Centralità del popolo

Deve iniziare un nuovo approccio basato sull’idea che la responsabilità fondamentale di un governo è quella di massimizzare il benessere dei propri cittadini, non quella di perseguire una qualche idea astratta del bene globale. Le persone vogliono sentire che hanno la possibilità di stabilire il tipo di società in cui vivono. Può essere inevitabile che le forze impersonali della tecnologia o le mutate circostanze economiche globali abbiano un effetto profondo, ma quando i governi stringono degli accordi che cedono il controllo ai tribunali internazionali, non fanno altro che aggiungere al danno la beffa. Questo è specialmente vero quando, per questioni legali o per circostanze contingenti, le multinazionali si trovano ad avere un’influenza spropositata nel determinare gli accordi globali.

Se il sistema bancario italiano è gravemente sottocapitalizzato e il governo democraticamente eletto dal paese vuole utilizzare il denaro pubblico per ricapitalizzarlo, perché mai degli accordi internazionali dovrebbero intervenire a impedirlo? Perché mai dei paesi che ritengono che i prodotti geneticamente modificati siano dannosi per la salute non dovrebbero mettere, di conseguenza, al riparo i propri cittadini? Perché mai la comunità internazionale dovrebbe cercare di impedire a dei paesi di porre un limite all’afflusso di capitali esteri, se questi lo vogliono? In tutti questi casi il punto fondamentale non è nel merito, ma nel principio. Il principio è che le intrusioni nella sovranità dei popoli hanno un costo elevato.

Ciò di cui c’è bisogno è un nazionalismo responsabile — un approccio secondo il quale il primo obiettivo di un paese è quello di perseguire il benessere economico dei propri cittadini, fermo restando che venga circoscritta e limitata la sua possibilità di danneggiare gli interessi dei cittadini di altri paesi. Gli accordi internazionali non devono essere valutati in base a quante barriere abbattono, ma a quanto potere danno ai cittadini.

Questo non deve significare la riduzione della cooperazione internazionale. Può anzi significare maggiore cooperazione. Per esempio, l’attuale peso della tassazione sui lavoratori di tutto il mondo è di migliaia di miliardi di dollari maggiore che se si introducesse un opportuno sistema internazionale di coordinazione, in cui vengano identificati i redditi da capitale e si impedisca una corsa al ribasso sulla tassazione di questi ultimi. Ma la tassazione è solo l’esempio più ovvio di un ambito nel quale la corsa al ribasso interferisce con il raggiungimento di obiettivi nazionali. Altri ambiti potrebbero riguardare la regolamentazione del lavoro o della finanza e gli standard ambientali.

estratto da http://vocidallestero.it/2016/07/11/summers-sul-financial-times-gli-elettori-meritano-un-responsabile-nazionalismo-non-un-globalismo-di-riflesso/

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5 pensieri su “Centralità del popolo

  1. Quello che dice il popolo (romano):
    “Io non so’ razzista, ma a me del negro morto non me ne frega niente. Quello stava a cercà’ qualcosa da rubà’ e ha trovato qualcuno più tosto de lui. Poi il resto so’ tutte fregnacce. Ma quello che stava a fà’ in Italia? Dimmelo tu perché io non lo so. È fuggito dalla guerra? Non ce credo manco se me lo dice la Madonna. Dalla guerra? Ma che guerra … so’ tutte fregnacce. Vengono perché trovano l’America … e che America! Allora divento profuga pure io … dove se firma? Credi che sto a scherzà’? Io baratto la vita mia con quella de profugo … subito! Io fuggo da ‘na guerra, ma una vera mica finta … a me l’Italia m’ha dichiarato guerra, l’Italia m’ha r-o-v-i-n-a-t-o … lo Stato Italiano me vole morta … ecco la verità … dopo cinquant’anni de lavoro [al mercato ortofrutticolo] ho dovuto vende tutto, pure il banco … adesso vivo co’ mi sorella che sta ferma a letto … in due camere … una pensione ci paghiamo l’affitto e le bollette, coll’altra ce campamo … aspettiamo aspettiamo, ma che? L’invalidità, l’accompagno … qualcosa … se no è dura …ma bisogna conosce qualcuno … profuga … come no … anzi, meglio … moglie de un profugo morto ammazzato così me sistemo tutta la vita a spese vostre … faccio la vittima … bisogna sapesse vende … se ritorno indietro de’ cinquant’anni una solo cosa faccio: non lavoro … perché chi ha lavorato per davvero dentro ‘sto paese ora fa il pezzente … e allora non me devi [rompere le scatole] co’ ‘sta storia del morto che a me non me ne frega niente. Me devo vergognà’? E allora me vergognerò … a settant’anni sonati sai che paura …”.
    LEGGI TUTTO:http://pauperclass.myblog.it/2016/07/13/del-negro-morto-me-ne-frega-niente-alceste/

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  2. IL GIOCO DELLA UE
    In un gioco classico l’Italia dovrebbe uscire e tornare a una moneta nazionale controllata dal tesoro passando per una prevalente nazionalizzazione del suo sistema bancario e il ripristino della legge bancaria; chi si interessa di questi problemi sa il perché e non ho qui lo spazio per spiegarlo.

    Come detto però, questo costituirebbe un guadagno per i soli salariati e una perdita secca per i detentori di capitali.

    Il caso della Germania è diverso. Ai detentori di capitali della Germania conviene:

    Restare nell’Euro fino a quando tutti i suoi crediti non saranno ripagati dai debitori

    Restare nell’Euro anche in caso di uscita dell’Italia per impedire una rivalutazione della sua valuta nazionale (Euro o Marco)

    Non conviene restare nell’Euro nel caso in cui:

    Per tenere in piedi la moneta unica dovesse accollarsi il peso della mutualizzazione del debito sovrano Italiano senza poterne controllare i conti, in sostanza senza poter far sedere i propri ministri sulle poltrone di Roma e senza poterne controllare il parlamento.

    Per mantenere la stabilità dell’Euro debba affrontare decenni di rendimenti reali negativi sui titoli di stato poliennali (cosa che sta già accadendo).

    L’Euro e la UE continuassero ad esistere senza la Germania ma vincolati dai debiti nei confronti della stessa e con un cambio ad essa agganciato.

    Questa ultima ipotesi non è affatto peregrina ed è quella che a ben vedere nel medio periodo potrebbe garantire il massimo pay off al capitalismo teutonico.

    Ma c’è un’altra ipotesi di rottura del gioco ed è quella che afferisce appunto alla sottofunzione distributiva tra le classi sociali.

    Fino ad oggi a prendere le decisioni è stata solo una delle sottoclassi di entrambi i giocatori, quella dominante.

    A prendere coscienza del proprio potere dovrebbe essere la sottoclasse dominata e uscire dal gioco rompendo lo schema distributivo della funzione dei pay-off imposta dalla sottoclasse dominante.

    A quel punto per Unione Europea ed Euro si potrebbe davvero preparare una sobria cerimonia funebre, attinente al credo del rigore ordoliberista: cassa di legno e fossa in affitto.

    _______________________________

    1 John von Neumann, Oskar Morgenstern (1944): Theory of Games and Economic Behavior, Princeton University Press; terza ed. 1953.

    2 John Forbes Nash (1950): Equilibrium points in n-person games, Proceedings of the National Academy of the USA

    Nicola Di Cesare in http://www.appelloalpopolo.it/?p=16220

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  3. Ma se i regimi peccano del vizio della pretesa di innocenza, nei popoli sempre più ridotti a massa, a gente, si diffonde la pretesa di estraneità, quella che permette di chiamarsi fuori, di rigenerare il mito illusorio di una società civile proba e incolpevole rispetto a un ceto dirigente reo di ogni nequizia e affetto da ogni vizio. Quel silenzio raccomandabile diventa un invito a astenersi, una sollecitazione alla delega e una assunzione di irresponsabilità, che trasforma in inevitabile effetto secondario di scelte decise in alto il razzismo, il fascismo, l’egoismo, la sopraffazione. Ma anche la sopportazione senza ribellione dell’esproprio di diritti e conquiste, l’assoldamento in eserciti di sfruttati e schiavi in cambio di una imitazione dei benessere, la limitazione di libertà la cui rinuncia dovrebbe garantire ordine e sicurezza, la riduzione di democrazia, che deve assicurare la loro “governabilità”.

    Non sarà il pianto per le vittime a renderci incolpevoli di aver accettato di esserlo anche noi.
    https://ilsimplicissimus2.com/2016/07/16/colombe-e-sciacalli/

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  4. Di fronte a questa svolta della storia sociale della Francia, alcuni persistono a non vedere nulla. Essi comprendono gli agricoltori che moltiplicano le azioni illegali perché il mondo agricolo sta morendo, capiscono i Corsi che vogliono vendicarsi contro le azioni dei teppisti che hanno assalito i vigili del fuoco, ma quando otto dipendenti dello stabilimento Goodyear di Amiens sono condannati a due anni di carcere, di cui nove mesi in cella per aver trattenuto per trenta ore due dirigenti di una società che ha soppresso 1.100 posti di lavoro, e reso 800 lavoratori disoccupati (dodici suicidi dalla chiusura) – nove mesi di carcere contro trenta ore! – loro non nascondono la loro gioia di vedere questi “teppisti” spediti “in cella”.

    Corsi e agricoltori d’accordo, ma non i lavoratori! Neanche un parola, inoltre, sui teppisti dal colletto bianco che delocalizzano la mano d’opera e moltiplicano i “piani sociali” per permettere ai loro azionisti di arricchirsi ancor di più! Io devo molto alla tradizione del sindacalismo rivoluzionario (Georges Sorel e Edouard Berth, Emile Puget e Victor Griffuelhes, Arturo Labriola e Filippo Corridoni), e questo solleva il mio cuore.

    Alain De Benoist , fonte: controinformazione.info

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  5. Dopo circa settant’anni, si sono avverate le cupe predizioni del prof. Carl Schmitt: l‘industria finanziaria sposta 15 volte più ricchezza dell’economia reale, il finanziere sostituisce lo statista come decisore politico, sostituisce la politica con il suo business, sostituisce la volontà delle nazioni con la sua propria volontà, sostituisce il diritto costituzionale e pubblico con i suoi regolamenti privati internazionali, sostituisce i parlamenti con i suoi centri di regolamentazione, sostituisce le monete nazionali e i tribunali dello Stato con la sua moneta e con i suoi tribunali, scavalca gli eserciti nazionali con i suoi eserciti privati di contractors. Lascia in essere gli Stati come suoi debitori obbedienti nonché come esecutori e cinghie di trasmissione delle sue decisioni nei confronti dei popoli, per rimescolarli, riformattarli, toglier loro progressivamente risorse, sicurezza, privacy, capacità politica, facendone una massa passiva senza identità, condizionata a pensare, agire e reagire secondo clichés
    Marco Della Luna in http://www.controinformazione.info/ricostituire-la-repubblica-rifiutando-lo-stato-azienda-privatizzato/

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