Cartoline dall’ inferno

Poi con la caduta dell’Urss tutto questo ha cambiato di segno, si è trasformato da tutela dei ceti popolari a breviario dell’individualismo neoliberista che nel caso specifico è divenuto appoggio incondizionato all’Europa e ai suoi diktat di natura in apparenza economica, ma eminentemente politica

Il simplicissimus

kafka-angosciatoL’equazione è semplice, anzi semplicistica come è ormai d’habitude per le sinistre da happy hour che  sono costrette a non pensare per esistere e abbandonarsi al bon ton neoliberista: se il nemico è lo stato nazionale da svendere al miglior offerente insieme a tutti gli arredi, lingua e cultura compresi, allora ben venga non opporre resistenza ai regionalismi speciali che saranno anche sentine di specialissima corruzione e benedette prebende per le varie corti dei miracoli e benvenute anche le finte ribellioni di sindaci che aspirano alla gestione dell’immigrazione o all’acquisto di qualche specchio di Dorian Gray politico, esattamente come avveniva tempo fa al contrario con l’ostentazione di xenofobia.

Questo anti statalismo si è via via ingrossato come un tumore maligno a partire dal vecchio Pci che, sentendosi vittima di una conventio ad escludendum fu regionalista per poter governare almeno alcuni pezzi di Paese e fu anche in qualche misura localista…

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2 pensieri su “Cartoline dall’ inferno

  1. Eppure la salvezza sta proprio in quella spiritualità e in quel misterioso legame che in situazioni di pericolo lega i simili in un patto di reciproca solidarietà e che, in qualche modo, ha fatto si che non solo in Italia ma potremo dire in tutto quel mondo che viene messo in discussione, i popoli si stiano ribellando e rivoltando contro chi li vuole condurre al macello al suono del “è per il tuo bene”.
    http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2019/01/in-tempo-di-guerra.html

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  2. Altra incognita, i 36 mila sindaci a cui è affidata la realizzazione concreta del “gran dibattito”. Francois Baroin, il capo della Associazione dei Sindaci di Francia (AMF) ha suggerito discretamente ai sindaci di “non incoraggiare i dibattiti”. Il gran timore di Macron in persona è che il popolo reclami la reintroduzione dell’imposta sulla grandi fortune, una delle richieste roventi dei Gilet Gialli, e che lui ha cara perché convinto che grazie alle esenzioni, “personalità con grandi fortune” verranno a stabilirsi in Francia e ad investire.

    Ciò dà l’idea di quanto siano vecchie e superate le idee e il sistema che i signori cercano di salvare, il globalismo liberista e l’austerità dei bilanci secondo Maastricht, sotto i colpi di maglio rivoluzionari.

    “Perché”, spiega Arnaud Benedetti, accademico di storia, la rivolta dei Gilet Gialli nasce dalla ferita non cicatrizzata del referendum del 2005”, quando i francesi votarono no al trattato di Maastricht che è stato imposto loro, “e il referendum lacerato”. Assistiamo, dice, a “un ritirarsi spettacolare ed inquietante dall’adesione al quadro del ‘legale razionale’ “ da parte dei rivoltosi, “che provoca dall’altra parte una reazione, una sorta di neo-reazionari che cementa in un irrepressibile movimento di autodifesa le forze politiche, intellettuali, amministrative, economiche aggrappate alla salvaguardia della loro posizione. Da una parte e dall’altra, si sta passando agli estremi”.

    Karine Bechet-Golovko, la commentatrice franco-russa per Russia Today, accosta l’iniziativa di Macron ai “Cento Fiori di Mao”, quando il dittatore cinese proclamò che avrebbe accettato nuove idee ddl basso: “Lasciate cento fiori fiorire, cento scuole di pensiero comporsi”, e finì con la fame, le stragi e i lager per i diplomati della Rivoluzione Culturale. L’idea di Macron è di inscenare una finzione e non cambiare niente. I Gilet Gialli chiedono : 1) un calo significativo di tutte le tasse e imposte sui generi di prima necessità; 2 L’introduzione del Referendum d’Iniziativa Cittadina su ogni materia (il che comporta la modifica della Costituzione); 3) un taglio a tutte le rendite salari, privilegi e pensioni degli eletti e degli alti dirigenti dello Stato”. Insomma vera rivoluzione, tutto il potere al popolo.

    Il risultato, preconizza Bechet-Golovko, sarà per la Francia un “tempo dei Torbidi” simile al disordine sanguinoso che attraversò la Russia all’inizio del ‘600. E vede il primo indizio nella scelta da parte di Macron della persona cui far gestire il grande dibattito nazionale sanitizzandolo: la senatrice Chantal Jouanno. Che ha dovuto dimettersi fra insulti e minacce appena s’è saputo che per questo compito, riceve uno stipendio di 14.709 euro mensili – praticamente ciò che un Gilet Giallo spera di guadagnare in un anno.
    https://www.maurizioblondet.it/le-due-france-savventano-luna-contro-laltra/

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