Diritto allo studio

di Federica Forte

Probabilmente di laureati ce ne sono già troppi. Ingegneri, medici, filosofi non è quello di cui necessita l’impero di 400 mila anime, né l’Italia. Più che menti, servono braccia a cui non è richiesta una preparazione eccellente, bensì che sappiano leggere e comunicare ed agire conformemente all’interno di un gruppo organizzato (l’azienda, la comunità di riferimento). All’Unione Europea, ai nostri politici e probabilmente anche a coloro che lavorano nel campo della formazione non importa affatto della piena realizzazione dei cittadini. L’istruzione, in quanto tale, è un peso per qualunque Stato che si trovi a governare una massa di persone e personalità, ognuna con le proprie aspirazioni, obiettivi, valori. La società non deve contemplare al suo interno un’elevata percentuale di menti brillanti, di gente capace, arguta, sensibile perché così organizzata si presenterebbe inevitabilmente un problema di ordine sociale: gente come questa alla lunga risulterebbe ingovernabile.

Le parole di Marco Della Luna chiariscono meglio il ruolo della scuola nella società odierna: “La scuola ha assunto la funzione di preparare cittadini con una cultura abbastanza uniforme e con limitate capacità critiche. Oggi l’insegnamento ordinario, inoltre, è volutamente incompleto e distorto. Conformemente, il nostro sistema universitario e post-universitario è organizzato in guisa tale che gli studenti non acquisiscono la visione d’insieme (…) così che imparino a essere essenzialmente professionisti esecutori e specialisti di settore”[3].

[3]Marco della Luna, Paolo Cioni “Neuroschiavi” pag.48

estratto da http://www.lintellettualedissidente.it/lotteria-studente/

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Un pensiero su “Diritto allo studio

  1. Oggi sono iniziate le scuole e chiaramente si è manifestata la tendenza alla scuola come pura area di parcheggio dove, come è ovvio, ci si adegua al passo dei meno dotati, sperando che almeno siano abbastanza passivi da non disturbare il percorso di chi, eventualmente, sarebbe intenzionato ad apprendere…
    Paolo Giatti

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