La spada di Damocle

Euro 3 – infatti – è la categoria delle macchine (una su tre del parco auto degli italiani!) che presto diventerà il pretesto per una enorme rottamazione coatta. Mentre questa “patrimoniale” indiretta – quotazioni di listino di Quattroruote alla mano – costerà alle famiglie povere un prelievo forzoso che va da mille a quattromila euro a testa (la cifra di valore distrutta dal provvedimento) e una spesa obbligata da cinque a diecimila (quello che serve per comprarmene una nuova). Un capolavoro, una mazzata inferta con la solita burocratica irresponsabilità.

È davvero curioso: proprio nell‘anno in cui destra e sinistra si sono riempite la bocca di impegni contro la povertà, nel nome di una presunta emergenza ecologica, si fa pagare a tredici milioni di italiani una doppia tassa mascherata, sulla loro condizione economico-sociale, senza che nessun politico dica una sola parola. Senza dibattiti, senza valutare gli effetti.

Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto annunciano di comune accordo (seguite da Roma e Lazio per conto loro) lo stop indiscriminato a tutti gli autoveicoli che fino a ieri circolavano legalmente. Numeri incredibili: un terzo del nostro parco auto attualmente circolante (37 milioni di veicoli) è a rischio da subito. Gli euro 4 seguiranno in due anni. Parliamo di 13 milioni di macchine (o furgoni) che non si potranno di fatto più usare, da un giorno all’altro, pena il rischio di una salata e reiterabile multa (80 euro a constatazione) per tutti.

La cosa incredibile è che per un effetto depressivo per ora la guerra al diesel sta producendo il calo di tutto il mercato. Ma il punto di iniquità riguarda i diritti e la condizione di chi una macchina l’ha comprata già. Parliamo di pensionati che non hanno i soldi per comprare una auto nuova e percorrono pochissimi chilometri l’anno (quindi inquinano pochissimo). Di ragazzi, di famiglie, o pendolari a basso reddito che hanno potuto dotarsi di un’auto solo sul mercato della cosiddetta “seconda mano”. Sulla testa di questo popolo, dalla mattina alla sera si abbatte questa tassa, senza nulla in cambio: senza incentivi, senza un piano traffico, senza alternative. Per Piemonte, Lombardia e Veneto (metà del paese a quattroruote) il bando colpirà dal gennaio 2019 le vetture Euro 0, 1, 2 e 3 a gasolio. Secondo l’accordo di programma sulla qualità dell’aria nel cosiddetto “bacino padano”, ci saranno blocchi della circolazione auto solo per il diesel. Le prossime tappe, prevedono il blocco delle Euro 4 (a prescindere dal fatto di essere dotati o no di filtro antiparticolato) entro il 2020 e delle Euro 5 (immatricolate teoricamente tra il 2011 e l’agosto 2015) entro il 2025.

Luca Telese

https://www.maurizioblondet.it/ha-ragione-telese-altro-che-programma-anti-poverta/

5 pensieri su “La spada di Damocle

  1. Dal 1° ottobre 2018 al 31 marzo 2019, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 18.30, è in vigore il divieto di circolazione dei veicoli in alcune vie comunali.

    Il Piano Aria Integrato Regionale (PAIR2020) prevede per i Comuni con più di 30.000 abitanti l’adozione di misure volte a contenere le emissioni inquinanti.
    Il Comune di Cento applica i provvedimenti alle sole vie poste all’interno del centro storico del capoluogo, in virtù della conformazione territoriale centese, vista l’assenza di trasporto pubblico locale adeguato, capillare e continuativo, considerata la distribuzione delle principali scuole, dell’ospedale e dei parcheggi scambiatori, le limitazioni debbano essere limitate al solo centro storico individuato dalle strade della cosiddetta “circonvallazione interna.

    Nelle giornate di lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì nel perimetro delimitato dalle vie IV Novembre, I Maggio, XX Settembre, XXV Aprile, viale Iolanda (nel tratto da via XXV Aprile a via 27 Gennaio), via 27 Gennaio, via Bologna, con esclusione delle stesse, vigerà il divieto di circolazione del veicoli alimentati a benzina PRE EURO e EURO 1, dei veicoli diesel PRE EURO, EURO 1, EURO 2, EURO 3 e dei ciclomotori e motocicli PRE EURO. Lo stesso divieto sarà in vigore anche nelle prime domeniche di ogni mese, con eccezione del mese di gennaio (spostamento al 13 gennaio 2019)

    Il provvedimento non si attua nelle giornate festive di giovedì 1 novembre 2018, martedì 25 e mercoledì 26 dicembre 2018 e martedì 1 gennaio 2019.
    Sono esclusi da questi provvedimenti i veicoli dotati di motore elettrico; autoveicoli alimentati a GPL/benzina o a gas metano/benzina, con almeno tre persone a bordo se omologati per quattro o più posti oppure con almeno due persone a bordo se omologati per due o tre, auto immatricolate come autoveicoli per trasporti specifici e autoveicoli per uso speciale; i veicoli oggetto di deroga.

    https://www.comune.cento.fe.it/aree-tematiche/lavori-pubblici-viabilit%C3%A0-e-patrimonio/circolazione-traffico-e-trasporti/pair-2020

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  2. «Ci dicevamo che eravamo stufi di pagare tante tasse e vedere il prezzo dei carburanti aumentare. Noi non abitiamo in città, dove viviamo noi i trasporti pubblici sono quasi inesistenti. Il panificio più vicino è a 5 chilometri dalla mia casa, sono obbligato a usare l’automobile». È il 10 ottobre.
    Il 12 ottobre la sconosciuta Priscillia Ludovsky pubblica sulla piattaforma Change.org una petizione contro l’aumento dei prezzi alla pompa. In pochi giorni arrivano duecentomila firme. Poi arrivano anche Lefevre e l’amico, che mettono insieme un comitato. Altri comitati li seguono (Potere al popolo, Francia in collera…) rilanciandosi l’un l’altro sui social. Fino alla protesta esplosa ieri.

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  3. Io, per fare un altro esempio, sono un Gilet Giallo naturale. I miei traslochi disegnano, sulla mappa della Capitale, un progressivo slittamento dal centro al suburbio. Gentrificazione? E chi lo sa. Non che mi lamenti. Però, ricordo con vividezza che, sino a circa trent’anni fa, giravo Roma in tutta tranquillità: in auto. Parcheggiavo a piazza Venezia, andavo per negozi a via del Corso, mi fermavo presso la libreria comunista Rinascita a Via delle Botteghe Oscure, di fianco al palazzo del Partito. Piazza Navona, Fontana di Trevi, i burattini del Gianicolo, il Colosseo e Colle Oppio. Poi arrivò il primo sindaco verde di Roma e cominciai a subire una lenta persecuzione in nome della bontà universale: che, in tale caso, aveva assunto le verdi tinte dell’ecologismo. L’auto non andava bene, inquinava, ci voleva la benzina particolare, i parcheggi si dovevano pagare, alcuni orari erano storti, le domeniche a piedi, la fascia verde (pure lei!), l’anello ferroviario, le multe seriali. Il cittadino Alceste, Gilet Giallo a sua insaputa, veniva respinto dalle prime avvisaglie della plutocrazia; non era benvenuto in centro, doveva adattarsi, normalizzarsi; e spingersi un po’ più lontano, verso le periferie, e poi ancora oltre, nei suburbi, poiché le aree pregiate di Roma, così recuperate all’ecologismo, salivano di prezzo vertiginosamente, rese ora appetibili ai palazzinari e alle mafie italiane e straniere, le uniche a disporre della liquidità necessaria. Finché, alle soglie del 2019, Alceste, il Gilet Giallo che non sapeva d’esserlo, e tanti suoi pari, hanno persino paura a spingersi verso il centro la domenica pomeriggio; gli pare un’impresa da Argonauti prendere un autobus fatiscente e spendere dodici euri (sei all’andata, sei al ritorno) e tre ore di vita per farsi trasportare nei luoghi in cui è nato, oggi preda di un turismo straccione, di migranti con anello a brillocco, di finti legionari e gladiatori, in un’orgia di vetrine immonde, tavolini che ingombrano i marciapiedi, prezzi altissimi, kebabberie, bar luridi, fannulloni miliardari, alti dirigenti statali, papponi, monnezzari a cielo aperto, mendicanti, zingarame da suburra: una Calcutta quotidiana da cui il gilet giallo romano (o il gilet giallo milanese a Milano) pare essere respinto come un estraneo. Come si permette di essere giunto sin qui? E allora l’ex romano, oggi migrante dal suburbio, si adatta alla propria emarginazione (nonostante paghi imposte e tasse micidiali per mantenere proprio ciò che una volta gli apparteneva), e vaga per la sua ex città, rassegnandosi a comprare dei gelatini di plastica alla famigliola, presso un franchising di nome, i cui sapori sono eguali a ogni latitudine, carissimi anch’essi – gelatini da leccare mestamente a largo Argentina, magari proprio dove fu assassinato Giulio Cesare, presso la Curia Pompeia; perché lì, a largo Argentina, che si chiama così non certo in omaggio alla nazione sudamericana, residuano alcuni ruderi, di cinque secoli almeno, oggi, ovviamente, negletti e ridotti a gattara; viepiù accerchiati da street artist, giocolieri, barboni, turisti idioti: oltre che dall’indifferenza dei curatori, forse gilet gialli pure loro, rassegnati a veder scomparire anche queste tracce di noi stessi: la storia, infatti, e la cultura di un popolo, appartengono alle ali della curva da sopprimere.
    https://alcesteilblog.blogspot.com/2018/12/i-gilet-gialli-questa-lieve.html

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