Media di regime

Perché dovremmo credere a Beppe Severgnini, stipendiato dal Corsera, di proprietà di RCS Media Group (Rizzoli-Corriere della Sera Media Group S.p.A.), uno dei principali gruppi editoriali italiani, impegnato nella gestione di quotidiani, periodici, televisione, web e raccolta pubblicitaria, di cui Urbano Cairo detiene il 59,831% dell’azionariato?

Urbano Cairo, ex collaboratore Fininvest di Berlusconi, coinvolto nell’inchiesta Mani pulite, al cui processo chiede il patteggiamento, e concorda una pena di diciannove mesi con la condizionale, per i reati di appropriazione indebita, fatture per operazioni inesistenti e falso in bilancio.

Perché dovremmo credere ai numerosi diffamatori seriali, che blaterano dagli schermi di La7, canale televisivo sempre di proprietà del gruppo Cairo Communication, GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.?

Sempre per lo stesso motivo, perché dovremmo credere a Repubblica (con i suoi nove supplementi), La Stampa, Il Secolo XIX, L’Espresso, stampati sempre da «Gedi News Network» (GNN), gruppo editoriale proprietario anche di tre radio nazionali, Radio Deejay, Radio Capital e m2o e delle emittenti televisive satellitari m2o TV, Radio Capital TiVù e Deejay TV?

E del Giornale berlusconiano ne vogliamo parlare? Il giorno 29/12 titola: “Toninelli, Lezzi e Trenta ministri a rischio rimpasto“. Il ministro dei Trasporti dunque secondo il Giornale rischierebbe la retrocessione in Parlamento… e le altre due ministre sarebbero spostate di location come pedine sul tavolo degli scacchi. Quando al contrario non è assolutamente possibile un rimpasto del genere, perché secondo il vincolo dei due mandati, i portavoce del MoV non possono passare da un incarico all’atro, tradendo il patto elettorale coi cittadini, pena l’espulsione dal MoV.

E ancora Libero Quotidiano… “Luigi Di Maio trema, quale Ministero vuole Matteo Salvini: rimpasto e fine del governo?”

Il Sole24ore… “Dalle gaffe di Toninelli ai malumori di Savona: il governo e le tentazioni di rimpasto.”

Roma.Corriere… “Fraccaro al posto di Toninelli. La voglia di rimpasto nei 5 Stelle.”

Il Giornale… “Stangata una pensione su tre. I tagli assegno per assegno. Dal 2019 scattano le penalizzazioni su tutti gli assegni che superano i 2000 euro lordi. C’è chi perde fino a 1000 euro.”

La Repubblica… “Manovra, la tassa sulla solidarietà colpisce anche gli ospedali: 70 milioni in più.” Lo stesso comma che penalizza il volontariato aumenta l’Ires anche per le aziende del sistema sanitario nazionale. Etc etc…

Infine. Evidenti segnali di un sistema di potere che si è infranto, e che cerca di svincolarsi dalla  morsa, per non collassare definitivamente. Logico che abbiano sfoderato tutte le loro armi terroristiche più violente, le loro insinuazioni più raffinate, per difendere i loro imperi editoriali, finanziari ed imprenditoriali.

Però negli ultimi anni si sono alquanto distratti e soprattutto hanno fatto malissimo i loro conticini, lasciando i ragazzi italiani senza lavoro e senza futuro… perché poi quelli si sono incazzati e guarda un po’, sono anche diventati  ministri.

Rosanna Spadini

estratto da  https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61385

2 pensieri su “Media di regime

  1. Allo stesso modo la rivolta popolare contro l’infierire di un capitalismo non più corretto e in qualche modo ammansito da concezioni sociali di segno opposto, non potendo essere descritta per ovvi motivi nelle sue ragioni, ha trovato un rumore adatto a confondere il segnale, ovvero la parola populismo che si concreta nelle immagini della collera del tribuno e nel degagismo, parola inventata da Jean Luc Melenchon, la quale allude a un malcontento che rigetta in maniera quasi automatica i politici in carica e favorisce comunque le facce nuove.
    http://ilsimplicissimus2.com/2019/01/10/elettrotecnica-e-politica/

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  2. Le rotte cambiano l’Europa
    I cambiamenti delle rotte migratorie portano ad alcune riflessioni. Specialmente con l’avvicinamento delle elezioni europee e con una serie di crisi politiche che potrebbero avere come teatro i Paesi di approdo delle nuove vie dell’immigrazione del Mediterraneo.
    Non è un mistero che la chiusura dei confini e idee in generale sovraniste abbiano molta presa in tutta la popolazione europea, a prescindere dalla regione di riferimento. L’immigrazione clandestina è stata e continua ad essere uno dei punti principali del programma della Lega in Italia, che è seconda forza di governo. Ma non va dimenticato che anche nel resto dell’Europa mediterranea le destre sono in ascesa. E l’aumento del flusso migratorio può incidere sensibilmente sullo scenario politico continentale.
    Non è un caso che la Spagna assista all’aumento di consenso per Vox, partito sovranista che ha tra i punti della sua agenda quella di una chiusura quasi ermetica dei confini iberici. Anzi, il boom in Andalusia, regione storicamente socialista ma diventata oggetto di continui sbarchi di migranti, specialmente dalle parti di Cadice, è indicativo di come possa orientarsi l’elettorato spagnolo. E lo stesso dicasi per la scelta del Partido Popular di designare Pablo Casado come leader, dal momento che uno dei suoi primi atti è stato quello di recarsi a Ceuta.
    Dall’altra parte, nel Mediterraneo orientale, la Grecia assiste a una forte crisi del governo di Alexis Tsipras. I sondaggi confermano la caduta di consenso per Tsipras. Syriza, il partito del primo ministro greca, è dato una decina di punti percentuali sotto il primo partito d’opposizione: Nea Demokratia. E il sistema d’accoglienza dei migranti, in cui l’Europa latita, è decisamente al collasso. Un problema che ha reso anche stabile il consenso per la formazione di ultradestra di Alba Dorata, stabile tra i l 7 e l’8%. E adesso, le elezioni europee si avvicinano.
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61405

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