Erga omnes

Il guaio è che lo hanno fatto anche i 5 stelle , che forse non si rendono conto che già adesso nel mirino c’è anche l’Italia.

Quello che, per loro stessa formazione sfugge al movimento che si rifiuta di diventare partito, è che una legge, una volta approvata, vale per tutti; lo stesso errore lo fecero con le pensioni: se cambi il sistema di calcolo per alcuni il provvedimento poi si estende anche agli altri.

Purtroppo i giovani  non riescono a coniugare al plurale la libertà individuale.

Identità

Per comodità di lettura abbiamo scansionato dall’archivio il secondo articolo inviato al nostro giornale da Fabio Bergamini (attuale sindaco di Bondeno); il primo lo trovate al link: https://bondenocom.wordpress.com/2018/07/04/dal-nostro-archivio/

Inserito da Scipio Sabato, 08 aprile 2006 alle 01:00:00 CESI
Alla vigilia del voto vi proponiamo un secondo articolo di Fabio Bergamini, denso (forse troppo) di elementi di riflessione, dai quali ne isoliamo uno che ci sembra basilare per compiere le scelte che ci attendono: «Non possiamo vivere senza identità, poiché “senza punti cardinali, i nostri passi sono privi di orientamento”, e senza orientamento la ragione umana è davvero come dice ironizzando Zagrebelsky “pronta a servire ogni padrone”.»
A seguito della recente querelle sull’identità occidentale promossa dall’onorevole Pera, nella pluralità di voci e di pareri apparsi come funghi sui quotidiani nazionali, si distingue per chiarezza di contenuti l’intervento di Gustavo Zagrebelsky, esimio costituzionalista, su “Repubblica” dell’otto marzo di quest’anno.
In questo suo articolo I paladini dell’identità e la tolleranza dell’Occidente, l’autore insiste sulla diffidenza da tenere verso ogni forma di identità concreta e attacca duramente ogni concezione di “pensiero forte” criticando chi vede nella nostra società “disgregazione e disperazione, relativismo, egoismo e mancanza di nerbo morale”. In questo articolo si condanna inoltre (‘”errore” diffuso che consiste nel vedere le scienze come “frammentate, prive di anima ma dotate di ambizioni smisurate”, attaccando perciò chi pensa che la Ragione “non si occupa più di fini ma solo di mezzi” ed è quindi pronta “a servire qualunque padrone”. Zagrebelsky pretende di demolire queste concezioni, a suo avviso assurde, ignorando platealmente gli studi sociali e filosofici degli ultimi cinquant’anni; studi che, partendo dagli orientamenti più diversi, con allarmante frequenza hanno messo in guardia contro la degenerazione delle “creazioni” tipicamente occidentali, quali appunto sono la Ragione, la Scienza e la Società intesa democraticamente come “contenitore di differenze”.
Curiosamente, per Zagrebelsky, gli unici valori da riconoscere come peculiari della civiltà occidentale sono quelli sviluppatisi con più forza negli ultimi cento anni, valori ad ogni modo ripetutamente violati e non sempre credibili neanche in questo arco di tempo: quindi “uguaglianza, diritti umani, democrazia”. “Tutto questo, indubitabilmente, è identità” chiosa l’autore, condannando i valori che lui stesso chiama “concreti” in nome di queste astrazioni condivisibili dal punto di vista teorico, ma privi di “carne e sangue” come già affermato da qualcuno. Aggredire le identità “pre-date”, come le chiama lui, solo perché fruibili da un determinato gruppo sociale e non da altri, è a nostro avviso una pura idiozia intellettuale. Intanto sarebbe da chiarire la natura di questo attacco alla tradizione: cosa c’è di male, ad esempio, nell’identità contadina dell’Emilia-Romagna, vecchia di millenni, con i suoi dialetti specifici e la sua particolare religiosità? Cosa c’è di male nell’orgoglio cattolico di essere stati scelti per convincere con l’esempio l’umanità della giustizia e realtà del Cristo? Che c’è di male nel seguire i precetti della religione islamica? Se l’alternativa è unicamente quella dell’odierna “democrazia debole”, cioè per dirla con Zagrebelsky, quella dei “valori formali o procedurali, non materiali” possiamo davvero meravigliarci del nichilismo diffuso e del conseguente venir meno, come ammette La Loggia, “di qualsiasi filosofia […] che sia capace di spingere i singoli a trovare un compromesso fra i propri diritti e desideri e quelli altrui, in un comune e spontaneo ossequio alla legge”?
Se opporsi al grande vuoto postmoderno è volere lo “scontro di civiltà” (ma chi l’ha detto che la gente lo vuole?), se tutti i nostri valori “materiali”, quali che siano, sono da mettere da parte in funzione di un qualcosa di superiore e di non ben definito, possiamo tranquillamente buttare a mare millenni di storia. Di costruire un apparato (meccanico) democratico è in grado chiunque (persino l’arretrato popolo afgano), ma per farlo funzionare e renderlo effettivamente vivibile e a “misura d’uomo” serve davvero qualcosa di più dei “meta-valori” del liberalismo classico che esalta l’ex- presidente della Corte Costituzionale.
Forse è opportuno qui ricordare la grande lezione di Ortega y Gasset nelle sue riflessioni sull’utilitarismo filosofico del diciannovesimo secolo. Per il filosofo spagnolo, il concetto meccanico della democrazia di stampo ottocentesco (che è quella in cui viviamo noi oggi), il suo concentrarsi sul mezzo per far funzionare lo Stato e non sul suo fine in funzione dei cittadini, è il retaggio aberrante della modernità. Oggi vediamo la sua critica in tutto il suo valore profetico: nell’odierna democrazia di massa, l’individuo esalta la comprensione interreligiosa senza avere una fede alcuna, la democrazia senza saperla definire e anzi definendola nella sua indeterminatezza e infine le culture “altre” ignorando completamente la propria. Il meccanismo invero mirabile della democrazia ha oggi ben saldi i suoi pilastri di reciprocità, libertà e uguaglianza ma gli mancano completamente confini precisi; un concetto cioè senza limiti e senza fisionomia in cui i cittadini, ovviamente, non sanno come orientarsi. Scrive Ortega a questo proposito: “è assolutamente impossibile per l’uomo rinunciare, a causa di una costrizione psicologica, a possedere una nozione completa del mondo”, cioè una sua propria visione in cui tutto ha un posto. Non possiamo vivere senza identità, poiché “senza punti cardinali, i nostri passi sono privi di orientamento”, e senza orientamento la ragione umana è davvero come dice ironizzando Zagrebelsky “pronta a servire ogni padrone”. Crediamo sul serio sia un caso la proliferazione in Occidente di tante sette e pseudo-religioni? Di tante identità culturali pre-fabbricate? Di tante e nuove tribù cittadine, internazionali e addirittura telematiche? L’uomo che non ha radici se le crea, il cittadino apolide si trova una sua città; come si può infatti “vivere restando sordi alle ultime, drammatiche domande?”. E se non si hanno risposte serie, si ripiega assai facilmente su idiozie “alla moda”. Ma un’identità non può essere creata dal nulla, come in un calderone magico da stregoni, mischiandoci di tutto; un’identità va vissuta e provata storicamente per lungo tempo prima di confermarsi come tale, altrimenti rischia di essere velocemente consumata e di lasciare dietro di sé solo quel senso di vuoto e quell’ansia esistenziale che sono l’indicatore tipico della nostra civiltà.
Nella nostra decadente società “multiculturale” in cui la libertà di espressione è il cardine del sistema, quale reale libertà di parola può esistere se non si ha nulla da dire? Cosa vogliamo di più se tutto ci è permesso? Almeno i giovani degli anni della contestazione avevano, seppur indottrinati e inquadrati come un vero esercito, qualche ideale concreto, vissuto, da seguire. Oggi il vuoto esistenziale può essere riempito solo dalla multiforme piovra della “new age”, la Nuova Era, a quanto pare, della dissoluzione di ogni valore e di ogni rispetto costruiti faticosamente nei secoli dalla Tradizione, questo mostro che tanto si è operato per abbattere.
Senza dubbio, comunque, come afferma Zagrebelsky la questione identitaria viene alla ribalta proprio ora per precisi fini politici e strategici. I dubbi e le incertezze dei cittadini vengono così opportunamente stimolati, fornendo poi risposte facili e usa-e-getta, non diverse nella sostanza da quelle delle nuove “religioni” di cui abbiamo detto sopra. Poiché è davvero singolare, per dirla con lo storico Franco Cardini, che di questi tempi “italiani che da tempo non frequentavano la Chiesa […] si scoprano d’un colpo così gelosi delle loro tradizioni quando si tratta di confrontarle con una supposta “minaccia” islamica”. Gli stessi italiani, è il caso di dirlo, che non hanno mosso un dito contro l’americanizzazione culturale della penisola, la quale davvero ha compromesso le nostre radici storiche e sociali, cambiando gusti, visione del mondo, aspirazioni dei cittadini. Il vero problema in questo dibattito, il fattore che ha creato come conseguenza la “questione occidentale”, è questo sforzo generalizzato e “sospetto”, come lo definisce lo stesso Ortega, nell’appiattire ogni cultura verso gli stessi canoni, quelli cioè funzionali alla globalizzazione e alle sue logiche perverse, oscurando così “la chiarezza con la quale i popoli si sentivano differenti”.
Quale volontà, più o meno criminale, si nasconde dietro l’edificazione dei nuovi idoli postmoderni? E’ giunto davvero il momento di capire che livellare tutte le culture non è realmente crearne una nuova, ma distruggerle tutte.

Fabio Bergamini.

Nota: all’epoca ci siamo permessi di omettere il Post Scriptum, ritenendolo eccessivamente polemico, avvertendo l’autore della possibilità di liberamente inserirlo, come suo personale commento , oltre a ulteriori considerazioni alla luce delle sue successive esperienze

Pubblicità regresso

La ripetizione dei messaggi è un elemento capitale. La mente subconscia “sente” tutto. L’iterazione del messaggio è il cuore della programmazione mentale. La ricerca ha dimostrato che ciò che viene udito più volte produce accettazione e preferenza. Il ruolo della musica è essenziale, i primi ad intuirne l’importanza furono i padri della civiltà occidentale, Platone e Aristotele. Negli anni Sessanta, Jimi Hendrix affermò: “Tu puoi ipnotizzare la gente con la musica, e quando essa si trova nel suo punto più debole puoi predicare al loro subconscio qualunque cosa le vuoi dire.” Buona parte della musica rock odierna è costruita attorno ad un modello di bassi pesanti, molto più forti della melodia. Le vibrazioni prodotte da queste basse frequenze colpiscono la ghiandola pituitaria. Quest’ultima produce gli ormoni che vanno a controllare le risposte sessuali degli uomini e delle donne.

 

Il Tutto è organizzato da menti finissime, in grado di padroneggiare le neuroscienze, la psicologia, la fisiologia a fini di potere. I persuasori occulti di Vance Packard hanno lasciato il passo a esperti delle più diverse discipline, a partire dagli studiosi del cervello umano. Lo scopo non è vendere prodotti, ma instillare una visione generale dell’esistenza conforme agli interessi di chi comanda. Con il lessico della psicanalisi, occorre abbattere il Super Io e intronizzare l’Es, ovvero le pulsioni, l’istinto, l’animalità per abbattere il senso morale, il pensiero critico, la capacità di tenere a freno il principio di piacere. In termini junghiani, far affiorare l’Ombra, allontanando la Persona, alla ricerca di nuovi archetipi collettivi, come il Consumatore. Se analizziamo questa figura, ci sorprendiamo dei suoi caratteri negativi. Si tratta di qualcuno che esaurisce, disfa, getta e distrugge ciò che ha, ed il suo comportamento è coattivo (la forza dell’impianto-pubblicità-propaganda-spettacolo-intrattenimento) e compulsivo: dopo un consumo via al successivo, come il tabagista che accende una sigaretta dopo l’altra o il drogato bisognoso di dosi sempre maggiori.

 

Il congegno deve attivarsi senza indugio, compiersi senza pensiero, senza valutazione delle conseguenze, come se sussistesse una sorta di periculum in mora, un rischio nel ritardare l’atto di procurarsi un piacere. E’ una chiara regressione allo stadio infantile attraverso la rimozione progressiva del senso morale, unita alla perdita della capacità di controllare e differire le reazioni. La sottocultura del 68 la chiamò liberazione, ovvero disfarsi dei fardelli costituiti dal bene e dal male, dei comportamenti appresi, delle cautele, delle remore e dei rimorsi. Il viziato contemporaneo non ha pentimenti in quanto non rielabora il passato, non lo sottopone a giudizi etici né lo pone a modello per il futuro. Lo ignora a favore di un eterno presente. Infatti è terrorizzato da qualsiasi accenno a situazioni negative, malattia, povertà, morte, guerra, prendersi cura di qualcuno. Gli stadi intermedi di Homunculus sono la riduzione e semplificazione del linguaggio: le parole che ascolta devono essere elementari, inframmezzate da altre più difficili, arcane, provenienti da linguaggi specialistici o idiomi stranieri.

 

L’attivazione dei sensi privilegia le sensazioni immediate, “facili”, l’immagine deve superare la parola e ancor più ciò che è scritto. Trionfa un voyeurismo di massa che si accontenta della superficie ma pretende immagini sempre più forti, colori più intensi, sensazioni istantanee. Tutto ciò allontana il pensiero, la critica, il giudizio, per i quali vengono abolite le parole, come disseccate, e i concetti relativi, chiusi nello sbadiglio museale dei dizionari. Il telefono cellulare prima, lo smartphone poi hanno aggravato l’afasia per impoverimento del vocabolario, attraverso l’uso di sigle, acronimi, pittogrammi come gli “emoticon”. Il nome emoticon richiama l’emozione. Sembra questa l’esigenza primaria dell’uomo contemporaneo. Non più sentimenti o stati d’animo, duraturi, forti, pensati, ma semplici emozioni, stati psichici affettivi momentanei consistenti nella reazione a percezioni o rappresentazioni.

Roberto Pecchioli

estratto da https://www.maurizioblondet.it/pubblcita-regresso/

Dal nostro archivio

Rovistando nei file della prima edizione di bondeno.com (2003-2009) abbiamo trovato alcuni articoli interessanti dal punto di vista documentario e ancora attuali;  alcuni li abbiamo trasferiti sul sito http://virtuale.bondeno.com/cronaca.htm, altri li proporremo qui.

Il primo è a firma dell’attuale sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini, datato 31 marzo 2006:

Cambio di paradigma

Non sono di quelli che fanno risalire tutti i disastri al ’68 , anzi, però vedo finalmente qualcosa di nuovo apparire all’orizzonte: oggi è l’atteggiamento verso l’invasione dei “migranti” , di cui avevamo ampiamente scritto (invano) in un ampio dossier

https://terzapaginainfo.wordpress.com/migranti/

Non mi illudo certo che il nuovo governo abbia le chiavi per il cambiamento: troppe sono le forze che remano contro, probabilmente anche al suo interno, tuttavia il caso gli ha dato un’opportunità.

Noi registreremo gli eventi sperando che gli italiani sappiano riconoscerli,  nonostante la sistematica distorsione che ne fanno i media,  ancora tutti in mano ad una sola parte, la stessa di sempre.

Magari provate ad usare i nuovi media (compreso bondeno.com) in maniera più assidua e partecipativa fintanto che il processo avviene e gli attori si adegueranno al nuovo copione.

https://www.facebook.com/groups/afenice/

 

Centro polifunzionale

Sono convinto che Lorenzo (Berlato n.d.r.) abbia colto nel segno quando cita Spazio29 come predestinato. Del resto le pubbliche e plateali lusinghe apparse sui giornali in questi giorni per bocca di due assessori di primo piano appaiono come il viatico di una consacrazione prossima al ruolo di gestore del contenitore polifunzionale. Dal momento che nessuno, a partire da chi ne avrebbe il compito per il ruolo che ricopre politicamente, si adopera per mettere in luce le gigantesche ombre di questa sedicente associazione (tanto per dire: sarebbe bello vederne un bilancio analitico, avere una validazione qualificata delle attività che svolge, della gente che ci lavora, della qualità dei servizi che offre…), sarebbe quantomeno interessante ovviare a una delle due motivazioni che questa (altrettanto sedicente) amministrazione porterà per giustificare la scelta di Spazio29. Sappiamo tutti bene che se non si potrà dire “abbiamo affidato il centro polifunzionale a loro perché sono i migliori” (perché sarebbe da dimostrare) , esiste sempre la seconda opzione: “sono gli unici che si sono fatti avanti per gestirlo”, come è stato maldestramente già fatto. Ergo: mettiamo insieme una proposta da far pervenire in modo che non possano consentire giochini di palazzo?

Enrico Marchetti

Almanacco

Affinché le tenebre prevalgano è sufficiente che tutti chiudano gli occhi.

Abbiamo aggiornato gli editoriali di bondeno.com con quelli del 2015: li trovate al link seguente in PDF, stampabili e scaricabili.

https://www.scribd.com/doc/67999785/editoriali

Ne estraiamo un pensiero di stagione:

Che non possiamo continuare ad andare a Cento per una semplice medicazione lo dice anche l’ex-sindaco Davide Verri:
http://albo-pretorio-bondeno.blogspot.com/2012/10/ospedale-borselli-le-perplessita-di.html
Peccato che i cittadini preferiscano continuare il loro assordante silenzio, forse perché hanno la bocca piena, sempre troppo occupati a mangiare.

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3 Responses to “Almanacco”

  1. Allora anche in Europa non ci sarà posto per chi dissente e le misure estreme, che le Autorità prenderanno per il “nostro bene” ,saranno applicate a chi dissente o a chi giustifica i terroristi, a chi critica l’immigrazione, il multiculturalismo, le coppie gay, a chi contesta l’unica religione ammessa ed i concetti base del Pensiero Unico. Prepariamoci per il mondo che verrà, quelli delle librerie che bruciano sono i primi bagliori del prossimo futuro che ci predispone l’Unione Europea.
    http://www.controinformazione.info/quando-i-padroni-del-pensiero-unico-danno-ordine-di-bruciare-le-librerie/

    #1426
  2. La locomotiva e il binario morto by araba fenice

    La pubblicazione (che trovate al link sopra, scaricabile e stampabile gratuitamente) comprende gli articoli più letti di bondeno,com; a questi si è aggiunto di recente l’articolo riguardante la vicenda del pastificio (nell’area ex-zuccherificio) con 421 letture.

    https://www.dropbox.com/s/zxb5u4l0oqarvjh/memorabilia2015.pdf?dl=0

    Qui potete scaricare l’e-book di Memorabilia : selezione di vecchi articoli di bondeno.com, ancora attuali

    #1427
  3. “la crisi dell’individuo osservata da Theodor Adorno già nello scorso secolo, non solo non si è risolta positivamente, ma è sfociata nell’individualizzazione riduttiva e dissolutiva del neocapitalismo, che ha fatto tabula rasa dei residui comunitaristici e delle solidarietà reciproche. Ciò si vede con chiarezza in Italia, dove una maggioranza “silenziosa”, rimbecillita se non zombificata, non è più capace di difendere se stessa e il proprio futuro” (1)

    Quindi anche a Bondeno, dove con questo giornale non siamo riusciti a coinvolgere nessuno, non resta che prenderne atto e sospendere le pubblicazioni.
    Tanti auguri!

    1) http://www.controinformazione.info/finita-lindignazione-non-resta-che-limpotenza/