La libertà dei neoliberisti

La libertà neoliberista è solo prerogativa dei ricchi (anche se a parole è disponibile a tutti) e non può essere estesa a tutti, perché questo minaccerebbe la proprietà. Chi è povero lo è per colpa sua ed è solo un perdente nella competizione per la ricchezza. La libertà è in sostanza la libertà di arricchirsi senza vincoli né regole. Il neoliberismo (l’utopismo liberale), concludeva Polanyi, è intrinsecamente e incorreggibilmente antidemocratico e autoritario, perché piega lo Stato a difendere gli interessi di una minoranza a danno della maggioranza. Non per nulla il primo esperimento di Stato neoliberista fu il Cile di Augusto Pinochet, dove “libertà” significava azzeramento dei sindacati e dei diritti delle comunità, privatizzazioni selvagge, liberalizzazioni finanziarie e repressione delle libertà civili. Qui il neoliberismo si sposa con autoritarismo. Ma c’è anche un modo meno cruento per effettuare un colpo di Stato: corrodere un giorno dopo l’altro, per decenni, i diritti e i redditi dei cittadini, asservirli al potere finanziario, vincolarli a norme-capestro che li rendano schiavi di interessi estranei, modificare la Costituzione a danno della sovranità popolare, indebolire i lavoratori e i sindacati, assecondare gli interessi dei più forti, non intervenire a ridurre le disuguaglianze, privatizzare i beni pubblici, ridurre la spesa sociale, distrarre continuamente l’attenzione pubblica con falsi problemi e individuare sempre nuovi bersagli per la rabbia popolare, colpevolizzare i cittadini per la loro condizione e controllare i mass-media, in modo che veicolino continuamente la visione che più fa comodo ai manovratori (quella che Marcello Foa ha chiamato “il frame”, la cornice), martellare per anni e decenni i cittadini con un linguaggio economicista pieno di concetti come imprenditorialità, libertà d’impresa, debiti e crediti, competizione, eccetera – insomma costruendo un’ideologia che giustifichi e renda accettabile la progressiva riduzione in schiavitù di interi popoli, tenendone a bada l’inevitabile scontento con il senso di colpa, la paura e la menzogna.

Questo è ciò che è successo da noi in questi ultimi decenni. Questo è l’imperdonabile tradimento della Costituzione e dei suoi valori realizzato da una classe politica avida e asservita a gruppi di potere nazionali e sovranazionali che l’hanno telecomandata a danno nostro. Il neoliberismo non è solo di una teoria economica, ma di un modello complessivo di società, sorretto da un poderoso e contraddittorio apparato ideologico, incompatibile con la democrazia, come sono incompatibili con la democrazia i monopoli privati di beni collettivi. Il viadotto di Genova è un simbolo di ciò che deve finire in Italia e nel mondo se vogliamo avere un futuro democratico. La globalizzazione neoliberista, che esalta il libero mercato, mentre mira costituire monopoli e posizioni di forza, sta mettendo in ginocchio interi popoli. Povertà e disuguaglianza aumentano di giorno in giorno a livello globale. Non è più accettabile mantenere in piedi privilegi feudali, massacrando sogni e speranze di miliardi di persone. Il filosofo John Rawls sosteneva che una disuguaglianza è accettabile solo se migliora anche le condizioni di chi ha di meno. La ricchezza non è un male, ma lo è l’ingiusta distribuzione di essa. La libertà senza giustizia sociale è solo un guscio vuoto e uno specchio per le allodole. Questo dice in sostanza la nostra Costituzione. Se la vogliamo difendere, dobbiamo consegnare al passato il neoliberismo, memori della sofferenza e dei disastri che ha provocato. Non vedo altra via d’uscita dal tunnel nel quale ci troviamo. Deve essere lo Stato a regolare l’economia e il fine dell’economia deve essere il benessere dei cittadini. Il mercato non è in grado di autoregolarsi affatto e laddove i governi sono collusi con i potentati economici stanno tradendo la sovranità popolare. Non dimentichiamoci la frase pronunciata dal miliardario Warren Buffett (il terzo uomo più ricco al mondo) a proposito della diminuzione delle tasse per i ricchi: «La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi». Tanto per ricordarci di che cosa c’è in gioco: non la lotta contro la ricchezza, ma la lotta contro una visione predatoria della ricchezza e contro la menzogna che ci rende schiavi da troppo tempo di un’élite che ha consapevolmente e pazientemente costruito il mondo squilibrato nel quale ci troviamo .

https://www.controinformazione.info/disastro-privatizzato-cosi-il-neoliberismo-ci-crolla-addosso/

3 pensieri su “La libertà dei neoliberisti

  1. Il conflitto è il sale della democrazia, la sinistra (non da ieri) lo ha sostituito con la delegittimazione morale e la disumanizzazione dell’avversario (Fanfani fascista, Craxi Fascista, Berlusconi fascista, Salvini fascista). Per dare risposte politiche ai conflitti e agli squilibri nelle società occorrono organizzazioni politiche, non appelli alla morale, meno che mai pericolose disumanizzazioni dell’avversario. I subalterni non sanno perché ma intuiscono che i ciarlieri non possono proteggerli. Ripetendo la questione, servono organizzazioni politiche…la Lega è il partito organizzato più vecchio d’Italia e questo è uno dei motivi per cui viene votata.
    La sinistra ha applaudito alle legge elettorali maggioritarie che hanno distrutto il senso della rappresentanza politica e colpito a morte le sue organizzazioni. In primis quelle dei lavoratori e dei subalterni. Parlare di un ritorno al sistema proporzionale puro è una bestemmia a sinistra, eppure quello era uno dei primi punti programmatici sia del Psi che del Partito Comunista d’Italia. Le leggi elettorali di inizio anni ‘90 hanno aperto la strada all’antipolitica e alla tecnica come unica soluzione ai problemi della vita sociale dell’uomo.
    La sinistra non risponde più alle istanze di protezione sociale della popolazione. La sinistra parla di innovazione, diritti civili, ma non fa nulla per rendere sostanziali i diritti sociali.
    Anzi la sinistra ha appoggiato chi diceva che il “contratto a tempo indeterminato è noioso”. [e le pensioni anche n.d.r.]
    estratto da http://www.idealmente.org/i-14-motivi-per-cui-i-ceti-subalterni-hanno-abbandonato-la-sinistra-per-lastensionismo-o-il-voto-lega-e-m5s/

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  2. Ma con questa litania per i guai di una supposta povera gente che investe in borsa, si cerca in realtà di accreditare una sorta di sospensione dello stato di diritto in nome del mercato, delle possibili ripercussioni sulla libertà d’impresa e delle reazioni degli investitori esteri, il tutto accompagnato e condito da una grottesca campagna contro un governo che per quanto inesperto, di certo non può avere responsabilità
    https://ilsimplicissimus2.com/2018/08/19/in-azione-il-racket-della-razza-padrona/

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  3. È pericoloso il momento in cui gli schiavi prendono coscienza di essere tali, e si accorgono che quelli che hanno ai polsi non sono monili, ma catene; e che colui che credevano l’amico e il protettore, è un cinico e spietato tiranno. Quando i poteri forti si sentono minacciati nei loro interessi, diventano ancor più feroci; sono capaci di qualsiasi cosa. perciò, nei prossimi mesi, bisogna aspettarsi di tutto, stare pronti e non lasciarsi sgomentare, Priveranno in ogni modo a far cadere questo governo, a colpi di spread o a colpi di attentati; ci proveranno tutti insieme, i banchieri e i vescovi, il Pd e i frammassoni, perché in fondo si tratta di un unico partito trasversale, quello di chi comanda, sceso in campo contro un unico partito, quello della gente comune, che incomincia a capire come stanno in realtà le cose. E più si andrà avanti, più i nodi verranno al pettine: ci saranno altri casi come quello di Genova, altri nodi da sciogliere come quello della Società Autostrade; se ne è avuto sentore con la nomina di Marcello Foa a viale Mazzini, anzi, prima ancora, con la (mancata) nomina di Paolo Savona al ministero dell’Economia… Fonte: Accademia Nuova Italia

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