Il tutto è falso

il falso “correttamente applicato”  è diventato il vero motore delle carriere accademiche. E a questo possiamo aggiungere l’opinione del premio nobel per la medicina, il biologo cellulare  Randy Schekman per il quale le maggiori riviste scientifiche , Nature, Cell e Science sono come tiranni: “pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a  modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione”. E naturalmente questo non si ferma qui, si estende ai pagamenti in solido che università e gruppi in concorrenza tra loro o addirittura organizzazioni ad hoc effettuano per poter venire alla ribalta.  Paradossalmente il publish or perish  che le capre nostrane, incompetenti e/o subornate da modelli superficiali considerano il massimo della modernità è in realtà alla radice di tutto questo e non solo dei falsi o delle superficialità, ma anche della normalizzazione della scienza perché nessuno è così pazzo da sfidare il potere

Materie oscure, anzi proprio buie

Da Marcuse a Davila*

Usando le laconiche parole de L’uomo a una dimensione (1964), con Marcuse possiamo avanzare questo rilievo (che peraltro ben calza con gli ultimi decenni politici italiani e internazionali):« La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi. »

Proprio la crescente impressione o consapevolezza che “i politici sono tutti uguali”, che, a prescindere da destra o sinistra, “comunque non cambi niente” e che a trionfare sia sempre il pensiero sostanzialmente unico dell’establishment – ciò ha fatto sì che si iniziasse a rivolgersi a crescenti forze antisistema, nelle varie forme che hanno assunto: sovraniste, populiste, antidemocratiche o, almeno nei proclami, a favore di forme di democrazia diretta.

Dunque, anche il «controllo ultimo» può non bastare e consegnarci alla tirannia e al dispotismoI governi, i parlamenti nazionali e le istituzioni europee sono oggi senza dubbio tiranniche e dispotiche. Sono dispotiche perché il voto lascia inalterato lo status quotiranniche perché le crisi economiche, sociali, ambientali si perpetuano. Le forme e perfino le istituzioni politiche tradizionali sono ormai esautorate nell’opinione condivisa, ma ciononostante perdurano negli anni, per giunta aggravando la situazione che da decenni promettono di risolvere.

Ma questi tratti dispotici e tirannici che sempre più subiamo sono frutto di quegli stessi valori che molti di noi – il popolo! – incarnano nella quotidianità. È il popolo stesso, benché venga osannato dai populismi, ad essere individualista, arrivista, consumistico, indifferente all’ambiente, ecc. I valori dei politici, dei manager, dei proprietari, che il popolo disprezza, sono i suoi stessi valori. Come possiamo sperare che la scalata verso alte cariche o posizioni di prestigio attenui quel che i più di noi sono, invece di potenziarlo? Uomini che aprano prospettive sul futuro non se ne vedono; semmai si vedono uomini nuovi, ma solo perché peggiori dei precedenti.

« La società moderna si degrada tanto in fretta che ogni nuovo mattino contempliamo con nostalgia l’avversario di ieri. » (Nicolás Gómez Dávila, Escolios)

Non solo è la classe politica ad essere moribonda, ma lo è anche quella degli accademici, degli intellettuali, degli uomini di cultura. Manca chi denunci, si mobiliti, crei, faccia vedere quel che i più non sanno vedere, con cognizione di causa.

« Qualunque sia la loro forza di percussione e di impatto, gli avvenimenti contemporanei sono poveri di contorni, di rilievi, di spigoli, se l’immaginazione non inventa per vederli un lessico dai significati appropriati.

La percezione si ottunde se gli artisti scarseggiano. » (Ivi)

Ed è assai difficile che l’eccezione emerga. Emerge semmai chi è così simile alla mediocrità da potervici facilmente riconoscere.

« La personalità di questi tempi è la somma di ciò che fa colpo sugli stupidi. » (Ivi)

E c’è ormai qualcosa che sopravviva al mercato, perché se ne riconosca il valore e non si pieghi ad esso?

« Il Progresso alla fine si riduce a derubare l’uomo di ciò che lo nobilita, per potergli vendere a buon mercato ciò che lo svilisce. » (Ivi)

L’uguaglianza al ribasso paventata da molte voci, che hanno iniziato a levarsi preoccupate e spaventate fin dall’Ottocento, si è andata via via realizzandosi.

« Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga. » (H.-F. Amiel, Frammenti di diario intimo, 12 giugno 1871)

 

Henri-Frédéric Amiel, Alexis Tocqueville, Nicolás Gómez DávilaHenri-Frédéric Amiel, Alexis Tocqueville, Nicolás Gómez Dávila

 

Per dirla ancora con Gómez Dávila:

« Dobbiamo compatire l’egualitario.

Quale sfortuna ignorare che ci sono ranghi e ranghi al di sopra della nostra mediocrità. » (N. Gómez Dávila, Escolios)

Così, se i desideri non vengono coltivati, e non diventano ideali, essi rimangono piccini.

« È probabile che il dispotismo, se riuscisse a stabilirsi presso le nazioni democratiche del nostro tempo, avrebbe un altro carattere: sarebbe più esteso e più mite e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. […]

Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria. » (A. Tocqueville, La democrazia in America)


  • Nicolás Gómez Dávila. (11 dicembre 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 17 dicembre 2018, 16:00 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nicol%C3%A1s_G%C3%B3mez_D%C3%A1vila&oldid=101500414.
  • Il XXI secolo, tirannico e dispotico

    di Gabriele Zuppa – 12/12/2018

    Il XXI secolo, tirannico e dispotico

    Fonte: Gazzetta filosofica

 

Società predatoria

Una società predatoria non significa solo oligarchi che truffano finanziariamente la gente. In verità, significa che le persone annuiscono, sorridono e si fanno i fatti loro mentre vicini, amici e colleghi muoiono nel fosso. I predatori nella società statunitense non sono solo i super-ricchi, ma anche una forza invisibile e insaziabile: la normalizzazione di ciò che nel resto del mondo è vista come dolorosa sconfitta morale, storica, generazionale, se non addirittura criminale, cioè diventano semplici questioni mondane per cui non è necessario piangere o preoccuparsi. Forse vi sembra gretto, no? Ora che vi ho dato alcuni esempi, e ce ne sono molti altri, delle patologie sociali del collasso, permettetemi di condividere tre punti che mi vengono presentati.
Tali patologie sociali sono uno strano e spaventoso nuovo ceppo di malattie che infettano il corpo sociale. Gli Stati Uniti sono sempre stati un pioniere; solo che oggi ospitano non solo problemi che non si vedono nelle società sane. Sono l’avanguardia di nuove patologie sociali che non sono mai state viste nel mondo moderno al di fuori degli Stati Uniti attuali. Cosa ci dice questo? Il crollo degli Stati Uniti è più grave di quanto supponiamo. Ne liquidiamo la grandezza, non sottovalutiamola. Intellettuali, media e pensiero statunitensi non pongono i propri problemi nella prospettiva globale o storica; ma se visti in questo modo, i problemi degli Stati Uniti non si rivelano come fastidi quotidiani di una nazione in declino, ma come un corpo improvvisamente attaccato da malattie inimmaginabili. Visto con precisione: il collasso statunitense è una catastrofe umana senza pari oggi. E perché il disastro che gli USA si sono inflitti, quindi, è così unico, singolare, perversamente speciale; perché anche il trattamento dovrà essere nuovo. L’esclusività di tali patologie sociali ci dice che il collasso statunitense non è il ritorno alla miseria o la caduta di un corso. È qualcosa fuori dalla norma. Qualcosa al di là di dati e statistiche. È come la meteora che spazzò via i dinosauri: un’anomalia delle anomalie, un evento estremo. Questo perché le nostre narrative, strutture e teorie non riescono a capirlo, tanto meno a spiegarlo. Abbiamo bisogno di un linguaggio completamente nuovo, e di un nuovo modo di vedere, per iniziare a darvi un senso. Ma questo è il compito degli Stati Uniti, non del mondo. Il dovere del mondo è questo: se segue il modello del capitalismo statunitense fino all’estremo, con zero investimenti pubblici, crudeltà come stile di vita, perversione delle virtù quotidiane, allora subirà tali nuove patologie. Sono nuove malattie del corpo sociale emerse con la dieta del cibo spazzatura, media spazzatura, scienza spazzatura, cultura spazzatura, sondaggi spazzatura, economia spazzatura, e di persone che si trattano reciprocamente, e la loro società, come spazzatura.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2018/02/21/stati-uniti-le-patologie-del-piu-grande-stato-fallito/

traduzione di Alessandro Lattanzio

Il valore è il prezzo

Di conseguenza, la sfera pubblica – lo spazio in cui offriamo ragioni e contestiamo le ragioni degli altri – cessa di essere lo spazio della deliberazione, e diventa un mercato di click, like e retweet. Internet è la preferenza personale enfatizzata dall’algoritmo; uno spazio pseudo pubblico che riecheggia la voce dentro la nostra testa. Piuttosto che uno spazio di dibattito in cui facciamo il nostro cammino, come società, verso il consenso, ora c’è un apparato di affermazione reciproca chiamato banalmente “mercato delle idee”. Quello che appare pubblico e chiaro è solo un’estensione delle nostre preesistenti opinioni, pregiudizi e credenze, mentre l’autorità delle istituzioni e degli esperti è stata spiazzata dalla logica aggregativa dei grandi dati. Quando accediamo al mondo attraverso un motore di ricerca, i suoi risultati vengono classificati, per come la mette il fondatore di Google, “ricorrentemente” – da un’infinità di singoli utenti che funzionano come un mercato, in modo continuo e in tempo reale.

 

A parte l’utilità straordinaria della tecnologia digitale, una tradizione più antica e umanistica, che ha dominato per secoli, aveva sempre distinto fra i nostri gusti e preferenze – i desideri che trovano espressione sul mercato – e la nostra capacità di riflessione su quelle preferenze, che ci consente di stabilire ed esprimere valori.

 

Un sapore è definito come una preferenza su cui non si discute”, ha scritto una volta il filosofo ed economista Albert O Hirschman. “Un gusto che si può contestare, con se stessi o con gli altri, cessa ipso facto di essere un gusto – diventa un valore“.

http://vocidallestero.it/2017/10/19/neoliberalismo-lidea-che-ha-inghiottito-il-mondo/

Il futuro secondo Attali

Emanuel Macron, le président,  ha un progetto:  uscire –  come aveva promesso – dallo ”stato  d’emergenza”  in vigore dalla strage terroristica di Charlie Hebdo, facendolo diventare lo stato normale  e permanente della Francia. Lo ha rivelato Le Monde, a proposito di un progetto di legge  riservato in formazione: “Si tratta di far entrare nella leggo ordinaria gli strumenti dello stato l’urgenza per lottare contro il terrorismo: domicilio coatto, perquisizioni diurne e notturne, chiusura dei luoghi di culto, zone di protezione e di sicurezza, misure faro che il ministro dell’Interno e i prefetti hanno potuto usare nei 19 mesi del regime d’eccezione instaurato dopo gli attentati del 2015, diverranno misure a disposizione   delle autorità amministrative in tempi normali”.

Si tratta in  sostanza delle misure emblematiche prese durante la guerra d’Algeria del 1955, stato d’eccezione vero. Ora, diventano diritto comune e permanente. Naturalmente, “contro il terrorismo”.

Da dove ha preso l’idea, Macron? Ma da Jacques Attali, suo padrino, mentore e creatore!

Attali: “Il mercato si estenderà a settori dove  fino ad oggi non ha accesso: per esempio la sanità, l’istruzione, la polizia, la giustizia, gli affari esteri –  e contemporaneamente, nella misura in cui non ci sono regole di diritto, il mercato si estenderà a settori oggi considerati illegali, criminali:  come la prostituzione, il commercio degli organi, delle armi, il racket eccetera.  Quindi si avrà un mercato che dominerà  sempre più, determinando una concentrazione di ricchezze, una diseguaglianza crescente, una priorità data al breve termine e alla tirannia dell’istante e del denaro.  Fino, alla   fine, alla commercializzazione della cosa più importante: ossia la vita, la trasformazione dell’essere umano in una merce di scambio: lui stesso divenuto un clone e un robot di se stesso.”

 


http://www.maurizioblondet.it/lorribile-avvenire-ci-promette-attali/

Malattia come salvezza

Perciò tireremo a campare con le piccole associazioni, le confraternite, le riunioni parrocchiali, le catene solidali, il clientelismo, il familismo amorale. Perché siamo adusi a reificare il potere in dimensioni sempre più piccole: regionali, campanilistiche, familiari, personali. La nostra verve individualistica, che viene liquidata con tanta facilità come un vizio, è solo un’esclusione dello Stato dagli affari privati, e oggi che lo Stato non è più sovrano, significa escludere anche qualsiasi altra forma di intrusione da parte delle istituzioni sovranazionali. Perciò questa arretratezza medievale, questo realismo pre-ideologico e pre-moderno, è un bacillo che ci vaccina da un’altra malattia, quella europeista, esterofila, cosmopolita. Il nostro campanilismo, che è poi una sorta di pluralismo – tradito invece dalla democrazia – resiste alla reductio ad unum del vortice centripeto europeo. L’Ue si illude di poter fare finalmente gli italiani in chiave europeista, quando hanno fallito nel tentativo vent’anni di fascismo e 50 anni di inglesismi e di colonizzazione culturale americana. L’Italia sarà fatta quando gli immigrati supereranno gli autoctoni. Forse a quel punto spariranno i dialetti, qualcuno parlerà l’idioma nazionale e si avrà più senso civico. Ma fino ad allora, per fortuna, siamo malati.

Lorenzo Vitelli estratto da “L’intellettuale dissidente”

riportato in http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=50747

Festival dell'Archeologia

Di seguito l’intero programma che interesserà il territorio bondenese nelle prossime settimane

Festival dell’Archeologia

1 e 2 giugno dalle 19,00 Pilastri – Campo sportivo
“Terramara in Tavola”, dall’archeologia alla gastronomia in attesa della riapertura dello scavo a fine settembre

14 giugno ore 10.30 Centro 2000 – Bondeno
Inaugurazione della mostra “Aquae. La gestione dell’acqua oltre l’Unità d’Italia nella pianura emiliana”, a cura del Consorzio della Bonifica Burana e del Museo Archeologico Ambientale di S. Giovanni in Persiceto
con una sezione dedicata ai reperti archeologici, a cura del GAB di Bondeno

14 giugno ore 17,00 Museo archeologico di Stellata –
Conferenza di Erika Berto “Safety & security nella Roma imperiale: la guarnigione urbana dei Vigiles

“Archeologia al LocalFest”

19 giugno dalle 17,30 alle 19,00 Viale Repubblica –
Laboratorio didattico per i bambini “Come si facevano oggetti  in ceramica nell’età antica”

21 giugno ore 15,30-16,30 Cortile della Pinacoteca Civica  – Bondeno
“Laboratorio didattico per i bambini” (prenotazione obbligatoria 0532-899245)

21 giugno ore 16,30 Pinacoteca Civica-
Mostra fotografica “Archeologia a Pilastri ieri e oggi” a cura di Stefano Tassi e Giulio Pola

21 giugno ore 17,00 Pinacoteca Civica –
Convegno “Ambiente, Territorio e Archeologia della Bassa Valle del Po dalla Preistoria all’Età romana”

Benedetto Sala (Università di Ferrara)
“La fauna di Settepolesini di Bondeno nel quadro del popolamento faunistico della Val Padana degli ultimi 50 mila anni”

Valentino Nizzo (Soprintendenza archeologica dell’Emilia Romagna)
“Millecinquecento anni di storia tra terra e acqua: la provincia di Ferrara dalle terramare ai Romani”

Mauro Calzolari (Università di Ferrara)
“L’area del corso medio del Po in età romana: bilancio delle conoscenze e prospettive di ricerca”

Livio Zerbini (Università di Ferrara)
“I saltus dell’antico delta padano: studi e prospettive di ricerca”

22 giugno ore 10,00“Due passi nel castello: visita guidata ai luoghi perduti della Bondeno medioevale, a cura del Gruppo Archeologico di Bondeno
(ritrovo presso la Pinacoteca Civica; prenotazione obbligatoria 0532-899245; eventuale 2° turno alle 16,00)

22 giugno ore 15,00-16,00 Cortile della Pinacoteca Civica
“Laboratorio didattico per i bambini” (prenotazione obbligatorio 0532-899245)

22 giugno ore 17,00 Pinacoteca Civica –
Seminario sul DNA antico
Francesca Tassi (Università di Ferrara)
“DNA antico: origine ed evoluzione del popolo Etrusco”

23 giugno ore 18,00 Pinacoteca Civica –
Conferenza sul tema “La carta archeologica medievale del centro di Bondeno”
con Simone Bergamini e Daniele Vincenzi

24 giugno ore 18,00 Pinacoteca Civica –
Conferenza sul tema “La storia dell’archeologia a Bondeno”
con Daniele Biancardi

Il 23 e 24 giugno dalle 17,00 alle 18,00 Cortile della Pinacoteca Civica –
Laboratori didattici: per bambini (prenotazione obbligatoria 0532-899245)

Organizzazione:
Città di Bondeno
Soprintendenza archeologica dell’Emilia Romagna
Gruppo Archeologico di Bondeno
Associazione Bondeno Cultura