Nervi saldi!

insomma visto che Bruxelles, la BCE e i nostri nemici interni “continuano ad inviare ammonimenti al Governo di Roma e a sollecitare la discesa in campo dei mercati finanziari”, e allora “ l’esplosione dello spread appare possibile” anche se “l’Italia non è sull’orlo del baratro” (Henry Peter), mi sono detto: compriamo un po’ di questo debito.
“Mi compri 5 mila di BTP”, dico dunque. La faccia delle gestrice assume involontariamente un’aria in cui allo stupore per l’enormità della cosa, si coniuga un filo di disprezzo per l’analfabeta funzionale che non sa quello che chiede. “BTP? Proprio ora? Non rendono niente…” quasi soffocando di indignazione e incredulità.
“Lo so”, rispondo. “Lo faccio perché voglio aiutare il governo”. Il volto diventa terreo, poi esplode: “Ci porta fuori dall’euro! E dove andiamo, senza l’Europa?”. Eccetera eccetera.
Le argomento: signora, siccome tutti si allarmano per gli interessi in crescita mostruosa che dovremo pagare sul nostro debito, ebbene, io voglio appunto lucrare sugli interessi superiori che i BTP pagano in confronto ai Bund…è una speculazione per guadagnare. Chissà quanto rendono, adesso che lo spread è a 300.
La mia nuova veste di assetato di interessi usurari a danno del Paese, in qualche modo la rabbonisce. Ma non del tutto. Si mette a smanettare con rabbia alla ricerca di BTP (un mercato che palesemente non frequenta) con lo stato d’animo di una persona pulita che deve rimestare nello sterco. “io faccio quel che chiede il cliente, anche se non approvo”. Con la bocca appuntita di virtù, come se l’avessi costretta a comprare una partita i bambole gonfiabili da bordello.
Poi, cercando sul computer: “Quale BTP, poi? Per un minimo rendimento, deve andare sul decennale: dà il 3,4% – ah, ma (sorpresa lei stessa), lo si compra a 106, 109..”. Vuol dire che è molto attrattivo per i mercati, faccio notare. Tanto attrattivo, che i “mercati” sono disposti a pagare 107 un titolo che, a scadenza, gli sarà restituito a 100 – ma certo, nel decennio si assicurano un bell’interesse…”
Ma a me, il decennale no, ho 74 anni… “Allora ci sarebbe cosa? Un quinquennale. Ma dà solo  l’1,6” . C’è scritto il 2,45. “Ma lordi”, già, si deve pagare la tassa sui titoli di Stato, fatta apposta per scoraggiare i risparmiatori italiani. Tuttavia, provoco: “Mi pare comunque un buon interesse…”.

“Buon interesse?!” fa lei storcendo la bocca. “Non vorrà mica smobilizzare i suoi investimenti nei nostri fondi per metterli in BTP!”.

A proposito, quanto ho guadagnato dai vostri fondi? Lei guarda sullo schermo: “meno 631 euro sul Top Select Speculative Shit, meno 819 sull’Equilibrato Multimarket Bokkon”.
Ammetto di essere piuttosto irritato: sono gli investimenti che mi ha consigliato la gestrice . “Insomma ci sto perdendo”…”Ma li ha presi solo da due mesi! Deve darsi un orizzonte temporale ampio! Questi scadono nel 2023!”.
Anche i BTP quinquennali scadono nel 2023.
E poi, tranquilla signora,  non smobilito: prelevo i 5 mila euro dal mio conto corrente. Dove hanno rendimenti negativi. “ Abbiamo delle spese”, protesta lei. Lo capisco, dico io. Ma se tolgo 5000 euro dal conto, dove non solo non ricevo interessi ma perdo – quanto? – meno 1? Meno 2? E li metto in BTP all’1,65, lucro un bel rendimento, non le pare? Vogliamo dire un 2.5, 3%?
Oltretutto ho comprato il BTP quinquennale a 97,84, il che significa un altro piccolo guadagno, perché a scadenza lo Stato mi rimborserà 100.

Ambrose Evans Pritchard sviluppa la stessa tesi:
“…chi ha davvero il coltello dalla parte del manico? L’Italia non assomiglia alla Grecia, dove il gruppo dirigente pro-Syriza voleva strenuamente rimanere nell’euro. La Lega e i Cinque Stelle affondano le loro radici nell’euroscetticismo. Il loro piano di riserva per una valuta parallela – i “minibot” – è inserito nel contratto di governo dell’alleanza. Se gli spread delle obbligazioni salgono a livelli che soffocano il sistema bancario, il governo può in qualsiasi momento emettere carta sostitutiva come una liquidità alternativa a fini fiscali e contrattuali, sovvertendo l’unione monetaria dall’interno.”

Aggiungo di mio che l’Italia è ancora la settima grande potenza industriale. Che è leader nella robotica che in questo settore cresce più di Germania, Usa e Giappone, e se avesse una moneta svalutata sarebbe invincibile. Proprio in questi giorni alla Fiera di Milano-Rho si tiene la fiera di questo settore di cui non sappiamo nulla – perché la tv non ne parla mai, facendoci credere che il nostro destino come italiani sia quello dei pizzaioli, e cuochi.
Quindi perché l’Italia dovrebbe fallire? Ci ho puntato i miei 5 mila euro – e accetto di perderli (ho perso già tanto con gli “Investimenti” della banca) vorrà dire che ho dato l’oro alla Patria.

https://www.maurizioblondet.it/come-ho-imparato-ad-amare-i-btp-e-smettere-di-preoccuparmi/

Un pensiero su “Nervi saldi!

  1. Ma non bisognerebbe esagerare l’importanza di questa pressione del mercato perché, anche se l’aumento dello spread rappresenta uno svantaggio per la solvibilità degli operatori privati ​​e delle banche, quindi per il credito e in definitiva per la crescita e l’occupazione, l’elettorato della coalizione non ne attribuirà la responsabilità a Salvini e Di Maio. Infatti alcuni economisti molto popolari in Italia criticano la BCE per non aver fatto tutto quanto è in suo potere per garantire la convergenza dei tassi italiani nei confronti dei tassi francesi e tedeschi, nonostante una situazione fiscale abbastanza invidiabile (Italia è l’unico principale paese dell’OCSE ad aver mantenuto un saldo primario – il saldo del bilancio pubblico al netto degli interessi sul debito – in attivo sin dai primi anni ’90). D’altro canto, finché l’Italia riesce a finanziarsi abbastanza bene sui mercati, non deve preoccuparsi troppo delle variazioni giornaliere dei tassi di indebitamento. Poiché il suo debito pubblico ha una scadenza media di sette anni, le fluttuazioni a breve termine dei suoi tassi di indebitamento hanno un impatto limitato sui suoi oneri complessivi per il servizio del debito. Questi costi molto elevati (poco meno del 4% del PIL, quasi il doppio della Francia) derivano dal peso del debito pubblico ereditato dagli anni ’70 -’80 (in realtà occorre qui osservare che il debito pubblico italiano sino ai primi anni ’80 era ancora al 60% del Pil, essendo poi cresciuto molto velocemente in un solo decennio – portandosi a oltre il 100% – soprattutto a causa delle nuove regole per il finanziamento dello Stato introdotte col famoso divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, ndT) e dalla crisi finanziaria del 2008, nonché dall’elevato livello del tasso d’interesse dal 2010. Un retaggio di cui l’attuale coalizione al potere non è responsabile. Se, a seguito di un’ondata di panico tra i suoi creditori, seguita da un rifiuto di venire in aiuto da parte della BCE, l’Italia non potesse più rifinanziare il suo debito sui mercati a un costo ragionevole, allora, come è diventato evidente questo venerdì, il problema italiano diventerebbe quello dell’Europa tutta intera, e anche oltre: l’Italia rappresenta infatti il primo mercato obbligazionario europeo e il terzo mercato obbligazionario più grande al mondo dopo gli Stati Uniti e il Giappone. La sua banca Unicredit è una banca sistemica la cui caduta potrebbe portare a una crisi bancaria globale. Sebbene il debito pubblico italiano sia per lo più detenuto (e in misura crescente) da residenti, le mega- banche francesi rimangono fortemente esposte al rischio bancario e sovrano italiano (questa esposizione è stimata in circa 320 miliardi di euro). E, se la BCE decidesse non solo di lasciar decollare i tassi di indebitamento del governo italiano, ma anche di privare le banche italiane di liquidità, in una ripetizione della crisi greca dell’estate 2015, allora Salvini e Di Maio coglierebbero l’opportunità di emettere una nuova valuta. Questo scenario era già stato evocato tra le righe nel programma elettorale della Lega attraverso il possibile utilizzo dei “mini-bot”, una valuta fiscale parallela all’euro che il governo è pronto a emettere in caso di necessità. Conoscendo gli economisti euroscettici che ora occupano posizioni chiave nel governo e nel parlamento italiano (Paolo Savona, Claudio Borghi e Alberto Bagnai), possiamo pensare che la maggioranza si stia attivamente preparando per tali scenari. Dato il peso politico, economico e finanziario della penisola nell’Unione monetaria, l’uscita dell’Italia dalla zona euro potrebbe portare poi alla fine disordinata dell’euro, un Armageddon politico e finanziario al quale gli altri paesi europei sono probabilmente meno preparati dell’Italia …
    https://www.controinformazione.info/le-figaro-leuropa-non-riuscira-a-mettere-in-ginocchio-litalia/

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