Ritorno alla sovranità

occorre tener presente che una prospettiva deglobalizzatrice immaginata in chiave esclusivamente nazionalistica non conduce da alcuna parte in quanto genera, nel periodo medio lungo, ripiegamento localistico e chiusura sciovinistica, se non viene coniugata in un’accezione eurasiatista, ossia di costruzione di un vero e proprio blocco geopolitico continentale

apoforeti

il modello politico propugnato dal gruppo dirigente contiguo a Vladimir Putin in Russia è percepito, dalle classi popolari dei Paesi della Ue, come estremamente più democratico del modello di “liberalismo reale” promosso dal ceto dirigente sistemico, di centrodestra e di centrosinistra, rappresentato da personaggi quali Cameron, Hollande, Berlusconi, Sarkozy, Merkel e Renzi. In questo senso, è perfettamente comprensibile il voto massivo di operai, impiegati (un iscritto su quattro al sindacato francese Cgt, politicamente su posizioni di sinistra, per dichiarazione stessa del segretario generale della nominata centrale sindacale “rossa”, Philippe Martinez, «vota per il FN»), piccoli e medi imprenditori e disoccupati, ossia i cosiddetti “defraudati”, “marginalizzati” e “sradicati” dai processi di globalizzazione, ai partiti europei cosiddetti “populisti”, dal Front National al FIDESZ; partiti, questi ultimi, apertamente favorevoli all’innesco di una serie di dinamiche di risovranizzazione (politica, economica, culturale, monetaria e, in parte, anche militare) degli Stati nazionali del “Vecchio Continente” (naturalmente…

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I populisti fanno paura

Allora stiamo ai fatti, ai protagonisti e ai precedenti che già conosciamo. Cominciando da Draghi. Fu proprio alla vigilia di altre elezioni politiche, quelle del 2013, che il governatore della Bce decise di intervenire pubblicamente per rassicurare i mercati, turbati dalla prospettiva che a Monti potesse succedere un premier populista, con la famosa formula del “pilota automatico”. Con quella dichiarazione, così stentorea e rivelatrice, Draghi intese comunicare al mondo finanziario, ma indirettamente anche ai politici e ai cittadini italiani, che chiunque avesse vinto le elezioni sarebbe stato comunque vincolato all’agenda dell’austerity e dei “compiti a casa” dai meccanismi forzosi già approntati a tale scopo dalle tecnocrazie europee politiche e monetarie. Quello del 2013, peraltro, non fu il primo intervento di Draghi nelle vicende della democrazia italiana. Il primo, tuttora molto discusso, era avvenuto nel 2011 quando l’allora neo-governatore firmò, insieme all’uscente Jean-Claude Trichet, la famosa lettera con cui la Bce commissariava di fatto Berlusconi, dettandogli per filo e per segno tutto ciò che avrebbe dovuto fare se proprio avesse voluto intestardirsi a non abbandonare l’incarico. Detto di Draghi, bisogna ora dire delle agenzie di rating che da qualche tempo si intromettono con fenomenale puntualità in ogni tornata elettorale – italiana, europea od internazionale – nella quale un partito anti-sistema abbia concrete chance di giocarsi la vittoria. E anche questa volta le “tre sorelle” stanno già assaggiando il campo di gioco con giudizi di affidabilità che, al di là delle apparenze, appaiono del tutto convergenti nel descrivere l’esercizo, libero e democratico, del voto come ciò che minaccia la ripresa economica. Continuiamo ad ancorarci ai fatti e alle parole ufficiali. Agli inizi di ottobre Moody’s conferma il rating italiano al livello Baa2 ma decretando un outlook negativo in ragione delle “considerevoli incertezze sulle priorità politiche del prossimo governo e sul ritmo delle riforme economiche e fiscali nei prossimi anni”. Il 20 ottobre anche Fitch, pur riconoscendo all’Italia un’economia “diversificata e ad alto valore aggiunto”, un sistema pensionistico “sostenibile” e un “moderato” indebitamento privato, sceglie di mantenere il rating italiano al livello BBB adducendo, indovinate un po’, il “rischio di un Governo debole e di partiti populisti ed euroscettici che influenzino le politiche dopo le elezioni di marzo”. La scorsa settimana, infine, c’è stata la sorpresa, celebratissima dal premier Gentiloni, della promozioncina accordataci da Standard & Poor’s: da BBB/A3 a BBB/A2. Ma la polpetta, al solito, appare avvelenata. La conferma della promozione suona infatti condizionata a come decideremo di votare: “l’incertezza politica legata all’esito delle prossime elezioni generali – scrivono gli analisti di S.&P.’s – potrebbe pesare sulla performance economica dell’Italia e sulle condizioni del settore finanziario…”. Insomma: con la carota della persuasione o con il bastone della dissuasione, le agenzie di rating sono nuovamente scese in campo per mettere pressione sul voto. Ma ciò che è peggio è che, prima di loro, anche le portaerei della finanza avevano già puntato il cannone su di noi. Ai primi di ottobre l’americana Bridgewater, il fondo speculativo più grande al mondo, ha fatto sapere di avere incardinato una scommessa al ribasso sull’Italia del valore di un miliardo e 300mila dollari, puntando 700 milioni contro le nostre banche e 600 milioni contro gli asset strategici di Enel e Eni. E siccome la speculazione tende a muoversi in branco una volta fiutata la preda, è probabile che altri fondi decidano di scommettere contro l’Italia potendo così cogliere due comodi piccioni con la stessa fava: lucrare facili guadagni e condizionare le scelte politiche. Ecco perché sarebbe stato non solo opportuno, ma doveroso, che la Bce posticipasse la riduzione del Quantitative Easing di altri tre mesi. In questo modo avrebbe impedito ai croupiers della globalizzazione finanziaria di partecipare alle elezioni italiane sterilizzando, almeno in parte, l’impatto materiale, ma anche psicologico, delle loro manovre sul mercato. La mia personale e desolata sensazione, invece, è che la Bce gli abbia vidimato la scheda. Fonte: Interesse Nazionale

https://www.controinformazione.info/i-populisti-fanno-paura-e-la-bce-libera-lo-spread/

Sic transit gloria mundi

La casa dalle finestre che ridono

terzapagina

Ufficiale del Genio, ingegnere, insegnò Architettura militare e, in quest’ambito, si occupò di ricerche storiche; intervenne nel restauro di Castel S.Angelo con pesanti e criticate ricostruzioni.

Gli fu conferita la Legion d’onore nel 1904.

Diresse poi dal 1925 il Museo allocato nella restaurata Mole Adriana: creato dal Capitano del Genio Mariano Borgatti, fu inaugurato nel 1906 come Museo dell’Ingegneria Militare all’interno di Castel Sant’Angelo.

Nel 1911 fu trasferito nelle Casermette di Urbano VIII adottando la denominazione di Museo Storico del Genio Militare. Nel 1928 accanto al Museo venne creato l’Istituto d’Architettura Militare. In seguito alla decisione, nei primi anni ’30, di destinare a parco pubblico l’area intorno a Castel Sant’Angelo, il Museo e l’Istituto furono trasferiti nella Caserma Piave, dando origine all’IstitutoStorico e di Cultura dell’Arma del Genio (ISCAG). Dal 1939 l’Istituto occupa l’attuale sede, costruita proprio per ospitarlo. Il Museo espone i materiali usati dall’Arma in epoche diverse…

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Pacta servanda sunt

La sentenza con cui la “consulta”  ha dichiarato “legittima” la misura del governo  circa la rivalutazione  parziale delle pensioni escludendo quelle che eccedono 6 volte quella minima  ha del clamoroso, e merita un commento.

Premetto che sono persona interessata e colpita in pieno da tale sentenza che non sancisce alcuna  rivalutazione in base al perso potere di acquisto negli ultimi  anni ( circa il 10%), e che non sono un giurista ma che conosco la nostra Costituzione per averla studiata all’università ( nell’ambito dell’esame di Diritto Pubblico) e per averla ripresa in mano qualche anno fa, all’interno di  un simposio, in una delle aule del Parlamento dedicate a iniziative culturali, che vedeva studiosi di varie discipline ( la mia parte riguardava l’Economia Politica)  guardare alla nostra Magna Carta  dal punto di vista di queste ultime.

Per amore di sintesi la sentenza in predicato può riassumere la sua “ratio” nel fatto che il blocco del meccanismo di adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere  risulta “equilibrato”, tenendo conto delle stringenti esigenze del bilancio statale ,ed è a favore di queste,  e della gradualità delle rivalutazioni delle pensioni, in funzione del loro rapportarsi a quella minima, sino al totale annullamento di tale rivalutazione come appena ricordato, in ragione della “progressività” della tassazione sancita in Costituzione.

Un vero scandalo intellettuale e morale!

Dal punto di vista “intellettuale” va sottolineato che la Consulta nella fattispecie confonde il principio della progressività testé ricordato che ha carattere UNIVERSALE, riguardando tutti i cittadini e non già una sola categoria – per cui la richiamata “ragion di Stato” diventa politico-“partitica”.

Dal punto di vista  dell’etica pubblica, perché  a quanto appena detto va aggiunta la considerazione che la sentenza colpisce vigliaccamente una categoria di persone particolarmente debole sul piano sociale ( e delle energie e risorse mobilitabili): in quanto fuori dai processi lavorativi i pensionati sono per definizione disarmati rispetto all’unica arma  che hanno i lavoratori :lo sciopero.

Ferme rimanendo le  più che condivisibili motivazioni dei ricorrenti (che non staremo qui a ripetere) una di queste va ribadita con forza e sdegno: nelle scelte di vita le prospezioni della futura pensione e della sua certezza ( pensione = salario differito), può aver portato a non opzionare altre fonti di reddito e attraenti alternative professionali  dal punto di vista pecuniario, per coerente impegno nel proprio lavoro e nel proprio ruolo sociale. Nel mio caso come professore universitario e specie nella mia disciplina la circostanza appena vista è stata fondamentale:  risentendo fortemente i vincoli di una missione che storicamente (da Bacone in poi, “knowledge is power”, e più recentemente da Julien Benda in poi)  corrisponde a quella del ruolo degli “intellettuali nella storia”.

Se poi si tiene conto della remunerazione e dei privilegi dei giudici costituzionali e della diffusa  prassi, denunciata gia’ da organi di stampa, che li vede promuovere a loro presidente quello più vicino alla pensione, onde questi possa lucrare la maggiorazione pensionistica di un tale ultimo status,   (vedi nota a fondo pagina), si può parlare di scandalosa incoerenza da parte della illustre autrice della sentenza in oggetto, professoressa Silvana Sciarra,  che ha richiamato oggettivamente a sostegno fondamentale della sua decisione il principio della ragion di Stato   in termini di spesa pubblica. Viene anche da chiedersi se la professoressa di “diritto” appena nominata si sia mai imbattuta sull’eredità  giuridica di Grozio che è a fondamento del diritto e della stessa società civile, per cui PACTA SUNT SERVANDA :  buttato nella spazzatura dai nostri governanti di questa triste stagione  del panorama politico italiano. Come  anche non ricordare in proposito questo Stato esattore che mette sul lastrico e ha portato al suicidio non pochi contribuenti insolventi, ma che non paga ai suoi cittadini- creditori i suoi debiti rilevanti( decine di miliardi di euro ),  pagamento che avrebbe un senso tra l’altro, anche  in termini di politica economica e di  strategia anticrisi.

Last but not last la predetta giudice ha finito per “prendere partito costituzionale” anche in termini di  scienza economica ( del tutto fuori dai compiti della Consulta”), assumendo implicitamente la  irrevocabilità delle strategie  con cui si fronteggiano  le crisi economiche, e sposando implicitamente la ridicola dottrina dell’ “austerità virtuosa” , Di appartenenza alla  squalificata scuola “Neoclassica”, ispiratrice e alibi, senza ritegno  scientifico, della contemporanea ideologia conservatrice e reazionaria ( ricordando i Chicago Boys a servizio del boia Pinochet)  che è stata fatta propria dai governanti italiani, da Monti in avanti. Naturalmente avuto riguardo all’austerità degli altri e non  della propria.

Concludere non si può se non in termini di allarme politico-sociale: non c’è nulla che si salvi in questo paese in piena deriva neoautoritaria, che conferma ancora una volta che  è la violenza “la  levatrice della storia”. Atteso che la “modernità” e le molte techné,  insieme  alla vendita al potere dei cervelli, può fare a meno della obsoleta ( in termini di efficacia) violenza fisica,  attraverso  le mille trasfigurazioni storiche della violenza stessa: molto più produttive e dissimulate nel quadro della vantata ma tradita “democrazia”. Come è nel caso che qui denuncio con rabbia e sdegno civili.

Vittorangelo Orati

http://www.lafinanzasulweb.it/2017/la-deriva-filogovernativa-della-corte-costituzionale-ragion-di-stato-o-stato-della-ragione-giuridica/