Sudditi

di Chiara Lyn Monticelli Russo

La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.
Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita, ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo.
Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.

Questo è il brutto sogno degli schiavi moderni che non chiedono, in definitiva, che di lasciarsi andare nella danza macabra del sistema dell’alienazione.

L’oppressione si modernizza estendendo ovunque forme di mistificazione che consentono di occultare la nostra condizione di schiavi.
Mostrare la realtà così com’è veramente, e non come viene presentata dal potere, costituisce la sovversione più autentica.
Solo la verità è rivoluzionaria.

https://terzapaginainfo.wordpress.com/2012/12/09/il-rapimento-di-europa/#comment-684

Partenogenesi

La partenogenesi (dal greco παρθένος, «vergine» e γένεσις, «nascita», ovvero riproduzione verginale) è un modo di riproduzione di alcune piante e animali in cui lo sviluppo dell’uovo avviene senza che questo sia stato fecondato.

In politica questo avviene quando qualcuno viene nominato ad una carica senza essere passato per il giudizio dell’elettorato (la sovranità appartiene al popolo recita l’art.1 della costituzione).

Non è il caso di Gentiloni (contrariamente a quanto affermano alcuni social media) il cui curriculum trovate all’autorevole pagina del governo: http://www.governo.it/governo/renzi-matteo/ministro/paolo-gentiloni-silveri.

Sarebbe invece il caso del nuovo Senato riformato secondo la proposta Boschi (bocciata dal referendum) ed è anche il caso delle elezioni provinciali (a Ferrara il 15 dicembre prossimo) il cui particolare elettorato (attivo e passivo) è costituito da consiglieri e sindaci dei comuni del territorio.

Considerando che già adesso gli assessori comunali sono nominati direttamente dal Sindaco, senza essere passati tra i candidati, è evidente che la tendenza va in direzione dell’autocrazia.

Vademecum elettorale

Adesso che siete freschi di propaganda referendaria sicuramente riconoscerete qualcuna di queste tecniche di psicologia sociale (si trovano su wikipedia) e sarete preparati per le prossime elezioni!

Del tempo è stato speso per analizzare i mezzi con cui vengono trasmessi i messaggi propagandistici, e questo lavoro è importante, ma è chiaro che le strategie di disseminazione dell’informazione diventano strategie di diffusione della propaganda solo quando sono accoppiate a messaggi propagandistici. Identificare questi messaggi è un prerequisito necessario per studiare i metodi con cui questi vengono diffusi. Ecco perché è essenziale avere qualche conoscenza delle seguenti tecniche di produzione della propaganda:

  • Ricorso alla paura: il ricorso alla paura cerca di costruire il supporto instillando paura nella popolazione. Per esempio Joseph Goebbels sfruttò la frase I tedeschi devono morire!, di Theodore Kaufman, per sostenere che gli alleati cercavano la distruzione del popolo tedesco.
  • Ricorso all’autorità: il ricorso all’autorità cita prominenti figure per supportare una posizione, idea, argomento o corso d’azione.
  • Effetto gregge: l’effetto gregge o l’appello alla “vittoria inevitabile” cercano di persuadere il pubblico a prendere una certa strada perché “tutti gli altri lo stanno facendo”, “unisciti alla massa”. Questa tecnica rafforza il naturale desiderio della gente di essere dalla parte dei vincitori. Viene usata per convincere il pubblico che un programma è espressione di un irresistibile movimento di massa e che è nel loro interesse unirsi. La “vittoria inevitabile” invita quelli non ancora nel gregge a unirsi a quelli che sono già sulla strada di una vittoria certa. Coloro che sono già (o lo sono parzialmente) nel gregge sono rassicurati che restarci è la cosa migliore da farsi.
  • Ottenere disapprovazione: questa tecnica viene usata per portare il pubblico a disapprovare un’azione o un’idea suggerendo che questa sia popolare in gruppi odiati, temuti o tenuti in scarsa considerazione dal pubblico di riferimento. Quindi, se un gruppo che sostiene una certa politica viene indotto a pensare che anche persone indesiderabili o sovversive lo appoggiano, i membri di tale gruppo possono decidere di cambiare la loro posizione.
  • Banalità scintillanti: le “banalità scintillanti” sono parole con un’intensa carica emotiva, così strettamente associate a concetti o credenze di alto valore, che portano convinzione senza supportare informazione o ragionamento. Esse richiamano emozioni come l’amore per la patria, la casa, il desiderio di pace, la libertà, la gloria, l’onore, ecc. Chiedono approvazione senza esaminare la ragione. Anche se le parole o le frasi sono vaghe e suggeriscono cose differenti a persone differenti, la loro connotazione è sempre favorevole: “I concetti e i programmi dei propagandisti sono sempre, buoni, auspicabili e virtuosi”.
  • Razionalizzazione: individui o gruppi possono usare generalizzazioni favorevoli per razionalizzare atti o credenze. Frasi vaghe e piacevoli sono spesso usate per giustificare tali atti o credenze.
  • Vaghezza intenzionale: le generalizzazioni sono sempre vaghe, in modo che il pubblico possa fornire la propria interpretazione. L’intenzione è quella di muovere il pubblico tramite l’uso di frasi indefinite, senza analizzare la loro validità o tentare di determinare la loro ragionevolezza o applicabilità.
  • Transfer: questa è una tecnica di proiezione di qualità positive o negative (lodare o condannare) di una persona, entità oggetto o valore (un individuo, gruppo, organizzazione, nazione, il patriottismo, ecc.) a un altro soggetto per rendere quest’ultimo più accettabile o per screditarlo. Questa tecnica viene generalmente usata per trasferire il biasimo da un attore del conflitto all’altro. Evoca una risposta emozionale che stimola il pubblico a identificarsi con l’autorità riconosciuta.
  • Ipersemplificazione: generalizzazioni favorevoli sono utilizzate per fornire risposte semplici a problemi sociali complessi, politici, economici o militari.
  • Uomo comune: l’approccio dell'”uomo comune” tenta di convincere il pubblico che le posizioni del propagandista riflettano il senso comune della gente. Viene designato per vincere la fiducia del pubblico comunicando nel suo stesso stile. I propagandisti usano un linguaggio e un modo di fare ordinari (e anche gli abiti nelle comunicazioni faccia a faccia o audiovisive) nel tentativo di identificare il loro punto di vista con quello della persona media.
  • Testimonianza: le testimonianze sono citazioni, dentro o fuori contesto, dette specificamente per supportare o rigettare una data politica, azione, programma o personalità. La reputazione e il ruolo (esperto, figura pubblica rispettata, ecc.) dell’individuo che rilascia la dichiarazione vengono sfruttati. La testimonianza pone la sanzione ufficiale di una persona rispettata o di un’autorità sul messaggio propagandistico. Questo viene fatto in un tentativo di far sì che il pubblico si identifichi con l’autorità o che accetti le opinioni e le convinzioni dell’autorità come se fossero sue.
  • Stereotipizzazione o etichettatura: questa tecnica tenta di far sorgere pregiudizi nel pubblico etichettando l’oggetto della campagna propagandistica come qualcosa che la gente teme, odia, evita o trova indesiderabile.
  • Individuare il Capro espiatorio: colpevolizzare un individuo o un gruppo che non è realmente responsabile, alleviando quindi i sentimenti di colpa delle parti responsabili o distraendo l’attenzione dal bisogno di risolvere il problema per il quale la colpa è stata assegnata.
  • Parole virtuose: sono parole appartenenti al sistema di valori del pubblico, che tendono a produrre un’immagine positiva quando riferite a una persona o a un soggetto. Pace, felicità, sicurezza, guida saggia, libertà, ecc., sono parole virtuose.
  • Slogan: uno slogan è una breve frase a effetto che può includere la stereotipizzazione o l’etichettatura.
  • Conventio ad tacendum: la propaganda, come insegna soprattutto il caso del fascismo italiano, consiste anche nello scegliere le notizie, decidendo quali diffondere e quali tacere. La convenzione comunemente accettata di non parlare di un certo argomento viene definita conventio ad tacendum.

Fine della seconda repubblica?

La Seconda Repubblica è finita il 9 novembre 2016

L’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca decreta la fine di quell’epoca di globalizzazione e finanza selvaggia avviata 27 anni prima, con la caduta del muro di Berlino: è stato il cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” post-Guerra Fredda. È significativo che Lucia Annunziata abbia commentato la vittoria di Donald Trump con un articolo apparso sull’Huffington Post, intitolato proprio “Nuovo Ordine Mondiale”4, quasi a sancire pubblicamente l’apertura di nuovo ed ennesimo capitolo della storia, dopo la parentesi unipolare durata dal 1989 al 2016.

Sull’Italia, ora come allora, si riverberano gli effetti dei cambiamenti internazionali.

La fine della Prima Repubblica, che molti fanno coincidere con l’inchiesta di Tangentopoli del 1992, va in realtà retrodatata al novembre 1989: sono la caduta del Muro di Berlino e la fine del mondo bipolare che, a distanza di tre anni, produrranno l’inchiesta giudiziaria benedetta dagli USA, che spazzerà via democristiani e socialisti. Il nuovo corso della storia, aperto ufficialmente con l’insediamento alla Casa Bianca di Bill Clinton (gennaio 1993), rende infatti d’intralcio quella classe dirigente italiana legata all’economia mista, ad una politica estera filo-araba e, per quanto possibile, conciliante con la Russia ed il Terzo Mondo. Il “Nuovo Ordine Mondiale” prevede il neoliberismo spinto, la supremazia della finanza ed il totale appiattimento dell’Italia alle politiche atlantiche: in sostanza, implica l’adozione dell’euro e la convergenza dell’Italia verso l’Unione Europea.

L’oligarchia atlantica reputa che, per l’attuazione di questa agenda, l’establishment della Prima Repubblica (che sulla carta avrebbe dovuto incassare i dividendi della “vittoria sul comunismo), non sia più idoneo: troppo legato a logiche nazionali e geloso della sovranità italiana. Gli angloamericani, quindi, spazzano via il Pentapartito avvalendosi dei servigi del pool di Milano e puntano sui deboli e ricattabili ex-comunisti, divenuti ora PDS. L’ingresso di Silvio Berlusconi in politica (dettato dal timore che gli ex-comunisti colpiscano le sue aziende televisive) non è previsto e, di conseguenza, prontamente sabotato col mandato di comparizione del novembre 1994.

Comincia così l’epoca dei governi Dini, Prodi, D’Alema ed Amato, che traghettano l’Italia nell’euro a colpi di salassi fiscali e privatizzazioni: l’economia mista, che aveva elevato l’Italia da Paese semi-industriale a quinta economia del mondo, è smantellata con noncuranza, regalando sfiziosi bocconi a speculatori internazionali come George Soros ed a pescecani locali del calibro di Carlo De Benedetti. Così facendo, la Seconda Repubblica lega i suoi destini a quelli della moneta unica, dell’Unione Europea e dell’oligarchia euro-atlantica, incarnata dal clan Clinton (e successivamente da Barack Obama): o la va o la spacca.

L’euro, le cui basi sono state gettate col Trattato di Maastricht del 1992, entra in circolazione nel 2002, con immediati effetti di impoverimento e di perdita di competitività, ben visibili nella bilancia commerciale: si accumulano così quelle tensioni che, al primo choc esterno (la bancarotta di Lehman Brothers del 2008) innescheranno l’attesa eurocrisi da cui dovrebbero nascere gli Stati Uniti d’Europa. Silvio Berlusconi, intenzionato secondo alcune indiscrezioni ad abbandonare l’euro, è accompagnato nuovamente alla porta (novembre 2011), per cedere il posto ad figura di spicco dell’oligarchia massonica-finanziaria pro- euro e pro-UE, il professore Mario Monti.

Subito però emerge che l’establishment tedesco (eccezion fatta per Angela Merkel) non è assolutamente interessato a sobbarcarsi i costi dell’eurozona (nein agli eurobond ed alla “tranfer-union”) né a diluire la Germania (come del resto anche la Francia) in un organismo sovranazionale, i cosiddetti USE: l’euro, quindi, rimane un semplice regime a cambi fissi, perpetuabile solo con devastanti politiche d’austerità e di svalutazione interna. L’esperimento di Monti fallisce miseramente e quello di Enrico Letta neppure decolla. Che fare? L’establishment euro-atlantico e quello italiano giocano l’ultima carta: Matteo Renzi, definito non a caso dal Financial Times come “the last hope for the Italian elite”5.

Il “rottamatore” è, in realtà, un banale esempio di gattopardismo politico: l’establishment presenta Renzi come “il rinnovamento”, quando è in realtà l’extrema ratio per tentare di salvare la Seconda Repubblica ed i suoi due pilatri, euro ed Unione Europea. Matteo Renzi non solo si pone in perfetta continuità con l’ordine esistente, ma addirittura accentua l’appiattimento dell’Italia sulle posizioni euro-atlantiche: privatizzazioni di quel che è rimasto, “Job Act”, rottura dei rapporti con l’Egitto, sostegno alla Fratellanza Mussulmana in Libia, schieramento di soldati italiani al confine con la Russia, riforma costituzionale sponsorizzata dall’alta finanza, invasione programmata dell’Italia incentivando al massimo i flussi migratori dal Nord Africa.

Matteo Renzi è, in un certo senso, l’apoteosi della Seconda Repubblica: distruzione della base produttiva e sistematica violazione degli interessi nazionali.

Il gioco dura finché il “Nuovo Ordine Mondiale” uscito dal 1989 regge: se l’ordine vigente crolla, è inevitabile che l’establishment italiano subisca gli effetti degli stravolgimenti internazionali. Il 9 novembre 2016, ossia l’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, un presidente anti-europeista, isolazionista e protezionista, è per la Seconda Repubblica quello che il 9 novembre 1989, ossia il crollo del muro di Berlino, fu per la Prima. È il suono della campana a morto.

È la fine di Matteo Renzi, Giorgio Napolitano, Mario Draghi, Sergio Mattarella, Laura Boldrini, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi, Enrico Letta, Giuliano Amato, Pierluigi Bersani, etc. etc. Ma è la fine anche del Movimento 5 Stelle, prodotto, come abbiamo sempre sottolineato nelle nostre analisi, di quell’élite massonico-finanziaria che ha sinora tirato i fili dell’Unione Europea (si ricordino gli espliciti richiami del buon anima Gianroberto Casaleggio al “Nuovo Ordine Mondiale”, nel suo video “Gaia” carico di allusioni mondialiste-massoniche).

È difficile pronosticare quali forze politiche emergeranno in Italia dopo l’inevitabile collasso della moneta unica e dell’Unione Europea, ma l’agenda, in un certo senso, è già tracciata e contempla un ritorno al passato: economia mista, svincolamento dell’egemonia angloamericana, vocazione mediterranea e sinergie con il nuovo mondo che sta sorgendo ad Oriente.

http://federicodezzani.altervista.org/litalia-trump-lestablishment-attende-inquieto-la-fine/

4 http://www.huffingtonpost.it/lucia-annunziata/nuovo-ordine-mondiale_b_12878384.html

5 https://www.ft.com/content/21f3bf46-86cd-11e4-9c2d-00144feabdc0

I regali della Befana

Per spiegare il titolo dobbiamo tornare al  tempo in cui è stato scritto l’articolo (vedi sotto):
Nel silenzio e nel disinteresse più assoluti da parte dell’opinione pubblica, il Titolo V della Costituzione ha già subìto modifiche recenti – in senso neo-centralista – proprio da parte del governo dei “tecnici” del 2012; oltre alla nota modifica dell’Articolo 81 della Costituzione relativa al pareggio di bilancio, il Governo Monti ha infatti realizzato due ulteriori e complementari modifiche.

  • Grazie alla riforma dell’Articolo 117, è stata attribuita allo Stato la prerogativa di “armonizzazione dei bilanci pubblici”, vale a dire la possibilità d’intervenire sulla facoltà di spesa delle amministrazioni locali.
  • Grazie alla riforma dell’Articolo 119, si è imposto a Comuni, Province e Regioni “l‘osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea”.

Per farla breve, l’attuazione delle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea ha necessitato di sottrarre il potere di spesa agli enti locali. Nel periodo in cui queste riforme venivano attuate, Monti trovò dura opposizione da parte di tutti i Presidenti di Regione. Per l’ex-advisor di Goldman Sachs fu allora un vero e proprio colpo di fortuna che, poco prima dell’attuazione dei tagli previsti dalla spending review, la magistratura mettesse sotto inchiesta dieci amministrazioni regionali su venti. E così, negli stessi giorni in cui l’opinione pubblica volgeva la propria beata e ignorante attenzione verso le feste in maschera di Franco Fiorito, in maniera completamente indisturbata Mario Monti procedeva con un taglio di 12 miliardi alla Sanità realizzato in larga parte sottraendo risorse alle Regioni.

Come a questo punto dovrebbe risultare chiaro, l’azzeramento delle autonomie locali risponde allo stesso disegno strategico che muove le politiche economiche a livello nazionale: incrementare l’austerità, realizzare quanto annunciato senza giri di parole da Mario Draghi con l’affermazione “il modello sociale europeo è morto”. In breve: abbattere il welfare state.
Nel caso italiano, a partire dalla Riforma Bassanini, non è però possibile demolire il welfare senza sottrarre preliminarmente potere agli enti locali. Che si tratti della competenza delle Regioni sulla Sanità, di quella delle Province sull’istruzione oppure del ruolo dei Comuni rispetto ad asili e assistenza ai senza fissa dimora, poco importa. Il fiscal compact imporrà manovre da 50 miliardi di euro all’anno per vent’anni e il reperimento di tali risorse renderà inevitabili tagli progressivi alla spesa pubblica. Questi tagli, naturalmente, verranno ogni volta presentati come “riduzione degli sprechi”, come “razionalizzazione delle risorse” e con tutte le altre mendaci formule di cui dispone la propaganda ideologica della classe dominante. Eppure, basterebbe osservare il processo dell’ultimo decennio per comprendere come non sia possibile venire a patti con l’ideologia dei tagli alla spesa, come sia necessario smascherare la funzione ideologica degli enunciati contenenti la parola “sprechi”, come sia prioritario contrastare integralmente questa tendenza.
Esattamente da dieci anni, lo Stato non ha fatto altro che operare tagli progressivi dei trasferimenti dal governo nazionale agli enti locali: prima col governo Berlusconi (2004), poi col governo Prodi (2006), poi ancora col governo Berlusconi (2011), poi col governo Monti (2012) e infine col governo Letta (2013). Tutto questo ha provocato un ridimensionamento di proporzioni immense per tutto ciò che concerne i servizi sociali amministrati dai territori e, in generale, per tutto l’esiguo e traballante impianto del welfare italiano. Non è possibile, in questa sede, elencare tutte le conseguenze che hanno colpito la vita concreta e quotidiana di milioni di persone. Basti citare, tanto per fare un esempio, come la spesa per la sanità sia stata tagliata di 25 miliardi nei soli ultimi tre anni, con conseguente aumento generalizzato dei ticket sanitari e con la riduzione di decine di migliaia di posti letto negli ospedali italiani. Si potrebbe poi continuare parlando dei tagli di 23 miliardi alla scuola pubblica previsti per il triennio 2015-2017 – ambito amministrato finora dai vari enti locali – ma direi che, a questo punto, il concetto che sto cercando di esprimere dovrebbe risultare chiaro.

estratto da http://appelloalpopolo.it/?p=10292 del 6 gennaio 2014

Gli effetti li vediamo oggi
Gli effetti li vediamo oggi

Lontani da Roma

Le drammatiche notizie che arrivano dal Centro Italia tengono incollate tante persone alla televisione qui dalle nostre parti, dove si rivive purtroppo quanto accaduto con il terremoto emiliano.

Non poteva passare inosservato, quindi, il lungo discorso sui terremoti pregressi che è stato fatto oggi dal Tg5, che ha rievocato i più intensi sismi d’Italia. Dimenticando però, il nostro, come si vede dalla schermata in cui si elencano.

 

Perchè accade, al Tg5 come in tante altre testate nazionali? Per una serie di motivi, verrebve da dire. Perché qui ci sono stati meno morto che altrove, perché l’idea dominante è che qui ne siamo usciti fuori velocemente e perchè la Bassa è troppo lontana da Roma, è periferia ddell’impero.

Così, del nostro terremoto non si parla più, un destino che dividiamo con chi è più periferico di noi, i friulani.

Oggi quella schermata è rimasta in onda a lungo. Abbastanza da essere vista da tante persone. Quindi tanti emiliani si sono arrabbiati e, come ha fatto ad esempio Riccardo Zanini da Concordia sulla Secchia, hanno scritto mail di protesta al telegiornale Mediaset.

“LETTERA INVIATA AL TG5

E’ con estremo rammarico che scrivo queste righe.
Da terremotato dell’Emilia, sono semplicemente indignato, nel non ritrovare nella vostra tabella pubblicata durante l’edizione straordinaria di oggi, i terremoti che hanno colpito l’Emilia il 20 e 29 maggio 2012.
La ritengo una cosa vergognosa, visto che anche noi abbiamo pagato il nostro tributo di sangue e i tantissimi danni che, a tutt’oggi, lasciano la nostra zona, la “bassa Modenese”, ancora con ferite che richiederanno anni, decenni per poter essere curate”.

I lettori ci segnalano che anche in Rai, durante la trasmissione di Massimo Giletti, è stata dimenticata l’Emilia.

 

E nell’occasione noi, nel nostro piccolo, vogliamo qui ricordare chi troppo spesso viene dimenticato. Gli uomini e le donne che sono morti a causa del sisma Emilia 2012.
Paolo Siclari (37 anni) Biagio Santucci (24) Matteo Serra (40) Giordano Visconti (33) Mauro Mantovani (64) Enea Grilli (66) Eddi Borghi (40) Vincenzo Iacono (39) Hou Hongli (33) Daniela Salvioli (44) Iva Vanna Contini (54) Enzo Borghi (72) Gianni Bignardi (55) Mohamad Azarg (46) Kumar Pawan (31) Sergio Cobellini (68) il parroco don Ivan Martini (65) Nicola Cavicchi (35) Leonardo Ansaloni (51), Gerardo Cesaro (55)

 

The post Il Tg5 dimentica il terremoto d’Emilia, lo sdegno della Bassa appeared first on SulPanaro | News.

Sia Gentiloni, la smetta

E’ il mal sottile dell’Italia la costante presenza nei dintorni del potere e dei poteri di personaggi cinici, opportunisti all’ultimo stadio e dunque allo stesso tempo fedelissimi fino all’idiozia e voltagabbana fino al midollo.

Il simplicissimus

secretary_john_kerry_and_italian_foreign_minister_paolo_gentiloni_2014Visto che stiamo toccando il fondo del barile morale e politico, che una banda di dilettanti respinta ad x factor fa strame della Costituzione disegnando faccine infantili su un prezioso incunabolo, potremmo anche pensare di stabilire che il ministero degli esteri vada direttamente all’ambasciatore Usa, in maniera da evitare in futuro l’umiliazione di avere un Gentiloni, un ministro che si stende a tappetino e fa proprie le tesi più oltranziste di Washington, di ascoltare noiosi e banali sermoni sulla Siria e su Aleppo e sulla cattiveria di Assad e della Russia nei quali l’unica cosa che manca è un briciolo di verità e di onestà, cosa del resto è assolutamente ovvia da parte di uno che ha avuto il coraggio di parlare di lotta al terrorismo dal Qatar che ne è uno dei più eminenti e generosi finanziatori.

In questa maniera si risparmierebbe uno stipendio e si eviterebbe  di dover assistere…

View original post 780 altre parole