West Nile

È bufera (politica) sul direttore generale dell’Ausl di Modena Massimo Annichiarico per un post ironico, ora rimosso, sulla West Nile. A molti non è piaciuto proprio perché tira in ballo una questione molto sentita dai cittadini di Modena e provincia.

“Un atteggiamento molto grave e inaccettabile per il quale la Regione dovrebbe valutare al più presto sia la revoca dei premi assegnati al dg, oltre che la sua immediata rimozione dell’incarico dal vertice dell’AUSL”. Scrive così la consigliera regionale M5S Giulia Gibertoni che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione alla giunta regionale. “Anche se il post sembra che sia stato cancellato – aggiunge la pentastellata – crediamo che un gesto del genere sia totalmente inopportuno oltre che inaccettabile da parte di chi riveste un ruolo così importante nella gestione della nostra sanità. La pubblicazione di questo post denota un’inadeguatezza a rivestire un ruolo istituzionale per il quale, vale la pena sottolinearlo, è vantaggiosamente retribuito, anche con premialità, arrivando a incassare annualmente un importo superiore a quello del Presidente della Regione Emilia-Romagna, ente da cui dipende l’AUSL di Modena. Ecco perché crediamo che la Regione debba intervenire valutando sia la revoca dei premi assegnati ad Annicchiarico, ma soprattutto la sua permanenza ai vertici dell’AUSL”.

È poi Andrea Galli di Forza Italia a chiedere, con un’interrogazione, al governo regionale “se non ritiene opportuno revocare l’incarico al direttore generale dell’Ausl di Modena alla luce di un intervento del tutto inopportuno e offensivo verso i cittadini e, soprattutto, verso le famiglie delle vittime del virus”. Il dirigente, spiega il consigliere, “ha pubblicato sui social un suo intervento ironico teso a minimizzare e irridere le paure dei cittadini riguardo il virus West Nile, malgrado fosse ovviamente a conoscenza delle centinaia di casi di infetti e delle decine e decine di colpiti in modo grave fino ad arrivare a numerosi decessi”.

L’Ausl di Modena, rimarca il politico, “ha dato notizia dei primi due decessi solamente dopo alcune settimane e dopo la pubblicazione di alcuni articoli sui media da parte dei parenti dei deceduti a cui era stato caldamente consigliato di non parlare per ‘non creare allarmismo’”. Galli, nell’atto ispettivo, chiede inoltre “se la Regione intende scusarsi con i cittadini modenesi per l’intervento del direttore generale Ausl”.

Anche la Lega è intervenuta.

“Le dichiarazioni di Massimo Annicchiarico – scrivono Stefano Bargi, consigliere regionale Lega Nord e il deputato della Lega Guglielmo Golinelli – sono inopportune e gravi. Un dirigente Ausl non dovrebbe permettersi di ironizzare su un virus che si sta diffondendo sempre di più e che ha già mietuto diverse vittime. Il lauto stipendio dei dirigenti sanitari posizionati dalla politica del Pd nei ruoli che ricoprono e i premi, e i bonus, che vengono loro costantemente riconosciuti non dovrebbero farli sentire superiori al dovere di rispondere con correttezza e professionalità alle domande, alle sollecitazioni e anche alle critiche dei cittadini”.

“Affermazioni – aggiungono i due leghisti – come quelle pubblicate sul profilo Fb personale di Annicchiarico non sono consone a un Dg e cercano di sviare l’attenzione dai doveri e dalle competenze che l’Azienda sanitaria è tenuta a mettere in atto per eliminare o perlomeno arginare il problema”.

Quelli che Annicchiarico elenca sono “semplicemente doveri che qualsiasi ente avrebbe messo in campo davanti ad una situazione come quella del virus che sta dilagando soprattutto nella nostra regione”, aggiungono Bargi e Golinelli “quello invece che noi chiediamo come rappresentanti dei cittadini, è che dirigenti profumatamente stipendiati e certamente competenti ma posizionati, comunque, da una assegnazione politica degli incarichi, portino risposte più concrete efficaci ed innovative rispetto a quelle prodotte fino ad oggi”.

“Invece di sbizzarrirsi sui social network – concludono – Annicchiarico, dovrebbe concentrare tutte le sue energie e le competenze da professionista per combattere la diffusione di questa grave malattia”.

Inoltre, il consigliere Bargi ha depositato martedì 18 settembre un question time a cui l’assessore alla Sanità Venturi dovrà rispondere già durante la prossima seduta assembleare martedì 25 settembre 2018.

https://www.sulpanaro.net/2018/09/west-nile-bufera-sul-direttore-generale-dellausl-massimo-annichiarico/

Le riflessioni di un medico nel suo ultimo giorno di lavoro

DALL’ARCHIVIO DI BONDENO.COM

Data: Venerdì. 10 agosto 2007
Argomento: Lavoro
Riportiamo il testo integrale di una lettera, per molti versi interessante, inviata alla “Nuova Ferrara”, lasciando aperto lo spazio per i commenti. Uno lo anticipiamo, rammaricandoci che Internet non sia ancora entrato nella mentalita della gente, tanto da aggiungere alla lista degli indirizzi quello della nostra
redazione
Mi chiamo Franco Menghini, lavoro dall’inizio della mia attività professionale presso l’ospedale di Bondeno, dapprima nel reparto di Medicina. Generale e successivamente nel reparto di Geria.tria-L.P.A.

Oggi e il mio ultimo giorno ufficiale di lavoro e siccome ho svolto la mia attività nel servizio pubblico, mi pareva giusto rendere pubbliche alcune riflessioni.
Intanto mi pare doveroso avvisare che da un certo giorno in poi quella persona che ci si e abituati a vedere, in quel posto «abituale», non ci sarà più ed il il motivo è la messa a riposo o pensionamento che e un evento del tutto fisiologico, ma che in-duce a qualche considerazione.
La prima è che ho vissuto un periodo importante della mia vita in questo ambiente che ha assorbito buona parte di energie, pensieri, emozioni, preoccupazioni, ansie…. Questo perché l’esperienza -dell’ospedale e della sofferenza, fisica e morale è una delle occasioni più forti di sperimentare relazioni intense, profonde, coinvolgenti fino ad arrivare alla possibilità di lasciarsi coinvolgere dall’essenziale che sarà spesso fonte di ansia e di paure ma a cui -nello stesso tempo – non possiamo rinunciare.

Io ho avuto la ventura di incontrare tante persone e di vivere con loro un rapporto profondo di chi ha saputo scoprire la propria dimensione autentica spesso in situazioni di difficoltà, di sofferenza, di mortificazione e di insicurezza per il futuro…
Sono grato a questo ambiente, alle persone che ho incontrato sulla mia strada…assieme alla mia. famiglia, mi hanno aiutato ad andare avanti nella mia esperienza umana, mi hanno arricchito, mi hanno dato una spinta a ripartire nei momenti difficoltà…
Mi hanno spinto a capire il legame che esiste tra le persone, relazioni la cui forza. e superiore a qualsiasi -diversità., superiore ai conflitti che – inevitabilmente-possono nascere, possono cosi maturare rapporti capaci di portare alla consapevolezza che – tra uomini -ognuno si deve sentire in un qualche modo responsabile degli altri, abbandonando la.tentazione molto umana di chiamarsi fuori, modificando il «non è compito mio», nel più evangelico «perché non io»… in una sorta di moderna parabola del buon samaritano, di sconvolgente impatto sociale.
Vorrei ringraziare tutte le persone che in questi anni hanno avuto la necessita di rivolgersi a. questa struttura e ad a incrociare la loro strada con la nostra., con la mia anche…. Vorrei dire che ho provato ad essere il loro «avvocato difensore», magari qualche volta riuscendoci e tante altre no. Vorrei chiedere scusa se qualche volta i rapporti non sono stati adeguati alla esperienza che stavano vivendo…
Un ringraziamento molto sentito rivolgo alle persone con cui ho lavorato, nessuno escluso, -dell’ospedale di Bondeno e non,-certamente lo scambio e stato più intenso con i colleghi, anzi gli amici del reparto a partire da. chi non è più tra  noi a chi ha condiviso fino ad oggi il peso ma anche i momenti di conforto e di gioia non solo professionali. Sono molto riconoscente a. tutti gli operatori sanitari. amministrativi, religiosi che hanno collaborato in questi anni nelle strutture in cui ho lavorato, per quanto hanno fatto a favore dei pazienti e per la fatica di sintonizzarsi su criteri a volte scomodi ed impegnativi, ma sempre volti a migliorare la funzionalità. -della nostra attività e la correttezza, dei rapporti reciproci.
Desidero infine, ringraziare i dirigenti delle strutture sanitarie che – a vario titolo- hanno diretto le strutture in cui ho prestato la mia attività. Sono stati -decenni di profonde innovazioni e cambiamenti sociali, culturali. economici e tecnici specifici elei campo sanitario e l’interpretazione della realtà quando si innova è difficile e spesso controversa, oltretutto i diversi punti di osservazione ed i diversi ruoli possono condizionare la prospettiva. Ho cercato di essere fedele alle mie convinzioni e di privilegiare la finalità istituzionale -della attività che svolgevo, sovente incontrando opinioni e visioni non convergenti….ma mi sono sforzato di preservare in ogni caso una dimensioni in cui ritrovarsi come persone di buona fede e continuo a credere – anche per esperienza diretta -che il servizio sanitario pubblico sia l’ambito privilegiato per ricevere ed erogare un buon servizio sanitario.
Un auspicio rivolgo a. tutti, a. partire -da. me stesso…. di poter utilizzare nelle situazioni in cui ciascuno si troverà ad operare, quel patrimonio di risorse morali, affettive, culturali che scaturiscono dalle relazioni che si istituiscono tra le persone in un ambiente quale è quello sanitario, cosi problematico ma anche così profondo.
Franco Menghini

Il percorso sui “punti nascita”

La risposta del ministero giunge dopo un lungo percorso condotto dalla Regione e uno studio svolto dalla Commissione regionale tecnico consultiva sulla rete ‘Percorso nascita’ dell’Emilia-Romagna, che conta 26 punti nascita attivi sul territorio.
Lo scorso luglio, la stessa Commissione aveva presentato in una relazione i risultati di quell’analisi, concentrata in particolare sull’attività dei centri periferici ‘Spoke’, rispetto ai grandi ospedali delle città. L’indicazione della Commissione tecnica era di chiedere al ministero la deroga per i due punti nascita del cratere sismico di Cento e Mirandola, dove il volume di attività, negli anni precedenti al terremoto, era superiore ai 500 parti l’anno e dove non è ancora possibile valutarne stabilmente il trend perché le strutture non hanno ancora riacquistato la piena funzionalità. Stessa richiesta di deroga era stata proposta anche per l’ospedale di Scandiano – dove soltanto nell’ultimo anno e per la prima volta il numero di parti è stato di poco inferiore a 500 (490) – per il quale la Commissione prevedeva un periodo di “osservazione” in attesa di valutare l’evolversi dell’attività.
La stessa Commissione aveva invece evidenziato la necessità di sospendere il servizio nelle altre tre strutture (Pavullo nel Frignano, Borgo Val di Taro e Castelnovo ne’ Monti), perché non vi sono le condizioni di sicurezza sufficienti, visto il numero di parti largamente inferiore ai 500 l’anno.

La Giunta regionale, per evitare la sospensione delle attività di assistenza al parto in luoghi di particolare importanza per il territorio, aveva però deciso di chiedere la deroga al ministero della Salute, tramite la Commissione nascita nazionale, per tutti e sei i punti nascita, impegnandosi, qualora fosse stata concessa, a dotare le strutture del personale necessario a garantire gli standard di sicurezza richiesti.
Ieri, a conclusione della lunga vicenda, è giunta la risposta del ministero:

La risposta è arrivata da Roma nel pomeriggio di mercoledì 4 ottobre e configura un destino diverso per i 6 punti nascita dell’Emilia-Romagna dove si registrano meno di 500 parti l’anno. Il ministero della Salute concede la deroga, chiesta lo scorso luglio dalla Regione per evitare la sospensione dell’attività di assistenza al parto, solo per gli ospedali di Scandiano, nel reggiano, e per i due del cratere sismico: Mirandola, appunto, e Cento nel ferrarese.

La richiesta di deroga, invece, non viene concessa per le strutture di Castelnovo ne’ Monti, nel reggiano, Pavullo nel Frignano in provincia di Modena e Borgo Val di Taro, nel parmense. Di conseguenza, l’attività in questi ultimi punti nascita dovrà essere sospesa. Per il ministero, infatti, non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per tutelare mamme e neonati in una delle fasi più delicate della vita.

http://www.sulpanaro.net/2017/10/punti-nascita-ministero-della-salute-accoglie-la-richiesta-deroga-presentata-dalla-regione/

Ospedale di Cona

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell’On.Vittorio Ferraresi (M5S), deplorando ancora una volta i tagli alla sanità che hanno portato alla chiusura dell’ospedale di Bondeno e al ridimensionamento di quello di Cona:

La struttura infatti – prosegue Ferraresi – fin dalla sua apertura, avvenuta nel 2012 dopo 21 anni di lavori, ha presentato da subito aspetti problematici, tra cui quello non marginale di essere stata inaugurata, dopo un rinvio iniziale di 5 mesi, pur essendo, come riportato dal maresciallo dei carabinieri di Ferrara Buccheri, fuorilegge, perché priva delle certificazioni di vulnerabilità sismica e prevenzioni incendi (Dlgs 81 2008) e con un’autorizzazione sanitaria parziale.

 

Inoltre tredici persone sono state imputate, durante il processo per la maxitruffa legata alla costruzione dell’edificio, di reati come falso ideologico, omissione e abuso d’ufficio per aver gonfiato le spese (lievitate di 25 milioni, rispetto ai 137 preventivati inizialmente) e risparmiato sui materiali, con evidente rischio per i lavoratori della struttura e i pazienti. Sarebbe infatti stato utilizzato calcestruzzo depotenziato, che garantisce una durata di 50 anni, rispetto ai 100 previsti per le opere pubbliche, cosa per la quale sono stati imputati, con l’accusa di abuso d’ufficio, il direttore dei lavori Carlo Melchiorri e tre componenti della commissione collaudo.

 

L’utilizzo del calcestruzzo depotenziato avrebbe fatto risparmiare 117.000 euro e sarebbe stato possibile grazie Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi Spa, impresa che ha fornito al Consorzio Cona 1.300 tonnellate del materiale.

 

A fare da contorno a questa situazione che definire vergognosa è un evidente eufemismo, si aggiungono l’emorragia di pazienti verso le strutture del Veneto e della provincia di Bologna, l’insufficiente incremento e turnover del personale, medico e di comparto, che rappresenta una problematica grave e strutturale per l’efficienza del nosocomio e per la sua possibilità di erogare i servizi sanitari previsti; la diminuzione del numero dei posti letto, che nell’ottica della razionalizzazione delle risorse è passato dai 1807 posti del 2012 ai 1363 del 2017, con conseguente intasamento; il blocco degli interventi chirurgici non prioritari; il commissariamento della struttura da parte del Ministero, diventata il primo caso di Piano di Rientro nella storia della sanità regionale; la possibilità da parte del personale di gestire 15 ricoveri a notte, cui si aggiungono 16 posti letto internistici ad alta rotazione; la presenza di diverse unità operative all’interno di uno stesso spazio, con il rischio di infezioni, come nel caso della vicinanza di pazienti internistici e pazienti sottoposti a interventi chirurgici, e in assenza di dati di letteratura in materia, si impone il monitoraggio del rischio infettivo dall’avvio di ogni pratica sanitaria.

 

nel 2015 l’ospedale di Cona ha pagato a Progeste 34,3 milioni di euro (4,4 per l’ammortamento e 29,8 per i servizi). Rispetto al 2014 c’è stato un aumento di 1,3 milioni di euro (+4,21 per cento con un aumento scorporato del 4,53 per cento per il corrispettivo per i servizi e del 2,16 per cento per l’ammortamento. Ritornando all’offerta base del 2006, l’Aou ha pagato 10,7 milioni di euro in più (+45,63 per cento, con un incremento del 51,49 per cento per i soli servizi e del 15,53 per cento per l’ammortamento, uno scostamento tra costi e ricavi di 13,138 milioni di euro nel 2015 rispetto alla media delle altre strutture regionali, oltre dieci in più rispetto a quanto consentito, grazie soprattutto alla spropositata lievitazione del contratto di concessione dei servizi stipulato con Progeste nel 2006;

 

Tutto questo non ha potuto evitare l’ennesimo scandalo annunciato in assemblee plenarie agli operatori sanitari la settimana trascorsa in merito ai gravi deficit progettuali della struttura. L’ultima gravissima criticità denunciata dal DG Carradori è l’impossibilità all’ulteriore utilizzo dei sistemi di smaltimento dei presidi di raccolta delle deiezioni dei pazienti, meglio noti come “tritura-padelle”. L’impianto sarebbe stato costruito –come riferito agli operatori sanitari- sottodimensionato e pertanto non fruibile. Questo riporta il nosocomio indietro nel tempo in termini di strumentazione assistenziale di più di 20 anni, costringendo gli operatori ad una prestazione di pulizia di “padelle” pluriuso. Ci chiediamo quali saranno le ricadute igienico sanitarie sui pazienti ricoverati, sul carico di lavoro che si sta prospettando indecoroso e scandaloso per i lavoratori impiegati nella loro assistenza. Pretendiamo di sapere chi ha progettato l’impianto e il responsabile del collaudo, e se della vicenda sono stati informati i magistrati inquirenti. La nostra richiesta di intervento dei NAS diventa più che mai appropriata.

 

Occorre intervenire – aggiunge Ferraresi – per porre fine a questa macchina che ruba soldi al cittadino e mette a rischio l’incolumità delle persone e la possibilità di garantire cure adeguate attraverso una riorganizzazione dei vertici aziendali, l’ulteriore potenziamento del personale sanitario annunciato e il monitoraggio dell’utilizzo di risorse nuove e svincolate dalle deleterie logiche di partito che in questi anni tanti danni hanno prodotto.

 

Per questo motivo – conclude il deputato – ho deciso di presentare un’interrogazione a risposta in Commissione per sapere se i ministri interrogati, il Ministro della Salute e il Ministro dell’Economia e delle Finanze, considerino sufficienti le problematiche indicate per intervenire con tempestività affinché i livelli essenziali di assistenza siano garantiti e le risorse pubbliche gestite in maniera corretta e trasparente, anche intervenendo in sede di Conferenza Stato-Regioni, sbloccando il turnover e verificando il rispetto degli standard igienico sanitari della struttura.

 

Se Bondeno piange, Comacchio non ride

Nella mattina di sabato 6 giugno, abbiamo fatto un sopralluogo per valutare le condizioni dell’ex ospedale di Comacchio. A bbiamo visto una realtà purtroppo comune in tante strutture sanitarie della regione, che da ospedali si stanno trasformando, su chiara indicazione di scelte fatte a Bologna, in strutture assistenziali.

Posti letto di medicina scomparsi, trasformati in pochi posti letto per lungo assistenza, per cronici a bassa cura, ipotesi casa della salute e forse una riabilitazione marginale in termini di qualità e di bacino di utenza, ma questo lo sapevamo. Questa trasformazione è in corso, nessuna garanzia è però al momento data sui reali servizi che verranno realizzati,  al momento ci è stato riferito l’impegno di portare all’interno del S.Camillo la pediatria di comunità, la medicina del lavoro, e gli uffici di igiene pubblica (indispensabile per un territorio del genere).  Pur contestando questo modello definito  hub and spoke, dove Cona sarà il riferimento delle specialistiche per tutta la provincia di Ferrara, impoverita di servizio ospedaliero il resto del territorio,  chiediamo di fare quanto prima chiarezza su i servizi socio/assistenziali previsti, sulla gestione dell’emergenza urgenza, ora limitata ai soli codici bianchi, sugli investimenti strutturali.

Abbiamo visto una situazione di vero e proprio degrado invece nell’ex reparto prelievi, con muri ammuffiti e con intonaco che cade a terra, acqua ristagnante sui pavimenti, fognatura che scarica all’interno, nonostante i 13 milioni di euro di soldi pubblici appena spesi sulla manutenzione e adeguamento degli edifici. Abbiamo trovato centinaia di Mq. di eternit sui tetti, come nei magazzini, amianto deteriorato e frantumato, indegno per lo più in una struttura pubblica destinata alla cura. Di tutto questo chiederemo chiarimenti nelle sedi opportune, perché Comacchio merita una attenzione specifica che fino ad ora pare mancata.

Vittorio Ferraresi
Deputato M5S – Capogruppo Commissione Giustizia Camera

Premio Attila

Se sembra leggera una busta paga di 150.000 euro lordi all’anno dei manager delle aziende sanitarie emiliane non preoccupatevi che arriva il “rinforzino”: 22.000 euro in più all’anno come bonus per essere stati dei bravi e osservanti esecutori dei tagli governativi.

I meriti dei diciassette dirigenti sono stati quelli della “armonizzazione dei sistemi contabili”, della “riduzione della spesa sul personale” e della “organizzazione interna degli ospedali”, vale a dire la riduzione dei posti letto e l’accorpamento dei reparti, tutte operazioni che aprono la strada alla nuova ventata di privatizzazione della sanità decisa dalla nuova Giunta PD di Stefano Bonaccini.

Insomma, chi taglia i servizi ed è complice dello smantellamento delle strutture pubbliche viene premiato con una sorta di “Premio Attila” e la valutazione che la giunta regionale dà dei suoi bravi tagliatori di teste è stabilmente positiva da diversi anni, tanto che il bonus è diventato ormai una prassi consolidata per il budget di via Aldo Moro.

In questa festa dell’autocelebrazione economica si aggiunge quest’anno un invitato importante, Sergio Venturi che, appena promosso assessore alla sanità nella giunta Bonaccini (quella eletta con un’affluenza alle urne del 37%), si vede onestamente ricompensato per il suo ottimo lavoro svolto nel 2013 come manager del Sant’Orsola.

Ma che non vi vengano in mente delle strane idee sul conflitto di interessi! Alla giunta, in quanto appena insediata, «non è consentito esprimere una valutazione sulle scelte di policy aziendale», e per questo la decisione è stata affidata ai “tecnici dell’assessorato alla Sanità” a cui è spettato il difficile ruolo di confermare ”imparzialmente” i bonus che vengono erogati regolarmente e annualmente.

Facciamo quindi i nostri più sentiti complimenti all’Assessore Venturi che si vede ricompensato per la sua operosità nel ridurre i costi riducendo i servizi e licenziando lavoratori: con i soldi risparmiati è giusto premiare i fedeli servitori.

http://contropiano.org/politica/item/29245-emilia-romagna-premio-attila-all-assessore-venturi-e-ai-manager-delle-asl

Adesso è tutto chiaro

borselli
Punto di prima accoglienza in allestimento

Dopo questo comunicato stampa:

http://www.comune.bondeno.fe.it/news/showByTitle/title/tornano-nel-presidio-sociosanitario-borselli-18-specialita-poliambulatoriali-nuova-sede-nella-casa-steeb-per-la-medicina-di-gruppo/

da non addetto ai lavori, non posso certo dire di avere capito cosa succederà.

Particolarmente oscuro ho trovato il passo seguente:

Se per caso il cittadino ha l’espressione di un bisogno di carattere clinico, da questa sede verrà inviato al primo piano: qui vi sarà un centro per la presa in carico (gestito da un infermiere con funzioni di case manager; ndr), ed accompagnato in uno sviluppo contiguo e complanare di servizi,(?!?) che coinvolge parte della villa Dazio.