Le rivendicazioni dei gilet gialli

Ho preso e tradotto dalla pagina di Djordje Kuzmanovic le rivendicazioni complete dei gilet gialli così come loro le hanno rese pubbliche di modo che ognuno possa farsi la propria idea.

Le condivido quasi tutte. La maggior parte non sono realizzabili all’interno dell’Unione Europea.

• Eliminazione del crescente fenomeno dei senzatetto con una lotta senza quartiere alla povertà.

• Più progressività nelle imposte sul reddito, vale a dire più scaglioni.

• SMIC (il salario minimo francese) a 1.300 euro netti.

• Promuovere le piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani. Fermare la costruzione di grandi aree commerciali intorno alle principali città che uccidono le piccole imprese. Più parcheggi gratuiti nei centri urbani.

• Ampio piano di isolamento termico delle abitazioni per promuovere interventi ecologici facendo al contempo risparmiare le famiglie.

• Tasse: che i grandi (MacDonald, Google, Amazon, Carrefour, ecc.) paghino TANTO e i piccoli (artigiani, piccole imprese) poco.

• Lo stesso sistema di sicurezza sociale per tutti (compresi gli artigiani e le partite IVA). Fine della RSI (piano sociale per i lavoratori indipendenti).

• Il sistema pensionistico deve rimanere solidale e quindi socializzato. Nessun pensionamento a punti (In Francia è stata introdotta una riforma del sistema pensionistico che prevede il calcolo in base a un sistema di punti. Ogni anno l’importo dei contributi versati in relazione ad uno stipendio o ad un reddito di riferimento viene convertito in punti, a seconda del valore di acquisto unitario del punto applicabile all’esercizio in questione).

• Fine dell’aumento delle tasse sul carburante.

• Nessuna pensione inferiore a 1.200 euro.

• Qualsiasi rappresentante eletto avrà diritto al salario medio. Le spese di trasporto saranno monitorate e rimborsate se giustificate. Diritto al buono per il ristorante e ai chèque-vacances (simili ai ticket usati da noi come retribuzioni.

• I salari di tutti i francesi, nonché delle pensioni e delle indennità devono essere indicizzati all’inflazione (tipo la nostra vecchia scala mobile).

• Proteggere l’industria francese: proibire le delocalizzazioni. Proteggere il nostro settore industriale vuol dire proteggere il nostro know-how e il nostro lavoro.

• Fine del lavoro distaccato. È anormale che una persona che lavora in territorio francese non benefici dello stesso stipendio e degli stessi diritti. Chiunque sia autorizzato a lavorare in territorio francese deve essere alla pari con un cittadino francese e il suo datore di lavoro deve contribuire allo stesso livello di un datore di lavoro francese.

• Per la sicurezza del lavoro: limitare ulteriormente il numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende. Vogliamo più CDI (contratti a tempo indeterminato).

• Fine del CICE (Credito d’imposta per la competitività e l’occupazione). Usare questi soldi per il lancio di un’industria automobilistica francese a idrogeno (che è veramente rispettosa dell’ambiente, a differenza della macchina elettrica).

• Fine della politica di austerità. Smettiamo di rimborsare gli interessi sul debito dichiarati illegittimi e iniziamo a rimborsare il debito senza prendere i soldi dai poveri e dai meno poveri, ma perseguendo gli $80 miliardi di evasione fiscale.

• Affrontare le cause della migrazione forzata.

• I richiedenti asilo siano trattati bene. Dobbiamo loro alloggio, sicurezza, cibo e istruzione per i minori. Collaborare con l’ONU affinché i campi di accoglienza siano aperti in molti Paesi del mondo, in attesa dell’esito della domanda di asilo.

• Che i richiedenti asilo respinti siano rinviati al loro Paese di origine.

• Che sia implementata una vera politica di integrazione. Vivere in Francia significa diventare francese (corso di francese, corso di storia francese e corso di educazione civica con certificazione alla fine del corso).

• Salario massimo fissato a 15.000 euro.

• Creare lavoro per i disoccupati.

• Aumento dei fondi per i disabili.

• Limitazione degli affitti. Alloggi in affitto a costi più moderati (soprattutto per studenti e lavoratori precari).

• Divieto di vendere le proprietà appartenenti alla Francia (dighe, aeroporti, ecc.)

• Mezzi adeguati concessi al sistema giudiziario, alla polizia, alla gendarmeria e all’esercito. Che gli straordinari delle forze dell’ordine siano pagati o recuperati.

• Tutto il denaro guadagnato dai pedaggi autostradali sarà utilizzato per la manutenzione di autostrade e strade in Francia e per la sicurezza stradale.

• Poiché il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato in seguito alle privatizzazioni, vogliamo che siano nuovamente nazionalizzati e che i prezzi scendano in modo significativo.

• Cessazione immediata della chiusura di piccole linee di trasporto, uffici postali, scuole e degli asili nido.

• Pensare al benessere dei nostri anziani. Divieto di fare soldi sugli anziani. L’era dell’oro grigio è finita. Inizia l’era del benessere grigio.

• Massimo 25 studenti per classe dalla scuola materna alla dodicesima classe.

• Risorse adeguate destinate alla psichiatria.

• Il referendum popolare deve entrare nella Costituzione. Creare un sito leggibile ed efficace, sotto la supervisione di un organismo di controllo indipendente in cui le persone possano presentare una proposta di legge. Se questo disegno di legge ottiene 700.000 firme, questo disegno di legge dovrà essere discusso, completato e modificato dall’Assemblea Nazionale, che avrà l’obbligo (un anno dopo il giorno in cui sono state ottenute le 700.000 firme) di inviarlo al voto di tutti i francesi.

• Ritorno a un termine di 7 anni per il Presidente della Repubblica. L’elezione dei deputati a due anni dall’elezione del Presidente della Repubblica ha permesso di inviare un
segnale positivo o negativo al Presidente della Repubblica sulla sua politica. Ha aiutato a far sentire la voce della gente.

• Pensionamento a 60 anni e per tutti coloro che hanno lavorato usando il fisico (muratore o macellaio per esempio) diritto alla pensione a 55 anni.

• Un bambino di 6 anni non si mantiene solo, continuazione del sistema di aiuto PAJEMPLOI (servizio sociale dedicato all’infanzia attualmente valido fino ai 6 anni di età) fino a quando il bambino ha 10 anni.

• Promuovere il trasporto di merci su rotaia.

• Nessuna prelievo alla fonte.

• Fine delle indennità presidenziali per la vita.

• Vietare ai commercianti di pagare una tassa quando i loro clienti usano la carta di credito. Tassa sull’olio combustibile marino e sul cherosene.
Gilberto Trombetta

[In questo articolo trovate il documento originale integralehttps://www.huffingtonpost.fr/…/les-gilets-jaunes-publient…/]

post di Salvatore Scrascia da Facebook

7 pensieri su “Le rivendicazioni dei gilet gialli

  1. Noi abbiamo Giuseppe Conte che facendo sintesi fra due partiti non conformi come la Lega e il Movimento 5 stelle è riuscito a sintetizzare un programma di governo che sta mettendo in crisi proprio l’Europa dei Macron e delle Merkel, minando alla base i fondamenti della globalizzazione mondialista, la politica di austerità, le “riforme” di Bruxelles, l’immigrazione selvaggia, l’assoluta mancanza di rispetto per gli interessi del popolo, sempre subordinati a quelli dei mercati e delle banche.
    Marco Cedolin
    https://ilcorrosivo.blogspot.com/2018/12/non-invidiate-i-gilet-gialli.html

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  2. Cerchiamo di vedere il lato buono della triste faccenda: i grillini e il grillismo hanno reso più vicino il traguardo storico: la secessione del Nord. Hanno reso plateale ciò che l’inedito contratto di alleanza Lega-5 Stelle doveva se non medicare almeno nascondere: la distanza abissale di cultura del lavoro, concretezza, e atteggiamento davanti alla vita che separa le due Italie. Quella meridionale in decrescita da un secolo che vuole ancor più decrescita e de-industrializzazione e sognava uno stipendietto pubblico parassitario senza contropartite (che non avrà), senza nessuna idea di sviluppo, e che vuole frenare il Nord che – con le industrie che gli rimangono – si affanna a produrre e ad esportare, nonostante la tassazione e i i costi superiori dovuti alle strade e alle ferrovie che mancano, la tassazione scandalosa, la burocrazia pubblica che tratta il Nord come un paese occupato da taglieggiare e inceppare.
    https://www.maurizioblondet.it/proviamo-a-vedere-il-lato-buono-secessione-piu-vicina/

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  3. Dal 1968 non c’è stata una seria minaccia da un movimento di massa di abbattere un governo francese. Non è come col movimento alt-globalista Nuit debout del 2016 della piccola borghesia urbana; questo movimento di protesta costituisce una vera e propria rivolta proletaria. Il lavoro organizzato è in gran parte assente nel movimento. Il motivo è semplice: la Confederazione francese del lavoro (CGT) è completamente cooptata dall’oligarchia; difende immigrazione di massa; riscaldamento globale; ecologismo, omosessualismo e quasi tutte le ossessioni dell’elite al potere anti-lavoratori. La CGT è completamente irrilevante nella lotta di classe contemporanea.
    http://aurorasito.altervista.org/?p=3924

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