Ferrara verso la Transizione

Le Città di Transizione (Transition Towns) rappresentano un movimento fondato in Irlanda a Kinsale e in Inghilterra a Totnes dall’ambientalista Rob Hopkins negli anni 2005 e 2006. L’obiettivo del progetto è di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio. Il movimento è attualmente in rapida crescita e conta comunità affiliate in molte parti del mondo.

Finora l’unica città italiana internazionalmente riconosciuta è il comune di Monteveglio (BO), ma qualcosa si sta muovendo anche a Ferrara:

Mercoledì 14 luglio in corso porta Mare 121, ci sarà un incontro alle 20 (i particolari qui)

E dal 20 al 25 agosto, a Trecenta, ci sarà un corso di permacultura urbana.

0 pensieri su “Ferrara verso la Transizione

  1. La “transizione”, in realtà, è quasi una scelta obbligata dovuta alla precarizzazione del lavoro e all’impoverimento progressivo di ampie fascie della popolazione; rimane da vedere se il processo si svolgerà così tranquillamente.

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  2. Il modello dell’autosufficienza alimentare è perfettamente descritto nelle prime due pagine del libro di Francesco Guccini “Non so che viso avesse”:
    “Mi sono chiesto tante volte se quelle cose buonissime che mangiavo al mulino dei nonni paterni (che so, il coniglio arrosto cotto nello strutto sulla stufa economica, i funghi fritti, il prosciutto del maiale di casa affettato di coltello, la salsiccia sott’olio, il formaggio sardo, il pane fatto in casa nel forno a legna una volta alla settimana, i tortellini di Natale e tante altre cose) mi piacerebbero ancora, oggi.
    Non so rispondere, perché tutto è avvolto in una specie di nostalgia, che è poi quella dell’infanzia e dell’adolescenza, della vita quotidiana per i primi cinque anni di vita e per i Natale, Pasqua e i lunghissimi straordinari mesi delle successive vacanze estive.
    Perché il mulino, il mio mulino, il mulino del bisnonno Francesco detto Chicón era, ed è ancora oggi, nonostante non si macini più, un luogo mitico.
    È un edificio isolato, concresciuto dal primitivo blocco unitario con aggiunta di vari edifici adatti alle diverse necessità, la stalla per un cavallo o un somaro e uno stalletto piccolo per un maiale, di sopra un fienile (la cavanna), di lato il pollaio (gallinaio), stalletti per i conigli (conìoli), un camerone per attrezzi di vario tipo e vari usi e un sistema a carrucola per arrotare i coltelli. Attraversavi una strada (ora asfaltata) e c’era il pozzo per l’acqua (in casa, ovviamente, non c’era acqua corrente); attorno orti per l’insalata, i po-modori (con cui facevano, a fine estate, la conserva), le cipolle, i piselli, il prezzemolo, il basìlico, campi per le patate, il granoturco e i fagioli, altri campi per i ciliegi (e con le ciliegie facevano marmellate), i meli (e le mele da inverno, a mucchi, profumavano le camere da letto), i peri, le noci, le susine, i fichi. Appoggiata al muro, qualche “vidara” (pergola) di uva americana.
    ** Nel poderetto di fianco il contadino coltivava il grano; due mucche ci fornivano due fiaschi di latte al giorno, con la panna facevano un panetto di burro (ma i nonni, alla toscana, preferivano cucinare con l’olio). Nel fiume c’erano i pesci (anche i gamberi, diceva mio padre, ma dopo la costruzione negli anni Venti della diga a monte, erano scomparsi). Nel castagneto c’erano castagne e marroni, la macchia dava la legna da ardere e le fascine per il forno e accendere il camino (perché, ovviamente, non c’era il riscaldamento); a stagione, nei boschi, si trovavano i funghi, porcini (ciupa-delli), òvoli (cocchi, ma adesso non se ne trovano più perché i boschi sono sporchi), rùssule (morelle), galletti, poi fragole (frole), mirtilli (pignatìni). A fine estate vedevi le enormi ceste di fagioli e le grandi intelaiature di pali (il bàggiolo) splendenti del giallo delle pannocchie di granoturco messe al sole a seccare.
    Comperavano olio, pasta secca (quella fresca la facevano m casa) e vino, toscano per tutti i giorni e qualche bottiglia di Trebbiano frizzante per i dolci delle feste. Ogni sabato si andava dal macellaio (a piedi, un chilometro, ma allora si andava dappertutto a piedi) per comprare la carne per il brodo e il lesso della domenica (solo da adulto ho mangiato la bistecca o la fettina). Comperavano, ogni tanto, una forma di formaggio sardo (abitudine presa in Sardegna dagli operai stagionali che vi andavano a fare il carbone di legna), qualche sarda sotto sale che, diliscata e lavata in acqua e aceto, veniva messa a strati in una vaschetta di vetro con olio, prezzemolo, origano (lo si trovava a ciuffi lungo il fiume) e aglio primaticcio. A volte un po’ di cioccolata (“per cal ragazzo” che ero poi io); per Natale apparivano qualche arancia e qualche mandarino.”

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  3. Terraviva
    Il nome designa da molti anni un’area agricola di 4 ettari posta tra via delle Erbe e via delle Vigne, che è stata salvaguardata dall’urbanizzazione sin da quando le mura hanno cinto la città di Ferrara, a partire dal 1492.
    Dal 1985 è coltivata con il metodo biodinamico prima e biologico poi. Oggi a coltivare i terreni e a gestire il piccolo punto vendita di prodotti biologici è l’azienda Biopastoreria di Ro, che affianca alle attività agricole vere e proprie anche una ricca attività culturale. Il punto vendita ha già ospitato mostre, momenti conviviali, incontri con autori, oltre ad avere partecipato ad alcune manifestazioni cittadine (Festival di Internazionale, Simposio di Scultura, Giardini Aperti, etc.).

    Il calendario completo della manifestazione:

    Mercoledì 30 giugno ore 21,15
    STEVE MANCINI BLUES BAND
    Steve Mancini ‐ chitarra e voce
    Paolo Bertelli ‐ armonica
    Adriano Brunelli ‐ basso
    Nicola Fantini ‐ batteria
    Mercoledì 21 luglio ore 21,15
    Ermanno Signorelli ‐ chitarra
    Ares Tavolazzi ‐ contrabbasso
    Lele Barbieri ‐ batteria
    Mercoledì 28 luglio ore 21,15
    ROBERTO MANUZZI JAZZ QUARTET
    Roberto Manuzzi ‐ sax
    Enrico Ronzani ‐ piano
    Stefano Peretto ‐ batteria
    Andrea Pavinato ‐ contrabbasso
    Mercoledì 4 agosto ore 21,15
    DANIELLA FIRPO QUARTET
    Daniella Firpo ‐ voce e chitarra
    Nelson Machado ‐ chitarre
    Andrea Pavinato ‐ contrabbasso
    Leo Pestoduro ‐ batteria
    Mercoledì 11 agosto ore 21,15
    FERRARA DIXIELAND BAND
    Giorgio Rubiu ‐ banjo e chitarra
    Alfio Leprotti ‐ tromba
    Claudio Castellari ‐ clarinetto
    Giacomo Scanavini ‐ trombone
    Andrea Pavinato ‐ contrabbasso
    Corrado Marescotti ‐ batteria
    Mercoledì 18 agosto ore 21,15
    ISA DALL’OLIO QUARTET
    Isa Dall’Olio ‐ voce
    Claudio Castellari ‐ piano
    Andrea Pavinato ‐ contrabbasso
    Roberto Poltronieri ‐ batteria

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