Manet a Venezia

MANET. RITORNO A VENEZIA

Sarà emozionante vedere riunite, in particolare, la dirompente Olympia di Manet (1863) – opera che lascia per la prima volta la Francia – e la sublime Venere di Urbino di Tiziano (1538), prestata eccezionalmente dalla Galleria degli Uffizi: il dipinto che l’artista ammirò a Firenze e da cui trasse ispirazione per raffigurare la sua sfrontata “femme de plaisir”. Un confronto “storico” tra due diverse “modernità”, tra due icone dell’arte universale, che si realizza grazie anche all’impegno del Sindaco di Venezia e alla comunione d’intenti dei Ministeri degli Esteri e della Cultura italiani e francesi.

Curata da Stéphane Guégan, con la direzione scientifica di Guy Cogeval e Gabriella Belli e con il progetto allestitivo di Daniela Ferretti, l’esposizione si propone dunque come un autentico evento: mai la pittura di Manet è stata presentata in maniera così significativa in Italia e mai è stato affrontato sul piano critico un aspetto così peculiare della sua arte.

Tutto ciò non solo grazie ai prestiti eccezionali del Musée d’Orsay – istituzione che conserva il maggior numero di capolavori del geniale pittore francese – ma anche di tanti altri musei internazionali, che hanno aderito all’evento, come il Metropolitan Museum di New York, la Bibliothèque Nationale de France, la Courtauld Gallery di Londra, il Museum of Fine Arts di Boston, la National Gallery di Washington, l’Art Institute di Chicago, il Musée des Beaux-Arts di Digione, il Musée de Grenoble, lo Szépmüvészeti Muzeum di Budapest e molti altri.

Complessivamente 80 le opere in mostra, tra dipinti, disegni e documenti. Se dunque gli studi su Manet si sono per lungo tempo concentrati sull’idea di una sua diretta discendenza dall’opera pittorica di Velázquez e di Goya, vedendo nell’ispanismo l’unica fonte della sua modernità e la ragione e lo stimolo per il suo rifuggire dal “ritorno” alla tradizione accademica, non meno significativo fu in realtà il legame con l’arte italiana.

E se Le Déjeuner sur l’herbe (1863 -1868 c.) e l’Olympia (1863) sono chiaramente variazioni da Tiziano e due splendide testimonianze della relazione di Manet con l’Italia, ancora molti sono gli esempi della profonda conoscenza dell’eredità artistica di Venezia, Firenze e Roma, da parte del grande pittore, che la mostra saprà svelare.

L’itinerario dell’esposizione, che ripercorre attraverso assoluti capolavori – Le fifre (1866), La lecture (1865-73), Le balcon (1869), Sur la plage (1873), Portrait de Mallarmé (1876 ca.), ecc. – tutta la vita artistica di Manet, con riferimenti più o meno espliciti al suo “intricato” universo privato, si apre con una serie di libere interpretazioni di opere del Rinascimento Italiano legate ai primi viaggi in Italia, nel 1853 e nel 1857.

Quelle, copiate al Louvre, da dipinti veneziani (l’Autoritratto da Tintoretto e la Venere del Pardo da Tiziano) risalgono non a caso all’anno successivo al primo soggiorno nella città lagunare, avvenuto nel ’53 ma molti sono anche i fogli in cui Édouard fissa a Firenze, nel ’57, il ricordo delle opere dei grandi Maestri italiani.
L’Italia del resto non è assente neppure nei dipinti di Manet più legati alla Spagna: la sua pittura religiosa si nutre tanto di Tiziano e Andrea del Sarto quanto di El Greco e Velázquez. Le sue silenti Nature morte, dietro alla fedeltà alle formule olandesi, riservano molte sorprese che non solo rimandano alla tradizione nordica, ma sembrano anche ispirarsi a un vigore cromatico e costruttivo tutto italiano.
Nemmeno quando il pittore si avvicina definitivamente alla “moderna” Parigi, la sua pittura tralascia la memoria italiana. L’accostamento in mostra tra Le Balcon e le Due dame veneziane di Carpaccio, o tra il ritratto di Zola e quello del giovane gentiluomo di Lorenzo Lotto suggeriscono evocazioni e rimandi affascinanti. Ma la “presenza” veneziana aleggia anche, in altro modo, nel celebre Bal masqué à l’Opéra (1873-1874), opportunamente accostato, in mostra, al Ridotto di Francesco Guardi, di cui pare echeggiare i temi degli amori mascherati e del gioco ambiguo dell’identità.
Il 1874, anno della 1ª Esposizione dei Pittori Impressionisti, è anche quello del suo terzo viaggio in Italia, a Venezia, dove raccoglie la sfida della luce, senza mai rinunciare a un complesso rigore compositivo. Solo due opere sono giunte fino a noi di questa importante fase della sua ricerca espressiva, una delle quali, Le Grand Canal à Venise, è stata eccezionalmente concessa in prestito alla mostra.

Il percorso prosegue, dopo aver evidenziato l’intensa relazione di Manet con tutte le avanguardie culturali del suo tempo, fino all’ultima produzione, divisa tra l’esaltazione dei parigini à la page , l’impegno repubblicano e visioni marine infinite.

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MANET. RITORNO A VENEZIA
Dal 24 aprile 2013 al 18 agosto 2013
Palazzo Ducale
San Marco, 1 , 30124 Venezia

Orari: Dalle 9.00 alle 19.00 da domenica a giovedì. Dalle 9.00 alle 20.00 venerdì e sabato. Il servizio di biglietteria termina 1 ora prima della chiusura
Biglietti: Intero € 13,00 – Ridotto € 11,00
ragazzi da 6 a 14 anni; studenti dai 15 ai 25 anni; cittadini over 65; personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; titolari Carta Giovani; possessori di Museum Pass; possessori di Venice Card Adult e Junior; possessori di Venice Card San Marco; gruppi di adulti (min.15 persone); membri Icom; soci FAI Convenzionati: titolari di Carta Ikea Family; soci Coop; soci Pro Loco “Unplicard” (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia – Comitato Provinciale del Veneto); soci Touring Club Italiano; titolari di abbonamento Musei Torino Piemonte; soci Arci; clienti Trenitalia (viaggiatori Frecciargento e Frecciabianca con destinazione Venezia, viaggiatori in possesso di biglietto internazionale con destinazione Italia, dipendenti del Gruppo FS e i possessori di Carta Freccia)
Ridotto speciale € 7,00 possessori del biglietto dei “Musei di Piazza San Marco” (va acquistato contestualmente, in vendita solo alla biglietteria di Palazzo Ducale); titolari di MUVE Friend Card
Ridotto scuole € 5,00 la scuola deve presentare lista su carta intestata dell’istituto
Gratuito: bambini da 0 a 5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici che accompagnino gruppi; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti; accompagnatori (max. 1) di gruppi di adulti; partner ordinari MUVE
Prevendita: singoli € 1,50 – gruppi € 1,50 – scuole € 1,00
Infoline & prevendita visitatori singoli: T +39 041 8520154 (dall’Italia e dall’estero) con carta di credito
www.mostramanet.it
http://palazzoducale.visitmuve.it/
www.ticket.it/manet
www.ticketone.it
Visite guidate: Gruppi € 117,00 – Scuole € 93,00 – Gruppi e scuole in lingua € 127,00 microfonaggio incluso nel prezzo
Sistema di microfonaggio obbligatorio per gruppi con guida propria: gruppi adulti € 30,00 – gruppi scuole € 15,00
Audioguida adulti € 5,00 – bambini € 4,00
Prenotazioni gruppi e scuole
Ufficio Gruppi Grandi Mostre
T 02 542727 – Fax 02 54101046
ufficiogruppi@ticket.it

Informazioni
http://palazzoducale.visitmuve.it
info@fmcvenezia.it
Call center: T +39 041 8520154

Vaporetto Linea 1 o Linea 2 fermata Vallaresso o San Zaccaria

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Mostra: Fondazione Musei Civici di Venezia
Co-prodotta con 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE
Con la collaborazione speciale di Musèe d’Orsay
Con il patrocinio di Ministero per i beni e le attività culturali – Patrocinio Regione Veneto
Partner: Fondazione Antonveneta
Lighting Sponsor Reggiani S.p.a. Illuminazione
Con il sostegno di Publitalia ’80, Digitalia ’08, Coin, Vogue, Ad
Sponsor tecnico Apice
Hotel Ufficiale StarHotels Splendid Venice
Con il supporto di Il Sole 24 ORE, Domenica, Radio 24
Catalogo Skira

Immagini
Édouard Manet, Olympia, 1863, olio su tela, 130×190 cm
Parigi, Musée d’Orsay
Donata allo Stato nel 1890 grazie a una sottoscrizione voluta da Claude Monet
© Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt

Édouard Manet, Le balcon (Il balcone), 1868-1869, olio su tela, 170×124,5 cm
Parigi, Musée d’Orsay
Lascito Gustave Caillebotte, 1894
© RMN (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

Édouard Manet, Le fifre (Il piffero), 1866, olio su tela, 161×97 cm
Parigi, Musée d’Orsay
Lascito conte Isaac de Camondo, 1908
© RMN / Hervé Lewandowski

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