Ayn Rand

Chi era costei? Devo dire che non ne avevo mai sentito parlare, finché non me la ha segnalata da oltre-oceano (dove è molto conosciuta) l’amico Andrea Malaguti.

Trovate una sua ampia biografia sulla solita wikipedia, ma vi inserisco un paio di righe giusto per darvi un’idea: “Spendere l’esistenza o il denaro per una persona amata è vivere “moralmente” e secondo giustizia; sacrificare invece sé stessi e la persona suddetta per salvarne altre dieci (o la generica “umanità”) che non hanno rapporti emotivi con l’individuo, è invece immorale e ingiusto, dal punto di vista oggettivista.[15] L’altruismo, secondo Rand, è l’ideologia che “obbliga ad aiutare i propri simili”, come un imperativo morale, ed è quindi sbagliato. Questa definizione, ribaltata però di senso, è tratta dal positivista Auguste Comte, che la citava invece come un valore giusto.[16]

Questo capolavoro (di vendite) fu pubblicato nel 1957 e non è difficile scorgervi (complice il neoliberismo) tutto quello che, in fondo, ha portato l’Italia (e Bondeno, nel suo piccolo) alla situazione attuale.

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Centro Maria Regina della Pace

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“Il Pallone è rotondo! Il Razzismo è quadrato”
Dissertazioni, testimonianze ed esperienze sulla Giornata della Memoria:
Dallo Scudetto ad Auschwitz – Vita e morte di Arpad Weisz: allenatore ebreo di origine ungherese
Interventi di:
Stefano Salmi, docente e ricercatore universitario di Storia contemporanea – Università de Coimbra in Portogallo.
Presidente e fondatore del Club Intemazionale Bologna F,C intitolato ad Arpad Weisz.
Luciano Brigoli, collezionista e storico ufficiale dei Bologna F,C. Autore della storia dei club rossoblù sul sito www.percorsodellamemoriarossoblu.it.
Ha curato l’allestimento, di mostre e l’organizzazione di eventi.
Stefano Dalloli membro del consiglio direttivo e responsabile sito ufficiale dei Centro Bologna Clubs. co-ideatore e
Co-responsabile del progetto “Percorso della Memoria Rossoblu”.

Bondeno, 28 gennaio 2014

Via Vittime dell’11 settembre (dietro al supermercato Famila)

Befana

Epifania

Vocabolario on line

epifanìa s. f. [dal lat. tardo epiphanīa, gr. ἐπιϕάνεια, in origine agg. neutro pl., «(feste) dell’apparizione» e quindi «manifestazione (della divinità)», da ἐπιϕανής «visibile», der. di ἐπιϕαίνομαι «apparire»]. – 1. La festività, che ricorre il 6 gennaio, in cui si commemora la visita dei re Magi a Gesù in Betlemme; è lo stesso che befana, che ne è la forma popolare; prov., epifania tutte le feste porta via

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Almanacchi

Se Leopardi vivesse oggi, probabilmente avrebbe cambiato idea

almanacchi.mp4 from fuori quadro on Vimeo.

Così, Signor Presidente, la sera del 31 Dicembre comparirà – come sempre – a reti unificate per il messaggio di fine anno, al quale staranno già febbrilmente lavorando i suoi collaboratori, perché quest’anno è dura raccontare balle, pure fingersi moralizzatore. Nemmeno sposare la causa dei “più umili” servirà, poiché i più umili fra gli umili hanno perduto l’umiltà e non si fanno più infinocchiare.

Il suo gradimento fra gli italiani scende a picco come i consumi (caduti di 4,2 miliardi a Natale), come l’occupazione giovanile che in certe regioni tocca oramai il 50%, come gli artigiani che chiudono bottega, le serrande abbassate, i licenziamenti per motivi “economici” e quant’altro che non stiamo a ricordarle.

Siamo sicuri che – di fronte a questo sfacelo – lei rinnoverà il suo messaggio di speranza: ne abbiamo sentite tante, dai mille “sol dell’avvenire” alle “fine del tunnel”, sempre evocate e sempre deluse, con la china che diventa ripida e scende in un abisso senza soli né avvenire né, tanto meno, sbocchi all’aria pura. Sempre tenebre e treni contro i quali andare a sbattere.
Carlo Bertani in http://carlobertani.blogspot.com/2013/12/raccontane-unaltra-leonid-napolitanskj.html
Guarda gli altri video di Fuori Quadro su Vimeo

Dall'Islanda all'Italia

[estratto]

Islanda Chiama Italia - Libro Osservavo dall’alto l’Islanda scomparire oltre l’orizzonte curvo, poi dopo qualche ora di mare apparire l’Inghilterra, infine il continente. Tornavo in Italia con la testa piena zeppa di ricordi, nozioni, date, impressioni, ma senza alcuna risposta concreta alle tante domande che sapevo mi sarebbero state fatte, alle mille obiezioni. «L’Islanda non è l’Italia!» «Come si può paragonare un Paese di 320mila abitanti a uno di 60 milioni?» «L’economia italiana è troppo devastata per riuscire a rialzarsi»

Già, l’Italia non è l’Islanda. Il debito pubblico italiano è pari a 2mila miliardi di euro, il debito Icesave che gli islandesi si sono rifiutati di pagare non superava i 5 milioni. E poi ci sono lo spread impazzito, che fa crescere gli interessi sul debito, e mille problemi immensamente più complessi di quelli che poteva affrontare una nazione come l’Islanda.

Ma dagli 8mila metri di altitudine in cui mi trovavo il mondo si vede in maniera più chiara e distaccata. Se ne percepisce la forma curva, quasi si intuisce la sua interezza sferica oltre l’orizzonte. E osservando il mondo da così in alto non ho visto altro che mare, rocce, montagne e vallate. Giuro. Nemmeno una traccia dello spread, né del debito, né degli otto mondi paralleli e virtuali che lo sovrasta Il mondo visto dall’alto sembra molto più semplice, lineare e fisico di quello osservato ad altezza del suolo. Vedevo fiumi e città, potevo immaginare il lavoro degli esseri umani nei campi, negli uffici, le chiacchiere nei bar. Ma i flussi di denaro, quelli proprio non riuscivo a vederli né a immaginarli. Giunsi a una conclusione che sul momento mi apparve evidente, e che condividerò a costo di sembrare un novello Don Ferrante: non esistono.

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Indice

  • Prefazione di Loretta Napoleoni
  • Introduzione
  • Capitolo 1 – L’ascesa e la caduta
  • Capitolo 2 – Ribellione
  • Capitolo 3 – Dall’Islanda all’Italia
  • Conclusioni
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Andrea Degl’Innocenti

Andrea Degl'Innocenti

Andrea Degl’Innocenti è un giornalista che si occupa ormai da anni di economia e politica internazionali. Dal 2010 collabora con la testata giornalistica “Il Cambiamento”, per la quale si è spesso occupato delle vicende islandesi. Nell’aprile-maggio 2012 è stato in Islanda per raccogliere materiale e intervistare i protagonisti delle rivolte.

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Per chi vuole approfondire il problema, consigliamo anche la lettura di

http://terzapaginainfo.wordpress.com/2014/01/25/quante-volte-dobbiamo-ripeterlo/

come di tutti gli altri articoli correlati del blog

Gli anni rubati al lavoro

Qui riporto la cronaca tenuta durante il nostro primo soggiorno a Bondeno e dintorni nei giorni dal 13 al 24 ottobre 1975, più o meno intatta. Le lettere e i numeri che ogni tanto compaiono in parentesi fanno riferimento alle registrazioni che abbiamo effettuato. L’elenco completo di tali registrazioni è dato in appendice. Ho pensato di non eliminare i riferimenti, poiché potrebbe un giorno divenire -possibile pubblicare tutti i materiali trascritti (circa 350 pagine dattiloscritte) e fare copie delle registrazioni che diverrebbero cosi accessibili. In tal caso la presente cronaca farebbe da utile sfondo situazionale ai testi parlati. .
Edgardo T.Saronne
13 ottobre
La giornata comincia con un contrattempo. C’è minaccia di sciopero in ferrovia da parte dei sindacati autonomi. Non si trovano tassì e mi decido a partire sulla macchina nuova. Nei pressi di Ferrara, dove arrivo puntualmente alle nove, mi perdo ripetutamente e Paolo Natali il nostro amico del Centro Etnografico deve venire a rintracciarmi. Al Centro trovo infine Luciano Canepari – il mio primo collaboratore, esperto e appassionato fonetista -, Clotilde – un’altra amica del Centro — e Antonio, uno dei gorilli che si è sperduto i sua volta. Ci precipitiamo, con la mia macchina imprevedibile e caracollante, in cerca del barcone, ma ci aggiriamo invano fra le nebbie padane, del battello non c’è traccia. Non so dire se più divertiti o più contrariati, procediamo per Stellata. Individuiamo la piazza del paese, con la locanda e il bar — che si rivelerà un punto nevralgico del paese. Troviamo l’attracco del barcone, e verso mezzogiorno !o vediamo arrivare. Sembra una di quelle pentole ovali per gli arrosti riverniciata di bianco, ma è carico di belle ragazze (studentesse) e porta l’allegria dei gorilli. Tutti insieme andiamo da un’altra parte del paese, per visitare la Rocca , antica fortezza degli Estensi, ormai abbandonata. Più tardi, nel Bar Calori di Stellata, conosceremo l’ultimo occupante di questo edificio in rovina. Pranziamo sul barcone, in una sala accogliente e calda a causa dell’affollamento. Si mangia pesce fritto. Le ragazze cantano canzoni della Resistenza accompagnate sulla chitarra e aiutate dai gorilli. Ritornati nel pomeriggio sulla piazzola di Stellata, facciamo i primi incontri con gli indigeni. Due pensionati vengono a parlarci davanti al Bar Calori che sta di fronte e che oggi è chiuso per il giorno di riposo. Ci meravigliamo della facilità con cui riusciamo a stabilire i primi contatti, ma non osiamo mettere in funzione i registratori. Dei due uomini, il più loquace è un signore basso di statura, grassoccio, sicuro di sé, simpatico, ma con l’aria di vecchia volpe. Si vanta di non aver mai lavorato (e ne chiede conferma agli amici presenti) ma di aver sempre fatto il capo. Ammette di aver indossato l’uniforme durante il fascismo (“per forza”) ma di aver continuato a fare il capo anche dopo. Racconta di essere riuscito a conservare lo schioppo anche dopo la liberazione, mentre a tutti i fascisti veniva tolto. E’ autoritario e superstizioso. Suo figlio di 39 anni tiene appese le donnine nude nel suo laboratorio, “ma quando entro io”, dice, “abbassa gli occhi per rispetto”. Ci parla male della gente di Mantova, che usa un linguaggio osceno. “Da noi è diverso: c’è rispetto”. Il ‘capo’ non va mai in chiesa, ma una volta che si è lasciato trascina-re per l’ufficio funebre di un parente e per sbaglio si è messo in tasca cento lire destinate alle questua, gli si è subito incendiata la casa e il fuoco gli ha distrutto il salotto e il televisore! Si proclama ateo, ma è grande amico del prete. Ha fatto sempre il capo degli operai ma di-ce un gran bene del signorotto locale. Ci parla dei suoi figli e dei suoi nipoti. Pensiamo che, nonostante tutto, il capo possa essere una fonte preziosa di informazione e prendiamo accordi per rivederci. L’altro pensionato è un omino malato di ulcera. E’ stato lui ad abitare per ultimo la Rocca, come custode. Ha lavorato all’estero per cinque anni, in Germania, credo fino al ’45. La sua storia non è chiara. Negli anni recenti lavorava per il consorzio agrario ed ora vive in pensione e arrotonda le sue entrate facendo il taglialegna in un “pezzo di bosco” che ha avuto in regalo. Conosciamo altra gente nel bar, ma nessuno dei giovani, che — sapremo poi — sono i clienti abituali. Nel bar si parla dei gorilli, degli studenti e di noi. I gorilli stanno mettendo sottosopra il paese. Sono entrati nella scuola elementare e stanno preparando dei manifesti insieme ai bambini per annunciare la mostra fotografica in programma per le 13:30 di domani. Conosciamo un altro pensionato che ora fa saltuariamente il manovale e che vuole soltanto parlare dei suoi anni di prigionia trascorsi a Honolulu e nel Nord-America (piuttosto piacevoli, a sentir lui). Un personaggio strano e interessante è un omone che biascica le parole e che chiamano ‘il vicesindaco’. Poi ci diranno che è un assessore e che è stato uno dei leader del posto. Stellata è un mondo in miniatura. Veniamo a sapere che i due bar della piazza che ci stanno di fronte polarizzano entità contrapposte: i giovani e la ‘gente impegnata’ da Calori, gli altri da Cefali. Ci rendiamo cosi conto che i personaggi che abbiamo conosciuto sono i clienti abituali del Bar Calori. Nella biblioteca di Bondeno, poche ore dopo, ci parlano di Stellata, del carattere duro e caparbio degli abitanti, del loro orgoglio, del loro particolarismo, del loro atteggiamento ribelle e rassegnato insieme. Ci sembrano, questi, elementi utilissimi d’informazione, spunti stimolanti per il nostro lavoro. Se la gente del Bar Calori si oppone a quella del Bar Cefali, tutta la comunità di Stellata si oppone, per la sua struttura sociale, a quella di Bondeno. Bondeno si profila subito come un mondo più complesso, che non potremo certo abbordare attraverso i clienti dei bar — per quanto anche qui gli abituali del Bar Duemila, ricavato nella Casa del popolo, si oppongono a quelli del Bar dello Sport e a quelli della Pizzeria. Sindacalisti, operai, studenti universitari, dirigenti di partito i primi; borghesi, possidenti agrari, professionisti i secondi; studenti di liceo (dell’unico liceo di Bondeno) e impiegati gli ultimi. Qui a Bondeno, dove siamo alloggiati, dovremo stabilire i nostri contatti in modo più capillare. Si progetta per giovedì prossimo, 16 ottobre, un incontro fra i gorilli, noi e i rappresentanti di fabbrica; poi un altro con i ragazzi del liceo. Pensiamo di spiegare il lavoro che intendiamo fare e di raccogliere le idee per una collaborazione futura che lasci una traccia a Bondeno, che avvii un programma di crescita culturale. E’ quello che noi vorremmo e dovremmo fare nei nostri quartieri di Bologna, per esempio nell’ambito dell’educazione permanente e l’esperienza di Bondeno ci sarà preziosa E qui a Bondeno la collaborazione del gruppo del Gorilla Quadrumàno sarà forse utile.
Martedì, 14 ottobre
Lasciamo Bondeno per Stellata, e quando arriviamo all’attracco il barcone non è ancora arrivato. Incontriamo di nuovo l’omino che abitava alla Rocca, che insieme a un altro signore sta preparando dei ganci di ferro di cui non riesco a capire la funzione. Stanno costruendo una casa su una delle chiatte di cemento che si trovano ormeggiate vicino all’attracco. L’omino della Rocca ci racconta (B1-000) della pesca dello storione che si faceva qui una volta. Si pescavano storioni che a volte pesavano fino a un quintale; ma il pesce non si mangiava: si mandava altrove, dove veniva distribuito e dove si preparava il caviale. Oggi resta un solo pescatore di storione, a Ficarolo, sull’altra riva del Po, dove si vede il campanile pendente. Poi l’omino ci racconta la storia del viale degli S., i signori che sono padroni di tutta la zona e che hanno ereditato il potere degli antichi Pépoli (10). Un tempo su quel viale c’erano molti gelsi e la gente del posto vi al-levava il baco da seta, ma gli S. un giorno decisero di tagliare gli alberi. Si fece una manifestazione di protesta, ma gli alberi vennero tagliati e un trattore per poco non travolse una delle manifestanti. Più tardi verremo a sapere che gli S. qui posseggono tutto, persino la piazza del paese, almeno secondo quanto loro stessi asseriscono . La gente — specialmente i giovani — li ritengono responsabili di aver creato disoccupazione nella zona, per aver arbitrariamente convertito le loro coltivazioni un tempo intensive (frutteti) in estensive (frumento e barbabietole), ma quasi tutti parlano di loro con deferenza: nessuna parola di vero rancore per la faccenda dei gelsi, che pure mise fine a una fonte del lavoro locale. Poco dopo, sul piazzale del paese, ci avvicina il maresciallo dei carabinieri, un toscano sospettosissimo. Dapprima mi guarda severamente mentre armeggio per aprire il baule della mia Dyane, poi vuole vedere che cosa ho li dentro e mi fa domande sugli oggetti strani che abbiamo con noi, soprattutto sulle giberne (sic) che contengono le cassette per registrare. Mi chiede chi siamo e che cosa vogliamo. Mi domanda perché i gorilli hanno i capelli lunghi, se sono studenti. Mi raccomanda di tenermi lontano da ogni questione politica. Quando gli spiego che siamo qui per raccogliere documenti sul folklore e sul-l’italiano regionale, ci consiglia di rivolgerci a Monsignor Guerrino, il parroco di Bondeno, il quale sa tutto su queste cose. Poi, esitante, si allontana. Quasi subito arrivano i gorilli, festanti, coi loro strumenti e circondati di bambini (viene in mente il flauto magico). Parlano in piazza, mostrano le vecchie fotografie di Stellata, cantano qualche canzone, invitano la gente a raccontare le loro storie. Poi entrano nel Bar Cefali, dove un gruppo di vecchi assiste attonito alla loro esibizione. Facce indifferenti, imbarazzate: solo qualcuno mostra per ora di divertirsi. Piano piano si sciolgono. Qualcuno riconosce cose e personaggi delle fotografie, qualcuno comincia a parlare, a raccontare (Bl-075 e CI-000). Ci avvicina un vecchietto arzillo col sigaro. E’ il vecchio Pelegatti, gioviale e simpatico. Suo figlio e il figlio di suo figlio fanno i rappresentanti (Bl-250 e Cl-481). Col nipote Pelegatti parlo degli S., dei problemi di Stellata, dei giovani impegnati, dei vecchi conservatori. Con lui controllo le informazioni del maresciallo su Don Guerrino. Mi da notizie sul maestro Zaniratti appena andato in pensione (Bl-355). Mentre parliamo arriva Tiziana Melloni, la ragazza simpatica della biblioteca di Bondeno, che mi comunica di aver preso accordi per farci incontrare con gli operai e con gli studenti (Bl-542). Arri-va anche Angelo M., il nostro amico fotografo che è venuto qui di sua iniziativa (B2-061). Nel pomeriggio con Angelo e Paola (una dei gorilli, la più chiacchierona) andiamo a trovare il maestro Zaniratti, che sta guardando la partita alla televisione, e da lui rimarremo per diverse ore. Racconta storie di persecuzione fascista subita da suo padre (B2-067). Intanto arriva il vicepreside del liceo di Bondeno, Giatti, mandato da Tiziana. Usciamo in strada, parliamo del nostro lavoro e dell’educazione linguistica. All’inizio sembra perplesso (o scettico, o ironico?); poi a poco a poco s’illumina. Ci dà appuntamento per venerdì prossimo, 17 ottobre, al liceo di Bondeno, dove potremo tenere una classe per l’intera mattinata: un’occasione splendida. Quando rientriamo e stiamo per congedarci dal maestro, arriva Luciano Canepari insieme a tutti i colleghi linguisti, in giro di ispezione. Si passa il resto del tempo in modo piuttosto inconcludente in casa del maestro: parlando del più e del meno, registrando storie di guerra e di prigionia e brani di dialetto (C2-000). Finiamo la sera a discutere del nostro lavoro al Bar Cefali. Quando i nostri amici partono, andiamo a Bondeno a rivedere Tiziana. Riparliamo degli S., del maresciallo, di Don Guerrino, degli operai delle fabbriche di carrozzine (la Giordani) e della FIMA (articoli di abbigliamento). Tiziana ci da anche notizie di un prete della zona, molto impegnato, cattolico del dissenso, e dice che varrebbe la pena di conoscerlo. Parliamo poi dell’Istituto per handicappati di Ficarolo (nel Veneto), degli scandali che ha suscitato, dell’unico istruttore di sinistra che vi lavora (Giuseppe) e che abbiamo incontrato insieme ad alcuni suoi ragazzi, nella mattinata, da Cefali. Tiziana ci da altre indicazioni sui luoghi di ritrovo della gente di Bondeno, sul bar dove si radunano quelli di destra (il Venezuela), sul bar dei pensionati, sulla pizzeria Campi. Ci rendiamo conto delle difficoltà nel contattare la gente qui rispetto a Stellata. D’ora in poi dovremo procedere in modo più sistematico, per contatti personali e per appuntamenti. Dovremo rifar visita al maestro di Stellata, con cui non abbiamo trattato il problema dell’educazione linguistica; poi a una professoressa di lettere del liceo di Bondeno, al vecchio Pelegatti (che ci ha promesso di raccontarci vecchie storie di Stellata), agli operai delle fabbriche e ai bambini delle scuole. Il nostro programma è ancora tanto intenso quanto vago.