Venerdì nero

Bondeno come Pescara

Passeggiando per il corso principale della mia città osservo i palazzi e i negozi che adornano il piano stradale, nell’area pedonale che oggi viene promossa a “centro commerciale naturale”, e realizzo di nuovo che in questi ultimi anni abbiamo sperimentato uno stravolgimento socioeconomico senza precedenti. Queste camminate mi offrono sempre uno spunto di riflessione sullo sviluppo dello spazio urbano, sull’evoluzione culturale ed economica della città e sulle trasformazioni che questo “progresso” realizza negli equilibri sociali.
Pescara è una città commercialmente vivace e il centro brilla di luci e colori. Mentre mi soffermo a leggere la dichiarazione di cessazione di attività di una rivendita di tessuti che sta praticando sconti da liquidazione, rifletto sul fatto che abbiamo visto sparire attività storiche, che avevano messo le radici a Castellammare e a Portanuova prima ancora che nascesse l’attuale Pescara, sostituite sempre da punti vendita di grandi catene multinazionali. Dietro le vetrine non ci sono più imprenditori commerciali pescaresi, ma giovani commessi sottopagati che vendono merce di infima qualità per il consumo di massa. Non esiste più un’identità, non c’è più quello scambio di esperienze e di conoscenza che arricchiva la città grazie alle innovazioni che importavano i più audaci sperimentatori, che giravano il mondo per tornare nella città di D’Annunzio a sorprendere con l’originalità delle loro scoperte e con le loro trovate esagerate. Pescara sta diventando una colonia del grande capitale straniero. Somiglierà, tra qualche anno, alle migliaia di città fotocopia che hanno subito prima di noi l’invasione.
La difesa dell’identità, del localismo, della conoscenza tacita che germoglia in un territorio e che è trasmessa da generazione a generazione anche nel tessuto imprenditoriale e commerciale, è un altro valido motivo per combattere questa invasione che omologa tutto e tutti. La globalizzazione va fermata con gli strumenti normativi di cui ci siamo privati in questi anni. Limitazioni alla circolazione di capitali, merci, servizi e persone, ma anche dazi e contingentamenti. Solo così possiamo salvarci da questo tsunami che sta cancellando la nostra storia.
Nù séme nù, si dice a Pescara. A dire il vero, amici miei, nù eravame nù, ma è ddamó che nìn séme cchiù nù!

Gianluca Baldini

5 pensieri su “Venerdì nero

  1. Anche Bridget Nichols, professore di Marketing and Sports Business alla Northern Kentucky University, sul New York Times spiega come eventi di promozione trasformano il mondo dei consumi in una competizione in cui c’è chi vince e chi perde. Una competizione che si rinforza nel momento in cui l’evento del Black Friday – o simili – venga condiviso con amici e parenti, e che acquisisce anche il sapore del bonding, del legame dato dal fare qualcosa insieme per uno scopo
    https://www.wired.it/play/cultura/2017/11/24/psicologia-black-friday/

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  2. Prima: Halloween, vendita di zucche-teschio di plastica, ragni e scorpioni ed altri para-infernalia, commesse nei supermarket col cappello da streghe, costumi satanici & lugubri e scheletrini fosforescenti per grandi e piccini – un bel fatturato. Immediatamente, segue il Black Friday: svendite di tutti i fondi di magazzino abbigliamento, elettronica & lusso: folle di zombies che si accampano la notte prima davanti ai grandi magazzini, e all’alba si spintonano e pestano per essere i primi a entrare a spendere, scene apocalittiche della stupidità sub-umana ma anche bei fatturati per il Mercato. Mentre scrivo è in corso la Giornata contro la Violenza sulle Donne: vendite di scarpette rosse col tacco per signori, sta andando così così, ma l’anno prossimo andrà meglio: tutti i media ci stanno inondando di prediche educative, vedrete che anche voi lettori ne comprerete un paio per mostrare che rispettate le donne (per forza: non avete potere di nessun genere, non siete ministri né registi o proprietari di tv o aziende, dunque non potete chiedere il “pedaggio” alla aspirante all’assunzione…).

    Appena il tempo di tirare il fiato, e fra poco comincia il lungo marketing indotto da Santa Claus: tonnellate di cibie salumi Made in Italy , i generi che il marketing chiama “il Lusso”, tonnellate di lucine LED Made in China ed altre carabattole d’obbligo nella stagione, tornano le masse sub-umane ai grandi magazzini, i fatturati pericolanti si raddrizzano
    https://www.maurizioblondet.it/col-calendario-del-marketing-la-nuova-religione-sepolto-la-vecchia/

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  3. Ma la crescita non può essere fermata, questo è l’imperativo degli oligarchi, della politica subalterna ed è il modo per distrarre le persone dalla loro condizione. Consumate e sarete felici, voi valete molto quando comprate e sempre meno quando lavorate, le sirene del marketing che usano le scoperte della neuroscienza per farvi desiderare di tutto, non dormano mai.
    http://ilsimplicissimus2.com/2017/11/26/nevica-sulle-disguaglianze-e-sulla-distruzione/

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    • Ha fatto abbastanza danni, ha disseminato abbastanza macerie la rivoluzione liberale compiuta da almeno trent’anni a questa parte. Piace a Berlusconi quanto a Renzi, Macron, Draghi e all’intera élite occidentale, è la religione secolare dell’oligarchia, destra del denaro, sinistra dei costumi, centro degli affari. Pessimi testimonial davvero, per usare il loro lessico pubblicitario, se l’albero si giudica dai frutti. Alla larga, dunque. E poiché enorme è stata la vittoria, più rovinosa sarà la caduta, quando avverrà. Speriamo di assistere almeno ai preliminari di una rivoluzione antiliberale, o almeno di una rivolta morale e civile che spazzi via l’interminabile menzogna degli arroganti di oggi.
      https://www.maurizioblondet.it/basta-berlusconi-le-sue-ricette-liberali/

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