Sudditi

di Chiara Lyn Monticelli Russo

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.
Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita, ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo.
Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.

Questo è il brutto sogno degli schiavi moderni che non chiedono, in definitiva, che di lasciarsi andare nella danza macabra del sistema dell’alienazione.

L’oppressione si modernizza estendendo ovunque forme di mistificazione che consentono di occultare la nostra condizione di schiavi.
Mostrare la realtà così com’è veramente, e non come viene presentata dal potere, costituisce la sovversione più autentica.
Solo la verità è rivoluzionaria.

https://terzapaginainfo.wordpress.com/2012/12/09/il-rapimento-di-europa/#comment-684

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6 pensieri su “Sudditi

  1. IITALIANI E UNGHERESI durante il Risorgimento
    Il “no,, di Kossuth – L’inviato di Gioberti – Stefano Turr e la spedizione dei Mille – Morte gloriosa di Tukory – Proclama garibaldino per l’indipendenza ungherese

    L’inizio del rapporti politici fra l’Italia e l’Ungheria durante il Risorgimento ha una data gloriosa: quella della primavera sacra del 1848. Dopo le Cinque giornate di Milano, il Governo di Vienna, fedele alla vecchia massima del divide et impera, avrebbe volentieri concessa — sia pure col recondito ‘pensiero di ritorglierla non appena ciò fosse possibile senza troppi pericoli — qualche soddisfazione al patrioti ungheresi, che il 15 marzo avevano dimostrato a Pesth di essere padroni della piazza. Ma la nuova costituzione, frettolosamente preparata sul modello di quella belga, non appariva una garanzia sufficiente; perciò il capo dei liberali ungheresi, Luigi Kossuth, aveva chiesto senz’altro a Vienna la facoltà di costituire un esercito nazionale di 200 mila uomini. In quei frangenti non si poteva rispondere con una negativa assoluta, e perciò il Governo austriaco fece sapere a Kossuth, che accettava la proposta, ma ad una condizione: quella che le prime prove del nuovo esercito ungherese fossero fatte subito nella Lombardia e nel Veneto, per soffocarvi la rivoluzione italiana e per combattere le truppe del Piemonte. Kossuth oppose un netto rifiuto, spiegato poi in un prodclama diffuso clandestinamente a Pesth.

    Un proclama, una lirica
    Fratelli italiani — diceva il proclama —, non dubitate della amicizia degli ungheresi. Pugnando per la libertà, noi non possiamo nutrire verun sentiménto di odio contro di voi, che intrepidi combattenti versate il vostro sangue in questi gloriosi combattimenti ».
    Il proclama di Luigi Kossuth fu conosciuto in Italia quando la prima fase della guerra era terminata. Esso giunse fra noi accompagnato da una stupenda lirica dedicata all’Italia da Petòfi, il Tirteo ungherese.
    Sulla fine del 1848 Vincenzo Gioberti, presidente del Consiglio dei Ministri del Piemonte, si mise segretamente in relazione con Kossuth e Bratiany per stringere una alleanza politica e militare con gli insorti ungheresi. Quale rappresentante del Piemonte presso Kossuth fu inviato il colonnello Alessandro Monti, bresciano, con la precisa missione di riconoscere ufficialmente l’Ungheria indipendente e di gettare le basi per una collaborazione politica e militare.
    http://www.pontelandolfonews.com/storia/risorgimento-2/italiani-e-ungheresi-durante-il-risorgimento/

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  2. l’eventuale richiesta italiana di accedere al Fondo ESM sarebbe funzionale alla finalità di ottenere, con una provvedimento della UE, quanto non si è riuscito ad imporre con la proposta di riforma costituzionale (quella patrocinata dalle grandi Banche come JP Morgan e similari). Ne risulterebbe un governo di fatto commissariato e gestito sotto “tutela” dai potentati finanziari internazionali che procederebbe ad emanare provvedimenti di dura austerity, di riduzione di spesa sociale, con un piano devastante di privatizzazioni, di spese militari pro NATO, mediante aumenti di imposte, tagli alle pensioni, al sistema sanitario, ai dipendenti pubblici, di desertificazione della piccola e media impresa oltre che delle aree già depresse, con un abbassamento dei diritti sociali e del mondo del lavoro. Risulta sempre più evidente che il governo italiano ha un’autonomia decisionale ridotta vicino allo 0 e che la gestione della politica europea si trova di fatto al di fuori dalle istituzioni europee in mano a lobby economiche e di potere, a consorterie massoniche, alla grande finanza.
    http://www.controinformazione.info/caso-mps-un-buon-pretesto-per-il-prossimo-commissariamento-dellitalia-con-lintervento-della-troika/

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  3. ZeroHedge analizza freddamente il significato delle dichiarazioni del nostro capo dell’antitrust, Pitruzzella, in merito alle “fake news”. Come al solito, dietro una richiesta apparentemente ragionevole, si cela una verità inconfessabile. L’establishment vuole mettere in atto un “Ministero della Verità” orwelliano, una schiera di individui non eletti, ovviamente coordinati da Bruxelles, che non rispondono a nessuno delle loro azioni ma che possono decidere cosa è vero e cosa no. Chi controlla il presente controlla il passato, e chi controlla il passato controlla il futuro (Orwell, 1984).
    http://vocidallestero.it/2016/12/31/litalia-chiede-alleuropa-di-censurare-la-liberta-di-espressione-su-internet/

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  4. Merkel sta organizzando la resistenza mondiale del liberismo; Spiegel annuncia che essa si mette a capo di un fronte mondiale anti-Trump (« Gegenanführerin »). Come dice il giornale del Partito, Die Welt, la Germania non ha altro da fare che “divenire più cosciente della sua potenza, e perseguire i suoi propri interessi” (prima non l’ha mai fatto; proprio la ricetta giusta).

    Dal sotterraneo, la Fuehrerin ordina le ultime punizioni contro i traditori che sospetta di aver abbandonato la lotta: guarda come la storia si ripete, gli italiani.

    “Ritirare i modelli Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade, che usano dispositivi di spegnimento illegali”, ha ordinato alla Commissione dal bunker il Gauleiter ai Trasporti Alexander Dobrindt. Dal bunker di Bruxelles, essa ha risposto immediatamente in obbedienza: “L’Italia dia spiegazioni convincenti altrimenti, procedura d’infrazione”.

    Dopo che la VW s’è piegata a pagare 4,3 miliardi per il software truffaldino agli americani, senza un gemito, questo ruggito contro le auto made più o meno in Italy, tradisce l’ovvio dubbio che quel Marchionne, mezzo terrone e mezzo canadese, avendo preso per tempo la Chrysler, sia meglio piazzato per andar d’accordo con Trump e il nuovo corso del mercato americano.

    Il sospetto, insomma, che l’infido alleato abbia già tradito e se l’intenda col nemico; quindi ha dato ordine che ne siano sabotate le restanti fabbriche (ne abbiamo perso un terzo, grazie all’euro) con cariche esplosive “Juncker” da far saltare al bisogno. Terra bruciata! I giornali tedeschi danno titoli che attestano lo sgretolamento del Reich millenario, gli alleati che l’uno dopo l’altro abbandonano la lotta:
    “Addio a Maastricht: i paesi dell’UE ignorano i limiti di debito

    : Deutsche Witschaft Nachrichten 17:01:17 00:35.

    “L’idea della disciplina nei bilanci dell’UE è rifiutata. Circa la metà di tutti gli Stati membri dell’UE ignorano le regole di deficit.L’Italia vuole più margine di manovra”.

    Ma anche le puntate offensive che la Fuehrerin ha ordinato:

    “Angela Merkel vuol muovere alla “battaglia” per il TTIP – Angela Merkel ritiene necessario combattere una battaglia per TTIP. Anche il ministro delle Finanze vuole opporsi alla nuova politica degli Stati Uniti – e difendere le eccedenze di esportazione tedesca.

    Il TTIP!? Ma non era ormai perduto? Ma no, nel bunker si sta cercando di mettersi in contatto con l’Armata Wenk che dev’essere da qualche parte, per l’estrema offensiva. I cinesi a Davos d’accordo, arrivano al soccorso!

    “Ho la sensazione che siamo ancora una volta ad un punto cruciale” , ha detto (l’ha capito) agli industriali: Sono, ha detto ripetendo la dogmatica dell’ideologia che l’ha guidata come una stella cometa, “profondamente convinta che abbracciare la competizione anziché eliminarla è meglio per lo sviluppo umano e la prosperità in Germania”.

    “Io ho il massimo della risolutezza, ma il numero di quelli che dubitano sta crescendo”. Sospetta, la Risoluta, che già si muovano nell’ombra gli avversari e i traditori interni, che dubitano della Vittoria Finale; ordinerà la loro immediata fucilazione.
    In Europa ha eliminato la competizione

    Per la verità, la fede espressa, “abbracciare la competizione invece di eliminarla”, non è proprio ciò che la Germania ha fatto in Europa. Anzi ha eliminato la competizione: con l’euro e il cambio fisso, che non consente agli altri di svalutare, mentre per la Germania l’euro è una moneta svalutata del 30%. L’immane e squilibrata parte dell’export nel Pil tedesco dipende da questo.

    Trump, il nemico, l’ha definito the Outrageous Privilege, l’oltraggioso privilegio di cui gode la Germania. Altro che liberismo.
    http://www.maurizioblondet.it/adolf-merkel-sceso-nel-bunker-li-guida-lopposizione-mondiale-trump/

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