Agricoltura naturale

L’agricoltura naturale non crea un PIL elevato ma sicuramente aumenta il BIL (benessere interno lordo).

Per avere successo con l’agricoltura naturale è indispensabile rendere il terreno sempre più fertile. Per ottenere questo risultato è necessario che ci sia sempre materia organica in decomposizione, come avviene nel bosco. Questo fa sì che il terreno si arricchisca di microorganismi, che rappresentano l’indice di fertilità del suolo. È indispensabile incrementare il più possibile la biodiversità del luogo con più essenze vegetali, fiori, alberi, in modo che vengano attirati anche tanti insetti, uccelli, rettili, anfibi. È necessario mantenere un equilibrio naturale dove ogni insetto e/o animale ha il suo naturale predatore.

Di recente ho conosciuto Charles e Perrine di La Ferme Du Bec Hellouin in Francia. Hanno un’azienda agricola di circa 3 ettari dove lavorano 8 persone. In proporzione in 100 ettari potrebbero essere impiegate oltre 250 persone e si spartirebbero l’introito che, in un’azienda agricola artificiale, viene girato all’industria meccanica, petrolifera e chimica. I loro terreni sono coltivati solo manualmente e nonostante inizialmente fossero molto poveri oggi proliferano di vita. Riescono a produrre in pochissimo spazio un enorme quantità di frutta e di verdure e i loro prodotti sono ricercati dai migliori chef del territorio, i quali sono in grado esaltarne le incredibili proprietà organolettiche. In pochi anni hanno dimostrato al mondo, come il loro modo di fare agricoltura senza chimica e senza macchine a combustibili fossili, potrebbe sfamare l’intera umanità e sostenere anche un importante crescita demografica. La loro azienda non produce rifiuti, non inquina l’acqua e l’aria e, nonostante ciò, produce molto più reddito di quello che potrebbe fare un’azienda industriale. Qual è il loro segreto? Una grande conoscenza della biologia, della chimica e della botanica grazie a tanti anni di studi e prove sul campo.

Quello che oggi succede con l’agricoltura purtroppo accade in egual modo con gli esseri umani, ma forse facciamo più fatica a comprenderlo e proprio per questo l’agricoltura naturale può essere un nuovo portale, una direzione che può cambiare le nostre vite. Non esiste alcuna differenza fra un farmaco e un pesticida, se non che uno inquina l’essere umano e l’altro inquina la terra. In continuazione veniamo bombardati da una propaganda, spesso occulta, che ci induce sempre più ad allontanarci dalla vita naturale. L’uomo ha vissuto per centinaia di migliaia di anni come parte della Natura: ora, nel giro di pochi decenni, si è trovato a vivere in mezzo a cemento, asfalto, inquinamento, onde elettromagnetiche, smog, facendo cose che non aveva mai fatto prima, entrando a contatto con prodotti chimici di ogni sorta che non aveva mai conosciuto prima… fino al punto che oggi parliamo di Natura come un elemento terzo rispetto a noi stessi.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61017

Agro-business

Dopo gli anni ’50, negli USA l’allevamento di maiali, vacche, bovini e pollame diventò gradualmente industrializzato. I pulcini vennero confinati in spazi così minuscoli che potevano appena stare in piedi. Per farli crescere più in fretta vennero riempiti di antibiotici e nutriti di mais e soia OGM. Secondo il Consiglio per la Difesa delle Risorse Naturali, l’80% degli antibiotici venduti negli Stati Uniti viene usato negli allevamenti animali, non dagli esseri umani. Gli antibiotici vengono somministrati agli animali mescolati al cibo o all’acqua, per accelerare la crescita. Dopotutto, il tempo è denaro. Gli agricoltori tradizionali, com’era stato mio nonno in Nord Dakota, vennero in gran parte fatti lasciare la terra dalle politiche del ministero per l’agricoltura, che hanno favorito l’industrializzazione senza curarsi della qualità del cibo risultante. I trattori diventarono macchine mastodontiche computerizzate, guidate dal GPS. Un trattore così poteva essere telecomandato e fare il lavoro di molti agricoltori. Il risultato finanziario è stato favoloso… per gli industriali come ADM, Cargill, Monsanto e per i venditori come Kraft, Kelloggs, Nestle, Unilever, Toepfer e Maggi. Il modello americano di agrobusiness Rockefeller-Harvard venne globalizzato a partire dai negoziati del GATT tenutesi in Uruguay a fine anni ’80 per la liberalizzazione del commercio, nei quali l’Unione Europea abbandonò la tradizionale protezione degli agricoltori locali per favorire il libero commercio. Mentre i negoziati del GATT stavano per dare ai giganti statunitensi dell’agrobusiness quello che volevano (ovvero la libertà di violentare l’UE e altri mercati agricoli con i loro prodotti industriali, e di distruggere milioni di agricoltori europei che avevano coltivato la terra con passione per generazioni) mi recai a Bruxelles per intervistare da giornalista un burocrate UE di alto livello, responsabile per l’agricoltura. Sembrava ben istruito, era multilingue, danese di nascita. Ebbene, questi argomentò in difesa del libero commercio, dichiarando: “Perché dovrei pagare tasse in Danimarca per permettere agli agricoltori bavaresi di restare sul mercato con i loro appezzamenti minuscoli?” La risposta, che allora tenni per me, è: semplicemente perché l’agricoltore familiare tradizionale è il solo adatto a fare da intermediario tra noi e la natura e a produrre cibo sano per gli uomini e gli animali. Nessuna macchina può sostituire la devozione e passione personale che ho visto ogni volta in tutti gli agricoltori che ho incontrato, i quali davvero si prendono cura del loro bestiame e raccolto. Ora la stessa gente molto ricca e molto arida, quelli che io chiamo gli “oligarchi americani”, sta sistematicamente facendo tutto il possibile per distruggere la qualità del cibo.

leggi tutto su https://www.controinformazione.info/perche-i-rockefeller-cercano-di-distruggere-gli-agricoltori/

*F. William Engdahl è un consulente e docente di rischi strategici; laureato in politologia alla Princeton University e autore di best-seller sul petrolio e la geopolitica. Fonte: Journal-neo Traduzione: Anacronista

Di chi è la terra?

Dal rapporto emerge un dato insospettabile: in Europa il 3% dei proprietari di terreni agricoli detiene il 50% di tutte le superfici agrarie; una situazione paragonabile a quanto avviene attualmente in paesi come il Brasile, la Colombia e le Filippine. Dopo Ungheria, Romania, Serbia e Ucraina, multinazionali e fondi sovrani stranieri hanno infatti spostato il mirino verso l’Europa occidentale: dapprima i cosiddetti Pigs, con in testa regioni come l’Andalusia e la Catalogna, poi Germania, Francia e Austria sono diventati oggetto di speculazione economico-finanziaria da parte dei colossi attivi nell’agro-business, degli hedge fund, delle aziende cinesi in espansione e degli oligarchi russi.

E l’Unione Europea? Certo in questi anni, con la Politica agraria comune, non ha frenato il diffondersi del fenomeno; anzi, lo ha favorito tramite l’elargizione di sussidi destinati quasi esclusivamente alle grandi aziende agricole. Una politica non lungimirante che da un lato ha di fatto impedito l’ingresso nel mercato agricolo di nuovi soggetti (piccoli proprietari in grado di contrastare lo strapotere dei “big”), dall’altro ha confermato una volta di più quanto il Vecchio Continente sottostimi il problema della terra, che non viene considerata alla stregua di un bene comune.

estratto da http://www.limesonline.com/il-land-grabbing-arriva-in-europa/47647

Siamo in guerra

http://www.youtube-nocookie.com/v/d9-rd-BoSYQ?version=3&hl=it_IT&rel=0

“Siamo in guerra, i nostri politici sono come il comandante Schettino: rimangono a guardare mentre la nave affonda”. Queste sono le parole di Beppe Grillo durante la presentazione del suo libro a Roma. “I partiti sono morti e la gente presto impugnerà un fucile”. Ecco l’intervista di Francesca Fagnani a Grillo.

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