Agro-business

Dopo gli anni ’50, negli USA l’allevamento di maiali, vacche, bovini e pollame diventò gradualmente industrializzato. I pulcini vennero confinati in spazi così minuscoli che potevano appena stare in piedi. Per farli crescere più in fretta vennero riempiti di antibiotici e nutriti di mais e soia OGM. Secondo il Consiglio per la Difesa delle Risorse Naturali, l’80% degli antibiotici venduti negli Stati Uniti viene usato negli allevamenti animali, non dagli esseri umani. Gli antibiotici vengono somministrati agli animali mescolati al cibo o all’acqua, per accelerare la crescita. Dopotutto, il tempo è denaro. Gli agricoltori tradizionali, com’era stato mio nonno in Nord Dakota, vennero in gran parte fatti lasciare la terra dalle politiche del ministero per l’agricoltura, che hanno favorito l’industrializzazione senza curarsi della qualità del cibo risultante. I trattori diventarono macchine mastodontiche computerizzate, guidate dal GPS. Un trattore così poteva essere telecomandato e fare il lavoro di molti agricoltori. Il risultato finanziario è stato favoloso… per gli industriali come ADM, Cargill, Monsanto e per i venditori come Kraft, Kelloggs, Nestle, Unilever, Toepfer e Maggi. Il modello americano di agrobusiness Rockefeller-Harvard venne globalizzato a partire dai negoziati del GATT tenutesi in Uruguay a fine anni ’80 per la liberalizzazione del commercio, nei quali l’Unione Europea abbandonò la tradizionale protezione degli agricoltori locali per favorire il libero commercio. Mentre i negoziati del GATT stavano per dare ai giganti statunitensi dell’agrobusiness quello che volevano (ovvero la libertà di violentare l’UE e altri mercati agricoli con i loro prodotti industriali, e di distruggere milioni di agricoltori europei che avevano coltivato la terra con passione per generazioni) mi recai a Bruxelles per intervistare da giornalista un burocrate UE di alto livello, responsabile per l’agricoltura. Sembrava ben istruito, era multilingue, danese di nascita. Ebbene, questi argomentò in difesa del libero commercio, dichiarando: “Perché dovrei pagare tasse in Danimarca per permettere agli agricoltori bavaresi di restare sul mercato con i loro appezzamenti minuscoli?” La risposta, che allora tenni per me, è: semplicemente perché l’agricoltore familiare tradizionale è il solo adatto a fare da intermediario tra noi e la natura e a produrre cibo sano per gli uomini e gli animali. Nessuna macchina può sostituire la devozione e passione personale che ho visto ogni volta in tutti gli agricoltori che ho incontrato, i quali davvero si prendono cura del loro bestiame e raccolto. Ora la stessa gente molto ricca e molto arida, quelli che io chiamo gli “oligarchi americani”, sta sistematicamente facendo tutto il possibile per distruggere la qualità del cibo.

leggi tutto su https://www.controinformazione.info/perche-i-rockefeller-cercano-di-distruggere-gli-agricoltori/

*F. William Engdahl è un consulente e docente di rischi strategici; laureato in politologia alla Princeton University e autore di best-seller sul petrolio e la geopolitica. Fonte: Journal-neo Traduzione: Anacronista

2 pensieri su “Agro-business

  1. Il punto è che da quella crisi degli anni ‘80, il ceto agricolo statunitense non si è mai veramente risollevato. Incatenato perennemente al debito (necessario per un’agricoltura industriale), il reddito netto dell’agricoltore americano è calato – dal 2013 ad oggi – del 50%. Il reddito mediano (non medio) per il 2017 è negativo – ossia in perdita – per 1.325 dollari: nuovi fallimenti e nuovi sequestri, nuove rovine e suicidi, sono dietro l’angolo. Il liberismo ideologico imperante vieta, naturalmente, di fissare un “prezzo di parità”, un minimo-base per i prodotti agricoli; e già i prezzi di molti grani sono al disotto dei costi di produzione.
    https://www.maurizioblondet.it/coltivatori-suicidi-la-nostra-ingratudine/

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  2. Per iniziare un breve riassunto. Il 27 novembre l’UE ha deciso il rinnovo per altri 5 anni dell’autorizzazione per l’utilizzo del glifosato. È l’ingrediente chimico alla base dei pesticidi sintetizzato nel 1950 da Henry Martin dell’industria farmaceutica svizzera Cilag e ripreso nel 1974 dai laboratori della multinazionale agrochimica statunitense Monsanto che lo brevetta come erbicida con il prodotto ROUNDUP.
    L’Italia ne ha limitato l’uso in agricoltura e lo ha vietato in determinate zone vicine ai centri abitati; ha votato contro il rinnovo “europeo” insieme ad altri 8 Paesi (il Portogallo si è astenuto) mentre 18 Stati si sono espressi a favore. Il voto determinate è stato quello della Germania che, nonostante sia uno dei territori più green dell’UE, ha scelto l’interesse economico e industriale, anziché della precauzione ambientale, ricevendo il ringraziamento del colosso farmaceutico tedesco Bayer che a settembre 2017 ha siglato un accordo di acquisizione per 66 miliardi di dollari della Monsanto e per altri 5 anni il diserbante (prodotto di punta) darà enormi profitti agli azionisti: in entrambe investono le spietate istituzioni finanziarie Vanguard Group, Blackrock e State Street.
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59910

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