Idee per l’Italia

Diego Fusaro, filosofo allievo di Costanzo Preve, lancia l’associazione Interesse nazionale. Ecco la missione del sodalizio

Come nell’Italia del dopo-guerra si partì dalla ricostruzione materiale, così oggi è di vitale importanza operare una vera e propria ricostruzione simbolica e spirituale.
Occorre, in primo luogo, ricategorizzare la realtà, per pensare altrimenti rispetto a come ci hanno abituato le tutto fuorché neutre grammatiche dominanti: il cui solo fine è la glorificazione dell’esistente nella sua reale configurazione e nei suoi concretissimi rapporti di forza.
Le vecchie mappe concettuali non tengono. Gli schemi sono saltati. Occorre aggiornare le categorie del pensiero, al cospetto di un reale che è esso stesso venuto mutando. Il fuoco prospettico attorno al quale deve orbitare la ricostruzione simbolica e spirituale di cui si diceva deve essere un ripensamento critico e problematizzante della categoria di mondializzazione. Solo così può tornare a istituirsi un pensiero critico e sottratto alla presa letale del pensiero unico dominante e santificante i rapporti di forza.
La mondializzazione ha fallito e continua a fallire. Sta generando un mondo sempre più diseguale, come ci hanno variamente insegnato economisti come Stiglitz e Piketty.
In forza dei processi sradicanti e delocalizzanti della globalizzazione, si sta sempre più producendo, su scala planetaria, una linea divisoria nettissima: la quale traccia un solco invalicabile tra i signori della finanza, della borsa e del competitivismo senza frontiere, da una parte, e degli sconfitti del mondialismo, dall’altra. Tra questi ultimi troviamo, per la prima volta dalla stessa parte, le classi lavoratrici e le classi medie: il proletariato portatore di forza lavoro fisica, il precariato portatore di forza lavoro neuronale, i ceti medi borghesi, la piccola imprenditoria locale letteralmente massacrata dal competitivismo globale e dalla finanza irresponsabile.
Il solo modo per tutelare gli interessi reali degli sconfitti della mondializzazione, pur nella loro eterogeneità, è ripartire dall’interesse nazionale: dall’interesse della nazione come unione di lavoratori e piccola imprenditoria locale; dall’unione delle classi che vivono-del-loro-lavoro, contro il parassitismo del capitale finanziario e dell’aristocrazia finanziaria apolide e sradicata. Di qui occorre partire.
È una questione di vita o di morte.

http://www.interessenazionale.net/ripartire-dall-interesse-nazionale.html

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2 pensieri su “Idee per l’Italia

  1. Se proprio si volesse individuare una costante, per carità sommaria, ma non futile tra ascesa e declino della battaglia sociale si potrebbe dire che in principio le lotte vengono condotte nella illusione di poter trovare un accordo con le classi dominanti, poi si arriva a una sorta di coscienza rivoluzionaria che individua negli assetti di potere la radice della disuguaglianza e tende perciò ad abbatterli e infine – se si subisce una sconfitta – ci si illude di trovare una soluzione all’interno dello status quo, anche se in maniera molto più subalterna e rassegnata rispetto agli inizi. E si torna a rifugiarsi nella propria singolarità.
    https://ilsimplicissimus2.com/2017/03/18/crociera-neoliberista-dalla-grecia-al-medioevo/

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  2. Ma avendo il sottoscritto una preparazione da storico contemporaneo, non mi può sfuggire un particolare non da poco. Fino a qualche decennio fa gli “incontri al vertice” erano davvero appuntamenti importanti, preparati per mesi, nei quali si decideva qualcosa. Penso, prima della Seconda guerra mondiale, alle Conferenze di Stresa o di Monaco. Oggi, ogni settimana c’è un “vertice”, fatto tanto per fare, per dare l’impressione che esista una politica estera espressione della volontà dei politici. Un inutile ed indecoroso walzer di facce di bronzo che girottolano con le loro cartelline di cui ignorano i contenuti, con un codazzo di delegazioni da fare spavento, più alberghi e cene e via sperperando, fino all’immancabile foto di gruppo (o di classe, da bravi scolaretti che hanno fatto bene i “compiti”) da dare in pasto alle agenzie e ai tiggì, senza che di tutto ciò – intendiamoci – resti traccia nella Storia… Ecco, di questi sessant’anni dei Trattati di Roma, di cui non frega assolutamente nulla a nessuno, rimarrà probabilmente solo l’ennesimo ammanco di cassa, di danari nostri estorti dal nostro sudore ed andati in cene, conferenze, parate, alberghi, leccapiedi e pattugliamenti di terra, del cielo e dell’aria; e forse, come sussurra qualche malalingua, in dame di compagnia ed altro “materiale umano” per allietare le notti dei convenuti, di certi particolari convenuti alla “festa” di un’Europa senz’anima nel vero senso della parola. Sì, perché non è credibile mettere su un piano – quello del “terrorismo” – tutti i cattivi pronti a rovinare la “festa” e presentare come delle mammolette prese a studiare il meglio per noi gli stessi che, un colpo dietro l’altro, “commissariando” le nazioni europee, ci hanno esautorato di ogni sovranità, esponendoci oltretutto al pericolo di “spectre” che, come le migliori inchieste hanno dimostrato (Meyssan, Estulin…), sono fabbricate nello stesso esatto luogo dal quale escono i “rispettabili” cantori della “globalizzazione”, di cui questa “Unione Europea” è una diretta ed evidente espressione. Fonte: Il Discrimine
    http://www.controinformazione.info/a-sessantanni-dai-trattati-di-roma-vertici-e-celebrazioni-che-hanno-fatto-il-loro-tempo/

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