Scialuppe a mare!

di Carlo Bertani

“…Non leggere,

non soffrire, non scrivere, non pagare conti,

vivere come un nobile in rovina

tra le rovine della mia intelligenza.”

Jaime Gil De Biedma – De vita beata – da Antología Poética – Alianza Editorial – Madrid – 1990.

Traduzione di Francesco Dalessandro

Vivere in Italia, oggi, fa venire la voglia di seguire il consiglio di Jaime Gil De Biedma e di ritirarsi in un’anonima dissoluzione del sé, vagando fra le colline ed il mare: osservando tutto, non registrando nulla.

Come si fa, oggi, a parlare dell’Italia?

Mi scuseranno i lettori, ma sono giunto al termine della mia pazienza, della mia sopportazione e del pensiero che, in fondo, “torneremo a riveder le stelle”. Ma quali stelle? In quale eone? Persino Monti dice di vedere la luce in fondo al tunnel, ma sono solo i fari di un TIR che procede in senso opposto.

Come se la luce fosse un qualche spread, un qualche PIL lanciato come una palla da bowling pronta a sbaragliare la fila dei birilli, ed a rendere impareggiabile un giorno fra gli altri.

Bersani e Berlusconi hanno aperto ufficialmente la caccia al voto, ma non sanno nemmeno loro cosa dire, cosa raccontare agli italiani per farli sognare, per imbonirli per l’ennesima volta. Due interviste scialbe, piene di luoghi comuni (copiati) mentre Monti fa capire che, dopo le elezioni, resterà lui: a loro, il compito di spiegare perché sia “un bene” che resti in sella un “tecnico”, questa volta politico. Perché, che differenza fa? Ogni governo è politico, suvvia.

Il primo si limita ad evocare scenari tragici, ed a raccontare che loro avrebbero fatto senz’altro meglio, ma, ma…quando fu il momento non ebbe il coraggio, non se la sentì ed oggi – ogni giorno che passa – il logorio aumenta con un Renzi che lo tallona e gli elettori che gli voltano le spalle. Fra la vera destra di Renzi e quella falsa di Bersani, scelgono la prima.

Il secondo va a tutto campo e se la prende con l’euro, la Germania, la Merkel…dimenticando, dimenticando…lui dov’era?

Un povero vecchio cui manca persino il coraggio di entrare in un bordello, per scegliere fra i seni candidi di una slava – lattei, prorompenti, rassicuranti – e le natiche di una nera, allenati dall’evoluzione ad essere sodi, scattanti, essenziali. Lui, si fa accarezzare da una Minetti acconciata da infermiera sexy, cercando di dribblare con una penosa rimozione, o pessima alchimia trasgressiva, le sue paure, le paure di un vecchio: malattia, morte.

Intanto, Mario Monti tutto macina e tutto trita nel suo incedere: lui preferisce l’appoggio di Obama, del FMI, della Banca Mondiale, delle burocrazie europee, della Germania e se ne frega di quanto blaterino quei due, ridotti – nella realtà – ad un  eterno, biascicante e noioso Bagaglino.

Oggi sono a casa: sciopero. Uno sciopero dell’UGL (!) al quale non ho saputo resistere, perché sull’altro piatto della bilancia c’era una mattinata di lezione ed un pomeriggio di riunioni: ebbene sì, oramai si decide in base all’orario quale sigla sindacale scegliere.

Oggi c’è anche uno sciopero della CGIL, ma solo dell’Università e della Ricerca, la Scuola sciopera il 12 Ottobre: magnifico affresco, per evitare una “massa critica” che possa spaventare chicchessia. Dividere i lavoratori; il compito delle sigle sindacali “embedded” sembra essere proprio questo: fare in modo che si protesti, sì, ma poco, con garbo, per lasciare a loro il compito, dopo, di contrattare. Le briciole.

Intanto, si procede in questo modo schizofrenico: da un lato i richiami e le solite prolusioni di Monti, dall’altra la realtà. Fulgide promesse ed un Paese in ginocchio: i consumi sono crollati al livello del dopoguerra, l’apparato industriale pure.

Eppure, gli italiani reagiscono ma non come spagnoli e greci – ovvero con dignità – bensì nel solito modo: la vicenda della Polverini & Co. non ha suscitato moti di repulsione, non ha fatto gridare allo scandalo, all’eterna ingiustizia, al parossismo di tagli spaventosi al welfare e di un ceto politico che continua a gozzovigliare come vuole.

No, la risposta degli italiani è che “se rubano loro, e così tanto, posso rubare anch’io, nel mio piccolo, s’intende”: nelle piccole aziende c’è quasi il gusto di “fottere” Monti. Si torna all’antico: cosa vuoi? Ecco i due prezzi, con o senza ricevuta. Ovvio che…

Nei luoghi di lavoro si sviluppa una sorta di piccola corruzione molto simile a quella che c’era in URSS: ho rubato questo, t’interessa? Anzi, te lo regalo: sarai tu a sdebitarti come preferirai.

Così inizia una catena di baratti – che è anche curiosa e provvida di significati antichi – che partono da un paio di gomme per auto e terminano con una cassetta d’uva, passando per una cestina di funghi, due sacchi di concime organico, una mola, una cesta di limoni, due contenitori in acciaio inox, tre sacchetti di melanzane congelate…

E’ incredibile come, in queste catene di S. Antonio, ciascuno si libera di qualcosa che ha prodotto o rubato – non fa differenza – nei confronti d’altri che assegnano, invece, un elevato valore d’uso all’oggetto: se hai due gomme di una Cinquecento (dimenticate, fottute, rubate, scambiate…) e non  hai l’automobile, meglio ricevere in cambio una mola cinese (dimenticata, fottuta, rubata, scambiata…)  che può tornare utile.

La morale è oramai un optional: di questo dobbiamo ringraziare Monti, e la sua insipienza nel dimenticare il ceto politico. Basta che votino, del resto non mi fotte un accidente, io metto a posto dei numeri, loro ne rubano altri…embè?

E’ curioso come, da un anno a questa parte, si siano moltiplicati questi comportamenti: dal professionista che non sgarrava una fattura ed oggi evade contento al commerciante che, se non fa parte di una catena, ti fa lo scontrino solo se non ti conosce.

I lavoratori dipendenti sono l’ultimo anello della catena – sarebbe stupido non riconoscerlo – però s’arrangiano anch’essi: devi imbiancare la casa? Quanto vuole l’imbianchino “ufficiale”? Ma sei matto!?! Vieni qui, senti a me…

Ciascuno ha il suo piccolo commercio ai limiti della legalità – sempre borderline, sempre sul confine, sempre piccole cifre che non compaiono, si dileguano, scompaiono nel gran marasma dei ladri di regime – e qui c’è una sorpresa.

Chi è il grande sponsor dei Fiorito & Co.?

Monti.

Sembra strano, vero?

No, non lo è.

Monti ha rinunciato, sin dall’inizio, a leggi restrittive nei riguardi della casta politica: Province cancellate poi “affidate” alle Regioni (hai visto mai…), nessuna legge anti-corruzione, nessun taglio effettivo ai bilanci della politica, niente di niente. S’è limitato ad affermare una sorta di “autogoverno” del Parlamento sui soldi, che s’è visto che fine fanno.

Passera non ha fatto nulla per l’economia, varando piani “Sviluppo Italia 1,2,3…”: sembra quasi Marchionne.

La Fornero non fa più nulla: ha già fatto abbastanza.

Cosa aspetta questa banda di rubagalline?

Che i vecchi partiti si rovinino con le loro stesse mani, poiché sono rubagalline di serie Z, mentre loro arrivano almeno alla C. Ogni giorno uno scandalo, che mostra i suoi effetti mediatici per circa una settimana, poi è pronto quello successivo: una serie di esplosioni controllate, con susseguente boato che fa arrabbiare gli italiani.

I quali, non sanno a che santo votarsi e quindi non succede nulla.

Ci sono Grillo, certo, e Di Pietro, che sembrano fuori della mischia.

La classe politica guarda alla ricetta salvifica di una nuova legge elettorale – dal Procellum al Porcellinum – la quale, se venisse approvata, consegnerebbe l’Italia all’impossibilità di governare, a meno di clamorosi ribaltamenti e d’alleanza innaturali.

Si consegna, mani e piedi, a Calderoli: così, dopo le feste travestiti da porcelli di Fiorito, arriveranno i veri porcelloni, quelli elettorali.

A Mario Monti, della cosa, frega assai poco: ritiene molto improbabile che un’alleanza di partiti raggiunga il 45% (per avere il premio di maggioranza che lo porti al 55%…già…e il Senato?) e si frega le mani.

Il salvatore della Patria designato da Napolitano è lui, che ha stramazzato il Paese facendo ancora crescere il debito pubblico: se è vero che le bugie hanno le gambe corte, Mario Monti dovrebbe oramai camminare con le chiappe.

Domani ci sarà un altro scandalo – tutti noti da tempo – con il quale le rotative – dal Fatto a Libero – ci spiegheranno con dovizia di particolari lo scempio italiano.

Su tutti, l’aquila selvaggia Monti e l’arido scribacchino Napolitano che tramano, aggiungono le virgole ed i paragrafi ad un disegno che di veramente costituzionale ha oramai ben poco: non s’affanni Vendola a biascicare invettive contro il mercato, ci hanno provato prima di lui Foa, Libertini, Cossutta, Bertinotti, Di Liberto…e gli esiti sono stati sempre i soliti.

A sinistra del PCI, PDS, PD ci può essere solo appoggio incondizionato ad un disegno liberista, appena edulcorato con mezzo cucchiaino di zucchero in un litro di caffé amaro: vorremmo che qualcuno si facesse sentire, per affermare chiaramente la primazìa dello Stato sul mercato, della gente sui numeri, della popolazione sulle banche.

Che, quando erano “enti senza fine di lucro”, funzionavano benissimo ed elargivano ottimi stipendi ed una generosa beneficenza: oggi, per avere un mutuo, devi essere già quasi ricco di tuo.

Per questa ragione, per questo silenzio dei tanti e le scarne urla dei pochi, ci viene la voglia di seguire il consiglio di Jaime Gil: “vivere come un nobile in rovina, tra le rovine della mia intelligenza”.

Che nessuno reclama.

http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/10/scialuppe-a-mare/

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