Le riflessioni di un medico nel suo ultimo giorno di lavoro

DALL’ARCHIVIO DI BONDENO.COM

Data: Venerdì. 10 agosto 2007
Argomento: Lavoro
Riportiamo il testo integrale di una lettera, per molti versi interessante, inviata alla “Nuova Ferrara”, lasciando aperto lo spazio per i commenti. Uno lo anticipiamo, rammaricandoci che Internet non sia ancora entrato nella mentalita della gente, tanto da aggiungere alla lista degli indirizzi quello della nostra
redazione
Mi chiamo Franco Menghini, lavoro dall’inizio della mia attività professionale presso l’ospedale di Bondeno, dapprima nel reparto di Medicina. Generale e successivamente nel reparto di Geria.tria-L.P.A.

Oggi e il mio ultimo giorno ufficiale di lavoro e siccome ho svolto la mia attività nel servizio pubblico, mi pareva giusto rendere pubbliche alcune riflessioni.
Intanto mi pare doveroso avvisare che da un certo giorno in poi quella persona che ci si e abituati a vedere, in quel posto «abituale», non ci sarà più ed il il motivo è la messa a riposo o pensionamento che e un evento del tutto fisiologico, ma che in-duce a qualche considerazione.
La prima è che ho vissuto un periodo importante della mia vita in questo ambiente che ha assorbito buona parte di energie, pensieri, emozioni, preoccupazioni, ansie…. Questo perché l’esperienza -dell’ospedale e della sofferenza, fisica e morale è una delle occasioni più forti di sperimentare relazioni intense, profonde, coinvolgenti fino ad arrivare alla possibilità di lasciarsi coinvolgere dall’essenziale che sarà spesso fonte di ansia e di paure ma a cui -nello stesso tempo – non possiamo rinunciare.

Io ho avuto la ventura di incontrare tante persone e di vivere con loro un rapporto profondo di chi ha saputo scoprire la propria dimensione autentica spesso in situazioni di difficoltà, di sofferenza, di mortificazione e di insicurezza per il futuro…
Sono grato a questo ambiente, alle persone che ho incontrato sulla mia strada…assieme alla mia. famiglia, mi hanno aiutato ad andare avanti nella mia esperienza umana, mi hanno arricchito, mi hanno dato una spinta a ripartire nei momenti difficoltà…
Mi hanno spinto a capire il legame che esiste tra le persone, relazioni la cui forza. e superiore a qualsiasi -diversità., superiore ai conflitti che – inevitabilmente-possono nascere, possono cosi maturare rapporti capaci di portare alla consapevolezza che – tra uomini -ognuno si deve sentire in un qualche modo responsabile degli altri, abbandonando la.tentazione molto umana di chiamarsi fuori, modificando il «non è compito mio», nel più evangelico «perché non io»… in una sorta di moderna parabola del buon samaritano, di sconvolgente impatto sociale.
Vorrei ringraziare tutte le persone che in questi anni hanno avuto la necessita di rivolgersi a. questa struttura e ad a incrociare la loro strada con la nostra., con la mia anche…. Vorrei dire che ho provato ad essere il loro «avvocato difensore», magari qualche volta riuscendoci e tante altre no. Vorrei chiedere scusa se qualche volta i rapporti non sono stati adeguati alla esperienza che stavano vivendo…
Un ringraziamento molto sentito rivolgo alle persone con cui ho lavorato, nessuno escluso, -dell’ospedale di Bondeno e non,-certamente lo scambio e stato più intenso con i colleghi, anzi gli amici del reparto a partire da. chi non è più tra  noi a chi ha condiviso fino ad oggi il peso ma anche i momenti di conforto e di gioia non solo professionali. Sono molto riconoscente a. tutti gli operatori sanitari. amministrativi, religiosi che hanno collaborato in questi anni nelle strutture in cui ho lavorato, per quanto hanno fatto a favore dei pazienti e per la fatica di sintonizzarsi su criteri a volte scomodi ed impegnativi, ma sempre volti a migliorare la funzionalità. -della nostra attività e la correttezza, dei rapporti reciproci.
Desidero infine, ringraziare i dirigenti delle strutture sanitarie che – a vario titolo- hanno diretto le strutture in cui ho prestato la mia attività. Sono stati -decenni di profonde innovazioni e cambiamenti sociali, culturali. economici e tecnici specifici elei campo sanitario e l’interpretazione della realtà quando si innova è difficile e spesso controversa, oltretutto i diversi punti di osservazione ed i diversi ruoli possono condizionare la prospettiva. Ho cercato di essere fedele alle mie convinzioni e di privilegiare la finalità istituzionale -della attività che svolgevo, sovente incontrando opinioni e visioni non convergenti….ma mi sono sforzato di preservare in ogni caso una dimensioni in cui ritrovarsi come persone di buona fede e continuo a credere – anche per esperienza diretta -che il servizio sanitario pubblico sia l’ambito privilegiato per ricevere ed erogare un buon servizio sanitario.
Un auspicio rivolgo a. tutti, a. partire -da. me stesso…. di poter utilizzare nelle situazioni in cui ciascuno si troverà ad operare, quel patrimonio di risorse morali, affettive, culturali che scaturiscono dalle relazioni che si istituiscono tra le persone in un ambiente quale è quello sanitario, cosi problematico ma anche così profondo.
Franco Menghini

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