Partenogenesi

La partenogenesi (dal greco παρθένος, «vergine» e γένεσις, «nascita», ovvero riproduzione verginale) è un modo di riproduzione di alcune piante e animali in cui lo sviluppo dell’uovo avviene senza che questo sia stato fecondato.

In politica questo avviene quando qualcuno viene nominato ad una carica senza essere passato per il giudizio dell’elettorato (la sovranità appartiene al popolo recita l’art.1 della costituzione).

Non è il caso di Gentiloni (contrariamente a quanto affermano alcuni social media) il cui curriculum trovate all’autorevole pagina del governo: http://www.governo.it/governo/renzi-matteo/ministro/paolo-gentiloni-silveri.

Sarebbe invece il caso del nuovo Senato riformato secondo la proposta Boschi (bocciata dal referendum) ed è anche il caso delle elezioni provinciali (a Ferrara il 15 dicembre prossimo) il cui particolare elettorato (attivo e passivo) è costituito da consiglieri e sindaci dei comuni del territorio.

Considerando che già adesso gli assessori comunali sono nominati direttamente dal Sindaco, senza essere passati tra i candidati, è evidente che la tendenza va in direzione dell’autocrazia.

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3 pensieri su “Partenogenesi

  1. Seduta prenatalizia del Consiglio Comunale di Finale Emilia saltata per mancanza di numero legale. E’ accaduto ieri, perché mancavano diversi consiglieri di maggioranza e come ha osservato già l’opposizione, non è la prima volta che accade. In passato però, la presenza dei consiglieri di opposizione di solito garantiva il proseguimento del Consiglio.

    “Il presidente del consiglio comunale perde il controllo e l’opposizione abbandona l’aula. Fine del consiglio, si replica stasera – racconta Stefano Lugli da Sinistra Civica – Perché la maggioranza da sola non ha i numeri per garantire la legalità della seduta.”

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  2. I consiglieri comunali dei partiti della sinistra modenese e delle liste civiche afferenti all’area politica della sinistra oggi non hanno partecipato al voto per il rinnovo del consiglio provinciale di Modena. Lo fa sapere una nota a firma di Futuro a Sinistra, Partito Comunista Italiano, Possibile Rifondazione Comunista, Sel-Sinistra Italiana, Lista Per me Modena, Liste civiche afferenti alla sinistra Modenese.
    “Abbiamo assunto questa decisione – spiega la nota – per non renderci partecipi di un’elezione silenziosa di cui i cittadini sono all’oscuro a causa delle riforme di un governo che ha annunciato la fine delle Province ma che nella realtà ha solamente sottratto ai cittadini il diritto ad esprimere i propri rappresentanti e ad esercitare il controllo democratico sulle decisioni che le Province assumono.
    Al voto andranno solamente i sindaci e i consiglieri comunali, e gli eletti risponderanno esclusivamente ai partiti annullando la rappresentanza territoriale e diretta di cui le Province erano portatrici.
    Le “nuove” Province le abbiamo viste all’opera e non ci sono piaciute. In questi primi due anni di funzionamento l’attuazione concreta della riforma si è rivelata un gigantesco trasferimento di denaro dai territori allo stato centrale (solo nel 2016 dei 54 milioni di entrate fiscali ben 50 vengono trasferiti allo Stato) lasciando i presidenti di Provincia senza le risorse per gestire le competenze che le sono rimaste (viabilità e trasporti, pianificazione territoriale, edilizia scolastica). È il classico sistema con cui il governo annuncia roboanti tagli di tasse lasciando senza denaro i territori.
    La riforma delle Province è uno dei più grandi inganni del governo Renzi e non partecipare al voto è anche un segno di rispetto di quei milioni di elettori che il 4 dicembre hanno bocciato una revisione costituzionale che cancellava l’ente provincia dalla Costituzione mantenendola in realtà in funzione. Un gioco a cui i cittadini non sono caduti e che noi intendiamo rispettare non partecipando a questa elezione silenziosa e riservata a pochi.”.

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  3. Queste elezioni della Provincia? Sono segno di “una democrazia falsata”. Ne è convinto il consigliere di Bastiglia di Fratelli d’Italia Antonio Spica, che in una nota spiega le ragioni della sua astensione al voto di oggi.
    “Così come al recente referendum ho votato con un secco e deciso NO ad una riforma che tanto vituperava la democrazia, allo stesso modo oggi – racconta Spica – in occasione del voto per il rinnovo del consiglio provinciale, “ho votato NO”: recatomi al seggio non ho espresso alcun voto tenendo bene a mente l’art 1 della nostra Costituzione che il Pd si ostina a voler calpestare. In queste ultime settimane sono stato tirato dalla giacchetta da più parti: se avessi voluto votare, non avrei per ovvi motivi votato per la lista sinistra. Non avrei votato per il centro destra liberale che più che il rinnovo del Consiglio Provinciale l’ha interpretata come gioco forza come se fosse un congresso in seno a quel partito e non mi riconosco in quella “corrente” in cui non vedo punti di riferimento. Avrei preferito Unione Modena Civica in cui aldilà di sigle di partito, riconosco persone che si battono nel quotidiano per il bene del territorio. Alla fine è prevalso in me il “non voto”, in rispetto proprio all’art 1 “L’Italia è una Repubblica democratica e la sovranità spetta al Popolo”. Un Articolo, proprio il primo calpestato da questa riforma Delrio di quel sedicente partito democratico, che non solo vieta ai cittadini di votare così a Roma come in Provincia, relegando solo agli eletti questo privilegio rosicchiando la tanto decantata democrazia; ma addirittura inserendo la “porcata” del voto ponderato dove il voto del singolo consigliere comunale ha un peso diverso in base al numero di residenti del proprio Comune quando invece una testa dovrebbe rappresentare un voto proprio in rispetto alla democrazia e alla parità di diritti !
    La sinistra italiana di maggioranza – chiude il consigliere – dunque cambi il proprio nome sul proprio partito, che di democratico non ha proprio un bel nulla e si impegni anche a riportare protagonista il cittadino anziché zittirlo con questa astrusa elezione camuffata di democrazia limitata solo agli eletti”.

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