Di battaglie, perse e da vincere.

Dopotutto la “fine della storia”, annunciata con grande clamore da Fukuyama quasi trent’anni fa, si è dimostrata esser solo una smisurata, arrogante fake-news

Mauro Poggi

Sulla pagina facebook del professor Francesco Esparmer trovo la seguente riflessione:

“Politicamente le serate sono state neutralizzate. Anche i miei contatti più impegnati e lucidi le trascorrono a fare polemiche, spesso condivisibili ma del tutto inutili, contro la spazzatura che hanno visto in televisione, nei talk show in particolare, con conduttori squallidi e altrettanto squallidi ospiti. Così si fa il gioco del potere liberista, che intenzionalmente offre squallore in modo che lo squallore diventi l’unico oggetto del pensiero. Oppure non vi siete accorti che le loro cazzate stanno occupando le nostre menti e condizionando i nostri discorsi, tenendoci sulla difensiva e appiattendo i ragionamenti al livello infimo a cui li vogliono tenere?
La forza del marxismo fu proprio il suo proporsi come visione del mondo attiva, modellizzante, che costringeva anche chi gli si opponeva ad accettarne il linguaggio. Perché a contare davvero non è chi vince la battaglia ma chi…

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2 pensieri su “Di battaglie, perse e da vincere.

  1. Occorrerebbe però che i populisti imparassero, dalle sconfitte subite, che i loro obiettivi non potranno essere colti continuando a sfruttare a suon di improvvisazioni e adeguamenti ispirati dall’immediata urgenza le opportunità offerte dal caso. Senza l’elaborazione di un quadro d’insieme della situazione con cui si trovano a confronto, senza analisi appropriate, senza la rimessa in discussione complessiva del modello di civiltà e di società contro il quale combattono, la loro sorte sarà quella dei don Chisciotte, senza nemmeno poter godere di quella nobile aura romantica degli ingenui sconfitti dalla Storia che accompagnerà per sempre l’eroe letterario di Cervantes. Riusciranno a raccogliere la sfida? Solo da loro può venire una risposta all’interrogativo. (dalla rivista Diorama Letterario)
    Marco Tarchi
    http://www.barbadillo.it/73749-il-punto-di-m-tarchi-cosa-possono-imparare-i-populisti-dalle-recenti-elezioni-nellue/

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  2. La calma piatta sui mercati con cui è stato accolto l’esito delle elezioni non deve ingannare. I mercati rimarranno su questi livelli o saliranno persino, prima che scatti la trappola: insediato il governo M5S, alzati i tassi delle banche centrali, allora le borse inizieranno a franare ed il differenziale tra Btp e Bund schizzerà oltre i record del 2011 (dopotutto, il quadro macroeconomico italiano è peggiorato, e di molto, da allora). A quel punto, si ripeterà lo schema già sperimentato in Grecia con Syriza o nei comuni di Torino e Roma con le giunte Appendino e Raggi: di fronte all’emergenza, di fronte alle pressioni dei creditori, di fronte ad un quadro sempre più fosco e complesso, il governo M5S si sfalderà, lasciando mano libera alla speculazione. Che rimane da saccheggiare? I risparmi delle famiglie, le partecipate della Cassa Depositi e Prestiti, gli immobili dello Stato ed una miriade di municipalizzate. Dopo l’ultimo salasso, l’Italia, esangue, potrà anche essere spinta al default, come la Russia del 1998.
    http://federicodezzani.altervista.org/piani-della-trilaterale-lincognita-della-maggioranza-parlamentare/

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