei materiali che ci riporta in qualche modo alla fragilità del genere umano.
Il movimento “verso e da” qualcosa è un elemento formale ricorrente nel suo lavoro così come nei titoli e contribuisce a creare un ponte temporale tra le memorie passate e la loro tensione verso il futuro.

Durante l’installazione del lavoro, una lecture dell’artista sull’opera e sul suo lavoro in generale dal titolo Memories sarà oggetto di riflessione per un gruppo di studio di educatori e formatori italiani e stranieri. L’incontro è organizzato in collaborazione con Reggio Children.

Il progetto mette in campo la collaborazione dell’Ambasciata finlandese in Italia e di quella italiana ad Helsinki con l’obiettivo di uno scambio culturale tra Italia e Finlandia.

L’opera realizzata per la Collezione Maramotti è la prima tappa di un progetto che prevede la realizzazione di una seconda installazione, Towards Tomorrow, concepita per la piazza del MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo, che inaugurerà il 14 aprile 2012. Come una grande vela, l’opera si muoverà con il vento, connettendo uno dei vuoti che caratterizzano il profilo esterno del museo e rimodellando l’edificio di Zaha Hadid.
Il 24 febbraio 2012, inoltre, inaugurerà la sua mostra personale Having Hope alla Galleria Z2O di Roma.

Orari
La mostra, ad ingresso libero, è visitabile dal 26 febbraio al 31 luglio 2012 negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 − 18.30
Sabato e domenica 10.30 − 18.30
Chiuso 1° maggio

Info
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, 42124 Reggio Emilia
tel. 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
www.collezionemaramotti.org

Per maggiori informazioni sulle mostre la invitiamo a visitare la sezione work in progress del nostro sito.

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Collezione Maramotti

Andrea Büttner
The Poverty of Riches

13 novembre 2011 – 29 aprile 2012

La Collezione Maramotti presenta The Poverty of Riches, il nuovo progetto di Andrea Büttner, vincitrice della terza edizione del premio Max Mara Art Prize for Women in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra.
The Poverty of Riches è stato presentato per la prima volta nell’aprile 2011 alla Whitechapel Gallery; le opere saranno acquisite dalla Collezione Maramotti e visibili dal 13 novembre 2011.

Andrea Büttner è interessata alla vita delle comunità religiose. La sua opera esplora gli intrecci tra religione e arte e le affinità tra comunità religiose e mondo dell’arte. L’esposizione presso la Collezione Maramotti presenta le nuove opere di Büttner ispirate all’esperienza dell’artista durante la residenza di sei mesi in Italia che ha seguito l’attribuzione del Premio.
In questo periodo, Büttner ha vissuto per qualche tempo insieme ad alcune comunità religiose, si è avvicinata agli affreschi di Giotto e ad alcune opere appartenenti alla Collezione Maramotti: Alberto Burri, Enrico Castellani e Piero Manzoni.

Andrea Büttner impiega la tecnica tradizionale della xilografia per rappresentare elementi dell’iconografia religiosa quali una forma di pane, un tavolo, l’immagine di San Francesco. Accanto a questi soggetti tradizionali compaiono tessuti quotidiani – presi dalle divise di guardiaparchi, di poliziotti e di netturbini – che creano colorati “dipinti”, tesi come fossero tele. Questi lavori si inseriscono nella ricerca dell’artista sull’uso simbolico del tessuto nell’arte religiosa italiana.
Semplici panchine offrono un posto per sedersi a riflettere, creando una corrispondenza tra gli spazi di una chiesa e quelli deputati all’arte. La mostra comprende anche manifesti, stoffe e volantini, sempre ispirati ai periodi trascorsi da Andrea Büttner nei monasteri.

L’artista è interessata al concetto di povertà dal punto di vista sia estetico sia spirituale; non solo ai movimenti monastici, ma anche ai movimenti artistici, in particolare all’Arte Povera: la rinuncia alla ricchezza dei movimenti monastici trova corrispondenze nell’Arte Povera nella scelta di materiali per la realizzazione dell’opera, in contrapposizione all’opulenza dei mass media e del mercato.
Un altro tema centrale nei lavori di Andrea Büttner è la relazione fra povertà e vergogna. Nel XXI secolo la povertà costituisce una delle maggiori cause di vergogna, presentata e vissuta come sentimento negativo. L’artista è invece interessata ad una sua accezione positiva sia nella sua dimensione euristica sia nell’arte.

Orari
La mostra, ad ingresso libero, sarà visitabile dal 13 novembre 2011 al 29 aprile 2012 negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14,30 – 18,30
Sabato e domenica: 10,30 – 18,30
Chiuso: 25-26 dicembre, 1 e 6 gennaio, 25 aprile

Info
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66
42124 Reggio Emilia
tel. 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
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Collezione Maramotti

Shen Wei Re-Turn. Artistic Vision of Shen Wei
Shen Wei Dance Arts | Re-Turn. Artistic Vision of Shen Wei
in collaborazione con I Teatri di Reggio Emilia – Aperto Festival e con il sostegno di Max Mara
20 – 23 ottobre 2011

Shen Wei, artista della danza totale miracolosamente in bilico tra Oriente ed Occidente, è affermato coreografo, regista, danzatore, pittore, fotografo e direttore artistico della Shen Wei Dance Arts, tra i gruppi più interessanti della danza mondiale.
Nel suo nuovo lavoro, creato appositamente per la Collezione Maramotti, Shen Wei presenta una nuova creazione site-specific, una coreografia originale ispirata alle opere esposte nella Collezione permanente (21 e 23 ottobre). In questo nuovo lavoro, Shen Wei sposta lo sguardo dello spettatore dalla prospettiva tipica del visitatore, rendendolo testimone e partecipe di un dialogo che si nutre dello scambio di energie tra i danzatori e le opere. Shen Wei intende in questo modo svelare una diversa cornice in cui i visitatori possano considerare le opere d’arte contemporanea da un punto di vista nuovo e personale. Il 20 ottobre la Collezione Maramotti ospita inoltre un incontro tra l’artista e la giornalista Leonetta Bentivoglio.

Per maggiori informazioni:
Visita il sito dedicato all’evento
Visita la pagina dell’evento sul sito de I Teatri

Alessandro Pessoli | Fiamma pilota le ombre seguono
30 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012

Tre grandi tele di Alessandro Pessoli, miscellanea di composizioni e temi classici della pittura, vedono come punto di partenza il complesso soggetto della Crocifissione, matrice, “fiamma pilota” per le nuove opere prodotte per questa mostra. Tenendo questo registro di fondo, Pessoli reinventa-ricalibra le forme e l’intensità emotiva delle figure, attribuendo loro una leggerezza di fondo, un equilibrio fra dramma e giocosità della pittura.
La pittura di Pessoli si aggrega attraverso un processo di costruzione-decostruzione linguistica, simbolica e fisica, in cui spesso le parti cancellate, coperte, sopravvissute costituiscono la struttura portante del dipinto, alla ricerca di una verità interiore, che si palesa nella vitalità dell’immagine e della pittura a cui l’artista continuamente tende nel suo lavoro.

Andrea Büttner | The Poverty of Riches
13 novembre 2011 – 29 aprile 2012

Dopo l’esposizione londinese, la Collezione Maramotti presenta il nuovo progetto di Andrea Büttner, vincitrice della terza edizione del premio Max Mara Art Prize for Women in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra. Durante il periodo di residenza in Italia Büttner ha vissuto per qualche tempo insieme ad alcune comunità religiose, si è accostata agli affreschi di Giotto e ad alcune opere appartenenti alla Collezione Maramotti: Alberto Burri, Enrico Castellani e Piero Manzoni.
Le opere prodotte per la mostra sottolineano i focus della ricerca artistica di Büttner, tesa a esplorare gli intrecci tra religione e arte e le affinità tra comunità religiose e mondo dell’arte. L’artista è interessata al concetto di povertà dal punto di vista sia estetico sia spirituale; non solo ai movimenti monastici, ma anche ai movimenti artistici, in particolare all’Arte Povera.

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Info
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66
42124 Reggio Emilia
tel. 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
www.collezionemaramotti.org