Ricordare la storia “artisticamente”

In una delle tante mie vite precedenti ho coltivato la passione per l’arte, la storia e la cultura locale dedicandomi a ritrarre con disegni a mano libera le emergenze storiche sia locali, sia quelle che andavo a visitare. Tutto quello che è antico mi ha sempre affascinato, dai reperti acheologici che raccoglievo da ragazzino dietro l’aratro, ai manifesti della sagra paesana degli anni ’40 che mi ha lasciato Don Beccati. Avendo scoperto che avevo una buona mano per il disegno, alle scuole medie la professoressa Gagliardi di ed. artistica, mi insegnò la tecnica del “monotipo”, ovvero disegnare su un foglio disteso su di un grande vetro inchiostrato. I risultati furono da subito molto incoraggianti e continuai a dilettarmi con questa tecnica anche al liceo, dove però la professoressa Testoni negli ultimi anni cercò di affinare meglio le mie doti facendomi esercitare col semplice disegno a mano libera con feltrello. Alla fine della 3′ liceo, era 1974, quando si decise di fare un’esposizione pubblica dei vari lavori di educazione artistica e metterli in vendita in cambio di un’offerta libera che sarebbe servita per acquistare materiale scolastico. Accolsi con sorpresa e grande soddisfazione il fatto che i miei due quadri (monotipo) avevano portato l’incasso più rilevante. Li aveva acquistati lo storico imprenditore bondenese Franco Bignozzi, “il babbo” come affettuosamente lo chiamavano “quasi” tutti i suoi dipendenti. La famiglia Bignozzi era originaria di Cento e una volta visti i miei disegni dell’antica porta della città del Guercino, fu subito felicemente persuaso di acquistarli. Al liceo mi dilettavo anche ad eseguire ritratti satirici dei professori o vignette su fatti scherzosi che coinvolgevano i miei compagni. Mi divertiva anche fare disegni di satira politica ed avevo cominciato a disegnare una serie di strisce frutto della mia fervida fantasia, dove facevo parlare(fumetti) dei simpatici e divertenti piccoli lombrichi. Nei ritagli di tempo e a periodi d’ispirazione, mi dedicai ancora per qualche anno, finito il liceo, a disegnare rocche, castelli, torri e scorci del nostro antico passato che poi regalavo a parenti ed amici che avevano dimostrato interesse e gradimento. Ci rimasi molto male durante la Sagra Paesana dell ’81 quando per movimentare i visitatori, come comitato organizzatore, decidemmo di allestire una mostra artistica collettiva e per l’occasione sfruttammo parte dell’enorme spazio che ci offriva l’ex Teatro Lodi, che fino a qualche anno prima era stato lo storico cinema del paese di Burana, il mitico “Fulgor”. Naturalmente alla mostra partecipai anch’io esponendo oltre una decina di quadri, dove erano ritratti edifici storici sia locali, sia fuori del territorio comunale. Alla chiusura della domenica sera vidi appiccicato un bollino rosso sul vetro di tutti i miei lavoli. Mi confermarono che erano già stati venduti tutti e sinceramente dopo un primo slancio di soddisfazione, mi pianse un pò il cuore nel pensare di dover lasciar andar via di colpo tutte le mie “creature”. Certo avevo messo prezzo di vendita talmente esiguo…, poco più del costo dell’incorniciatura, ma non credevo che le singole diverse località ritratte nei miei quadri, rappresentassero una intrinseca speciale attrazione per l’acquirente. In seguito, del tempo da dedicare a questo hobby, ne avevo sempre meno ma le sollecitazioni a continuare non mancavano, decisi quindi di dedicarmi per l’ultima volta a fare qualcosa di discreto ma per farne delle litografie numerate, in numero sufficente da poter accontentare i vari eventuali estimatori anche per gli anni a venire. Vidi una pubblicazione di vecchie fotografie di Finale Emilia, quando ancora il Panaro attraversava la cittadina modenese in pieno centro. Le trovai molto interessanti per diversi riferimenti storici già scomparsi da parecchio tempo e decisi che quello sarebbe stato il soggetto ideale. Fu proprio così, eseguii i disegni, ne feci delle litografie e cominciai la sera stessa a farne un amichevole omaggio a tutti i colleghi componenti il Consiglio Comunale di Bondeno(1982). Purtroppo la proff. Testoni fu facile profeta quando nella recensione sulla mia locandina di presentazione, sottolineò il fatto che io ritraevo edifici storici che col tempo potevano andare perduti per sempre. Disegnai infatti, già nell’82, quella Torre con l’orologio della rotonda di Finale Emilia, divenuta trent’anni dopo il simbolo del tragico sisma del 2012. Stessa sorte che toccò anche allo stesso Castello di Finale e alla nostra storica Colombaia di Burana (Torre de’ Vecchi). Alla fine del 2012 proprio in ricordo del triste evento che nella disgrazia ci aveva accomunati tutti, in segno di pace e concordia, omaggiai della mia vecchia litografia con la tristemente famosa Torre dell’Orologio di Finale, anche tutti i colleghi del Consiglio Comunale bondenese della “seconda repubblica”.

Lorenzo Berlato

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Pece e piume


Si tratta di una stranissima consuetudine trasposta ovviamente dall’Europa, con le dovute modifiche. È un’usanza che viene dal mondo militare, anzi, dal codice d’onore militare, e non anglosassone, come si potrebbe credere, ma dal mondo latino, e in particolare francese. Me lo raccontò un amico che stava nella Legione straniera.
In breve, la storia è questa: nell’esercito napoleonico, ma forse anche prima e anche in altri eserciti, tra commilitoni vigeva un codice d’onore molto rigido. Quando qualcuno si comportava in maniera difforme da questo codice non scritto, con i suoi colleghi, non con i superiori, per vigliaccheria, o parlava alle spalle, o non manteneva la parola e cose di questo genere, gli altri soldati decidevano di punirlo umiliandolo. Ora, per i soldati francesi, non si sa perché, l’animale più offensivo è la gallina: così li facevano vestire da galline, salire su un terrazzo o su un tetto della caserma, e dovevano emettere il verso della gallina, urlando affinché tutti nella piazza d’armi lo potessero sentire. Un soldato gli gridava degli ordini o delle domande, e lui doveva rispondere col coccodé. A quanto pare, questa era una umiliazione terribile per un uomo. È chiaro che così si punivano colpe veniali, leggere, legate più ai comportamenti caratteriali singoli che vere e proprie infrazioni alla disciplina o alla legge.
Nel west, evidentemente, la cosa funzionò a livello allegorico: non disponendo di giacche piumate né di piume prese da elmi come nel caso dell’esercito napoleonico, si “vestiva” il malcapitato (che aveva commesso una cosa lieve, ripeto, non rubato un cavallo o ucciso qualcuno, per quello c’era l’impiccagione o la legge di Lynch) con piume di vera gallina, attaccandole con il solo collante con cui si aveva familiarità, la pece, che si usava nei cantieri, soprattutto ferroviari. E forse è legato anche a questo l’uso di portare alla berlina il malcapitato a cavallo di una traversina o di un binario, che aveva una duplice funzione: quella di far girare la sua vergogna per il paese, e quello di essere una metafora della terrazza della caserma.
Infine, un fumetto in cui compare spesso questa bizzarra usanza, è proprio Lucky Luke, il cui autore, guarda caso, è un belga.

Ayn Rand

Chi era costei? Devo dire che non ne avevo mai sentito parlare, finché non me la ha segnalata da oltre-oceano (dove è molto conosciuta) l’amico Andrea Malaguti.

Trovate una sua ampia biografia sulla solita wikipedia, ma vi inserisco un paio di righe giusto per darvi un’idea: “Spendere l’esistenza o il denaro per una persona amata è vivere “moralmente” e secondo giustizia; sacrificare invece sé stessi e la persona suddetta per salvarne altre dieci (o la generica “umanità”) che non hanno rapporti emotivi con l’individuo, è invece immorale e ingiusto, dal punto di vista oggettivista.[15] L’altruismo, secondo Rand, è l’ideologia che “obbliga ad aiutare i propri simili”, come un imperativo morale, ed è quindi sbagliato. Questa definizione, ribaltata però di senso, è tratta dal positivista Auguste Comte, che la citava invece come un valore giusto.[16]

Questo capolavoro (di vendite) fu pubblicato nel 1957 e non è difficile scorgervi (complice il neoliberismo) tutto quello che, in fondo, ha portato l’Italia (e Bondeno, nel suo piccolo) alla situazione attuale.

Che cos'è la cultura?

10a edizione, Bologna, 6-16 giugno 2014
Biografilm 2014 – What’s Culture?
Che cos’è la Cultura? Come la creiamo e come la esprimiamo? Biografilm tenta di rispondere a queste domande tramite una selezione di documentari che esplorano da un lato i temi più rilevanti e le idee e le testimonianze di grandi personaggi del mondo della Cultura, dall’altro raccontano la Cultura attraverso quelli che sono i suoi luoghi e le sue “cattedrali”:

ALPHABET
di Erwin Wagenhofer
Anteprima Italiana (2013/Germania, Austria/113′)
Una finanza che arricchisce i pochi e uccide i molti, e una politica delle risorse che consuma il pianeta: sono solo due dei brillanti risultati che dobbiamo alle scelte politiche di uomini educati nelle scuole più
prestigiose. Qualcosa non funziona. Se fosse proprio il sistema educativo? Attraverso storie raccolte in diversi paesi del mondo, il regista dimostra che il sistema educativo moderno uccide lo strumento umano che più serve a essere felici: la capacità d’immaginazione.
BURROUGHS: THE MOVIE
di Aaron Brookner
Anteprima Italiana (1983-2013/GB/90′)
William S. Burroughs parla di William S. Burroughs, e d’altronde chi meglio di lui può raccontarci questo “drogato, omosessuale, pecora nera di buona famiglia”? Girato tra il 1978 e il 1983 da Howard Brookner, e
recuperato e rimasterizzato dal nipote Aaron Brookner, questo film è l’unico sullo scrittore che veda la sua partecipazione. Dal Midwest americano al Nord Africa, tra l’epoca d’oro della Beat Generation e gli abissi delle tragedie personali, ripercorriamo l’esperienza letteraria e umana di un artista che ha dato la sua impronta al Novecento.
CATHEDRALS OF CULTURE
di Karim Ainouz, Michael Glawogger, Michael Madsen, Robert Redford, Wim Wenders, Margreth Olin
Anteprima Italiana (2014/Germania, Danimarca, Austria, Norvegia/26′ a episodio)
Questo film in 3D dà voce a sei centri vivi di cultura: la Filarmonica di Berlino, icona della modernità; la Biblioteca Nazionale Russa, impero silenzioso delle idee; il Carcere di Halden, prigione modello che rieduca
alla vita e al pensiero; il Salk Institute, monastero della scienza in California; il Palazzo dell’Opera di Oslo.

Di altri film trovate notizia più in dettaglio nel blog di Fuori Quadro (vedi link a fianco); sono previste anche due proiezioni gratuite a a Pieve di Cento il 14 e 15 giugno.

D.G.

A Bologna per mostre

La ragazza con l'orecchino di perlaPer la prima volta in Italia e in esclusiva europea il capolavoro indiscusso di Johannes Vermeer, in una mostra che raccoglie il grande Seicento olandese da Rembrandt a Hals, da Steen a Ter Borch. Una mostra che ha i caratteri dell’eccezionalità e della irripetibilità. L’occasione è data dalla chiusura per restauri e un grande ampliamento di uno tra i musei mitici nel mondo, il Mauritshuis a L’Aia in Olanda.

Palazzo Fava, Via Manzoni 2

Altre info

Orari ampliati e festivi

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Antico e Moderno. Acquisizioni e donazioni della Fondazione Carisbo per la storia di Bologna (2001-2013) – Il Novecento
Curatore: Angelo Mazza
Date: 15 gennaio – 1 giugno 2014
Dove: Bologna, Casa Saraceni, via Farini 15
Apertura: martedì-domenica ore 10-17;
Info: 051 2754127, www.genusbononiae.it

http://www.fondazionecarisbo.it/fondazionecarisbo/news.do?idn=463
Ingresso: libero

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MUSEO DI PALAZZO POGGI

Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

Museo di Palazzo Poggi

Via Zamboni 33 – I – 40126 Bologna (BO)

Tel. + 39 051 2099398 – Fax. +39 051 2099402

http://www.museopalazzopoggi.unibo.it

Sabato 19, domenica 20, lunedì 21, venerdì 25 aprile e giovedì I maggio il Museo di Palazzo Poggi sarà aperto con il seguente orario: 10.30 – 17.30.

Visite guidate alle ore 11.00 e alle ore 15.00 (le visite sono gratuite previo pagamento del biglietto di ingresso al Museo).

Per informazioni: tel. 051-2099610 _ museopoggi.info@unibo.it

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L’800 a Bologna

La mostra accende i riflettori sulle collezioni pubbliche dell’Ottocento rendendo visibile una selezione del prezioso patrimonio in possesso del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Grazie alla collaborazione tra le due istituzioni e allo sforzo fatto da entrambe nella direzione di offrire al pubblico una proposta scientifica ricca e complessa che affianchi la fondamentale attività di conservazione, è stato possibile costruire un percorso che valorizza dipinti rappresentativi dell’inizio della modernità artistica del territorio bolognese, dando conto di un periodo culturale ma anche di alcune dinamiche sociali, valori e aspirazioni coevi.

Pinacoteca, Via Belle Arti., 56

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Scultura e Impresa 2014

Museo del Patrimonio Industriale
Mostra personale dello scultore Michele D’Aniello.

Valori umani, fiducia in sé stessi e determinazione, sono i temi centrali che prendono forma nelle sculture di Michele D’Aniello ispirate alla natura: “Le Piante con Seme”.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di infondere la speranza e conquistare ciascuno il proprio successo che si concretizza nel raggiungimento degli obiettivi. “Le grandi imprese, nascono da piccole opportunità”, come anche una grande pianta nasce da un piccolo seme.

Sono ormai una quarantina le imprese bolognesi che hanno creduto in questo progetto, oggi alla sua terza edizione e che hanno sperimentato che il successo è il frutto di fiducia, dedizione, ingegno, professionalità e determinazione a riuscire. Tutto questo sarà possibile non solo vederlo ma anche ascoltarlo e percepirlo visitando la mostra.

Via della Beverara 123, Bologna

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Il momento robotico

Il Future Film Festival di Bologna è orgoglioso di annunciare che la XVI edizione, in programma dal 1° al 6 aprile 2014, ospiterà – tra i numerosi film – anche il vincitore dell’Oscar per il miglior cortometraggio animato: MR. HUBLOT di Laurent Witz, premiato  al Dolby Theatre di Los Angeles, è infatti tra i titoli in concorso nella sezione Future Film Short.

“Siamo molto orgogliosi di poter ospitare un film che ha incantato i membri dell’Academy – spiegano Giulietta Fara e Oscar Cosulich, direttori artistici del FFF – e che arriverà a Bologna dopo aver raccolto il più importante riconoscimento dell’industria cinematografica mondiale. E siamo felici che l’Oscar abbia voluto premiare anche in questa categoria la “grande bellezza” del cinema europeo: Mr. Hublot è infatti una coproduzione franco-lussemburghese, che dimostra la capacità del vecchio continente di stare al passo con il meglio dell’animazione internazionale”.

Mr. Hublot, il protagonista del film, vive in un mondo di personaggi costruiti tutti con pezzi meccanici, dove regnano sovrani la scala gigante delle macchine e l’uso incessante dei materiali di recupero: alle prese con mille idiosincrasie, il nostro “eroe” teme il cambiamento e il mondo esterno, al punto da non uscire mai dal proprio appartamento.  Fino all’arrivo di un cane robot destinato a cambiare la sua vita.

“In un’edizione dedicata al tema Futuropolis – continunano Fara e Cosulich – Mr Hublot ci porta in una città del futuro che a prima vista non sembra lasciare molto spazio ai sentimenti, ma dove invece sa ancora farsi strada la tenerezza. Siamo davvero felici che il pubblico italiano possa scoprire questo gioiello qui al Future Film Festival. E in una sezione, il concorso Future Film Short, che si conferma una volta di più come una competizione di altissimo livello, mai come quest’anno aperta anche ad autori già affermati o di cui sentiremo parlare a lungo.”

Il concorso Future Film Short nel 2014 ospiterà inoltre opere di grandi autori quali Patar e Aubier, Gianluigi Toccafondo, Stefano Bessoni, Alvise Avati, Alessandro Rak, Bill Plympton, PES, Masaki Yuaasa, Mischa Rozema di Postpanic e tanti altri.

Per informazioni

www.futurefilmfestival.org