Ci risiamo?

Perché certo, con l’economia  finanziaria mondiale che crolla, e con la Deutsche Bank che sta arrivando agli abissi  in cui implose  Lehmann,  non è proprio il caso di lanciare uno scontro distruttivo sulle banche italiane, che si ripercuoterebbe sulle tedesche. Una rabbiosa paralisi.

Il precipitare della Deutsche Bank ricalca sinistramente il crollo che si concluse col fallimento di Lehman Brothers nel 2008. In questa situazione, Berlino non può permettersi un attacco frontale contro le banche italiane, senza coinvolgeere la DB.

Ma  finalmente da una proposta tedesca  di Karsten Wendorff, economista  della Bundesbank,  quindi semi-ufficiale:

Siccome gli italiani “sono più ricchi dei tedeschi”, hanno più risparmio privato, “Roma deve obbligare gli italiani alla solidarietà”: prelevare il 20 per cento dei loro risparmi (non è una tassa patrimoniale, dice, ma  un prestito forzoso fruttifero)  con cui garantire metà del vecchio debito pubblico pari a 130%  del Pil.

Coincidenza singolare, un giorno prima di questo articolo apparso sulla Frankfurter Allgemeine Zeiung, la stampa italiana di regime già ventilava che il governo giallo-verde, per combattere lo spread,  avrebbe messo “una patrimoniale”,  un prelievo forzoso sui risparmi privati.  Anzi persino Marco Travaglio, in un  inedito, violentissimo e stranissimo attacco a Di Maio  “infantile e inadeguato” per aver osato criticare Mario Draghi, ne ha parlato. Conviene riportarne per intero il passo:

“…I 5 Stelle dovrebbero cambiare linguaggio e uscire dall’infantilismo che ieri ha portato Di Maio a mandare a quel paese Draghi, cioè l’unica autorità europea che non fa campagna elettorale contro l’Italia e tenta, per quel che può, di aiutarla. Dargliene atto e comportarsi di conseguenza, magari iniziando a pensare a una patrimoniale”.

Un fenomeno di telepatia?

Vediamo però la proposta tedesca  (qui 24 Ore che l’ha immediatamente ripresa e abbracciata):

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-10-27/il-piano-bundesbank-dimezzare-debito-italiano-155112.shtml?uuid=AECNJyWG

Gli italiani dovrebbero subire un prelievo del 20%   sui loro patrimoni   –  ma per avere in cambio cosa?  L’onore e il privilegio di restare  nell’euro. Ossia  nella situazione di dipendenza e freno alla crescita di oggi. Schiacciati  ancora da una moneta sopravvalutata  del 20%  che ci penalizza nell’export, e sotto il tallone della Commissione  Gauleiter germanica  e di una BCE che non ci garantisce in nulla, non ci serve in nulla,  ma ci obbliga a seguire  le “riforme”tedesche di austerità perpetua – per altri venti o trent’anni di mancata crescita, degrado industriale e disoccupazione.

http://edition.faz.net/faz-edition/wirtschaft/2018-10-27/9848cd9f220540145a090bf40f1d2c85/?GEPC=s3

Dall’altra parte l’economista della Bundesbank, credendo di farci una provocazione,  sta ammettendo che non abbiamo bisogno della UE né della BCE.  Potete fare tutto da soli, ci spiega, ridurvi da soli il debito pubblico – ma  ciò significa che non abbiamo alcun motivo di restare nell’euro.  Ci dice – come già Draghi – che la Banca Centrale Europea per noi non esiste – dunque dobbiamo farcene una nazionale.   Possiamo uscirne – non solo: ci conviene uscirne.

L’articolo Molti dicono alla Commissione UE: “Siete pazzi a sfidare l’Italia?” proviene da Blondet & Friends.

Nervi saldi!

insomma visto che Bruxelles, la BCE e i nostri nemici interni “continuano ad inviare ammonimenti al Governo di Roma e a sollecitare la discesa in campo dei mercati finanziari”, e allora “ l’esplosione dello spread appare possibile” anche se “l’Italia non è sull’orlo del baratro” (Henry Peter), mi sono detto: compriamo un po’ di questo debito.
“Mi compri 5 mila di BTP”, dico dunque. La faccia delle gestrice assume involontariamente un’aria in cui allo stupore per l’enormità della cosa, si coniuga un filo di disprezzo per l’analfabeta funzionale che non sa quello che chiede. “BTP? Proprio ora? Non rendono niente…” quasi soffocando di indignazione e incredulità.
“Lo so”, rispondo. “Lo faccio perché voglio aiutare il governo”. Il volto diventa terreo, poi esplode: “Ci porta fuori dall’euro! E dove andiamo, senza l’Europa?”. Eccetera eccetera.
Le argomento: signora, siccome tutti si allarmano per gli interessi in crescita mostruosa che dovremo pagare sul nostro debito, ebbene, io voglio appunto lucrare sugli interessi superiori che i BTP pagano in confronto ai Bund…è una speculazione per guadagnare. Chissà quanto rendono, adesso che lo spread è a 300.
La mia nuova veste di assetato di interessi usurari a danno del Paese, in qualche modo la rabbonisce. Ma non del tutto. Si mette a smanettare con rabbia alla ricerca di BTP (un mercato che palesemente non frequenta) con lo stato d’animo di una persona pulita che deve rimestare nello sterco. “io faccio quel che chiede il cliente, anche se non approvo”. Con la bocca appuntita di virtù, come se l’avessi costretta a comprare una partita i bambole gonfiabili da bordello.
Poi, cercando sul computer: “Quale BTP, poi? Per un minimo rendimento, deve andare sul decennale: dà il 3,4% – ah, ma (sorpresa lei stessa), lo si compra a 106, 109..”. Vuol dire che è molto attrattivo per i mercati, faccio notare. Tanto attrattivo, che i “mercati” sono disposti a pagare 107 un titolo che, a scadenza, gli sarà restituito a 100 – ma certo, nel decennio si assicurano un bell’interesse…”
Ma a me, il decennale no, ho 74 anni… “Allora ci sarebbe cosa? Un quinquennale. Ma dà solo  l’1,6” . C’è scritto il 2,45. “Ma lordi”, già, si deve pagare la tassa sui titoli di Stato, fatta apposta per scoraggiare i risparmiatori italiani. Tuttavia, provoco: “Mi pare comunque un buon interesse…”.

“Buon interesse?!” fa lei storcendo la bocca. “Non vorrà mica smobilizzare i suoi investimenti nei nostri fondi per metterli in BTP!”.

A proposito, quanto ho guadagnato dai vostri fondi? Lei guarda sullo schermo: “meno 631 euro sul Top Select Speculative Shit, meno 819 sull’Equilibrato Multimarket Bokkon”.
Ammetto di essere piuttosto irritato: sono gli investimenti che mi ha consigliato la gestrice . “Insomma ci sto perdendo”…”Ma li ha presi solo da due mesi! Deve darsi un orizzonte temporale ampio! Questi scadono nel 2023!”.
Anche i BTP quinquennali scadono nel 2023.
E poi, tranquilla signora,  non smobilito: prelevo i 5 mila euro dal mio conto corrente. Dove hanno rendimenti negativi. “ Abbiamo delle spese”, protesta lei. Lo capisco, dico io. Ma se tolgo 5000 euro dal conto, dove non solo non ricevo interessi ma perdo – quanto? – meno 1? Meno 2? E li metto in BTP all’1,65, lucro un bel rendimento, non le pare? Vogliamo dire un 2.5, 3%?
Oltretutto ho comprato il BTP quinquennale a 97,84, il che significa un altro piccolo guadagno, perché a scadenza lo Stato mi rimborserà 100.

Ambrose Evans Pritchard sviluppa la stessa tesi:
“…chi ha davvero il coltello dalla parte del manico? L’Italia non assomiglia alla Grecia, dove il gruppo dirigente pro-Syriza voleva strenuamente rimanere nell’euro. La Lega e i Cinque Stelle affondano le loro radici nell’euroscetticismo. Il loro piano di riserva per una valuta parallela – i “minibot” – è inserito nel contratto di governo dell’alleanza. Se gli spread delle obbligazioni salgono a livelli che soffocano il sistema bancario, il governo può in qualsiasi momento emettere carta sostitutiva come una liquidità alternativa a fini fiscali e contrattuali, sovvertendo l’unione monetaria dall’interno.”

Aggiungo di mio che l’Italia è ancora la settima grande potenza industriale. Che è leader nella robotica che in questo settore cresce più di Germania, Usa e Giappone, e se avesse una moneta svalutata sarebbe invincibile. Proprio in questi giorni alla Fiera di Milano-Rho si tiene la fiera di questo settore di cui non sappiamo nulla – perché la tv non ne parla mai, facendoci credere che il nostro destino come italiani sia quello dei pizzaioli, e cuochi.
Quindi perché l’Italia dovrebbe fallire? Ci ho puntato i miei 5 mila euro – e accetto di perderli (ho perso già tanto con gli “Investimenti” della banca) vorrà dire che ho dato l’oro alla Patria.

https://www.maurizioblondet.it/come-ho-imparato-ad-amare-i-btp-e-smettere-di-preoccuparmi/

La spada di Damocle

Euro 3 – infatti – è la categoria delle macchine (una su tre del parco auto degli italiani!) che presto diventerà il pretesto per una enorme rottamazione coatta. Mentre questa “patrimoniale” indiretta – quotazioni di listino di Quattroruote alla mano – costerà alle famiglie povere un prelievo forzoso che va da mille a quattromila euro a testa (la cifra di valore distrutta dal provvedimento) e una spesa obbligata da cinque a diecimila (quello che serve per comprarmene una nuova). Un capolavoro, una mazzata inferta con la solita burocratica irresponsabilità.

È davvero curioso: proprio nell‘anno in cui destra e sinistra si sono riempite la bocca di impegni contro la povertà, nel nome di una presunta emergenza ecologica, si fa pagare a tredici milioni di italiani una doppia tassa mascherata, sulla loro condizione economico-sociale, senza che nessun politico dica una sola parola. Senza dibattiti, senza valutare gli effetti.

Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto annunciano di comune accordo (seguite da Roma e Lazio per conto loro) lo stop indiscriminato a tutti gli autoveicoli che fino a ieri circolavano legalmente. Numeri incredibili: un terzo del nostro parco auto attualmente circolante (37 milioni di veicoli) è a rischio da subito. Gli euro 4 seguiranno in due anni. Parliamo di 13 milioni di macchine (o furgoni) che non si potranno di fatto più usare, da un giorno all’altro, pena il rischio di una salata e reiterabile multa (80 euro a constatazione) per tutti.

La cosa incredibile è che per un effetto depressivo per ora la guerra al diesel sta producendo il calo di tutto il mercato. Ma il punto di iniquità riguarda i diritti e la condizione di chi una macchina l’ha comprata già. Parliamo di pensionati che non hanno i soldi per comprare una auto nuova e percorrono pochissimi chilometri l’anno (quindi inquinano pochissimo). Di ragazzi, di famiglie, o pendolari a basso reddito che hanno potuto dotarsi di un’auto solo sul mercato della cosiddetta “seconda mano”. Sulla testa di questo popolo, dalla mattina alla sera si abbatte questa tassa, senza nulla in cambio: senza incentivi, senza un piano traffico, senza alternative. Per Piemonte, Lombardia e Veneto (metà del paese a quattroruote) il bando colpirà dal gennaio 2019 le vetture Euro 0, 1, 2 e 3 a gasolio. Secondo l’accordo di programma sulla qualità dell’aria nel cosiddetto “bacino padano”, ci saranno blocchi della circolazione auto solo per il diesel. Le prossime tappe, prevedono il blocco delle Euro 4 (a prescindere dal fatto di essere dotati o no di filtro antiparticolato) entro il 2020 e delle Euro 5 (immatricolate teoricamente tra il 2011 e l’agosto 2015) entro il 2025.

Luca Telese

https://www.maurizioblondet.it/ha-ragione-telese-altro-che-programma-anti-poverta/

Un secolo di storia

Bracciano Lodi,  Edmo Mori
Schema di pubblicazione
BONDENO NEGLI ANNI DELLA 1° GUERRA MONDIALE
1918-2018
Prefazione del Sindaco di Bondeno Fabio Bergamini Presentazione degli autori Bracciano Lodi Edmo Mori
Le vicende principali della 1° guerra mondiale
Gli effetti della 1° guerra mondiale a Bondeno
Introduzione
La realtà socio-economica di Bondeno nei primi anni del ‘900
Le grandi opere a Bondeno nei primi anni del ‘900:
• La botte napoleonica
• I giardini di viale Pironi
• II nuovo piano regolatore del capoluogo
• Politica ed edilizia scolastica
• L’acquedotto comunale
• L’assistenza socio-sanitaria
• II macello comunale
• II nuovo camposanto di Bondeno
• II ponte in chiatte sul Po
• Lo zuccherificio di Bondeno
I Sindaci di Bondeno nei primi anni del ‘900
Come Bondeno ha ricordato i caduti della 1° guerra
Gli altri monumenti nel Comune di Bondeno
Appendice: II diario di guerra di Mario Marchetti, ragazzo del ’99
Rassegna fotografica a cura di Marco Dondi


L’opera dovrebbe essere presentata in occasione delle celebrazioni per il 4 novembre; qui cogliamo l’occasione per riportare il comunicato stampa relativo alla chiusura dello zuccherificio:

Bondeno, 13.08.07 — L’area dove sorge l’ex zuccherificio di Bondeno, una volta bonificata, diventerà ad uso prevalente industriale, artigianale e di servizio ed, in parte, anche residenziale così da ricucire il tessuto urbano del paese.
Italia Zuccheri S.p.A., appartenente al Gruppo Co.Pro.B., leader a livello italiano nella produzione saccarifera, ha, infatti, raggiunto un accordo con la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Ferrara, il Comune di Bondeno, le organizzazioni professionali agricole e le rappresentanze sindacali, per la riconversione produttiva dello stabilimento saccarifero, chiuso in seguito alla riforma comunitaria del settore, in un macro progetto immobiliare che ha come obiettivo la nascita di un polo logistico/industriale “calamita” per attrarre realtà industriali e artigianali a basso impatto aziendale e ad alta sostenibilità.
Inoltre parte dell’area attualmente occupata dagli impianti dello zuccherificio potrà essere destinata ad uso residenziale, contribuendo al recupero nel tessuto abitativo di aree impegnate da tempo ad attività industriali.
A tale obiettivo si è unito – quale valore aggiunto — lo studio di fattibilità della partnership con un soggetto industriale terzo che prevede all’interno dell’area la realizzazione di un impianto per la produzione di energia elettrica e calore mediante motori funzionanti ad olio di origine vegetale. L’impianto, che consentirà l’impiego di parte del personale attualmente in forza allo zuccherificio, sarà predisposto anche per l’utilizzo di oli ottenuti da colture prodotte dagli agricoltori del territorio.
Italia Zuccheri S.p.A., impegnata a bonificare integralmente le aree in questione, ha già messo a disposizione delle Istituzioni locali e dei relativi organismi per lo sviluppo produttivo oltre 10 ettari a condizioni di estremo favore, al fine della loro gestione per iniziative industriali o di pubblica utilità. Il Comune di Bondeno si farà invece carico di tutte le modifiche di natura urbanistica che occorreranno per raggiungere gli obiettivi dell’accordo — compatibilmente con la legislazione regionale – facendo ricorso, laddove necessario, a procedure d’urgenza per lo snellimento degli iter autorizzativi relativi alle opere di risanamento, bonifica e ripristino.
“L’intesa raggiunta- ha dichiarato Stefano Montanari Amministratore Delegato Italia Zuccheri — è un importantissimo passo nel processo di riconversione industriale degli zuccherifici della regione, chiusi a seguito della riforma del mercato a livello europeo, dopo che alcuni progetti, presentati nel 2006, sono stati recentemente bloccati dalle Istituzioni locali.”. “Per ottobre— continua Montanari —sarà presentato il piano industriale relativo all’impianto di produzione di energia elettrica, dal quale si desumeranno le linee generali del progetto energetico dell’impianto e le iniziative volte a favorire il reinserimento lavorativo dei lavoratori dell’ex stabilimento saccarifero. Contestualmente sarà valutata la fattibilità della filiera agricola locale per l’approvvigionamento parziale dei prodotti agricoli utili alla produzione dell’olio vegetale”.
“L’Accordo di riconversione – sottolinea Mario Resca, Presidente della Società — ci auguriamo che funga da apripista per la definizione anche del piano di riconversione dello zuccherificio di Finale Emilia, il cui progetto sarà presentato al più presto.
Colgo l’occasione per ringraziare gli attori che hanno contribuito all’intesa ed in particolare le Istituzioni Pubbliche Provinciali e Comunali per il forte ruolo di stimolo e supporto”.

Vi invitiamo anche a riguardare su bondeno.com gli articoli relativi all’argomento; in particolare:

https://bondenocom.wordpress.com/2014/10/04/zuccherifici-pastifici-e-feste-di-piazza/

 

Il nemico dei popoli

A vedere quella lista di importazioni, ci si chiede che cosa produca, oggi, il lavoratore americano industriale. Ma già, la memoria corre a Wall Street, le colossali GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) che rendono centinaia di miliardi ai loro padroni giovani e geniali, il dominio incontrastato dell’industria dello spettacolo (Disney, Netflix): l’America vive del suo patrimonio “culturale” e immateriale, che scambia con il lavoro operaio del mondo, essenzialmente dell’Asia che ha sviluppato con la propria de-industrializzazione. Il “terziario avanzato”, che può infischiarsene dei milioni di senzatetto che muoiono di oppiacei, perché la finanza non ha più bisogno di loro. Una economia da rentiers, sotto le forme apparentemente avanzate.

Cosa succederà adesso, come si configurerà la distruzione di Bretton Wood II, lo spiega Bertez: “Nel vecchio sistema, il riciclaggio dei capitali mondiali creati dagli eccedenti degli uni e dai deficit degli altri, si è tradotto in una massa immensa di denaro in cerca di impiego. Ciò ha fatto abbassare i tassi d’interesse e incitato le banche a creare veicoli sempre più sofisticati e pericolosi, la cui complessità serve appunto a mascherare il rischio”: il rischio che qualcuno, debole, in fondo alla piramide, non riesca più a servire il suo debito, facendo crollare tutto.

E’ quel che abbiamo visto avvenire alla Grecia e quel che le hanno fatto i banditi.

Perché non deve emergere la verità: tutto il vecchio sistema ha fatto calare i “premi di rischio” e i “premi di durata” sui debiti, una finzione che dura finché dura l’inondazione di dollari creati dal nulla per colmare i deficit Usa. (1)

Infatti se fino a pochi anni fa sul pianeta ed in Italia era vivo lo scontro tra il capitalismo finanziario ed il capitalismo produttivo, oggi quello scontro è risolto con il trionfo del primo. In Italia la chiusura o la svendita di quasi tutta l’industria di stato, il ridimensionamento dei grandi gruppi industriali e la crisi della piccola e media impresa sono le testimonianze evidenti di questo “trionfo”, per cui le forze in campo si sono ridotte ad una sola. Tutto questo sul piano politico trova riscontro nel progressivo identificarsi delle forze partito: il centro-destra ed il centro-sinistra non si differenziano più su nulla, anzi, alleati nei governi Monti e Letta e consociati in quelli Renzi e Gentiloni, hanno condotto l’Italia in un baratro da cui sarà difficile uscire. Sono sempre più asserviti al potere finanziario vincente e continuano imperterriti a spartirsi le percentuali di appalti e prebende. Per fortuna da tale appiattimento sta germogliando una sorda e massiccia protesta popolare che sta cercando un suo naturale sbocco. Uno sbocco che deve essere di impegno civile e politico. Ne è prova l’attuale governo Conte. Ma quale consapevolezza hanno il governo e le forze che lo sostengono dello scontro in atto? Sono consapevoli che il nemico dei popoli, e quindi anche del popolo italiano, è il liberismo e che tutte le componenti che lo hanno fatto assurgere ad unica ideologia imperante vanno combattute e debellate? Hanno chiara la visione di una prospettiva politica nuova e diversa dove l’economia è solo uno strumento che deve essere al servizio dei popoli e non viceversa, come avviene oggi? E che lo strumento di controllo e mediazione è rappresentato proprio dalla politica? (2)


  1. https://www.maurizioblondet.it/gli-effetti-della-cura-trump-sul-sistema-mondiale-altra-deflazione/
  2. https://www.controinformazione.info/costruire-un-progetto-alternativo/

Concessioni servizi

Dunque, a 18 anni dal suo avvio, non solo la liberalizzazione delle concessioni non si è verificata (non portando quindi ad alcun miglioramento nella qualità del servizio, ammesso che ciò sia di per sé possibile), ma il servizio stesso è sempre più rischioso per la sicurezza dei cittadini, a causa del possibile cedimento degli impianti di distribuzione più vecchi.

Posto che un certo riordino del settore resta comunque necessario, dalla storia dei servizi idrico, telefonico, energetico, così come da altre più recenti e purtroppo ben più tragiche vicende, si dovrebbe trarre la conclusione che il servizio a rete fornito da grandi soggetti privati non porta di per sé a nessun reale calo delle tariffe e/o miglioramento della qualità del servizio.

Il grande soggetto privato massimizza il profitto, come è nella sua natura, attraverso economie di scala, risparmio di costi, aumento dei prezzi, ma ciò non comporta automaticamente un reale miglioramento del servizio per chi ne usufruisce. Né si traduce in un calo delle tariffe (o prezzi). A meno che il concedente si incarichi di una attività molto impegnativa di stringente controllo. Se le leggi glielo consentono, però: spesso questa attività è in capo ad Autorità di settore prive di effettivi poteri sanzionatori e di controllo.

estratto da http://appelloalpopolo.it/?p=44291

Riscatto o ricatto?

Il principio che regge l’assegnazione delle pensioni deve ridiventare parzialmente retributivo con l’aggiunta di una bella fetta di redistributivo/sociale, mentre il contributivo deve ritornare da dove viene: il settore privato bancario assicurativo. In tale sistema, il contributivo servirà unicamente ad alimentare un fondo pensioni PRIVATO per chi volesse, o potesse, farsi la pensione complementare.

Soprattutto perché, trasferendo il principio contributivo al settore previdenziale, abbiamo trasferito principi di diritto privato e bancario a un diritto che dovrebbe essere sociale e pubblico, in ossequio alla Costituzione: diritto al reddito minimo e diritto a una congrua pensione. Il risultato? Abbiamo distrutto il previdenziale: un servizio pubblico ispirato ai principi di solidarietà economica e sociale, dell’articolo 2 della Costituzione,

Come se non fosse bastata questa ignominia, ce n’è stata un’altra: il passaggio al contributivo secco, come è stato operato dai traditori del popolo italiano, mieterà ancora tanta macelleria sociale ed è consistito in una spoliazione pura e semplice dei nostri diritti, in un contesto recessivo che dura da decenni, di disoccupazione galoppante e di suboccupazione, occupazione precaria e contrattini stagionali, temporanei, a cottimo e quant’altro, che non assicurano la continuità dei contributi tale da raggiungere, in moltissimi casi, pensioni decenti o pensioni tout court.

In tutti i paesi europei, laddove esiste prevalentemente il contributivo, non solo esiste il sussidio alla disoccupazione, ma esiste, inclusa in esso, la continuità contributiva alla pensione.

Ora noi in Italia ci troviamo nella peculiare situazione in cui, non solo NON esiste il sussidio generale alla disoccupazione e suboccupazione (che i 5S vogliono realizzare con il “reddito di cittadinanza” sebbene da come lo descrivono mi sembra poco universale), ma siamo passati al contributivo secco che sta penalizzando e penalizzerà almeno due se non tre generazioni di italiani: dai cinquantenni in giù. Siamo passati a un contributivo secco senza alcun ammortizzatore sociale, senza alcuna garanzia simile a quelle che esistono negli altri paesi europei. Una riforma pensionistica sporca, brutta e cattiva, attorno alla quale non si è riflettuto abbastanza sui principi che la reggono, e sulla loro conformità alla Costituzione.

Anzi, passare al contributivo secco in realtà, è assolutamente incostituzionale, in quanto non assicura e non assicurerà quelle pensioni decenti per la dignità del cittadino, in un frangente di disoccupazione, licenziamenti, recessione e deflazione, oltre che di fuga di materia grigia all’estero. Il contributivo è contrario alla solidarietà economica e sociale.

Siamo l’unico paese inoltre in cui l’istituto previdenziale nazionale richiede un riscatto ai suoi cittadini scappati all’estero a studiare e/o a lavorare e ritornati in patria in un’età non ancora pensionabile. “Riscatto”, una parola che quando mi è stata proposta, non conoscevo in tal veste. Riscatto de che? Sicuri che non sia piuttosto un “ricatto”? O paghi, e SALATO, o sei FUORI!!

Tutto questo perché, in questa Europa fandonia, dove sono riusciti a imporci una NON moneta NON unica, non sono neanche riusciti a trovare un accordo tra Stati membri per una continuità pensionistica dei cittadini che si spostano, una uniformità di principi, al fine di tutelare la tanto vantata libera circolazione dei lavoratori.

Sarebbe quindi il caso di riflettere a quale tipo di società desideriamo anche per i nostri anziani, e per noi quando saremo anziani, a quale principio vogliamo che si ispiri la redistribuzione pensionistica e, last but not least, quali debbano essere gli strumenti per tale redistribuzione.

Inutile dirvi che la mia risposta è sempre quella. Con la sovranità monetarie noi avremmo il potere di creare potere di acquisto da redistribuire ai nostri anziani, non solo, ma alla sanità, alla ricerca, alla scuola, alle opere pubbliche ecc ecc ecc

Per arrivarci dobbiamo sicuramente riprendere la crescita, con un sistema di aiuti di stato come hanno paesi come Francia e Germania in barba alle regole Antitrust UE, ricreare l’IRI (come la Francia) e rinforzare il comparto pubblico industriale e DEL TURISMO. Dobbiamo anche e soprattutto liberarci della mafia degli idrocarburi, che poi è quella della moneta, che ci sta imponendo la globalizzazione che conosciamo, con immissione di merci e forza lavoro in dumping.  Sembra impossibile, ma con la nostra consapevolezze ci arriveremo.

Dobbiamo infine liberarci soprattutto dei nostri steccati mentali e, a giudicare da quanto questa tematica sia così lontana dalla mente di tutti, mi sembra la cosa più difficile di tutte: dal retributivo ne siamo appena usciti dopo decenni in cui ce l’hanno dipinto come pessimo. La propaganda è riuscita, inutile dirvi che è quella strumentale ad accettare l’euro e la progressiva cessione di qualsiasi sovranità. La quale fa il paio con la progressiva spoliazione di qualsiasi diritto sociale ed economico, della persona.

Se vogliamo ricuperarli, dobbiamo rimettere in discussione tutti i frame errati che ci hanno inculcato. Uno di questi è senza dubbi, il contributivo, assolutamente.

Nicoletta Forcheri

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2018/07/14/il-contributivo-e-incostituzionale/