Il crollo non c'è (ancora)

Il crollo non c’è. Il crollo atteso da molti non c’è stato. Negli anni della crisi abbiamo avuto il dominio di un solo processo, che ha impegnato ogni soggetto economico e sociale: la sopravvivenza. C’è stata la reazione di adattamento continuato (spesso il puro galleggiamento) delle imprese e delle famiglie. Abbiamo fatto tesoro di ciò che restava nella cultura collettiva dei valori acquisiti nello sviluppo passato (lo «scheletro contadino», l’imprenditorialità artigiana, l’internazionalizzazione su base mercantile), abbiamo fatto conto sulla capacità collettiva di riorientare i propri comportamenti (misura, sobrietà, autocontrollo), abbiamo sviluppato la propensione a riposizionare gli interessi (nelle strategie aziendali come in quelle familiari).

Una società sciapa e infelice. Quale realtà sociale abbiamo di fronte dopo la sopravvivenza? Oggi siamo una società più «sciapa»: senza fermento, circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa. E siamo «malcontenti», quasi infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali. Si è rotto il «grande lago della cetomedizzazione», storico perno della agiatezza e della coesione sociale. Troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale. Da ciò nasce uno scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle precedenti collocazioni sociali di individui e ceti.

Estratto da : http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=120937

//www.youtube-nocookie.com/v/UjBuFOcZozs?version=3&hl=it_IT&rel=0

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2 pensieri su “Il crollo non c'è (ancora)

  1. Ieri mattina trovo nella cassetta della posta lo speciale “Italia che ce la fa” del Corriere della Sera. Mi guardo a destra e a sinistra, lo hanno anche i vicini. Il sospetto che la propaganda ti insegua c’è, ma lo leggiamo comunque. La prefazione è “dare un altro racconto del nostro paese”. Un altro rispetto a quale?
    Ti aspetti di trovare la storia dell’amico dei tuoi genitori che sta resistendo con le unghie e con i denti per non chiudere l’impresa di manutenzione anche se gli sono rimasti tre dipendenti, Equitalia che lo aspetta anche nel bagno di casa e due ore di sonno al giorno.
    No, non si parla di lui, è un altro, il racconto dell’Italia che ce la fa. È l’elogio di un nuovo modello sociale e di un nuovo modo di interpretare le cose che per semplicità potremmo definire un think positive impermeabile all’evidenza dei fatti. È l’Italia che sa accontentarsi, che sa vedere i vantaggi e opportunità nell’austerità, che sa fare del sacrificio uno stile di vita da amare.
    di Deanna Pala.

    Leggi tutto: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=103855&typeb=0

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  2. Dal 1999 (data in cui l’€uro era già moneta virtuale a cambio rigido), centinaia di miliardi di €uro di nuovi investimenti sono AFFLUITI dalla morigerata “core-zone” verso i GIIPS. Un’orgia di LIQUIDITA’ che ha schiacciato i tassi d’interesse di quest’ultimi anche più del 50%, dando vita ad una IMMENSA bolla immobiliare. Bolla foraggiata dal capitale straniero dato a prestito ad un tasso via-via calante ai cattivissimi e spendaccioni PIIGS, in cui i rispettivi governi hanno fatto a gara ad eliminare quei vincoli e quelle leggi che tutelavano il consumatore in nome del “LIBEROMERCATO” imposto dalle regole della Unione Europea.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=11393

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