Venerdì nero

Bondeno come Pescara

Passeggiando per il corso principale della mia città osservo i palazzi e i negozi che adornano il piano stradale, nell’area pedonale che oggi viene promossa a “centro commerciale naturale”, e realizzo di nuovo che in questi ultimi anni abbiamo sperimentato uno stravolgimento socioeconomico senza precedenti. Queste camminate mi offrono sempre uno spunto di riflessione sullo sviluppo dello spazio urbano, sull’evoluzione culturale ed economica della città e sulle trasformazioni che questo “progresso” realizza negli equilibri sociali.
Pescara è una città commercialmente vivace e il centro brilla di luci e colori. Mentre mi soffermo a leggere la dichiarazione di cessazione di attività di una rivendita di tessuti che sta praticando sconti da liquidazione, rifletto sul fatto che abbiamo visto sparire attività storiche, che avevano messo le radici a Castellammare e a Portanuova prima ancora che nascesse l’attuale Pescara, sostituite sempre da punti vendita di grandi catene multinazionali. Dietro le vetrine non ci sono più imprenditori commerciali pescaresi, ma giovani commessi sottopagati che vendono merce di infima qualità per il consumo di massa. Non esiste più un’identità, non c’è più quello scambio di esperienze e di conoscenza che arricchiva la città grazie alle innovazioni che importavano i più audaci sperimentatori, che giravano il mondo per tornare nella città di D’Annunzio a sorprendere con l’originalità delle loro scoperte e con le loro trovate esagerate. Pescara sta diventando una colonia del grande capitale straniero. Somiglierà, tra qualche anno, alle migliaia di città fotocopia che hanno subito prima di noi l’invasione.
La difesa dell’identità, del localismo, della conoscenza tacita che germoglia in un territorio e che è trasmessa da generazione a generazione anche nel tessuto imprenditoriale e commerciale, è un altro valido motivo per combattere questa invasione che omologa tutto e tutti. La globalizzazione va fermata con gli strumenti normativi di cui ci siamo privati in questi anni. Limitazioni alla circolazione di capitali, merci, servizi e persone, ma anche dazi e contingentamenti. Solo così possiamo salvarci da questo tsunami che sta cancellando la nostra storia.
Nù séme nù, si dice a Pescara. A dire il vero, amici miei, nù eravame nù, ma è ddamó che nìn séme cchiù nù!

Gianluca Baldini