E' qui la festa?

“Panem et circenses (letteralmente, Pane e corse dei cavalli) è una locuzione in lingua latina molto conosciuta e spesso citata. Era usata nella Roma antica. Contrariamente a quanto generalmente ritenuto, questa frase non è frutto della fantasia popolare ma ha un autore specifico. È stata creata infatti dal poeta latino Giovenale (Satire, 10 81).

Questo poeta fu un grande autore satirico: amava descrivere l’ambiente in cui viveva, in un’epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con elargizioni economiche e con la concessione di svaghi a coloro che erano governati.

In alcuni post abbiamo notato il fastidio espresso da alcuni per le tante “feste” organizzate da questa amministrazione, ma, se vogliamo cambiare davvero le cose, dobbiamo cominciare da noi stessi e fin dalla più tenera età.

C’è qualcuno in grado di ricordare com’è iniziata questa storia? All’inizio sembrava un fenomeno transitorio, una tendenza che avremmo potuto fer­mare in qualunque momento, invertendone la mar­cia. Poi, non si sa come, l’innocente palla di neve è diventata una valanga inarrestabile. I lettori avranno già compreso che stiamo parlando delle feste di com­pleanno dei bambini e dei ragazzi.
Che cosa c’è di più bello che festeggiare figli e ni­poti quando compiono gli anni? Finché sono picco­lissimi si fa la festa in casa con i parenti, la torta con le candeline, le fotografie al momento del soffio che le spegne. La fase due arriva quando i festeggiandi frequentano la scuola materna o i primi anni delle ele­mentari: la festa si organizza ancora in casa. Un geni­tore o un nonno farà il giro dei citofoni del condominio per chiedere scusa in anticipo del fra­casso che per qualche ora uscirà dall’appartamento del festeggiato, delle porte dell’ascensore che qualche bambino lascerà aperte, dei fuoristrada parcheggiati davanti al portone dalle mamme.
Nell’ora convenuta sono arrivate per ritirare i figli
e hanno lasciato l’auto solo «per un attimino», sa pendo benissimo che per sradicare il bambino dai giochi, raccattare scarpe e indumenti sparsi in giro r farglieli indossare, ci vorranno tre quarti d’ora.
Il punto di non ritorno è segnalato da due boe: il bambino o la bambina rientrano da scuola portando in cartella un invito elaboratissimo in dodici colori, su quattro facciate, con disegni, animazioni, carillon e stelle filanti, per una festa di compleanno. Elaborato e stampato al computer d’accordo, ma noi quando ci siamo sposati un invito così ce lo sognavamo. La seconda boa che segnala la svolta è il fatto che per la festa i genitori hanno affittato un locale anziché or­ganizzarla in casa. È fatta. Bisognerà seguire l’esem­pio e va ancora bene se si tratta di una sala parrocchiale con annesso campetto di calcio.
La sala è disadorna, bisognerà addobbarla con fe­stoni di carta colorata, allestire tavolate con cibi e be­vande. Un lavoro. I cibi sani, le torte salate con le verdure, i dolci della tradizione preparati con tanto amore dalle mamme resteranno intonsi mentre i pic­coli invitati sbraneranno le pizze e tutta l’infinita va­rietà di palatine, noccioline e snack in commercio. Ci penseranno gli adulti a far fuori il cibo sano avanzato, per giorni e giorni.
Bisognerà anche intrattenerli questi ragazzi: e se scritturassimo un paio di animatori? Anche loro hanno diritto di vivere. Perché non un prestigiatore? E l’illusionista, vogliamo lasciarlo a casa? Conosco quattro ragazzi che hanno formato un gruppo, per farsi conoscere suonano gratis, si accontentano del rimborso delle spese: il noleggio degli strumenti, dell’impianto di diffusione, del furgone per traspor­tare il tutto, del compenso del tecnico del suono. Un’inezia e poi vogliamo lesinare per una festa di compleanno?
Vi ricordate quando vi siete sposati il tormentone su chi bisognasse invitare oltre ai parenti? Era uno scherzo in confronto al problema della lista per la festa del bambino: sugli attuali compagni di classe delle medie non si discute, ma per quelli che sono stati compagni alle elementari? E gli amici del calcio, del tennis, della palestra, degli scout, del catechismo? Le maestre vogliamo invitarle o è meglio di no?
Per il regalo da fare al festeggiato di turno si stende una rete fittissima di telefonate tra le mamme dei com­pagni; consultazioni frenetiche, operazioni di spionag­gio («cerca di farti dire dal tuo compagno cosa gli piacerebbe ricevere, ma senza fargli capire che è per il regalo»). Congiure: attorno al regalo si formano di­versi aggregati di mamme, con fratture che si riverbe­rano anche sui figli. Gli invitati avranno anche loro un regalino da portare a casa, uno uguale per tutti i ma­schietti e un altro per le femminucce. Deve essere una cosa carina, ma inutile, guai se è qualcosa che può ser­vire a casa o, peggio ancora, a scuola.
Gli adulti, anche se escono stremati dall’impresa non debbono pensare di essere esentati dall’organizzare una festa bis per i parenti, anche loro hanno di­ritto di festeggiare l’erede. Uno pensa: beati quei ge­nitori che hanno figli nati in giorni di vacanza scolastica. Errore: anche loro reclamano il diritto a una festa di compleanno virtuale in un giorno dove possono invitare i compagni; salvo poi pretendere giustamente la festa vera anche in luglio o in agosto quando cadrà il compleanno (è colpa mia se mi avete fatto nascere in estate?).
Si sta formando un’associazione per la tutela dei diritti dei genitori con figli da festeggiare: chiederà di avere giorni di permesso retribuito, sconti sulle patatine e sulle bibite, assistenza psicologica e prestiti a tasso agevolato.

Bruno Gambarotta in Torino è la mia città ed. IL PUNTO, maggio 2011

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Un pensiero su “E' qui la festa?

  1. …anche perché fra una trentina d’anni, quando i due benefattori stellatesi (Marco&Daniele) molleranno l’osso, pardon, “andranno in pensione”, senz’altro farà loro comodo avere qualche panchina all’ombra sotto quegli alberi, dove potersi riposare e rimembrare le epiche vicende del loro passato e dove tutt’intorno rimirare le testimonianze del loro glorioso “impero”. E mi sembra già di vederli, seduti accanto ai loro nipotini ai quali indicando uno dopo l’altro: il museo, la rocca, l’osservatorio astronomico, i capannoni Cavagion, l’area attrezzata multifunzionale, le migliaia di lampioni che illuminano a giorno ogni metro di stradina asfaltata e tanto, tanto, tanto altro ancora, diranno agli ignari e innocenti rispettivi loro pargoli: vedi tutto questo l’ho fatto io, li decidevo io, quello l’ho voluto io e così via. Poi ritornando a piedi e passando dalla piazza, davanti all’imponente monumento che li effigia, voluto a furor di popolo dai loro compaesani “Ad eterna memoria dei probi, magnanimi e competenti amministratori stellatesi, con stima e riconoscenza perpetua”, una lacrimuccia di ricordi e rimpianti solcherà inevitabilmente il loro viso ormai modellato dalle pieghe del tempo, le quali, saranno li a testimoniare come onorificenze, le tante battaglie portate a termine vittoriosamente.
    fonte:http://albo-pretorio-bondeno.blogspot.it/2014/05/vignetta-domenicale.html

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