Vito a Finale

Saranno i personaggi e le storie raccontate in “Vito recital” a dare ufficialmente il via alla stagione teatrale di Finale, che si terrà nel Teatro Tenda presso il Campo Robinson, struttura messa a disposizione da Emilia Teatro Fondazione e allestita dal Comune nell’ambito del progetto Scena solidale, in attesa di poter ridare vita al Teatro Sociale seriamente danneggiato dal sisma.

Domani, 4 dicembre, alle 21, il poliedrico Vito porterà in scena il testo di Maurizio Garuti, coinvolgendo gli spettatori in un mondo irresistibile che parla di infanzia e di “emilianità”. Donne e uomini padani, personaggi zavattiniani legati alla terra e quindi al buon cibo e all’amore, partendo da Bertoldo, passando per Zavattini e approdando al Fellini, di Amarcord e delle sue donne enormi. Storie vere e storie inventate; personaggi fantastici e personaggi reali. Tutti accumunati dall’essere surreali, dal vivere nel confine dell’assurdo.

Vivere in quel mondo dove la fame faceva i bambini e dove i circhi miseri di provincia erano costretti, durante le permanenze a cucinare i leoni che, essendo magrissimi, non sfamavano nessuno. La cucina dell’Artusi; quella delle città della bassa, ossia quella stessa pianura che Zavattini amava descrivere con una riga e che quando c’è la nebbia diventa un tutt’uno tra cielo e terra.

Vito, come  gli altri artisti in cartellone, riceverà per la serata un compenso dimezzato, sostenendo così il lavoro portato avanti da Scena solidale nei territori emiliani colpiti dal terremoto.

Biglietto: 8 euro.

Abbonamenti a 7 spettacoli: 45 euro

Per informazioni:
ERT Fondazione: 059/2136045
teatri@emiliaromagnateatro.com
masina@comunefinale.net

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Il gorilla quadrumàno

Visto che se ne parla su FB, lo rimetto in evidenza (10-12-13)

Era un gruppo teatrale che fu ospitato anche a Bondeno (gli abitanti di Stellata probabilmente se lo ricorderanno) negli anni ’70, ideato da GIULIANO SCABIA di cui riportiamo alcune note bio-bibliografiche,  in quanto sarà presente a Vignola,  Venerdì 20 settembre, alle 17.30, nell’ambito del festival della poesia.

Giuliano Scabia [Padova, 1935), poeta, drammaturgo e romanziere, è stato per molti anni docente al DAMS di Bologna ed è un originale protagonista del teatro italiano. Dopo alcune collaborazioni con Luigi Nono, è stato uno degli iniziatori del Nuovo Teatro e l’ideatore di situazioni teatrali e comunitarie memorabili, come quelle dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste (raccontata in Marco Cavallo, Einaudi, 1976), o quella con un gruppo di attori-studenti attraverso l’Appennino emiliano (di cui parla nel libro Il Gorilla Quadrumano, Feltrinelli, 1976), Si è poi dedicato al ciclo del Teatro Vagante, un teatro raccontabile oltre che rappresentabile, recitato in piccole comunità che si formano per ascoltare seguendolo a volte in lunghe camminate nei boschi. Il lavoro sulla lingua compiuto attraverso la ricerca teatrale è confluito anche in romanzi come In capo al mondo [Einaudì, 1990], Nane Oca (Einaudi, 1992), Lorenzo e Cecilia (Einaudi, 20001, Le foreste sorelle (Einaudi, 2005), Nel 1995 ha pubblicato Il poeta albero (Eìnaudi), poesie e disegni (a trent’anni di distanza dalla prima raccolta, Padrone &i Servo], e nel 2003 Opera della notte, libri di poesie in cui è racchiusa la forma più intensa del suo itinerario di scrittore, Nel 2012 è uscita la raccolta Canti del guardare lontano [Einaudi]. È stato insignito di numerosi e prestigiosi riconoscimenti, come i premi Ubu e DAMS per il teatro, e il Metauro per la poesia.

Lavoravo all'OMSA

gli attori del Teatro Due Mondi

nell’ambito della XXV rassegna LA SOFFITTA 2013
progetto TEATRO E COMUNITÀ
a cura di Cristina Valenti con la collaborazione di Giada Russo

TEATRO  DUE MONDI
presenta, in prima nazionale, lo spettacolo
LAVORAVO ALL’OMSA
con gli attori del Teatro Due Mondi e un’attrice ex operaia dell’Omsa
regia di Alberto Grilli

venerdì 3 maggio 2013, ore 21
ai Laboratori delle Arti/Teatro, piazzetta Pasolini 5b – Bologna

La compagnia Teatro Due Mondi di Faenza presenta ai Laboratori delle Arti, in prima nazionale, lo spettacolo LAVORAVO ALL’OMSA intreccio di due storie: il racconto della chiusura della fabbrica Omsa per delocalizzazione (nel luglio 2010, 346 operai coinvolti, dei quali 320 donne) e il dramma di Brecht Santa Giovanna dei Macelli, storia di operai in rivolta nella crisi del 1929.

Lo spettacolo, in programma venerdì 3 maggio, ore 21 ai Laboratori delle Arti (ingresso gratuito) si inserisce nella XXV rassegna LA SOFFITTA 2013 organizzata dal Centro La Soffitta del Dipartimento delle Arti – Università di Bologna, nell’ambito del più ampio progetto “Teatro e comunità” a cura di Cristina Valenti con la collaborazione di Giada Russo, dedicato a esperienze artistiche che interagiscono con diverse espressioni di comunità.
Il progetto include la performance che ha dato origine allo spettacolo e che animerà, il giorno successivo, il tratto pedonale di via D’Azeglio: BRIGATE TEATRALI OMSA azioni di strada con la partecipazione di ex operaie Omsa, attori e non attori, coordina Alberto Grilli. Partecipazione libera.

venerdì 3 maggio, alle ore 21 nei Laboratori delle Arti/ Teatro
Teatro Due Mondi presenta, in prima nazionale, lo spettacolo
LAVORAVO ALL’OMSA
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Faenza | con gli attori del Teatro Due Mondi: Monica Camporesi, Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa, Renato Valmori e con l’attrice ex-operaia dell’Omsa Angela Cavalli | regia Alberto Grilli | musiche originali e direzione musicale Antonella Talamonti | collaborazione alla drammaturgia Gigi Bertoni.

In un allestimento scenico minimale, attori e attrici del Teatro Due Mondi sono in scena insieme a una delle operaie che hanno vissuto la chiusura della storica fabbrica faentina per delocalizzazione e hanno preso parte all’esperienza delle Brigate Teatrali Omsa. Lo spettacolo intreccia riferimenti tratti da Santa Giovanna dei Macelli a elaborazioni originali del gruppo: il testo brechtiano si attualizza attraverso le storie delle operaie dell’Omsa. Le due vicende si alternano in un continuo rimando di situazioni che utilizzano canzoni di origine popolare appartenenti alla tradizione dei canti di lavoro e di lotta. Pur nella diversità dei contesti storici, lo spettacolo pone l’accento sulle logiche economiche e imprenditoriali che schiacciano il diritto al lavoro rimarcando le similitudini tra la crisi economica del 1929 ritratta da Brecht e quella vissuta oggi, in un’epoca di globalizzazione, dalle operaie Omsa.

Ingresso gratuito con ritiro di coupon la sera stessa, ai Laboratori delle Arti, dalle ore 20 fino ad esaurimento. Info: CENTRO LA SOFFITTA tel. 051.2092400 – http://www.dar.unibo.it

sabato 4 maggio, alle ore 17  in via D’Azeglio pedonale
Teatro Due Mondi presenta  BRIGATE TEATRALI OMSA
azioni di strada | con la partecipazione di ex operaie Omsa, attori e non attori | coordinamento di Alberto Grilli | ringraziamo il Théâtre de l’Unité per la strada che ci ha indicato | PARTECIPAZIONE LIBERA

Nel 2010 una decisione di strategia imprenditoriale colpisce il mondo del lavoro di Faenza. L’Omsa delocalizza l’attività produttiva in Serbia. Trecentocinquanta lavoratori (di cui trecentoventi donne) perdono il posto di lavoro. In questo scenario sono nate le Brigate Teatrali, a seguito di un laboratorio ideato dal Teatro Due Mondi che ha coinvolto le operaie nel tentativo di conciliare due bisogni diversi. Uomini e donne di teatro cercavano un contatto umano come ponte per uscire dalla sala prove, arrivare al centro della vertenza e conoscere personalmente i lavoratori dell’Omsa. Le operaie cercavano un megafono non istituzionale che desse voce e corpo alle loro paure e alla loro solitudine.
Questi diversi punti di partenza sono stati il motore di una macchina teatrale che si è mossa nelle strade e nelle piazze delle città italiane con azioni improvvise e inaspettate. Le Brigate teatrali sono una performance di strada, una sequenza di interventi teatrali “scanzonati e poetici, mai rivendicativi” (Hervée de Lafond e Jacques Livchine, Théâtre de l’Unité, ideatori delle Brigate). In oltre due anni di attività le Brigate sono state ospitate in molte città italiane e oggi le operaie Omsa sono un simbolo di lotta per la tutela del diritto al lavoro.

Il Teatro Due Mondi nasce nel 1979. In più di trent’anni di attività ha portato sulle scene e nelle strade di oltre trenta Paesi l’invenzione di un teatro che unisce artigianato scenico e visione politica attraverso Marquez e Brecht, Orwell e Jarry, le favole per l’infanzia e i canzonieri popolari. Alla ventina gli spettacoli prodotti (teatro di strada, teatro per ragazzi e per adulti) il gruppo ha affiancato negli ultimi due anni i progetti di intervento e partecipazione civile dedicati alle operaie licenziate dell’Omsa e ai rifugiati politici, che gli sono valsi il premio Torototela 2010 indetto dalla Regione Piemonte e il premio Generazioni 2012 indetto da “LiberEtà”, rivista mensile di Spi-Cgil.

Informazioni al pubblico: CENTRO LA SOFFITTA tel. 051.2092400 – http://www.dar.unibo.it


Il progetto “Teatro e comunità” si concluderà martedì 14 maggio, ore 21 ai Laboratori delle Arti con lo spettacolo Tutto quello che rimane della compagnia TAM Teatromusica (ingresso gratuito).

Balasso a Occhiobello

Venerdì 22 febbraio – ore 21
Teatro Comunale di Occhiobello
Natalino Balasso in
L’IDIOTA DI GALILEA

Di Natalino Balasso
Regia Stefania Felicioli
Musicazione Mario Brunello
Produzione Teatria srl
La breve, ma intensa Stagione del Teatro Comunale di Occhiobello, curata dall’associazione Arkadis con il sostegno del Comune, venerdì 22, alle ore 21, giunge all’ultimo appuntamento, di cui i biglietti sono già esauriti da un paio di mesi. Lo spettacolo, che approfondisce il cuore tematico al centro della programmazione di quest’anno, ovvero il teatro come chiave di lettura originale e originaria della natura umana, vedrà sulla scena Natalino Balasso in L’idiota di Galilea, da lui scritto e interpretato; un testo che parla della condizione di schiavitù (metaforica) che è al centro del Vangelo e dell’Antico Testamento e per la quale l’uomo non vuole cedere le armi. Questo spettacolo offre una riflessione sul sentimento che è all’origine della grande poesia della religione, ossia la paura della morte, che fa creare storie meravigliose e sempre veritiere, anche quando appartengono nelle religioni più antiche o più lontane dalla nostra cultura.
Balasso, attore e autore non solo comico, originario di Porto Tolle, debutta in teatro nel 1990, in televisione nel 1998, al cinema nel 2007 e pubblica libri dal 1993. Dato il successo dei Rusteghi di Carlo Goldoni, realizzato nella stagione 2010-2011, per la regia di Gabriele Vacis e con Eugenio Allegri e Jurij Ferrini, insieme a quest’ultimo l’anno successivo decide di mettere in scena il celebre capolavoro di Samuel Beckett, Aspettando Godot, che consente a entrambi di esprimere al meglio la propria attitudine alla comicità.

L’idiota di Galilea è un monologo che narra le avventure di un Maestro e dei suoi discepoli. Fino a pochi secoli fa la scrittura era prerogativa di una classe ricca e privilegiata. Le sacre scritture potevano essere lette e comprese da un numero irrisorio di persone. Per gli umili non c’era alternativa: dovevano fidarsi, proprio come dovevano fidarsi delle leggi che, si diceva, erano concepite per essere usate in loro difesa. Anche quando arrivò una Buona Novella che parlava di liberazione, subito al racconto tramandato si sostituirono testi scritti e ufficiali. Accadde così che proprio gli ultimi della terra furono in realtà tagliati fuori dalla comprensione di quel messaggio. In questo spettacolo i fatti della Buona Novella sono raccontati da un idiota. Il testo è costruito utilizzando un ampio ventaglio di suggestioni che comprende vangeli gnostici, apocrifi , scritti filosofici dell’ambiente greco-romano e pure invenzioni favolistiche. Protagonista della storia è l’aiutante di un falegname di Palestina. I Dodici gli avevano detto che avrebbe fatto meglio a tenersi a debita distanza da loro e, soprattutto, che doveva smetterla di rivolgere loro quelle stupide assillanti domande. Ma lui era un idiota, non c’era libro che avrebbe potuto distoglierlo dalla sua ostinata incomprensione del mondo. Ed è proprio la sua semplice alterità di personaggio che non ha nulla dell’eroe, né nulla di tragico, che gli fa rendere una testimonianza sorprendente della voce del Maestro, e lo lascia solo di fronte a un’inaspettata e ben scomoda verità possibile, in un presente in cui si sfaldano i confini di spazio e tempo, mentre per gli spettatori la vita finisce per confondersi al teatro.
In caso di forti nevicate, previste per questo fine settimana, si consiglia di chiamare i numeri del teatro per accertarsi di eventuali variazioni di programma.

Per informazioni: 349.8464714 / 0425.766121
info@teatrocomunaleocchiobello.itwww.arkadis.it

Teatro in streaming

Sabato alle 20 al Ridotto
Macbeth di Verdi
in diretta streaming
dal Comunale di Bologna
Sabato 9 febbraio alle 20 i teatri della Regione Emilia-Romagna aderenti alla rete TeatroNetdi cui anche il Teatro Comunale di Ferrara fa parte – trasmetteranno in diretta streaming dal Teatro Comunale di Bologna il Macbeth di Verdi, regia di Bob Wilson.
Per volontà dell’assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e grazie alla partnership con Lepida spa, è stato avviato il progetto TeatroNet, una rete di teatri interconnessi con cablaggio a fibra ottica.
Nell’ambito del progetto Verdi 200, il “Cartellone Verdi 200 digitale” propone una serie di spettacoli verdiani in diretta streaming dai teatri della regione appartenenti alla rete TeatroNet. La Fondazione Teatro Comunale di Ferrara proporrà questa diretta su maxischermo al Ridotto con inizio alle 20 (apertura porte ore 19.30). L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
La diretta sarà visibile sul sito www.giuseppeverdi.it, sul canale 118 del digitale terrestre LepidaTV, sul portale regionale www.magazzini-sonori.it e, su schermo all’Arena del Sole, al Teatro Testoni Ragazzi di Bologna, al Teatro Comunale di Ferrara, al Teatro degli Atti di Rimini, alla Sala consiliare del municipio di Villanova sull’Arda, nella Sala degli scenografi del Teatro mun icipale di Piacenza, al Teatro Rossini di Lugo e nell’Auditorium Corelli di Fusignano (Ra).

Italianesi

Teatro Comunale di Occhiobello
VENERDÌ 8 FEBBRAIO – ORE 21


SAVERIO LA RUINA in
ITALIANESI


Penultimo appuntamento con il cartellone del Teatro Comunale di Occhiobello, curato dall’associazione Arkadis con il sostegno del Comune di Occhiobello, venerdì 8 febbraio, alle ore 21, con uno spettacolo che – dal momento di uscita del programma a oggi – ha ricevuto una lunga lista di importanti riconoscimenti, primi fra tutti il Premio UBU 2012 “Migliore attore” e la nomination Premio UBU 2012 “Migliore testo italiano”. Si tratta di Italianesi, di e con Saverio La Ruina, autore e interprete calabrese che, insieme al compagno di lavoro Dario De Luca, nel 1992 ha fondato la compagnia Scena Verticale a Castrovillari, un paesino della provincia di Cosenza, dove, tra l’altro, a partire dal 1999 viene organizzato il festival Primavera dei Teatri, cantiere di incontri e confronti fra artisti di diversa estrazione e provenienza, che ha contribuito a segnalare e promuovere molti attori italiani dell’ultima generazione.
Dopo il successo dei due monologhi Dissonorata e, più recentemente, di La Borto, esplorazioni al femminile nei pregiudizi di tutti i sud d’Italia, La Ruina con Italianesi – che già dal titolo rimanda all’unione di due termini, ‘italiani’ e ‘albanesi’ – porta in scena la tragedia semi sconosciuta di migliaia di soldati e civili italiani che, alla fine della Seconda guerra mondiale, rimasero intrappolati in Albania con l’avvento della dittatura, costretti a vivere in un clima di terrore. Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime, la maggior parte di loro venne condannata e poi rimpatriata in Italia. Donne e bambini, colpevoli solo di essere mogli e figli di italiani, furono trattenuti e internati in campi di prigionia. Vissero in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, lavori forzati e torture. In quei campi rimasero dimenticati, e la loro vicenda ignorata dai libri di storia.
Attraverso il personaggio di un rimpatriato, Tonino, un quarantenne nato nel 1951 e cresciuto nel mito del padre e dell’Italia, dove ritorna nel 1991 a seguito della fine della dittatura, La Ruina restituisce voce e dignità a quasi quattrocento prigionieri, riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, che arrivarono nel Belpaese convinti di essere accolti come eroi, per ritrovarsi invece condannati a essere italiani in Albania e albanesi in Italia. Il protagonista è un piccolo grande uomo, eroico perché semplice e vero nel dispiegarsi del suo racconto coinvolgente e intenso, fatto di espressioni e gesti appena accennati e precisi, parole mai urlate con rabbia ma con le spalle un po’ ricurve, le mani umilmente raccolte.
La Ruina, che si avvale di un dialetto morbido e duttile e di un abbigliamento un po’ antiquato e dimesso per dare corpo al suo personaggio, manifesta nei confronti di Tonino una profonda comprensione della sua dolce consapevolezza di sconfitto, che non per questo si chiama rassegnazione. Con una sola sedia in scena, le luci di De Luca e le musiche originali eseguite dal vivo di Roberto Cherillo, Italianesi riesce a restituire un enorme spaccato storico sull’autoritarismo e sull’oppressione che, tuttavia, viene colto in una chiave minimalista, come a esorcizzare i toni della tragedia osservandola con occhi perennemente infantili.
Biglietti: intero € 12, ridotto over 65 € 10, ridotto under 30 € 8.
Per informazioni e prenotazioni: 349.8464714 o 0425.766121; www.teatrocomunaleocchiobello.it


ITALIANESI
Di Saverio La Ruina
Musiche originali eseguite dal vivo Roberto Cherillo
Disegno luci Dario De Luca
Direzione tecnica Gaetano Bonofiglio
Organizzazione Settimio Pisano
Produzione Scena Verticale
Con il sostegno di MIBAC | Regione Calabria

Premio UBU 2012 “Migliore attore”
Nomination Premio UBU 2012 “Migliore testo italiano”
Premio Enriquez 2012 per la drammaturgia
Premio Antonio Landieri 2012 “Migliore attore”

Menzione speciale al Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2012

Guarda l’intervista a Saverio La Ruina