Fuoco di sbarramento

Fonte: Paolo Becchi

Nei giorni scorsi è partito il fuoco di sbarramento sull’immigrazione, perché ora dobbiamo accogliere tutti gli immigrati libici dal momento che scappano dalla guerra, mettendo così in difficoltà la linea dura del ministro dell’Interno. Poi l’indagine della magistratura sul caso SeaWatch e due giorni fa l’inchiesta per corruzione riguardante Armando Siri. Il tutto nel bel mezzo della campagna elettorale per le elezioni europee del 26 maggio. Le danze sono dunque iniziate sempre sotto la stessa musica. Salvini stava andando troppo forte e si è messo in moto l’intero establishment per fermarlo.

Ieri l’ultima mazzata, ma stavolta proveniente da un insospettabile. Si è scomodato addirittura il presidente della Repubblica, che in una intervista rilasciata alla rivista francese Politique Internationale ha espresso il concetto che «il vento del sovranismo non minaccerà l’esistenza dell’Ue». A noi non importa quale sia il pensiero di Mattarella sul sovranismo, bensì se possa o meno dire una cosa del genere.

Il presidente della Repubblica esercita le sue funzioni quale organo super partes, cioè non può prendere una posizione che avvantaggi l’una o l’altra forza partitica, questa o quella dottrina politica. Ma con quella intervista ha presa posizione per una parte contro un’altra. Vediamo perché.

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La società dell’opinione

di Pierluigi Fagan

Prima di farvi una opinione su i rapporti tra noi ed i cinesi sarebbe il caso conosciate alcuni fatti. Una volta il giornalismo aveva questa missione, dare i fatti (e scegliere quali fatti è già una opinione) ed accanto esprimere un punto di vista. Ora mettono solo i punti di vista e menomale che siamo la società dell’ informazione, sarebbe più corretto dirci “società dell’opinione”.

I fatti dei rapporti che i cinesi stanno tessendo con varie parti del mondo sono innumerevoli. Faremo quindi una selezione:

1) La BRI è finanziata da una banca, la AIIB, lanciata dai cinesi a fine 2015 ed oggi finanziata da 70 paesi. Il primo paese occidentale ad aderire prendendo tutti gli altri in contropiede fu la Gran Bretagna. I diritti di voto del suo Consiglio, per dimensioni, vedono la Germania 4°, l’Australia 6°, la Francia 7°, l’UK 9° e l’Italia 11°. Ci sono tutti gli alleati degli USA (incluso Canada ed Israele), tranne gli USA.

2) I cinesi hanno partecipazioni o controllo nei porti di Pireo-Atene, Anversa, Bruges, Rotterdam, Bilbao, Valencia e Marsiglia che è il maggior investimento europeo dopo Pireo. I cinesi hanno acquisito licenza di 25 anni per gestire il principale porto israeliano (Haifa) in cui ci sono moli dedicati e riservati per la Marina degli Stati Uniti d’America (che non hanno gradito), ma ha anche vinto la gara d’appalto per la costruzione di quello che sarà il nuovo più grande porto israeliano, Ashod.

3) Negli ultimi 10 anni la Cina ha fatto 227 acquisizioni in Gran Bretagna, 225 in Germania, 89 in Francia, 85 in Italia. In Israele ha creato un fondo il Sino Israeal Technology Fund con 16 miliardi di dollari, che finanzierà le start up israeliane.

4) Duisburg in Germania è il terminale della Via della Seta ferroviaria, circa 30 treni a settimana arrivano dalla Cina (80% di quelli che arrivano in Europa). La Germania sta trattando l’inclusione di Huawei nella gara sul 5G che curerà in esclusiva l’upgrade di Gelsenkirken a rango di smart city.

5) L’interscambio (2017) con la Cina vede con 179 mld US$ prima la Germania, 54,6 la Francia e solo 42 l’Italia. Nel gennaio 2018 Macron si è recato in Cina, dove ha siglato 20 accordi economici, commerciali e infrastrutturali su settori strategici come l’aviazione e l’energia nucleare. Coi francesi, i cinesi stanno costruendo centrali nucleari in Gran Bretagna con i quali hanno accordi per 325 mio £/sterline nel solo comprato creativo-high tech.

6) Verso la Germania, gli USA hanno lanciato alte urla di rabbia, non solo per l’articolata partnership strategica con la Cina. Si ricorda che i tedeschi si stanno legando mani e piedi coi russi in un settore strategico quale quello dell’energia, nella costruzione del raddoppio del North Stream con società a capitale misto a cui capo c’è l’ex cancelliere G. Schroeder. Quel flusso di gas, in realtà, doveva passare qui da noi col South Stream ma l’UE ha invalidato la gara d’appalto.

Bene, ora potete abbandonarvi alla piacevole lettura del vostro commentatore di fiducia ma fate attenzione a cosa commenta. Il mondo è troppo complesso per esser approcciato a sensazioni, in fondo non è poi così difficile farsi una “opinione propria”, no? O forse è proprio questo che non piace alla società dell’opinione?

Fonte: Pierluigi Fagan

Media di regime

Perché dovremmo credere a Beppe Severgnini, stipendiato dal Corsera, di proprietà di RCS Media Group (Rizzoli-Corriere della Sera Media Group S.p.A.), uno dei principali gruppi editoriali italiani, impegnato nella gestione di quotidiani, periodici, televisione, web e raccolta pubblicitaria, di cui Urbano Cairo detiene il 59,831% dell’azionariato?

Urbano Cairo, ex collaboratore Fininvest di Berlusconi, coinvolto nell’inchiesta Mani pulite, al cui processo chiede il patteggiamento, e concorda una pena di diciannove mesi con la condizionale, per i reati di appropriazione indebita, fatture per operazioni inesistenti e falso in bilancio.

Perché dovremmo credere ai numerosi diffamatori seriali, che blaterano dagli schermi di La7, canale televisivo sempre di proprietà del gruppo Cairo Communication, GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.?

Sempre per lo stesso motivo, perché dovremmo credere a Repubblica (con i suoi nove supplementi), La Stampa, Il Secolo XIX, L’Espresso, stampati sempre da «Gedi News Network» (GNN), gruppo editoriale proprietario anche di tre radio nazionali, Radio Deejay, Radio Capital e m2o e delle emittenti televisive satellitari m2o TV, Radio Capital TiVù e Deejay TV?

E del Giornale berlusconiano ne vogliamo parlare? Il giorno 29/12 titola: “Toninelli, Lezzi e Trenta ministri a rischio rimpasto“. Il ministro dei Trasporti dunque secondo il Giornale rischierebbe la retrocessione in Parlamento… e le altre due ministre sarebbero spostate di location come pedine sul tavolo degli scacchi. Quando al contrario non è assolutamente possibile un rimpasto del genere, perché secondo il vincolo dei due mandati, i portavoce del MoV non possono passare da un incarico all’atro, tradendo il patto elettorale coi cittadini, pena l’espulsione dal MoV.

E ancora Libero Quotidiano… “Luigi Di Maio trema, quale Ministero vuole Matteo Salvini: rimpasto e fine del governo?”

Il Sole24ore… “Dalle gaffe di Toninelli ai malumori di Savona: il governo e le tentazioni di rimpasto.”

Roma.Corriere… “Fraccaro al posto di Toninelli. La voglia di rimpasto nei 5 Stelle.”

Il Giornale… “Stangata una pensione su tre. I tagli assegno per assegno. Dal 2019 scattano le penalizzazioni su tutti gli assegni che superano i 2000 euro lordi. C’è chi perde fino a 1000 euro.”

La Repubblica… “Manovra, la tassa sulla solidarietà colpisce anche gli ospedali: 70 milioni in più.” Lo stesso comma che penalizza il volontariato aumenta l’Ires anche per le aziende del sistema sanitario nazionale. Etc etc…

Infine. Evidenti segnali di un sistema di potere che si è infranto, e che cerca di svincolarsi dalla  morsa, per non collassare definitivamente. Logico che abbiano sfoderato tutte le loro armi terroristiche più violente, le loro insinuazioni più raffinate, per difendere i loro imperi editoriali, finanziari ed imprenditoriali.

Però negli ultimi anni si sono alquanto distratti e soprattutto hanno fatto malissimo i loro conticini, lasciando i ragazzi italiani senza lavoro e senza futuro… perché poi quelli si sono incazzati e guarda un po’, sono anche diventati  ministri.

Rosanna Spadini

estratto da  https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61385

Di chi è la TV?

di Giulietto Chiesa (Sputnik)

Qui le norme introdotte, invece di favorire la concorrenza (e quindi alzare le entrate dello Stato), favoriscono gli attuali monopolisti della comunicazione. Cioè Mediaset (Elettronica industriale), Persìdera (70% Telecom Italia, 30% Gruppo Gedi), la RAI. In altri termini, invece di organizzare un’asta al rialzo, che li costringa a competere e permetta l’ingresso di altri acquirenti potenziali e produca maggiori entrate allo Stato, il governo (il ministero dello sviluppo economico) indice una gara in cui vincerà chi offre il prezzo più alto rispetto a quello fissato in partenza. Siccome non siamo nati ieri e sappiamo di essere di fronte a una banda di pescecani bene organizzati, capaci di ungere ruote e di mettersi d’accordo nel loro interesse comune (che non è quello pubblico) per dividersi la torta pagando il meno possibile, dunque, siccome sappiamo tutto questo, la prima domanda che sorge è questa: chi decide il prezzo di partenza? Sotto quali pressioni e spinte? Sotto quali “unzioni”?

Dalle cose fin qui dette si capisce subito che il prezzo di partenza sarà tranquillizzante, cioè basso. Si tratta di “garantire la continuità del servizio”; di valorizzare le esperienze maturate”; “tenere conto dei contenuti diffusi”. Tutto detto nella neo-lingua, “molto responsabile”, per “difendere l’occupazione. In sostanza queste fughe di notizie servino per far capire che chi già occupa le frequenze se le potrà tenere….

Un’occhiata ai costi. Attualmente un multiplex viene pagato dal concessionario circa 1,5 milioni di euro all’anno. Chi ne ha cinque spende dunque 7,5 milioni l’anno. Il cambio che sta per avvenire e di cui si discute ora — appunto il passaggio alla seconda generazione, la cosiddetta “banda 700” — illustra il tipo di regalo che i governi passati hanno fatto ai privati in questi decenni. Gli operatori telefonici (Vodafone, Telecom etc,) che occuperanno le nuove connessioni 5G hanno sborsato complessivamente oltre 6,5 miliardi di euro per accaparrarsele e ne fruiranno a partire dal 2022. Cioè pagheranno mille volte di più. Ma quanto pagheranno i tre capi-bastone uniti per i multiplex televisivi sarà mille volte di meno.

È già chiaro che le regole le fisserà quel campione di trasparenza che si chiama Agcom (l’autorità, si fa per dire, di garanzia, ultra-lottizzata tra i partiti e i giganti televisivi). I due multiplex di nuovo tipo — che saranno a disposizione per una concessione ventennale, varranno più del doppio, in termini di frequenze, di quelli attuali. E verranno suddivisi in quattro lotti. Già si indicano i criteri di “lottizzazione” in modo tale che i tre non si pestino i piedi l’un con l’altro. In modo che la torta venga suddivisa in parti uguali.

Tutto questo era scandaloso fino a ieri, con i governi di destra, di centro-destra, di centro-sinistra. Adesso scopriamo che il governo giallo-verde riproduce in fotocopia, per altri venti anni, lo stesso trucco. Qui i ponti non crollano, ma le macerie dell’ignoranza, della manipolazione di massa, dell’abbrutimento altrettanto di massa, che cadranno sui cervelli degli italiani, saranno perfino più micidiali. Mettere sotto processo per inadempienza contrattuale le imprese cui oggi regaliamo i cervelli degli italiani non sarà neppure possibile, per la semplice ragioni che noi non gli chiederemo nessuna garanzia. Faranno quello che hanno sempre fatto, impunemente. E il suicidio intellettuale e morale dell’Italia sarà firmato giallo-verde.


[1] Fino ad oggi c’erano 20 multiplex, di cui 5 dati a Mediaset, 5 a Persìdera, 5 alla RAI, uno a testa alla “7” di Urbano Cairo, a Europea7, a Rete Capri, a Wind 3, a Dfree di Tarak Ben Ammar. Ora ce ne saranno solo due, di multiplex, ma che varranno molto più canali dei multiplex precedenti.

L’articolo La televisione italiana (tutta) resta in mano a chi ce l’ha proviene da Blondet & Friends.

Ma li fate i compiti?

Questa lettera aperta è stata scritta da Maurizio Blondet che dice di essersi limitato ad un copia incolla di quello che si trova su twitter:

 Comincerei con un tweet di Gruido Crosetto:

Per cortesia, @matteosalvinimi, @luigidimaio, @GiuseppeConteIT, fatevi fare, da persone fidate, un quadro reale di cosa si sta addensando contro di noi sui mercati finanziari internazionali, di quale sarà il giudizio delle agenzie di rating e delle possibili conseguenze. Grazie

Vorrei  aggiungere all’indirizzo dei due, uno dei quali ho votato:   mentre litigate sul condono (dove ha  ragione Di Maio) e per ripicca ponete 81 emendamenti sul decreto sicurezza (e qui ha ragione Salvini: sembra l’opposizione) avete perso di  vista il Nemico Principale, che è potente, ha tutti i mezzi e  le armi per schiacciarvi, a cominciare da una banca centrale nemica e quinte colonne nelle stanze dei bottoni –  che voi non avete ancora saputo occupare. Vi rendete conto che, se mandate gli italiani a questa guerra  con le eterne scarpe di cartone finite appesi a piazzale Loreto?  E magari non dai piddini che ve l’hanno giurata, ma  da  noi che vi abbiamo  votato.

Condono,   reddito di cittadinanza, no-legge Fornero non  sono stati un granché, sono venuti malcotti, diciamo.  Non danno crescita né sviluppo. D’accordo, erano nel contratto.   Ora per favore,  sotto l’incalzare dello spread,  volete occuparvi delle cose veramente urgenti  da fare subito come arma  contro le aggressioni dei mercati (ossia di Draghi e Berlino)?

La prima cosa, che dovevate  aver già fatto: abrogare le norme   criminali delle aste marginali sul debito pubblico, per cui lo Stato paga il 3-4 per cento di interessi a investitori che erano disposti a comprare i nostri titoli di debito da 1. E’ un trucco criminale inventato da Andreatta e Ciampi che aumenta inutilmente i costo del nostro debito pubblico a solo vantaggio degli speculatori.

Se non sapete  di cosa si tratta, Salvini e Di Maio, perché distratti da altro, leggetevi l’esortazione di Rinaldi e Dragoni che spiega  bene il problema:

https://scenarieconomici.it/si-cambi-subito-il-meccanismo-dasta-dei-titoli-pubblici-di-f-dragoni-e-a-m-rinaldi/

Dopodiché proponete un decreto d’urgenza per cancellare questa criminale idiozia che non ha eguali nel mondo (e fanno di noi il popolo finanziariamente più stupido e aggirabile  che ci sia). Avete ricevuto in parlamento la maggioranza schiacciante: fate votare l’abolizione la cancellazione di questo trucco.   Al ministero di Tria dovrebbero darvi indicazioni sulla formulazione della abrogazione. E’ una legge che è  stata varata e approvata? Temo persino di no: che  sia una cosa impapocchiata fra Tesoro e Bankitalia, così tra amiconi. Come il famigerato  “divorzio” – la fine per la banca centrale di acquistare i Buoni del Tesoro eventualmente invenduti, facendo da calmiere agli interessi – non fu una legge approvata – e ancor meno discussa –  dal parlamento, ma, come dovreste sapere,   una lettera che Andreatta (Tesoro) scrisse a Ciampi (governatore), datata il  12 febbraio 1981.

Ora giustappunto, una  cosa urgente da fare è rendere nulla questa lettera. A rigore, non occorre nemmeno un voto del Parlamento;  visto che il divorzio non fu votato e non è legge,  basta una lettera di Tria a Visco che annulla quella del 1981. Lo farà Tria? Lo accetterà Visco?  Sarà interessante a vedersi.  E avrete  aggiustato il tiro sul Nemico Principale.

 

L’altra cosa da fare, con pari urgenza: offrire titoli del debito pubblico ai cittadini italiani, che hanno migliaia di miliardi di  risparmi inoperosi  –  invece di andarli a  piatire  ai “mercati  esteri”.  Avete buoni economisti, ed avete parlato di CIR, Conti Individuali di Risparmio da offrire ai  risparmiatori.

Ma “dal  2019  –   mentre lo spread sale ORA, minaccioso, e bisogna fare qualcosa sin da subito”: sto citando Guido Grossi,  l’esperto del problema, che vi dice: “Fra il 15 ottobre ed il 1 dicembre scadono 30 miliardi di BTP, che devono essere rinnovati. Fra il 12 ottobre ed il 30 novembre scadono anche 24 mld di BOT e 10 mld di CCT, attualmente posseduti da banche e fondi”.   Grossi  vi spiega cosa fare,  vi rimando all’articolo:

https://www.attivismo.info/lo-spread-sale-gettiamo-acqua-sul-fuoco/

Un altro twitterologo, Alberto Micalizzi,   vi dice:

SPREAD AI MASSIMI DA 5 ANNI – SOLUZIONE IN DUE MOSSE,

1) Cassa Depositi e Prestiti  in acquisto sistematico di BTP;

2) Tesoro emetta CCT ai risparmiatori attraverso il canale postale. Occorre farlo subito, senza tentennare e senza fare concessioni (fu l’errore di Berlusconi…).

Un altro:

I Minibot sarebbero un ottimo strumento di difesa contro lo spread (di P. Becchi e G. Palma)

I Minibot sarebbero un ottimo strumento di difesa contro lo spread (di P. Becchi e G. Palma)

https://scenarieconomici.it/i-minibot-sarebbero-un-ottimo-strumento-di-difesa-contro-lo-spread-di-p-becchi-e-g-palma/embed/#?secret=0TtNLEW2eq

Seguite il consiglio. E subito. Risparmierete così non i 56 milioni dei “tagli sui vitalizi” (briciole, di cui voi grillini avete fatto tanto tripudio:  si vede che pensate da “poveri”), ma le centinaia, forse migliaia.

Avete anche la maggioranza per abolire l’obbligo del pareggio di bilancio in costituzione, norma fatta d Monti  (ma anche da Giorgetti) per obbedienza servile ai tedeschi.

 

Mi sta venendo un dubbio:  ma siete capaci di fare quello che dovete, nel caso estremo? Di espulsione o di uscita dall’euro?  Avete in mano le leve per  attuare i controlli  sui capitali (ci sarà una fuga, anzi c’è già) contrastare il  congelamento dei conti alla greca che Draghi può attuare emettendo i leggendari minibot? Sapete come si fa? Savona sa come si fa, ma io mi domando:  la Banca d’Italia obbedirebbe? Il ministero del Tesoro ?  La Rai, che voi non controllate ancora? Saprete farlo capire all’opinione pubblica, terrorizzata dal subisso mediatico terroristico sullo spread,  impaurita  per i propri risparmi?

Non mi sembra proprio. La gente è lasciata in balia delle voci del terroristi interni: rischio-Italia, debito ingigantito e impagabile, bancarotta,  lira supervalutata, inflazione, miseria….

la lettera continua con i tecnicismi necessari non solo per superare la crisi, ma anche per far guadagnare i risparmiatori italiani, il guaio è che La RAI non lo dice, il ministro Tria non lo dice; e nemmeno va a Bruxelles a ritorcere che se noi abbiamo fatto “una deviazione senza precedenti” per 8 miliardini  di deficit, la Germania  e l’Olanda fanno deviazioni senza precedenti  di surplus che per normativa europea devono ridurre.

In conclusione, liberate la RAI e indirizzate le energie degli italiani senza perdere tempo a litigare tra voi!

https://www.maurizioblondet.it/a-salvini-e-di-maio-ma-voi-sapete-cosa-fare-e-come/

Chi di RAI ferisce, di RAI perisce

Non so come finirà la fiction sul presidente della Rai, se Foa resterà comunque alla guida, magari da consigliere anziano come accadde nel 2004 al berlusconiano Alberoni o se gli subentrerà Giampaolo Rossi, competente di rai e new media, in discontinuità con la precedente dominazione Rai e in sintonia con le idee di Foa. Forse lo capiremo oggi. Ma sul piano politico si può già dire una cosa: il veto finale su una firma del Giornale alla presidenza della Rai è la conclusione peggiore della parabola berlusconiana. Finire nel rancore, bruciando Foa, allinearsi al pd e alla sinistra sparsa, separarsi dalla Lega e da Fratelli d’Italia, mostrare solo capacità di far fallire, è un miserabile epilogo per Berlusconi. Quel declino che prosegue ormai da anni, ha raggiunto un punto di non ritorno e di rottura di B. col suo popolo e i suoi alleati.

Nessuno pretendeva che Forza Italia si allineasse al governo giallo-verde. È giusto, e perfino utile, che Forza Italia mantenga una linea critica verso le scelte economiche dei grillini, le riforme di Di Maio, il dilettantismo e il pauperismo punitivo di fondo, i grillosinistri genere Fico o le mezze calzette al potere, genere Raggi. Quella linea d’opposizione risponde all’indole dei suoi elettori, al mandato ricevuto e alla propria linea economica e politica.

Ma attaccare il governo per le scelte dell’alleato Salvini, oltretutto coerenti col centrodestra; protestare addirittura contro il metodo, lui Berlusconi che è sempre stato monarca assoluto quando disponeva dei numeri per farlo; e protestare contro Foa arrivando a dire che non è una figura di garanzia, dopo aver ottenuto di piazzare alla presidenza della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, un giornalista di Mediaset e dunque tutt’altro che di garanzia per la Rai, significa non avere pudore né senso della realtà. Foa poi rappresenta già come profilo, un forte segno di discontinuità e cambiamento rispetto alla Rai asservita al pd, ideologica e faziosa, capofila dei Mass Merda che falsificano la realtà e la riducono in bianco e nero (più nero che bianco), di cui sta fornendo un campione intensivo e rivoltante in questi giorni. Di fronte al disgusto ormai plateale degli utenti, la Rai prosegue a dedicare mezzo tg alle prediche sul razzismo e in favore dei migranti, tacendo episodi di violenza e di delinquenza compiuti da neri e migranti. Si sofferma tre giorni su un uovo lanciato su un’atleta nera – di cui si esclude la matrice razzista, e tace, ad esempio, su una rissa sanguinosa tra migranti avvenuta ad Andria l’altra sera in un parco in cui stavano giocando i bambini, con spranghe, bottiglie e diversi feriti, anche gravi. Un fatto che ho trovato solo nelle notizie locali dei quotidiani, tra le brevi del “corriere del mezzogiorno” ma che riportato in un mio post ha avuto ben 500mila visualizzazioni. A dimostrazione della fame di verità e dello schifo della gente verso l’informazione. La Rai amplifica le opinioni sul razzismo del Pd e dei sinistresi, campa per tre giorni su un episodio oggettivamente minore, relegando perfino la visita del presidente del consiglio al presidente Usa – la Rai è servizio pubblico! – a terza, quarta, fuggitiva notizia.

Marcello Veneziani

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60825

Propaganda

Inviato a raccontare la cerimonia di apertura e l’incontro inaugurale dei Mondiali 2018 fra Russia e Arabia Saudita, Aldo Cazzullo si è piuttosto esibito (vedi “Corriere della Sera” del 15 giugno) in quello che, senza eccessive forzature, si potrebbe classificare come un esempio di propaganda di guerra nell’epoca in cui la guerra si combatte (almeno per il momento) sui media più che sul campo. Per giustificare tale affermazione citerò alcuni passaggi significativi dell’articolo in questione. <<Ieri i russi hanno acclamato il loro capo, interrompendolo con un’ovazione nonostante il discorso né breve né brillante>> (notare l’uso del termine capo al posto di presidente e l’allusione al servilismo di un popolo che plaude al duce a prescindere dai contenuti del discorso). <<Gli unici fischi vengono dal settore della stampa>> aggiunge l’autore poche righe sotto (il popolo è bue ma a noi giornalisti non la si fa).

Segue la sarcastica descrizione di una tribuna d’onore che <<sembra un vertice di partiti fratelli dell’Unione Sovietica più che una vetrina del mondo libero>>. A parte la qualifica di <<mondo libero>> (riferita a quelle nazioni occidentali che appoggiano il regime neonazista di Kiev; hanno negato al popolo greco il diritto di decidere democraticamente del proprio destino; dichiarano, con le parole del commissario europeo al bilancio, che <<i mercati insegneranno agli italiani come votare>>; contestano ai cittadini “incompetenti” il diritto di decidere su temi “complessi” come la Brexit, il referendum italiano sulle riforme costituzionali, ecc.), l’elenco dei “nemici” totalitari e antidemocratici  comprende: i leader delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, il <<caudillo rosso>> Maduro, nonché l’ex leader socialdemocratico Schroder (<<ormai un famiglio>>). Quanto al principe ereditario saudita (esponente di un regime liberticida tenuto in piedi dalle potenze occidentali!) è lì <<per concordare con Putin il calo delle estrazioni di petrolio in modo da far ulteriormente aumentare i prezzi>>. E qui si tocca il nervo scoperto: il nemico non si definisce in base all’ideologia (a Davos il presidente cinese è stato applaudito come paladino del libero mercato globale) ma allo scontro di interessi (l’affacciarsi della Russia sul teatro mediorientale mette in discussione la secolare egemonia occidentale).

Nel vecchio Corriere – ai tempi in cui la stampa non era ancora ridotta a volgare coro del pensiero unico neoliberista – il compito di parlare senza ipocrisie dei conflitti di interesse era affidato al cinismo disincantato degli Ostellino e dei Romano, oggi tocca all’ipocrisia di “firme” che dissimulano la posta in palio dietro le battute sul folklore: la statua di Lenin accanto ai marchi degli sponsor, Putin che canta (male) qualche nota de la Donna è mobile, gli spettatori obbligati a sfilare fra due ali di militari, <<tipo prigionieri di guerra>> (e qui l’ipocrisia si fa eccesso di zelo antirusso: qualsiasi altro Paese, in tempi di paranoia sul rischio attentati, avrebbe schierato migliaia di agenti e soldati per proteggere un simile assembramento di massa, ma se, malgrado tutto, si verificasse un attentato, scatterebbe immediatamente il coro delle denunce sull’inadeguatezza del sistema di sicurezza).

Finiamo con l’inno russo: musicalmente è meraviglioso ma, a parte le nuove parole, resta quello <<commissionato da Stalin in piena guerra mondiale>>. Insomma, l’accostamento fra Putin e Stalin (come quelli che. in un recente passato, accostarono senza vergogna Saddam Hussein e Milosevic a Hitler per giustificare i bombardamenti “umanitari” su Iraq e Serbia) è di rigore. Putin gode del consenso della schiacciante maggioranza del suo popolo? Ciò durerà solo finché <<la società civile non si farà sentire con maggior forza>>. Quale società civile? Gli oligarchi? Le infime minoranze filo occidentali?

Ma ha davvero senso parlare di propaganda di guerra? Non si tratta semplicemente di un brutto articolo, macchiato da un eccesso di tendenziosità? Purtroppo penso ci sia di peggio e di più. La martellante propaganda antirussa orchestrata dai media occidentali eredita argomenti e stile dalla vecchia propaganda antisovietica per costruire una narrazione che associa vecchia e nuova Russia sotto la categoria del dispotismo e della barbarie orientali; una mistificazione ispirata da una duplice paura: 1) quella per l’ondata populista che, assumendo il ruolo un tempo svolto dal blocco socialista, sfida il dominio delle élite finanziarie e delle caste politiche occidentali (sfida sempre più spesso rappresentata come un rischio di crollo della civiltà democratica e di guerra civile); 2) quella di una crisi geopolitica che rischia di sancire la fine della globalizzazione, ridisegnando i rapporti di forza fra Stati Uniti, Europa, Russia, Cina e una serie di potenze regionali (papa Francesco la chiama la terza guerra mondiale strisciante). E quando cominciano a spirare venti di guerra arriva puntuale la propaganda di guerra.

Carlo Formenti

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